GIANFRANCO FINI, FACCETTA DI TOLA

Prossimamente il presidente della Camera dei nominati Gianfranco Fini tornerà in Israele, accompagnato da alcuni Deputati, per inaugurare alla Knesset l’Associazione d’amicizia inter-parlamentare Italia-Israele, che sarà capeggiata dalla giornalista e membro del partito di Fini, Fiamma Nirenstein (PDL). I sionisti lo attenderanno con tanto di Kippah e tappeto rosso e lui, sicuramente, troverà il modo di dimostrare (come sempre) tutto il proprio servilismo. Nell’intervista al quotidiano israeliano «Yediot Aharodot», pubblicata alla vigilia del viaggio ufficiale nello Stato ebraico, il pappagallo di Gerusalemme ha difeso Israele affermando che le navi di attivisti della Freedom Flotilla, dirette a Gaza per portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese assediata, erano provocatorie. “Il mondo non vi comprende: la flottiglia è stata provocatoria. Di fronte alla sofferenza dei palestinesi c’è il vostro diritto alla sicurezza”. Shalom.

Il 3 febbraio 2010, in servizio permanente effettivo, era stato Silvio Berlusconi ad aprire le danze con il suo discorso di fronte al parlamento dell’entità sionista, inaugurando tutta una serie di servigi fatti ai padroni di Tel Aviv. In quell’occasione ebbe modo di dimostrare tutta la propria stupidità: Il muro che circonda Betlemme? «Mi spiace deluderla, ma non me ne sono accorto in quanto stavo rimettendo a posto le miei idee, prendendo appunti sulle cose che avrei dovuto dire al presidente incontrandolo. So di deluderla e me ne scuso». Così rispose il capo del governo italiano a sovranità limitata ad un giornalista che, durante la conferenza stampa congiunta con Abu Mazen proprio a Betlemme, gli chiese che impressione gli avesse fatto vedere e attraversare il muro di cemento che circonda la cittadina.

L’intervista al quotidiano israeliano «Yediot Aharodot»:

Non vi è il pericolo che i Suoi sostenitori siano allontanati da posizioni chiave dell’Amministrazione? Non credo. Sin dal congresso non ci sono stati segni che le cose stiano prendendo questa piega. Nessuno è stato allontanato per aver espresso appoggio nei miei confronti. La discussione si aggira intorno ad opinioni e politiche, non riguarda posizioni chiave nell’Amministrazione.

Secondo Lei va attribuita unicamente ad Israele la responsabilità degli eventi della flottiglia turca, come sostengono molti in Europa? Prima di tutto bisogna capire cosa intende per responsabilità. La flottiglia comprendeva diversi tipi di partecipanti. Vi erano veri attivisti della pace, con opinioni che si possono condividere o rigettare, ma che sono certamente degne di essere espresse. E c’erano anche i sedicenti pacifisti, che però avevano un atteggiamento aggressivo e ostile nei confronti di Israele e simpatizzante con le organizzazioni terroristiche. Pertanto, se la parola “responsabilità” significa “Conoscano le Autorità turche tutti i passeggeri delle navi e le loro intenzioni e ne hanno espletato un pieno controllo di tutti i passeggeri?”, allora credo sia ovvio che non l’abbiano fatto. Non sempre le Autorità e le forze di polizia sanno con certezza chi partecipa a manifestazioni del genere, ma le caratteristiche della flottiglia, che era provocatoria, dovevano indurre le Autorità turche ad un controllo più accurato.

Israele oggi è più isolato che mai. La comunità internazionale è tutt’ora garante della sua sicurezza? Ad eccezione di alcuni casi singolari, la comunità internazionale non ha ancora capito e interiorizzato che per Israele la sicurezza è un bene raro. Dopo tutto, non c’è un altro Paese al mondo, certamente non un paese democratico, che si trova sotto pressioni di questo genere, ed in alcuni casi anche sotto assedio e, soprattutto, sotto una perenne minaccia esistenziale. Ogni volta che il Presidente iraniano invita alla distruzione di Israele, non lo si può prendere come un’altra dichiarazione qualsiasi o propaganda esagerata.

Un Iran nucleare è certamente una minaccia esistenziale per Israele. La comunità internazionale è fallita nel tentativo di impedire all’Iran di sviluppare armi nucleari? Si possono dubitare le intenzioni dell’Iran di assecondare le richieste della comunità internazionale. Anch’io le dubito, ma, sinceramente, non vedo altra strada se non quella seguita fin’ora – pressioni diplomatiche accompagnate da sanzioni economiche. Credo che sia stato fatto un ulteriore passo avanti. Coloro che finora si sono astenuti dall’invitare l’Iran a fermarsi, oggi lo stanno facendo.

