L’EURO E’ UNA MONETA USURATA. SENZA FUTURO

Il ministro Tremonti, si sa, parla bene. Aveva promesso una “protezione” nazionale, europea, sui beni d’importazione dai Paesi emergenti che sfruttano la loro manodopera, aveva promesso e fatto approvare una legge sul risparmio per restituire la proprietà della Banca d’Italia al popolo italiano, aveva dichiarato “superata la crisi” finanziaria e promesso di non attuare manovre e tagli di spesa… e tante altre pie intenzioni. Ma evidentemente razzola male. Oltre a non mantenere quanto promesso e oltre a varare tre “tagli nazionali” in meno di un anno per 43 miliardi di euro, si è anche dichiarato soddisfatto di aver prestato la sua “opera di convincimento” per una politica di salvataggio dell’eurozona basata su prestiti che gli Stati dell’Uem contrarranno con le banche per pagare (gli interessi su) i debiti pubblici da pagare alle banche: l’euromanovra da 750 miliardi.

Spezziamo però una lancia. Tremonti, nella vita normale, chiamiamola “civile” è un avvocato commercialista e fiscalista di chiara fama. Come mai non riesce a tradurre in opere le sue dichiarazioni di intenti? Non è certo uno sprovveduto. Quello che dichiara lo crede veramente e con cognizione di causa…

Le sue stoccate verso le grandi banche, contro i non vigilatori sulla Borsa e sugli scambi azionari e valutari, contro i raid della speculazione finanziaria, non erano – e non sono – parole gettate, così, al vento. Diciamo allora che Tremonti è il classico vaso di coccio in mezzo a tanti vasi di acciaio. Un po’ come Berlusconi, che dopo aver tuonato contro chi stava strangolando la sua ex Fininvest, si ritrovò, al tempo, costretto a far vegliare il suo gruppo aziendale dalla superbanca d’affari nazionale, Mediobanca…

Osservateli bene tutti e due. Promettono, vorrebbero mantenere, ma non riescono a cavare un ragno dal buco. In extremis c’è sempre un ostacolo. Una volta si chiama Bush, una volta si chiama Obama, una volta si chiama Fmi, una volta si chiama Trichet, una volta Goldman & Sachs, poi si chiamano via via Casini, Fini, Bossi, o è un gerarca senza nome, o il proprio ministro in carica, o la magistratura, o una qualche cricca di affaristi trasversali, o il leader dell’opposizione in caric e chi più ne ha più ne metta. E così andando, nei 18 anni che il popolo italiano ha trascorso sotto la guida (si fa per dire) dei vari Amato, Prodi, D’Alema e Berlusconi, tutto si è svolto come se un governo, in Italia, neppure esistesse. Esistono però i suoi Regolatori esterni, eccome. Guardiamo a cosa accade.

Prendiamo la crisi dell’euro. Anche un infante, col pallottoliere, potrebbe risolvere i seguenti problemini senza eccessivo sforzo. Largheggiamo, ma proporzionalmente, sulle cifre da conteggiare.

Problemino 2001.

Se ogni mese una famiglia monoreddito di tre persone spende a), per 70 mq di appartamento una media – quotazione su scala nazionale – di 1.000.000 di lire; b) per la spesa alimentare  500.000 lire; c) per il vestiario, la scuola e gli accessori per l’(unico…) figlio altre 500.000 lire; d) per l’utilitaria, il tempo libero, il normale ricambio di elettrodomestici, i canoni, le bollette, mettiamo, un altro 1.000.000 di lire… Quanto deve guadagnare per non contrarre debiti?

Problemino 2002.

Se ogni mese una famiglia monoreddito spende a), per la stessa casa 1000 euro, per la spesa 500 euro, per il vestiario e annessi altri 500 euro, per il resto 1000 euro… Quanto deve guadagnare per non contrarre debiti? Problemino 2010.  Se ogni mese una famiglia monoreddito ormai spende a), per la stessa casa  almeno1250 euro, per la spesa 750 euro, per il vestiario e annessi altri 750 euro, per il resto 1500 euro… Quanto deve guadagnare per non contrarre debiti?

Tesi 2010:

Dato un costo della spesa mensile di 4250 euro e un reddito mensile di 3000 euro, è evidente un disavanzo di 1250 euro al mese.

Antitesi 2010:

Per pareggiare il bilancio annuale il percettore di reddito contrae un prestito in banca, con le finanziarie, con i vari negozi e servizi collegati, pari ai mancanti 15.000 euro di reddito che NON possiede. Gravato da interessi.

Sintesi, il primo anno tutto a posto. Il secondo anno di nuovo in affanno. Il terzo anno cinghia stretta, pagamento degli interessi senza ammortizzare il capitale, calo di ogni consumo superfluo, merci invendute, produzioni industriali e servizi in declino, pil in calo, debito pubblico in aumento (anche perché i Regolatori mondialisti hanno per di più inventato interventi usurai o tossici per ripianare i debiti con ulteriori indebitamenti a pioggia).

E, dunque, cosa si aspetta a uscire dall’eurozona, a tornare alla lira, e a dichiarare l’insolvenza del sistema Italia? A forzare al “concordato” senza interessi, banche e finanziarie internazionali? O è un girone infernale che ormai gli stessi Regolatori non regolano più e che, per volontà divina, i governi sudditi non possono evitare?

da Ugo Gaudenzi, direttore RINASCITA

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1 commento

  1. […] sui tanti golpe usurai imposti al nostro popolo. E’ da dieci anni che grida “No all’euro”, moneta della speculazione e dell’Europa delle banche. E’ da due anni che mette in guardia sul “programma” di […]


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