UNA STANGATA DA OLTRE 25 MILIARDI

Sta per essere varato un decreto legge che conterrà una nuova manovra finanziaria tra i 25 e i 28 miliardi di euro, con aumenti delle tasse e tagli alla spesa pubblica tutti ancora da definire. Il governo vuole adeguare la nostra politica economica a quella degli altri Paesi europei che dopo aver deciso di stanziare 80 miliardi di euro in tre anni per aiutare la Grecia (più i 30 del Fondo monetario), si trovano adesso a dover affrontare una situazione finanziaria imprevista fino a pochi mesi fa. L’Italia dovrà quindi sistemare i conti pubblici per evitare che la possibile speculazione finanziaria sui Bot e sui Cct peggiori la già difficile situazione quanto a debito e disavanzo.

Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che è volato a Bruxelles per fare il punto della situazione con i colleghi europei, ha stimato di ricavare 8 miliardi con il blocco delle assunzioni. E’ stato anche previsto di bloccare per almeno tre anni la contrattazione nel settore pubblico, gli stipendi verranno di fatto congelati, e di azionare un sistema di verifica delle condizioni per accedere alle pensioni di invalidità. Chi si trova già in età pensionabile dovrà aspettare ancora un altro anno per smettere di lavorare. Il governo ha già avuto un incontro con i sindacati “amici”, come Cisl e Uil, per illustrare la manovra mentre è restata alla finestra la Cgil che non aveva voluto sottoscrivere il nuovo modello contrattuale. Un irritato Guglielmo Epifani ha sottolineato l’assurdo comportamento di un governo che è passato senza battere ciglio da una propaganda nella quale tutto funzionava e andava bene ad una manovra di incredibile pesantezza.

Gli esponenti del governo hanno cercato di addolcire la pillola e Renato Brunetta per primo ha assicurato che non ci sarà alcun taglio agli stipendi dei dipendenti pubblici. Non ci saranno tagli indiscriminati, ha garantito, ma è necessario eliminare gli sprechi perché la politica potrebbe costare molto meno.

A tale proposito, il ministro per la semplificazione normativa, Roberto Calderoli (Lega), ha confermato che anche i politici piangono e piangeranno, come nelle telenovelas, e che anche loro dovranno fare sacrifici. Da qui la scelta di fare un taglio del 5% allo stipendio dei parlamentari come, ha ricordato, negli altri Paesi europei. E se ci vogliono altri interventi è anche chiaro, ha insistito, che bisogna pur cominciare da qualcosa e dare un segnale. Peraltro, la Lega aveva chiesto anche il taglio degli stipendi dei magistrati e il segretario dell’Anm aveva replicato che le toghe guadagnano meno di un commesso della Camera. Ma per Calderoli, tra i magistrati ci sono stipendi che sono corretti e altri che sono troppo alti e che, non a caso, sono collegati a quelli dei parlamentari.

Ottimista sul futuro e sugli effetti della manovra si è detto Umberto Bossi che ha affermato che Tremonti sta facendo bene e che anche l’Italia potrà agganciare lo sviluppo e vedere la fine della crisi. E se nelle fabbriche sta tornando un pò di lavoro, è necessario non perdere l’euro dato che è l’ultima moneta di scambio che abbiamo.

da Filippo Ghira

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1 commento

  1. […] economisti rimasti in pista, sono quelli che ogni tanto compaiono, agiscono con il compito di rabbonire e giustificare le manovre più o meno dolorose elaborate dal Governo. Nonostante la loro consumata disinvoltura, non riescono […]


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