ITALIA, IL MITO DELLA SOCIETA’ PERFETTA

Delibera shock in Veneto per vietare i trapianti ai malati mentali con un quoziente intellettivo inferiore a 50. “Non c’è una motivazione clinica, giuridica o costituzionale – dice il nefrologo Maurizio Bossola – che possa giustificare una simile scelta“. C’è voluto un articolo sullAmerican Journal of Transplantation, rivista scientifica che si occupa della tematica dei trapianti, per scuotere l’opinione pubblica italiana su quanto deciso dalla Regione Veneto con la delibera 851 del 31 marzo 2009. Gli autori della denuncia sono due nefrologi del “Gemelli” di Roma, Maurizio Bossola e Nicola Pannocchia, e uno psicologo dell’Università della California, Giacomo Vivanti, che hanno accusato le istituzioni regionali venete di discriminare i disabili mentali.

Il Veneto, serbatoio di voti della Lega Nord, corre ai ripari e parla di strumentalizzazioni e di fraintendimenti. Eppure il testo è molto chiaro e non lascia spazio a travisamenti. Si legge, infatti, che “costituiscono controindicazioni assolute al trapianto d’organo i seguenti fattori: psicosi florida, danni cerebrali irreversibili, ritardo mentale (Q.I <50); abuso/dipendenza da sostanze o alcool; ideazione suicidaria attiva; recente tentativo di suicidio; assenza di compliance terapeutica”. Ma non solo. Nella delibera vengono anche indicate le “controindicazioni relative al trapianto”. La lista in questo caso si allunga notevolmente e tra i fattori che possono costituire un impedimento al trapianto ci sono, ad esempio, “disturbi affettivi in atto, ritardo mentale con Q.I <70, suicidio tentato nel passato, insufficiente grado di informazione…”.

Difficile, dunque, fraintendere, travisare, strumentalizzare espressioni tanto chiare e semplici. “E’ anomalo – dice Maurizio Bossola a PeaceReporter – che sia un organo politico a dettare le linee guida per i trapianti. Solitamente le regole sono stabilite dalle società scientifiche, che si avvalgono della professionalità degli specialisti. Non c’è una motivazione clinica, costituzionale o giuridica che possa giustificare questa scelta della Regione Veneto”. Lo scopo dell’articolo, come spiega sempre Bossola, non è quello di fare politica, ma di avviare una riflessione su un tema tanto delicato e capire il significato di questa aberrante discriminazione nei confronti dei malati mentali. “Stando a quanto stabilito dalla delibera – dice il nefrologo del Gemelli – le persone con ritardo mentale dimostrerebbero una minore aderenza alle terapie immunosoppressive, ma non esistono studi clinici a riguardo. In più, per valutare l’intelligenza dei singoli individui si usa uno strumento grossolano come il quoziente intellettivo, che non è per nulla scientifico”.

Secondo la Regione Veneto i malati mentali, non capendo l’importanza di assumere la terapia antirigetto post-intervento, dovrebbero essere esclusi dalle liste per i trapianti. “Anche i bambini – continua Bossola – non sono in grado di capire l’importanza delle terapie del post-trapianto, ma si presume che abbiano dei genitori che si prendano cura di loro. Non capisco, allora, perché non si possono fare le stesse considerazioni per i malati mentali. Non esistono cittadini di serie A e di serie B, tutti hanno il diritto di essere curati. Come medico il mio obiettivo è curare tutti, senza fare distinzioni”.

da Benedetta Guerriero, PEACEREPORTER

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