SPY GAME

Dopo l’arresto delle 10 presunte spie russe da Mosca si torna a parlare di ”clima da Guerra fredda” ad una settimana di distanza dallo storico pranzo tra i presidenti Medvedev e Obama. Tra Stati Uniti e Russia un imbarazzo diplomatico così acceso non si respirava da quando la seconda era ancora la “Santa Madre” dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. L’arresto delle 10 presunte spie del SVR (Servizio di Intelligence Internazionale) è riuscito a creare in poche ore dall’annuncio dell’FBI un gelo che le due superpotenze sembravano aver dimenticato all’indomani del 1989 quando col crollo del muro di Berlino veniva sciolta per sempre la patria del marxismo-leninismo.

Dieci agenti. La cattura dei dieci personaggi che l’ufficio federale d’intelligence statunitense addita come “spie” russe, giunge dopo un periodo di ottime relazioni fra il Cremlino e la Casa Bianca. Non è trascorsa nemmeno una settimana da quando il presidente russo Dmitri Medvedev e quello statunitense Barack Obama hanno consumato lo “storicohamburger al formaggio in un fast food di Arlington. Oggi la stessa città della Virginia si è trasformata nel luogo di un “piatto politico” piuttosto indigesto per il capo di Stato russo. É stato proprio ad Arlington, infatti, che gli uomini della polizia federale hanno catturato tre dei dieci sospettati: Mikhail Semenko e una coppia registrata all’anagrafe come “Micheal Zottoli e Patricia Mills in Zottoli che dopo il fermo sono apparsi davanti alla corte federale di Alexandria. La formazione di nuclei familiari fra le varie spie sarebbe stato, secondo i federali, uno degli elementi più importanti dell’ingaggio del SVR. Gli agenti avrebbero studiato diverse lingue e assunto cognomi di differenti nazionalità, prima di trasferirsi negli Stati Uniti dove la loro missione principale, la raccolta di dati politici e militari “sensibili”, sarebbe stata affiancata da quella di “americanizzarsi” per riuscire a restare sopra ogni genere di sospetto. Operazione fallita a quanto pare visto che dopo un corso di indagini durato sette anni la cellula di spionaggio è stata scoperta e messa fuori gioco. Oltre i tre fermi in Virginia l’FBI ha catturato, a Montclair in New Jersey, Richard e Cynthia Murphy; a Yonkers, nello Stato di New York, Vicky Pelaez e un uomo noto come Juan Lazaro; a Manhattan, nel cuore della Grande Mela è stata invece fermata Anna Chapman. Infine le manette sono scattate ai pols di Donald Howard Heathfield e la “moglie” Tracey Lee Ann Foley, bloccati nella metropoli di Boston, Massachussetts. Resta ancora a piede libero Christopher R. Metsos, l’unico del gruppo che è riuscito a scappare agli agenti federali. 

Modus operandi. Con buona probabilità i nomi degli arrestati diramati dall’FBI non corrispondono, come consuetudine fra gli 007, alle vere identità dei sospettati. Nell’elenco diramato dalle forze dell’ordine solo Semenko avrebbe un nome di origine russa, tutti gli altri da Zottoli a Lazaro si confonderebbero in un calderone di cognomi internazionali che riconducono a origini italiane, inglesi e sudamericane. Per gli investigatori addetti al caso molti di queste false identità sarebbero in uso dagli anni 90. Il dato che invece sembrerebbe confermato sarebbe quello sugli strumenti messi a disposizione degli infiltrati dalla loro agenzia di provenienza. Oltre le identità false il SVR avrebbe fornito alle sue “gole profonde” titoli di studio fittizi, conti correnti, impieghi nei settori pubblico e privato e abitazioni ad uso familiare. E ancora nuovi ritrovati della tecnologia – immagini digitali contenenti testi criptati – che, a seconda delle missioni, venivano alternati con semplici e vetusti metodi di scambio di informazioni come la scrittura di messaggi con inchiostro invisibile. Il tutto con l’unico scopo di carpire notizie riservate e, come riporta un messaggio di SVR intercettato dalla difesa USA, “sviluppare legami nei circoli politici degli Stati Uniti”.

Azioni e reazioni. Su tutti gli undici arrestati pende il capo d’imputazione di cospirazione per aver agito come agenti illegali di un governo straniero. Pena prevista: 5 anni di reclusione. Inoltre nove membri del gruppo rischiano una seconda incriminazione per riciclaggio di denaro sporco, reato punito con 20 anni di galera. Dopo aver appreso della notizia dell’arresto il Cremlino ha liquidato i giornalisti con un secco “operazione gratuita e strumentale“. Molto più importanti sono state le dichiarazioni del ministro degli Affari Esteri Sergey Lavrov il quale, per bocca del suo portavoce Andrei Nesterenko, ha fatto sapere che “sarà aperta un’inchiesta per le troppe contraddizioni del provvedimento. Gli arresti – ha continuato Nesterenko – non hanno fondamento e sono volte ad altri vergognosi obiettivi. Non capiamo la ragione per cui il Dipartimento della Giustizia americano abbia fatto un annuncio nello spirito della Guerra Fredda“. Un fantasma, quest’ultimo, che Obama pensava di aver seppellito una volta per tutte dopo l’ultimo boccone di quell’hamburger al formaggio ma che, a quanto pare, è ancora dietro l’angolo.

da Antonio Marafioti, PEACEREPORTER

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