SERVI DELL’ATLANTISMO

«Bisogna rimanere in Afghanistan. Il terrorismo, se non lo blocchi dove nasce, si espande». Così Umberto Bossi dopo i funerali dei due alpini uccisi ad Herat.

Meno di un anno fa, il 27 luglio 2009, aveva affermato: «Io (i soldati) li porterei tutti a casa. Visti i risultati e i costi ci penserei su».

Qualche anno prima (aprile 1999), dopo essersi recato col ministro Comino a Belgrado, subito dopo Cossutta, per solidarizzare con Milosevic, aveva dichiarato: «La Lega è contraria all’uso arbitrario della forza da parte della Nato».

In meno di dieci anni il senatur ha capovolto le sue convinzioni in politica estera. Oggi è filoamericano, ministro del più filoamericano dei governi europei, salvo che in campagna elettorale, quando ammonisce gli italiani a non far la fine dei pellerossa, massacrati e rinchiusi nelle riserve dagli americani. Al di là del personaggio, è da chiedersi come mai, nonostante la crisi economica in corso, ormai tutto il mondo politico “che conta” (anche a sinistra) continui a perorare, non solo la causa dell’occupazione dell’Afghanistan o dell’Iraq e domani forse l’attacco all’Iran, ma anche ogni sorta di vassallaggio nei confronti degli Stati Uniti.

Com’è ben noto, le finanze europee sono allo sfascio. Dopo la Grecia, prima o poi problemi si verificheranno in Spagna, in Portogallo, in Italia, in Francia, in Germania. Per un motivo semplicissimo: che tutti questi ed altri Paesi, attraverso l’adozione dell’euro, sono divenuti schiavi della privatissima Banca Centrale Europea e l’istituto che controlla l’emissione monetaria, la sua circolazione ed il tasso di sconto, non può essere privato. La BCE – imposta da chi vuole sostituire all’Europa dei Popoli l’Europa del dio Mercato – è un organismo sull’operato del quale nessuna istituzione comunitaria o nazionale può interferire, neanche per fornire suggerimenti sulla condotta delle politiche monetarie.

E’ la BCE a fissare i livelli del tasso ufficiale di sconto; lei a stabilire la quantità di denaro da immettere sul mercato oltre alla disponibilità ed al costo del finanziamento del sistema bancario (art. 7 del Protocollo SEBC). Le riunioni del Consiglio Direttivo sono addirittura secretate ed è lo stesso Consiglio a decidere di volta in volta se pubblicare o meno, o solo in parte, le sue delibere. Inoltre l’operato dei suoi membri non è sanzionabile in alcun modo (art. 12 del Protocollo SEBC). In altri termini, una società segreta privata che condiziona e soprattutto determina il destino di Stati e popoli.

Occorre ricondurre l’attività monetaria sotto il controllo della politica e lo Stato deve riappropriarsi della sovranità monetaria e stampare direttamente le banconote in nome e per conto dei cittadini. Solo in questo modo potremo uscire dalla profonda crisi creata e pianificata ad arte dalla cupola bancaria, sganciandoci così definitivamente dalla perversa spirale del debito pubblico non dovuto e dando avvio ad un intenso programma di opere pubbliche e rilanciando l’intero sistema economico. Infatti, la Grecia, se fosse uno stato sovrano, inizierebbe ad emettere moneta propria, annullando il suo debito e rilanciando la propria economia. I recenti interventi dei governi europei e statunitensi volti ad immettere liquidità per sanare la crisi sono simili al tentativo di chi intende spegnere un incendio gettando benzina sul fuoco, in quanto questa enorme massa di denaro è stata chiesta in prestito agli istituti di emissione, Banche Centrali, privatissime sia in Europa (BCE), sia negli USA (Federal Reserve System), creando ulteriore debito pubblico.

Non occorre essere grandi economisti per capire che un’unione monetaria europea così congeniata non poteva che fare gli interessi dei fautori della strategia trilateralista che prevede un disegno finalizzato, non tanto alla realizzazione di una Europa alternativa al blocco Usa, ma una realtà organicamente integrata in un sistema liberal-capitalista rappresentato da tre blocchi geo-economici quali Usa, Giappone ed Europa.

In particolar modo, sul piano monetario, l’euro rimane una moneta di serie B in quanto opera su di un mercato disorganico visto che le principali materie prime al mondo, petrolio in primis, si trattano in dollari. Adesso il topo (europeo) è in trappola, prigioniero di debiti che non potrà sanare in quanto i singoli Stati dell’Unione hanno abdicato in nome di Maastricht alla loro sovranità monetaria. Ma in trappola sono anche i servi dell’atlantismo più becero, schiacciati tra la sudditanza al padrone e la pericolosa disperazione dei popoli che governano.

Schiavi dell’atlantismo
da Antonio Serena, LIBERA OPINIONE, RINASCITA

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4 commenti

  1. […] suoi interessi locali e le sue poltrone da difendere. E’ il caso della Lega Nord del senatùr Umberto Bossi, cui sta tanto a cuore la revisione (leggasi cancellazione) delle legge Ciampi-Amato per […]

  2. […] “radici” nel “cuore” del Mediterraneo, possa “smarcarsi” dalla politica atlantista, sfruttando con intelligenza, sotto il profilo politico ed economico, la sua collocazione […]

  3. […] comunemente chiamato, sa anche rendersi utile e vuole dimostrarlo. Mentre  in queste ore il padre Umberto si sta genuflettendo con Berlusconi per il federalismo, il rampollo leghista, assieme ad altri 14 […]

  4. […] “fenomeni verdi”, servi dell’atlantismo, infiltrati negli apparati di potere plutocratico nei consigli di amministrazione delle banche, […]


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