PALESTINA. FINI SI PROSTRA A ISRAELE

Israele può essere criticato ma è l’unico avamposto di democrazia e di rispetto dei diritti umani in Medio Oriente”. Queste le prime parole che il nostro presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha rivolto al capo di Stato di Tel Aviv Shimon nel corso dell’incontro avuto ieri a Gerusalemme. Affermazioni che sottolineano una volta di più quanto l’ex leader di An sia ormai asservito alla volontà sionista. Ci pensa la storia per fortuna a smentire categoricamente ogni parola pronunciata dalla terza carica della Repubblica Italiana.

In primo luogo è ampiamente dimostrato che chiunque provi a muovere una critica di qualunque tipo a Tel Aviv è subito tacciato di negazionismo e antisemitismo nonostante tali accuse non abbiano nulla a che fare con la critica mossa. L’esempio vivente di quanto detto finora è il giudice Richard Goldstone. Ebreo di origine sudafricana, venne incaricato dalle Nazioni Unite di indagare sulla morte degli oltre 1400 palestinesi, fra cui almeno 300 bambini e 500 donne, uccisi nel corso dell’operazione “Piombo Fuso” nella Striscia di Gaza. Goldstone accertò che le truppe israeliane commisero dei crimini di guerra nel corso dell’offensiva armata e il governo Tel Aviv lo accusò di aver stilato un rapporto antisemita. Accusa che fece sì che il documento venisse poi affossato dai governi occidentali in sede di Consiglio di sicurezza.

In secondo luogo Israele non ha mai mostrato alcun rispetto per i diritti umani. La Carta dei Diritti dell’Uomo è stata stilata sotto la supervisione e per volontà dell’Onu, ma a Tel Aviv delle risoluzioni del Palazzo di Vetro non è mai importato nulla. Un piccolo esempio. La convenzione Onu contro il genocidio al secondo paragrafo recita: per genocidio s’intende ciascuno degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religiose, come tale: A) uccisione di membri del gruppo; B) lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo; C) il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale.

Se si paragona il testo della risoluzione alla situazione di Gaza degli ultimi quattro anni si possono riscontrare molte analogie. Il punto A è facilmente accostabile all’offensiva armata “Piombo Fuso”, il B alle torture operate sui prigionieri palestinesi nelle carceri di Tel Aviv, mentre il C sembra addirittura essere stato scritto appositamente in riferimento al blocco imposto sulla Striscia.

Inoltre come riporta il Movimento per il bene comune sono innumerevoli le risoluzioni ignorate dal governo israeliano in passato, come ad esempio: la numero 194 (1947) che sostiene il diritto dei  profughi palestinesi a tornare alle loro case in Israele; la 106 (1955) che condanna Israele per l’attacco a Gaza; la 237 (1967), chiede nuovamente con urgenza a Israele di consentire il ritorno dei profughi palestinesi; la 259 (1968) che deplora il rifiuto di Israele di accettare la missione delle Nazioni Unite per valutare l’occupazione dei territori e la 267 (1969) che critica Israele per gli atti amministrativi atti a modificare lo status di Gerusalemme. Fra le più recenti invece vanno segnalate la risoluzione 726 del 1992 che condanna fermamente la deportazione dei palestinesi ad opera di Tel Aviv e la ES-10/15 del 2004 nella quale l’Onu dichiara che il muro costruito all’interno dei territori occupati è contrario al diritto internazionale e chiede a Israele di demolirlo. Anche queste ovviamente deliberatamente ignorate e fatte finire nel dimenticatoio.

E sarebbe questa l’unica democrazia del Vicino Oriente che rispetta di diritti dell’uomo? Il servilismo si sa rende muti cechi sordi e anche proni.

da Matteo Bernabei, RINASCITA

[Video YouTube da perilbenecomuneTV]

RISOLUZIONI ONU VIOLATE DA ISRAELE

RAPPORTO GOLDSTONE

RAPPORTO DI AMNESTY INTERNATIONAL
“SUFFOCATING: THE GAZA STRIP UNDER ISRAELI BLOCKADE”

OPERAZIONE PIOMBO FUSO

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2 commenti

  1. […] da chi, per ragioni non confessabili senza imbarazzo, trova opportuno ergersi a paladino «dell’unica democrazia del Vicino Oriente», ci si compiaccia magari del fatto che qualcuno – l’onorevole Gianfranco Fini – […]

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