BANCHIERI, DEBITI E SVILUPPO

L’attuale crisi economica oltre ai tanti e non lievi disastri provocati ha generato anche qualche risvolto positivo. Si sono azzittiti tutti i grandi ed accreditati economisti, quelli pompati ed allineati alla cricca bancaria e monetaria, sostenitori sino al giorno prima del crollo economico che tutto procedeva per il meglio, secondo le rigide linee guida dell’economia di mercato e a maggior gloria del liberismo più sfrenato. In grave imbarazzo si trovano pure quelli che erano protesi a magnificare gli interventi e gli investimenti in borsa, quelli che leggendo nella palla di vetro sapevano indirizzare gli investitori verso i titoli più redditizi, poi miseramente evaporati. A ben osservare alcuni di questi ed alcuni promotori loro compari, hanno dovuto sopportare oltre alla derisione anche qualche dispiacere ad opera dei propri clienti non molto soddisfatti del loro operato.

Gli economisti rimasti in pista, sono quelli che ogni tanto compaiono, agiscono con il compito di rabbonire e giustificare le manovre più o meno dolorose elaborate dal Governo. Nonostante la loro consumata disinvoltura, non riescono tuttavia a dissimulare alcune incertezze e tutto il loro imbarazzo nel svolgere il compito loro assegnato. In ogni caso i più patetici, per la verità abbastanza pochi, sono quelli che per sostenere l’utilità e la convenienza delle manovre economiche calate sul territorio nazionale (restrizioni, tagli di spesa, rinvio grandi opere e quant’altro), a danno della circolazione monetaria dell’intero mercato e degli stessi cittadini, citano e riportano approvazioni e consensi ventilati in sede europea ad opera dei funzionari dell’Europa dei banchieri.

Purtroppo non si comprende se tutte queste manovre ed interventi di bilancio, ammantate dalla  sana e nobile iniziativa di ridurre spese e sprechi, avvengono nell’interesse dei cittadini e del mercato nazionale, oppure a salvaguardia dei banchieri i quali vengono tranquillizzati dagli sforzi e sacrifici messi in campo per il pagamento degli interessi passivi sul fittizio debito pubblico, da loro stessi abilmente costruito con il perverso sistema di emissione monetaria ora in atto. Tutto ciò rischierebbe di passare inosservato se non fosse lo stesso Ministro Tremonti ad accodarsi a questi balbettanti e scodinzolanti economisti i quali, allargandosi, fanno trasparire la loro vera missione quando sostengono che se non ci fosse stato l’euro la situazione in Italia sarebbe stata ancora peggiore.  (escusatio non petita…)

Si possono comprendere le preoccupazioni del nostro Ministro il quale con l’approssimarsi delle date  di scadenza dei titoli del debito pubblico cerca di non irritare la cricca monetaria dalla quale dipendono le accreditate agenzie di rating, quotate in borsa, che distribuiscono voti sulla bontà dei titoli del debito pubblico. L’altro beneficio conseguito con questa ultima crisi economica riguarda proprio la perdita di credibilità di queste agenzie di rating. Fino al giorno prima del crollo dei titoli “farlocchi, cabriole, tossici, ecc”. quelli che hanno provocato la grande crisi,  continuavano ad essere classificati ottimi ed affidabili.

L’ultima disavventura accorsa pochi giorni fa quando nell’intento di ripetere la stessa manovra messa in atto a danno della Grecia hanno abbassato il rating ai titoli portoghesi e questi, come per incanto, hanno guadagnato subito un punto e mezzo in borsa. Coraggio Ministro Tremonti, pensi agli interessi veri del popolo italiano in termini di ripresa economica ed occupazionale e metta in campo tutti gli accorgimenti che Ella ben conosce per far ripartire l’economia. Siamo d’accordo di eliminare sprechi ed inefficienze, ci si poteva pensare anche prima, ma teniamo sempre presente che l’economia moderna poggia sull’incremento delle entrate e non sul contenimento delle uscite. Coraggio Ministro prepariamoci per tempo a finanziare il nostro sviluppo ed a pagare i nostri prossimi titoli in scadenza con la nostra moneta emessa direttamente dalla Stato italiano, come abbiamo dimostrato di saper ben fare per oltre cento anni.

Continuando come ora ad emettere i titoli di debito, sui quali corrono subito gli interessi, per farli scontare ai banchieri ed utilizzare il netto ricavo per pagare i titoli in scadenza, non si arriverà mai ad estinguere od abbassare il debito pubblico che, proprio per questo motivo, nonostante tutti i proclami compreso quelli autorevolissimi del Presidente della Repubblica, con questo andazzo continua e continuerà a crescere.

da Savino Frigiola, LIBERA OPINIONE

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1 commento

  1. […] ma significativo e, soprattutto, di immediato aggiornamento, a differenza del rating e cioè il differenziale di rendimento rispetto ai titoli governativi (quelli denominati no risk). Più ampio è lo spread, più il bond è rischioso. I professionisti […]


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