LIBERO MERCATO: SUICIDIO A RATE PER L’EUROPA

Anni fa si diceva che il libero mercato avrebbe portato prosperità a tutti per l’avvento di una concorrenza che avrebbe fatto abbassare i costi e, di conseguenza, i prezzi dei prodotti e dei servizi. Oggi, sbigottiti, tutti possono constatare quello che noi sul nostro Rinascita avevamo previsto da qualche anno, cioè che il libero mercato è funzionale solo al movimento e al guadagno dei capitali speculativi ma rovinoso per i popoli. Coloro che lavorano, complici i sindacati e la politica, sono stati ricattati, attaccati e messi in condizioni di non provare a chiedere nemmeno parte dei diritti conquistati nel secolo scorso. Il libero movimento dei prodotti industriali, cui si è accompagnato lo spostamento di grandi masse di denaro, ha messo sotto scacco i lavoratori contro i quali si avanza la minaccia di spostare le fabbriche in paesi dove il costo del lavoro è del tutto insignificante.

Nei paesi dove vengono delocalizzate le nostre imprese non esiste alcuna protezione dei dipendenti che sono pagati con una piccola frazione del dovuto (duecento o trecento euro mensili), sono privi di ferie, di limitazione dell’orario giornaliero in fabbrica o in ufficio, di pensioni di anzianità, di assistenza medica e del diritto di assenza per malattia. Chiudono la tenaglia del ricatto ai lavoratori l’immigrazione ed i pari diritti agli stranieri previsti da una costituzione imposta all’Italia sotto occupazione anglo americana al termine dell’ultimo sanguinoso conflitto mondiale. L’uguaglianza dei diritti senza distinzione di nazionalità, prevista dalla detta costituzione e allora passata inosservata, è stata una bomba a scoppio ritardato di cui solo da poco tempo ci rendiamo conto dei peggiori danni provocati. A queste affermazioni certo inorridiranno le anime pie e coloro che sono completamente condizionati da un’informazione-formazione-deformazione emessa dalle centrali ideologiche a loro volta sotto controllo di un sistema finanziario che è interessato all’immigrazione per la diminuzione dei costi del lavoro per tutti che questa comporta e per una questione di dominio, ma che la “butta” sulla generosità e sull’altruismo. Inorridiranno anche i radical-chic dell’alta borghesia dai loro palazzi circondati da giardini, lontani dal contatto con i nuovi arrivati che non sempre sono buoni vicini per i condomini delle case popolari di periferia.

Invece si dovrebbe inorridire per il fatto che molta parte della nostra gente, ed in particolare quella con maggiori disponibilità economiche e più “acculturata”, ha perso ogni istinto di conservazione di gruppo e una solidarietà verso il proprio popolo che non sia solo di censo. E questo lascia un grosso varco a quello che io chiamo il suicidio a rate dell’Europa: con la cultura, con la scuola, con l’informazione sono stati introdotti i germi delle convinzioni che porteranno alla distruzione dei popoli del nostro continente. L’intelligenza, la critica, il buon senso sono stati paralizzati. L’Europa ha resistito ai forsennati bombardamenti aerei, alle uccisioni durante e dopo la guerra mondiale, alla perdita della libertà, alle leggi del vincitore che volevano portare alla paralisi di ogni attività economica ma non resiste a settanta anni di una propaganda che la porta al suicidio senza che se ne renda conto.

Facciamoci alcune domande. 

Si ritiene che si possa uscire da questa gravissima crisi economica col tempo, senza reagire e aspettando decisioni di altri che tardano comunque a manifestarsi?

La classe politica, democraticamente eletta, oggi al potere ha la libertà, le capacità intellettuali, l’onestà, la volontà, il coraggio per portarci fuori da una crisi che, senza provvedimenti politici drastici, continuerà ad aggravarsi per una serie di condizioni che non vengono nemmeno esaminate con sufficiente attenzione?

Le decisioni di altri potranno essere vantaggiose per l’Italia e per l’Europa?

Si crede che a qualche livello politico si stiano prendendo le decisioni necessarie?

Potranno essere vantaggiosi per le popolazioni provvedimenti presi solo dalla finanza internazionale?

E pensiamo che questa si voglia ravvedere dalla tremenda avidità che tutto sta distruggendo e finirà col distruggere anche se stessa?

La crisi economica farà aumentare o diminuire la sovranità degli Stati e la libertà delle persone che vengono sempre più oberati di debiti?

Che cosa comporterà la mancanza di dazi a protezione dei nostri prodotti e quindi del nostro lavoro?

Vale la pena di sacrificare i nostri lavoratori ai tabù del libero mercato e della globalizzazione, della libera circolazione dei capitali e della manodopera straniera?

Si sono esaminati a sufficienza le cause, le leggi, i tempi, le vie d’uscita prese nella precedente crisi del 1929?

Si è pensato attentamente a che cosa si vorrebbe, potrebbe, dovrebbe, fare?

Tutte le domande sopra poste dovrebbero portare la cosiddetta opinione pubblica a svegliarsi dal proprio letargo della ragione. Dalla crisi si uscirà certo con lacrime e sangue perché ingenti risorse sono state sottratte dalla grande finanza internazionale che ne vuole trarre guadagni tali da guastare ogni equilibrio accettabile. Poiché l’Europa, senza trucchi finanziari e monetari, potrebbe essere autosufficiente occorrerà un grande riforma doganale che superi tutti i guasti criminali apportati dalle classi politiche succubi dei signori del denaro. Fra questi guasti elenchiamone alcuni:

Riduzione forzata delle produzioni agricole e dell’allevamento che ci hanno portato a dipendere dalle importazioni. Ricordo solamente campi lasciati incolti e abbattimento di mucche da latte contro rimborsi governativi. Il tutto voluto per il profitto dell’intermediazione commerciale che fa innalzare enormemente i costi fra la produzione e la vendita al consumatore oltre ogni ragionevole considerazione dei costi di distribuzione;

Freno alle produzioni tecnologicamente più avanzate e più remunerative  attraverso il controllo dei finanziamenti. Solo per citarne alcuni ricorderemo le costruzioni aeronautiche, le progettazioni di centrali nucleari, gli studi e le realizzazioni spaziali;

Eccessivo potere al sistema bancario che assorbe nei vari passaggi circa il cinquanta per cento dei prezzi al consumo in interessi ad ogni passaggio dei vari semilavorati, per i ritardati pagamenti a tre mesi ed oltre, altre spese bancarie che tutti noi conosciamo, come tassi sullo scoperto, commissioni, eccetera;

Disordine legislativo ed esponenziale aumento del potere burocratico che inceppano la produzione ed il lavoro.

Si potrebbe continuare l’elencazione ma non vorrei annoiare il lettore. Contro la convinzione innestata nella testa delle persone che sono positivi per i popoli la globalizzazione, le privatizzazioni, il libero mercato, la legge della domanda e dell’offerta, la società multirazziale ed altre affermazioni per nulla dimostrate, non possiamo ripetere continuamente il nostro pensiero ma ci affidiamo alla residua capacità critica delle persone. Chissà, forse le batoste economiche, quando toccheranno i singoli, potranno rimettere in movimento il buon senso ed una rielaborazione personale della visione della realtà.

Libero Mercato: un suicidio a rate per l’Europa
da Vittoriano Peyrani, RINASCITA

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1 commento

  1. […] le porte della Nazione alla  grande speculazione fondata sulla “finanza derivata”, sul “libero mercato” e sulla globalizzazione. E’ da vent’anni che denuncia il monetarismo liberal-liberista e […]


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