UN DISASTRO UMANITARIO PIANIFICATO

Tra il dicembre 2008 ed il gennaio 2009, l’esercito dell’entità sionista effettuò una brutale campagna militare – denominata Cast Lead, «Piombo Fuso» – nella Striscia di Gaza, rendendosi responsabile della morte di oltre 1.300 civili palestinesi, tra cui 400 bambini. Tutti liquefatti dall’utilizzo indiscriminato di bombe al fosforo bianco (vietate dal Trattato di Ginevra del 1980), le cui fiamme una volta a contatto con l’ossigeno dell’aria, si sviluppano, fino ad esaurimento del combustibile. Numerose violazione dei diritti umani furono commesse dai militari israeliani. L’8 gennaio 2009, il Consiglio di sicurezza dell’ONU approvò la risoluzione 1860, chiedendo l’immediato cessate il fuoco e il ritiro delle truppe israeliane, con 14 dei 15 Stati membri a sostegno della risoluzione (Stati Uniti astenuti su richiesta personale del Primo ministro israeliano Ehud Olmert all’ex presidente  George W. Bush). Il Tribunale militare israeliano ha aperto sette fascicoli a carico di altrettanti soldati di Tel Aviv colpevoli di aver commesso crimini di guerra nel corso del massacro alla Striscia di Gaza.

Un soldato israeliano, identificato come “sergente S” ed appartenente alle Brigate Givati, è accusato di aver ucciso due donne palestinesi – Raya Salma Abu Hajjaji, 64 anni e sua figlia Majda, 35 anni (episodio del 4 gennaio 2009) – vittime che facevano parte di un gruppo di civili, fra cui numerosi bambini, che sventolavano bandiera bianca in segno di resa ed erano stati costretti a lasciare le loro case in seguito ad un ordine dell’IDF. La vicenda venne denunciata sia dall’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem (all’epoca dei fatti accusata dall’opinione pubblica di tradimento), che riportata anche nel Rapporto Goldstone che accusa sia Israele di crimini di guerra in relazione all’operazione «Piombo Fuso». Il soldato verrà processato per omicidio, poichè avrebbe sparato su civili indifesi, senza che nessuno gliene avesse dato l’ordine. In altri casi che il Tribunale militare sta valutando, i soldati israeliani avrebbero usato civili palestinesi, bambini compresi, come scudi umani per muoversi nel centro urbano di Gaza City. La lista dei rinviati a giudizio e dei destinatari di provvedimenti disciplinari è destinata ad allungarsi.

Un altro caso in cui il Tribunale militare sta indagando è quello relativo al “massacro della famiglia Samouni” (episodio del 4 gennaio 2009), in cui un carro armato israeliano aprì il fuoco sulla loro abitazione a Zeitoun, quartiere a sud di Gaza City, mentre stavano dormendo, uccidendo oltre 30 persone, tra familiari e civili chiusi in una casa che doveva essere il loro rifugio ma che è diventata una trappola. Successivamente l’intero edificio venne fatto saltare in aria. L’orrendo spettacolo che si presentò agli uomini della Mezzaluna Rossa e della Croce Rossa era devastante: trovarono bambini feriti tra i corpi ancora abbracciati alle madri morte. Alcuni cadaveri riportavano anche colpi d’arma da fuoco oltre alle ferite del bombardamento, indicazione di un possibile intervento ravvicinato o successivo dei soldati. Ammassati in casa e poi bombardati.

Il Tribunale militare israeliano sta intanto chiarendo i contorni di un’altra vicenda controversa, su cui l’Onu ha sollevato ufficiali proteste. La “scuola dell’Agenzia per i rifugiati dell’Onu” (l’UNRWA, episodio del 6 gennaio 2009) colpita a Jabaliya e in cui sono morti 40 civili. Sarebbe stata colpita per errore: non c’erano infatti uomini armati all’interno dell’edificio, come in un primo tempo hanno sostenuto le autorità israeliane. Lo dichiarò al quotidiano Haaretz il portavoce della Unrwa Chris Gunness, affermando inoltre che gli israeliani diffusero, a sostegno della tesi ufficiale, immagini vecchie, risalenti al 2007. Nei giorni seguenti l’ONU, per voce di John Ging, direttore esecutivo dell’Unrwa a Gaza, corregge quanto sostenuto fino a quel momento: «Nessuno all’interno della scuola è stato ucciso dai proiettili israeliani».

L’operazione «Piombo Fuso» è stata un’impresa attentamente pianificata, a sua volta parte di un più vasto programma militare e d’intelligence israeliano:  «Terrorizzare la popolazione civile, assicurando la massima distruzione della proprietà e delle risorse culturali. La vita quotidiana dei palestinesi deve essere resa insostenibile. Devono essere segregati in città e borghi, impediti dall’esercitare una vita economica normale, tagliati fuori da luoghi di lavoro, scuole e ospedali. Ciò incoraggerà l’emigrazione e indebolirà la resistenza nei confronti di future espulsioni» (Ur Shlonsky, citato da Ghali Hassan, citato da Ghali Hassan, GAZA: THE WORLD’S LARGEST PRISON, Global Research – 2005). Nel silenzio complice della servile informazione italiota…

[Video YouTube da snaplinx]

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5 commenti

  1. […] “giusta” l’aggressione contro la popolazione civile a Gaza sferrata da Israele – operazione PIOMBO FUSO – che causò 1400 morti, tra cui 400 bambini, tutti liquefatti dall’utilizzo […]

  2. […] l’attacco criminale alla popolazione civile di Gaza nell’operazione “PIOMBO FUSO&#8221…, dopo l’assedio inumano a Gaza da oltre 3 anni, dopo l’attacco piratesco al convoglio […]

  3. […] come diplomazia pubblica, spin o di propaganda. Durante la sua guerra di tre settimane a Gaza, che ha avuto inizio nel dicembre 2008, Israele ha lanciato una strategia di PR attraverso la Direzione nazionale di informazione per dei […]

  4. […] è diventato preda di amorali, la politica (arte di governare la società) finge sdegno per tanti morti innocenti e fa a gara a chi si dimostra il più fedele al sionismo e a Israele. Il completo potere delle […]

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