DON ALDO, EX GALEOTTO E MINISTRO

L’improvvisa nomina di Aldo Brancher a ministro per il l’Attuazione del federalismo rispecchia chiaramente la situazione di degrado morale e politico in cui versa il nostro Paese. Qui non c’è più spazio per i “se” e per i “ma”: essendoci già tre ministri con incarichi simili (Rapporti con le regioni, Attuazione del programma e Semplificazione normativa), l’unica spiegazione alla costosissima istituzione di un nuovo ministero – almeno un milione di euro in un momento in cui il governo chiede lacrime e sangue agli italiani – è la necessità di risparmiare all’esponente politico la presenza al processo Fiorani, in cui è indagato per appropriazione indebita in relazione ai soldi incassati dal numero uno della ex Banca Popolare di Lodi. Una nomina, quella del nuovo ministro per il federalismo, inspiegabile soprattutto dopo le dichiarazioni dello stesso ministro Pdl Elio Vito che ha ammesso che il federalismo fiscale “è senza copertura finanziaria e quindi non ha più basi”; doppiamente inspiegabile se si pensa che il dicastero chiave lasciato libero da Claudio Scajola allo Sviluppo economico è, ormai da due mesi, ancora vacante.

Ma chi è veramente questo personaggio la cui nomina il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha subito sottoscritto senza nulla eccepire e che nel bellunese qualcuno si è azzardato a definire “il nuovo De Gasperi”? Il nuovo ministro per l’attuazione del federalismo nasce a Trichiana (Bl) il 30 maggio 1943. Diplomato al liceo classico, con un baccellierato in teologia, Brancher è un prete paolino quando incontra Don Emilio Mammana, direttore di Famiglia Cristiana che, in quel tempo, sta aprendo il giornale delle parrocchie alla pubblicità. Brancher, che si occupa di spazi pubblicitari, decide allora di gettare la tonaca alle ortiche diventando dirigente della Fininvest (1982) e stretto collaboratore del presidente Fedele Confalonieri.

Dopo una brillante carriera alla corte della società di Berlusconi, 18 giugno 1993 viene arrestato nell’inchiesta su Tangentopoli per 300 milioni di lire elargiti al Psi e altri 300 a Giovanni Marone, segretario dell’ex ministro della Sanità Francesco De Lorenzo che verrà poi condannato in via definitiva a 5 anni, 4 mesi e 10 giorni di reclusione con l’accusa di associazione per delinquere. Erano i tempi degli spot anti-Aids e Brancher, con quelle elargizioni, chiedeva ed otteneva una partecipazione alla campagna per Mediaset. Scoperta la manovra, viene accusato di finanziamento illecito ai partiti e falso in bilancio e condannato in primo e secondo grado a 2 anni e 8 mesi. In cassazione, però, il finanziamento illecito finisce in prescrizione e il falso in bilancio viene nel frattempo depenalizzato dal governo Berlusconi.

Così, dopo la Chiesa e Mediaset, ha inizio la terza fase della vita di Brancher che, nel 2001, viene eletto in Parlamento venendo nominato successivamente per due volte sottosegretario. Da sempre considerato vicino a Tremonti e trait d’union fra Lega e Pdl, il neo ministro è tra i più assidui frequentatori estivi della baita di Lorenzago di Cadore dove, con altri insigni costituzionalisti della valenza del ministro Calderoli, promuove i comuni progetti federalisti. Ma, soprattutto, è uno strettissimo collaboratore di Berlusconi, al punto che, nel corso dei tre mesi trascorsi da Brancher nel carcere di San Vittore, pare che il Presidente del Consiglio solesse girare in compagnia di Confalonieri intorno al carcere, tentando di mettersi in contatto telepatico con lui.

Attualmente, come già sottolineato, il neo ministro è indagato per ricettazione nell’indagine sulla scalata di Giampiero Fiorani all’Antonveneta. E’ lo stesso Fiorani a dire: “Avevo quantificato una somma nel 2003 sul conto della moglie di Brancher e 100 mila euro nel 2004 che ho consegnato in ufficio a Lodi per ringraziarlo per l’attività in Parlamento per aiutare Fazio (al tempo governatore di Bankitalia, ndr). E, infine, 100 mila euro nel 2005”. 

Attorno al neo ministro, al momento del conferimento della nomina, oltre a Silvio Berlusconi e a Gianni letta, erano presenti il ministro Tremonti ed il ministro Calderoli, il cui gran capo Umberto Bossi, giorni dopo – solita politica dei due forni – avrebbe tuonato contro la nomina considerandola una molesta interferenza, salvo – subito dopo – recarsi a cena ad Arcore con Berlusconi e Brancher commentando alla fine: “Non c’è stato bisogno di alcun chiarimento perchè tutto è a posto, adesso c’è il massimo impegno di tutti sulle riforme”.

Mentre  Rutelli,  Casini,  Di Pietro,  Bersani e ad  esponenti del centrodestra come Gasparri e La Russa, hanno manifestato sorpresa e sconcerto per la nomina improvvisa di Brancher (che tra l’altro porta a 24 i ministri del governo Berlusconi), un altro convertito, l’ex radicale e ora portavoce del Pdl Daniele Capezzone, ha definito “volgari” e prive di fondamento le illazioni sulla nomina di Brancher. Lo vedremo subito, quando il neo ministro potrà avvalersi o meno delle nuove norme sul “legittimo impedimento” per evitare un nuovo ipotetico dischiudersi delle porte del carcere.

Ma, a prescindere dal “caso Brancher”, è certo che questo governo e  questo modo di far politica  potrebbero avere i giorni contati. In un momento di crisi gravissima come l’attuale non possiamo permetterci di far governare il Paese ad avventurieri e furfanti e, soprattutto, a persone prive di ogni curriculum ed incapaci di espletare qualsiasi tipo di mandato.

da Enzo Chiaradia, LIBERA OPINIONE

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3 commenti

  1. […] difesa di Aldo Brancher, il neoministro (al Federalismo) imputato a Milano in uno stralcio del processo sul tentativo di scalata ad Antonveneta da parte di […]

  2. […] mesi alle dimissioni di diversi esponenti vicini al Cavaliere. Prima Scajola, poi è toccato a Brancher e adesso sotto tiro c’è Verdini e Dell’Utri, amico da una vita che ha contribuito non poco ai […]

  3. […] Ci sono gli intermediari, i portaborse, i segretari, i funzionari amministrativi, e per salvarli, si fa in modo che vengano eletti in Parlamento, per assicurargli l’impunità. Nelle avventure dei politici, di solito, c’è meno […]


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