BANCHE, LA TASSA NON PIACE AI CAMERIERI

La Confindustria ha espresso un chiaro no alla proposta dell’Unione europea, lanciata da Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, di tassare le banche e le istituzioni finanziarie che operano sui mercati internazionali. Una misura che si aggiungerà a quella sulle transazioni finanziarie, che verrà discussa al vertice del G20, la prossima settimana a Toronto in Canada. Emma Marcegaglia ha motivato il suo fastidio spiegando che varare una tassa del genere significa ammettere che ci sarà un’altra crisi. E che di conseguenza si devono preparare i soldi per poterla pagare. Oltretutto è inevitabile che una tassa del genere si trasformi in maggiori costi sia per le imprese che per i risparmiatori.

Il presidente di Confindustria ha dichiarato che preferirebbe nuove regole e l’esistenza di regolatori più attenti. Contrario ovviamente anche l’amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo. A suo avviso, una nuova tassa sulle banche sarebbe profondamente sbagliata mentre sono positivi gli “stress test” pensati dall’Unione europea per valutare lo stato di salute di una banca, sia dal punto di vista patrimoniale che finanziario. Positivo, ha insistito, soprattutto per un Paese come l’Italia che può vantare banche forti. Questo perché, ma Profumo non lo ha detto, i nostri istituti sono sempre stati poco propensi a trafficare o speculare con i derivati o con altri titoli spazzatura. Profumo si è detto invece disponibile alla creazione di un fondo per intervenire in favore delle banche in difficoltà o in pre-insolvenza. Una tassa che finisca invece nelle case dello Stato non va bene e non è corretta, anche perché in Italia le banche pagano già di più delle altre imprese. Profumo ha quindi difeso il ruolo svolto dalle banche per sostenere l’economia reale e ha negato che sia in atto una stretta creditizia. Le banche italiane, ha insistito, fanno già il loro lavoro, sostenendo le imprese e le famiglie. E per lo più, in una fase come questa nella quale l’economia reale in Europa comincia a dare segnali positivi. Una economia che, come si sa, è basata sulle esportazioni e sulla domanda interna.

Il presidente della commissione europea José Barroso ha ammesso che sulla nuova tassa c’è una forte opposizione da parte di alcuni Paesi del G20 ma è la strada giusta da seguire. Decisamente a favore della tassa sulle banche si è detto invece l’ex direttore generale della Banca d’Italia ed ex capo del governo, Lamberto Dini. La tassa sulle banche, proprio perché è destinata a creare fondi nazionali anticrisi, è “una risposta coerente” dato che è una strada praticata non solo dall’Europa ma anche dagli Stati Uniti. Certo, ha ammesso Dini, dalle banche italiane è arrivata una difesa di categoria comprensibile ma è anche giusto ricordare che se Usa ed Europa vanno in quella direzione, anche le nostre banche devono adeguarsi. Anzi devono fare qualcosa di più. Perché se è vero che sono solide perché hanno fatto pochi investimenti azzardati, è altrettanto vero che rimangono sottocapitalizzate rispetto alle banche europee ed americane. Questo non vuol dire che gli Stati Unii siano un modello da imitare perché proprio in America il sistema bancario ha avuto una  grande responsabilità nella crisi che ha messo il mondo in recessione. E allora, oltre a prevedere nuove regole che tendano a limitare i rischi, ha concluso Dini, serve un contributo per rientrare in parte delle operazioni di salvataggio che hanno comportato costi molto elevati.

Levata di scudi contro la tassa sulle banche
da Andrea Angelini, RINASCITA

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