ISRAELE, LA DEGENERAZIONE MORALE

Avram Noam Chomsky è professore emerito di linguistica al MIT (Massachusetts Institute of Technology) ed è considerato una delle figure di primo piano nel campo della linguistica del XX secolo. La costante e acuta critica nei confronti della politica estera di diversi paesi e, in particolar modo, degli Stati Uniti e Israele, così come l’analisi del ruolo dei mass media nelle democrazie occidentali, lo hanno reso uno degli intellettuali più celebri e seguiti della sinistra radicale americana e mondiale. Chomsky è noto per le sue prese di posizione politiche, nelle quali ha duramente denunciato la strumentalizzazione della totalità dei mezzi d’informazione statunitensi, da parte delle potenti lobby economiche esistenti e la politica imperialista e militarista delle amministrazioni U$A. La storia si ripete e le disgrazie non vengono mai da sole. L’aspetto più odioso, come da copione imposto dal terrorismo razzista ebraico e dalle loro provocazioni, è sempre lo stesso:  se esprimi critiche (fondate e dimostrabili) contro la politica di Israele sei antisemita, amico dei terroristi, revisionista, antisionista, negazionista ed ebreate varie. Un vecchio cavallo di battaglia ebraico: convincere il mondo intero che i pericoli di Israele rappresentino una minaccia reale per tutta l’umanità, in nome della quale si tiene l’intero pianeta in uno stato di guerra latente e permanente.

Torniamo ai fatti. Chomsky, linguista ebreo-americano, una delle voci accademiche più critiche delle politiche israeliane nel conflitto con i palestinesi, domenica scorsa aveva intenzione di attraversare insieme alla figlia, la frontiera di Allenby tra la Giordania e il territorio palestinese della Cisgiordania controllato dalle autorità portuali israeliane, per una Conferenza all’Università di Bir Zeit dove avrebbe dovuto incontrare il Primo ministro palestinese Salam Fayyad. Il visto d’ingresso in Cisgiordania, nella cosiddetta West Bank palestinese, non è stato autorizzato dalle autorità israeliane. Il motivo? La presenza del nome di Avram Noam Chomsky in una “lista nera” governativa. Per non amplificare la gravità dell’accaduto, il portavoce del ministero dell’Interno di Gerusalemme, Sabine Haddad, politically correct ha dichiarato che il respingimento del docente universitario è stato semplicemente frutto di un malinteso. Shalom.

Chomsky, che non ha mai esitato a criticare l’occupazioone israeliana della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, qualche tempo fa dichiarò: «Chi sostiene Israele, sostiene la sua degenerazione morale». Sottoscriviamo. Naturalmente le parole del professore Chomsky arrivarono all’orecchio infastidito del governo dell’entità sionista d’Israele che disapprovò. Chomsky non è certo la prima persona esclusa da Israele per motivi ideologici. Jared Malsin, l’editore inglese del servizio di notizie Ma’an, è stato espulso da Israele nel mese di gennaio per le sue opinioni politiche. E Ivan Prado, un clown spagnolo, è stato deportato all’inizio di quest’anno, anche per le sue opinioni politiche. Ecco che spunta lo spettro di una nuova accusa, forse antisemitismo, un antisemitismo strano, cervellotico, fai da te, creato su immagine e somiglianza del perfido giudeo calunniatore, deicida e responsabile delle ingiustizie sociali che complotta per il possesso del mondo. Tutta l’opinione pubblica mondiale ha il diritto e dovere di porgere piena e incondizionata solidarietà ad Avram Noam Chomsky. Altro che scrivere “rimbalza di sito estremista in sito estremista, che se lo bevono i professorini di sinistrissima e gli islamisti in galabya” come riporta “Il Giornale” – l’italiota quotidiano di Tel Aviv del puparo Vittorio Feltri – sempre attento a tessere le lodi e propagandare per “buone” tutte le leggine vergogna, confezionate ad-personam dal suo padrone. Servi si nasce. E le tecniche per neutralizzare gli ultimi spiriti liberi delle nostre società, costantemente applicate da questo genere di informazione questuante e damerina, sono sempre le stesse. Che dire, in ultimo, dell’ultrasionista sito web schiavizzato dalle lacrimevoli lobby sioniste “Informazionecorretta“? Incensatori e ruffiani di casa nostra.