Durante la visita di Berlusconi in Israele ci sono stati estesi riferimenti stampa sull’imponente interscambio commerciale tra Italia ed Iran. Pare che gli interscambi vadano avanti come prima. L’Italia continua a commerciare con l’Iran, è vero, ma i nuovi investimenti si sono fermati quasi completamente. Anche gli investimenti che sono già partiti sono stati ridotti. Ora i nostri interscambi con l’Iran sono molto più bilanciati.

L’Italia ha un buon rapporto con la Turchia. Lei condivide l’asserzione che i turchi hanno abbandonato l’Europa per l’asse islamico? L’Italia deve continuare quello che ha fatto finora, e cioè agevolare il lungo e duro processo che la Turchia sta facendo verso il suo ingresso nell’Unione Europea. Sappiamo che in Europa ci sono forti oppositori, e sappiamo anche che se la Turchia dovesse perdere la sua ancora dei valori, così come si esprimono nell’alleanza NATO, questo sarà un grave problema. Non condivido le valutazioni secondo cui Ankara sente di essere stata rigettata dall’Europa e pertanto cerca altre direzioni. È troppo semplicistico.

Ma commentatori turchi credono che Erdogan abbia già rinunciato ad unirsi all’Europa. Prima di chiudere la porta alla Turchia, dobbiamo pensarci dieci volte. Ciò non significa: La porta è aperta e siete invitati ad entrare subito. Può darsi che arrivi il giorno, e spero che non arrivi, in cui sarà presa una decisione: Signore e Signori, ci dispiace ma è impossibile. Ma continuare un processo ambivalente nei confronti della Turchia non è giusto.

Lei è disturbato dal fatto che il dibattito politico in Italia è a volte accompagnato da citazioni del Duce e da espressioni di nostalgia del regime di Mussolini? Non c’è glorificazione del fascismo o di Mussolini nel dibattito politico in Italia.

Berlusconi ha recentemente citato a Parigi una frase di Mussolini, secondo cui tutta la sua forza può influenzare solo la direzione in cui volge il suo cavallo, e che di fatto il leader del Paese non ha alcuna autorità. Non a caso tutto il dibattito in merito a questa citazione è durato esattamente un minuto.

Osservando la destra italiana, si possono notare due diversi atteggiamenti al modo di vivere, alla società, alla separazione dei poteri ed al trattamento degli immigrati. È vero, e non si tratta solo di un problema italiano. Esattamente come in Europa la sinistra è divisa tra sinistra democratica, da un lato, ed una sinistra che prova nostalgia per il comunismo, dall’altro, anche in seno alla destra vi è chi ha una cultura liberale, ispirata al rispetto dei diritti umani, e, dall’altra parte, vi è una destra che nega l’integrazione degli stranieri e non tiene in considerazione la giustizia sociale.

Eppure, quando il partito Lega Nord, che fa parte della coalizione, dichiara di non fare il tifo per la Nazionale di calcio italiana, si tratta di segnali che indicano che anche in Italia, come abbiamo potuto vedere in Belgio la settimana scorsa, un partito separatista potrebbe vincere le elezioni. No, no, in Belgio le differenze sono a sfondo etnico e linguistico. Qui, Nord o Sud, siamo tutti italiani. La Lega Nord si diverte a fare provocazioni. Non è concepibile proporre in Italia una separazione analoga a quella che viene richiesta in Belgio.

Voi la considerate una provocazione, ma il loro peso va aumentando e sono loro che dettano i toni nella coalizione presieduta dal Suo partito. Il loro va aumentando, ma non per queste stupidaggini, bensì per la loro capacità di comprendere le necessità del cittadino. Su cento loro elettori, nemmeno uno li vota per motivi di separatismo, bandiere o inni. È importante che la politica italiana esorti a cessare queste provocazioni. Bisogna protestare, ma non dar loro troppo significato ed importanza.

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2 commenti

  1. […] mancava solo lui: Pier Luigi Bersani. Al pari del rinnegato Fini, e di tutti gli altri israeliani del BelPaese, anche il segretario del PD, ha pensato bene di […]

  2. […] nella storia dell’Europa tanto da compiacersi lacrimevolmente del fatto che qualcuno – il fascista riabilitato Fini – spinga il suo occhiuto servilismo fino a coniare la formula «dell’Europa delle […]


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