GRECI CONTRO L’AUSTERITA’ DEGLI USURAI

Quinto sciopero generale in Grecia dall’inizio della crisi per protestare contro le misure di austerità varate dal governo e in particolare contro la riforma che ha innalzato l’età pensionabile. Le misure adottate dall’esecutivo socialista di Gheorgos Papandreou su imposizione dell’Unione Europea e del Fondo monetario internazionale,  non potevano infatti essere accettate a cuor leggero dai greci. Blocco degli stipendi pubblici e delle pensioni, più aumento delle tasse su tabacco e alcolici. Il Paese si è di nuovo fermato.

Bloccati i treni e i voli interni, con la cancellazione di una cinquantina di collegamenti verso le isole. Chiuse tutte le scuole, le banche, e gli uffici pubblici. Rallentata l’attività degli ospedali. Anche i giornalisti si sono astenuti dal lavoro ed oggi i quotidiani non usciranno. I controllori del traffico aereo però hanno deciso di non aderire totalmente allo sciopero per salvaguardare l’industria del turismo ed assicurare i collegamenti diretti tra i Paesi della Ue e le isole. I traghetti hanno lavorato normalmente mentre la guardia costiera è intervenuta nel porto del Pireo per evitare un tentativo da parte dei sindacalisti e dei manifestanti di bloccare le operazioni di imbarco e sbarco di persone e merci. Nel pomeriggio per le strade di Atene si è snodato un lungo corteo di migliaia di lavoratori e funzionari pubblici per dimostrare il malcontento dei greci contro misure drastiche di risanamento dei conti pubblici dopo anni di quella che dalla Ue e dal Fmi hanno definito di “finanza allegra”.

Sono stati lo stesso Papandreou e il suo ministro delle Finanze Kostantinou a mettere sotto accusa il precedente esecutivo conservatore di Nuova Democrazia per avere truccato i conti pubblici nazionali e per consentire alla Grecia di fare bella figura con Bruxelles e restare nel sistema dell’euro. Poi, la doccia fredda con la scoperta che il disavanzo pubblico era superiore al 12% sul Prodotto interno lordo. Da qui la richiesta di un piano di aiuti di oltre 110 miliardi di euro in tre anni rivolto alla Ue e al Fmi (al modico tasso di interesse usuraio del 5%) che in cambio hanno preteso misure di risanamento alla “lacrime e sangue”.

Il tutto mentre la speculazione delle banche e delle società finanziarie anglo-americane colpiva i titoli di Stato greci per incrinare di riflesso l’intero sistema dell’euro. E sempre mentre le società di rating abbassavano al livello di “spazzatura” la loro valutazione sull’affidabilità dei titoli pubblici di Atene. A luglio si avrà comunque una prima indicazione su che aria tiri per la Grecia che, con tre aste pubbliche successive, collocherà titoli per 4,6 miliardi di euro. Una cifra che peraltro è pari a quella dei titoli greci in scadenza. In altre parole, la Grecia si sta ulteriormente indebitando per pagare i suoi debiti. Non è un gioco di parole ma una tragica realtà che rappresenta però il paradiso per gli speculatori e gli usurai.

da Andrea Angelini, RINASCITA

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1 commento

  1. […] tutta l’Europa. E’ accaduto per imponderabile casualità che alla propagandata “crisi greca” abbia fatto immediatamente seguito l’emissione di un colossale prestito di 110 mila […]


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