FIAT, OPERAI E NON SCHIAVI

La Cgil e la Fiom prevedono che alla fine la maggioranza degli operai di Pomigliano dirà all’accordo capestro proposto dalla Fiat. Più che la dignità e il desiderio di non essere trasformati in schiavi e in carne da macello, obbligati a ritmi di lavoro massacranti e privati della libertà di sciopero, peserà infatti la necessità di mantenere uno straccio di lavoro e uno stipendio mensile che assicurino di sopravvivere in una Regione come la Campania da sempre avara di occasioni di lavoro. Per il segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, la bozza di accordo introduce una clausola (al punto 15) che consente di licenziare liberamente il lavoratore, la quale è in aperta violazione dello Statuto dei Lavoratori.

Landini ha ricordato che i reali contenuti della proposta di Sergio Marchionne (nella foto) non sono stati messi a sufficienza a conoscenza dell’opinione pubblica. Si tratta infatti di una clausola che integra i contratti individuali di lavoro e nella quale lo sciopero in difesa dei propri diritti viene considerata una inadempienza contrattuale e come tale motivo di licenziamento in tronco.

Una clausola capestro che, in nome della fame cronica di lavoro, organizzazioni come la Fim-Cisl e e la Uilm hanno accettato di sottoscrivere mentre invece la Fiom-Cgil vi ha opposto un fiero no. Altre clausole pesanti sono la riduzione delle pause da 40 a 30 minuti e l’aumento degli straordinari a 120 ore annue. Adesso la prossima tappa sarà il referendum interno del 22 giugno a Pomigliano nel quale gli operai andranno a votare con un occhio al portafoglio ed un altro al cuore e al rispetto di se stessi. Susanna Camusso, vice segretario vicario della Cgil, ha assicurato che il suo sindacato resterà  accanto ai lavoratori che diranno sì al referendum, per difenderli in tutti quei diritti che l’accordo mette in discussione.

Si deve stare al fianco di quei lavoratori, ha spiegato, perché per loro il lavoro è il punto fondamentale. Appunto, proprio la questione sulla quale punta la Fiat per dividere gli operai su una questione di sopravvivenza personale.

Emerge in ogni caso qualche segnale di malumore contro i sindacati che hanno accettato di chinare la testa. A Melfi, la Uilm (1.357 voti pari al 26,21% e a 17 delegati) ha perso il primato nelle Rappresentanza sindacale unitaria (Rsu) classificandosi seconda dietro la Cgil (1377 voti, 26,60% e 18 delegati) e prima della Fim-Cisl (866 e 12 delegati). Altre liste hanno ottenuto complessivamente 1.109 voti e 12 delegati. Interessante notare che la partecipazione al voto è stata del 93%, una percentuale alta che denota come le difficoltà di questa fase siano molto sentite in uno stabilimento di punta della Fiat dove si produce la Punto.

A schierarsi con i lavoratori e per il rispetto di un minimo di decenza sono rimasti soltanto Sinistra e Libertà e l’Italia dei Valori. SL ha diffuso un appello per ammonire sul fatto che la Fiat e il governo stanno ricattando i lavoratori di Pomigliano d’Arco. E’ inaccettabile che si voglia isolare la Fiom che, da sola, si sta battendo contro lo stravolgimento dello Statuto dei Lavoratori e del contratto nazionale. La Fiat vuole tornare a fare il proprio comodo come era abituata a fare negli anni ’50. Si vuole impedire il diritto di sciopero ed anche il rispetto dei diritti per chi si ammala.

Per Maurizio Zipponi, responsabile lavoro dell’IdV, vi è anche una grande responsabilità del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che ha fatto passare il segnale che il governo è d’accordo con la Fiat quando vuole che la competitività si faccia sui diritti dei lavoratori. Oltretutto c’è una campagna che dipinge i lavoratori di questa fabbrica come “lazzaroni assenteisti” quando invece è stata la stessa Fiat a dire che l’assenteismo a Pomigliano è in media quello del resto d’Italia.

Fiat, gli operai vogliono lavorare ma non da schiavi
da Filippo Ghira, RINASCITA

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