IL BOICOTTATORE SIONISTA E’ STATO BOICOTTATO

I gruppi commerciali di Coop, Conad e Dico hanno temporaneamente sospeso la vendita dei prodotti Made in Israel, cioè merci provenienti da aziende che si trovano negli insediamenti occupati illegamente dall’entità sionista nei Territori palestinesi, poichè la tracciabilità degli stessi non può essere rilevata. Infatti, l’assenza di indicazioni di provenienza specifica, direttamente riportate sul prodotto esposto, risulterebbero essere in contraddizione con le politiche di trasparenza imposte dal legislatore, a tutela del consumatore, per le quali il gestore è obbligato a rispettarne le direttive. La decisione, da quanto si evince dai comunicati delle suddette Aziende, mirerebbe a garantire una reale distinzione tra prodotti made in Israel e prodotti provenienti invece dai Territori palestinesi occupati. Il Boicottaggio, dopo tutto, è considerato illegittimo in Israele. Chi chiede tale misure è percepito come un antisemita che odia Israele e che sta minando il diritto stesso dello stato ad esistere. In Israele, quelli che chiedono il boicottaggio sono bollati come traditori ed eretici. L’ipocrisia italiota non si è fatta attendere…

In Italia, tanto per fare qualche esempio, il solito coretto di pappagalli indignati, irrefrenabilmente pronti a genuflettersi al loro padrone sionista, hanno dichiarato:

Il ministro degli Esteri, Franco Frattini: «Un’iniziativa che introduce nella dinamica del mercato un elemento di razzismo estremamente pericoloso».

Il deputato bolognese Enzo Raisi (PDL): «La scelta di Coop e Conad è pretestuosa e razzista verso Israele. Restituirò la mia tessera Coop, di cui ero socio pur essendo un uomo di destra».

Fabrizio Cicchitto, ex P2, oggi deputato PDL: «La decisione di Coop e Conad di togliere dagli scaffali prodotti israeliani è insieme ipocrita e gravissima. Di fatto un boicottaggio. Se persistono in questo atteggiamento che per ora non qualifichiamo con l’aggettivo che meriterebbe bisognerà organizzare il boicottaggio di Coop e Conad».

Non poteva non mancare il raglio d’asino della deputata ultrasionista Fiamma Nirenstein (PDL): «E’ una scelta incomprensibile dettata da una visione di Israele settaria ed estremista, come si evince dal fatto che mai prima d’ora, a quanto ci risulta, Coop e Conad hanno selezionato altri paesi importatori secondo il criterio dei diritti umani. Per quanto mi riguarda non comprerò più da Coop e Conad e invito tutti i miei amici a fare altrettanto».

Sicuramente, questi paladini di democrazia a corrente alternata, custodi immacolati di tutti i diritti di verità e mentitori professionisti, omettono di ricordare alcuni piccoli particolari…

Il 25 febbraio scorso la Corte di Giustizia dell’Ue ha emesso una sentenza (Scaricabile in basso) che impone dazi sulle importazioni di prodotti israeliani fabbricati in Cisgiordania. Secondo la Corte a questi prodotti non sono applicabili le esenzioni previste dagli accordi commerciali tra l’Ue ed Israele, perchè le merci provengono da aziende che si trovano su un territorio occupato illegalmente.

Questa notizia, come tante altre filtrate chirurgicamente da troppi mezzi di distrazione di massa, è stata completamente occultata e non se ne trova traccia negli archivi cartacei. I lacchè di cui sopra continuano a mentire a tutti, anche a sè stessi, al punto da credere alle loro stesse menzogne. Secondo loro, infatti, non esporre in vendita merci israeliane, relative a chissà quale provenienza, equivarrebbe ad atteggiamenti razzisti nei confronti di Israele. Siamo alle solite.

Mentre in Europa il malaffare dell’Alta finanza e dei mercati virtuali continua impunemente a diffondere instabilità sociale e povertà e mentre sciocchi tecnocrati superpagati continuano a discutere sul centimetro usato per misurare o catalogare zucchine e ortaggi fuorimisura, una notizia, una, rischiava di passare quasi inosservata nel deserto dell’informazione bieca, cieca ed ottusa nel BelPaese delle leggine vergogna. Secondo la sentenza Ue i prodotti provenienti dagli insediamenti non potranno essere etichettati come “made in israel”. Per chi non lo sapesse Israele esporta in Europa, grazie a trattamenti preferenziali, pagando dazi doganali molto bassi. Il pagamento dei dazi avviene “ad valorem” in base cioè al valore doganale della merce importata (stabilito dai regolamenti nazionali e dalle previsioni del GATT e del WTO). Per più del 95% delle importazioni il valore doganale è stabilito sulla base del valore di transazione.

E così, illegalmente, l’entità sionista se ne approfittava con ciò che si produceva in Cisgiordania negli insediamenti occupati, ricordiamolo, illegalmente. Gli insediamenti israeliani nei Territori Occupati e le Alture del Golan vìolano la Quarta Convenzione di Ginevra, che vieta alla Potenza occupante di deportare o trasferire parte della popolazione civile nel territorio che occupa.

Difficile però verificare per il consumatore finale poichè non esiste una regolamentazione europea per la tracciabilità di prodotti freschi, fatta eccezione che per l’indicazione del paese di provenienza.

La Corte di Giustizia dell’Ue ha dichiarato: «I prodotti originari della Cisgiordania non rientrano nel campo d’applicazione territoriale di tale accordo e non possono quindi beneficiare di un trattamento preferenziale ai sensi di tale accordo». In due righe, la Corte ha confermato l’ovvio ed ha stabilito che legalmente i territori occupati non possono essere considerati parte dello Stato di Israele.

Interrompere un contributo economico a chi assume un operato ingiusto è un gesto eticamente condivisibile: impiego di lavoro minorile e sfruttamento per usura non devono e non possono essere tollerati.

Sentenza nella causa C-386/08

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2 commenti

  1. […] e deliziosa” che viene spacciata per Israeliana, quando invece si tratta di prodotti Palestinesi, rivenduti sul mercato internazionale come Israeliani, mentre l’esercito sionista non esita a sparare addosso ai contadini palestinesi che cercano di […]

  2. […] in considerazione l’azione del boicottaggio di Israele, dei prodotti o delle università. Il boicottaggio, dopo tutto, è considerato illegittimo in Israele. Chi chiede tale misure è percepito come un antisemita che odia Israele e che sta minando il […]


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