Nei media americani l’espulsione di Chomsky ha attirato relativamente poco l’interesse della vicenda. Ma l’incidente ha scatenato un dibattito interno in Israele, dove importanti giornalisti e scrittori hanno chiesto se fosse parte di una tendenza del governo israeliano negare l’ingresso alle persone, semplicemente perché le loro opinioni politiche sono differenti. Il quotidiano israeliano Ma’ariv ha riferito che la decisione di vietare a Chomsky il visto d’ingresso proveniva da un funzionario del ministero degli Interni israeliano per le proprie tendenze politiche. Di recente Chomsky ha fatto parlare di sé per le dure critiche all’operato del premier Netanyahu, alla politica di espansione nei territori, e ai colpevoli ritardi che il governo di coalizione israeliano starebbe deliberatamente causando all’avvio dei negoziati di pace. Proprio queste ultime esternazioni avrebbero causato un inasprimento dei rapporti tra le autorità israeliane e Chomsky, che domenica, recatosi al confine tra Giordania ed Israele, si è visto negare il permesso di entrata. «Trovo difficile pensare a un caso simile, in cui viene negato l’accesso a una persona solo perché non dà lezione a Tel Aviv. Forse solo in un regime stalinista», ha detto Chomsky al quotidiano Haaretz. Ma Israele cosa ci guadagna? E’ un tipo di comportamento che, in qualsiasi caso, non può essere giustificato.

Dopo essere stato fermato Chomsky ha dichiarato: «Due le motivazioni: uno è che al governo israeliano non piace quello che dico, l’altro che apparentemente erano infastiditi dal fatto che, a differenza di altre volte, avrei parlato nelle Università palestinei e non anche in quelle isrealiane». 

A Merimar, sicuramente in ascolto dalla sinagoga di satana sulle frequenze di questo blog: SERPENTI LA CUI IMMAGINE E’ GIUDA E LA CUI PREGHIERA E’ UN RAGLIO D’ASINO.

DAL 1948 ISRAELE OCCUPA ILLEGALMENTE I TERRITORI PALESTINESI, IN SPREGIO DI TUTTE LE RISOLUZIONI ONU, PRIVANDO OLTRE 3 MILIONI E MEZZO DI PERSONE DEI DIRITTI ALLA LIBERTA’ DI MOVIMENTO, AL LAVORO, ALLA SALUTE, ALL’EDUCAZIONE. ASSASSINARE CIVILI E’ UN CRIMINE DI GUERRA. ISRAELE NON HA IL DIRITTO DI DISTRUGGERE LA VITA CIVILE PALESTINESE, CAUSANDO DISTRUZIONI GRATUITE, MORTE E UMILIAZIONI. NON SI PUO’ TOLLERARE CHE I CIVILI PALESTINESI VENGANO ATTACCATI E UCCISI A MIGLIAIA SENZA CHE NESSUNO PROVI COMPASSIONE O PARLI IN LORO DIFESA. L’ATTO SCELLERATO DI CHI LANCIA RAZZI NON PUO’ ESSERE PARAGONATO ALLA PIANIFICATA AGGRESSIONE DI MASSA VERSO LA POPOLAZIONE PALESTINESE NELLA STRISCIA. QUESTA NON E’ UNA GUERRA TRA ISRAELE E HAMAS MA UN’AGGRESSIONE DELL’ESERCITO SIONISTA ALLA POPOLAZIONE CIVILE DI GAZA. TUTTO QUESTO SI CHIAMA GENOCIDIO…

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3 commenti

  1. […] genocidio del Popolo palestinese. Censura, quindi, o libertà di stare zitti? Il recente caso di Avram Noam Chomsky, professore emerito di linguistica al MIT (Massachusetts Institute of Technology), considerato una […]

  2. […] il boicottaggio dei prodotti provenienti dagli insediamenti costruiti su terreno usurpato. Negare l’ingresso ad un professore a Gaza per un incontro universitario non si qualifica come boicottaggio per Israele, invece quando altri propongono di tagliare i […]

  3. […] con cui accolgono le (poche) critiche a Israele. Difficile credere che siano così pochi gli intellettuali ebrei a non riconoscersi nell’ideologia […]


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