WASHINGTON CHIAMA, IGNAZIO RISPONDE

Il ministro della Difesa Ignazio Benito Maria La Russa esprime il suo cordoglio alle famiglie dei caduti e annuncia l’invio «fra poche settimane di nuovi mezzi Freccia blindati più grossi, meno veloci, dei Lince ma più sicuri». Questi nuovi mezzi accresceranno la sicurezza dei soldati italiani, ha spiegato La Russa. Precisando che «entro fine anno il contingente italiano sarà destinato a raggiungere i 4mila uomini», ma esclude «passi indietro che vorrebbe dire aiutare i terroristi». L’invasione atlantica continua. Il 18 settembre 2009, il quotidiano RINASCITA pubblica l’articolo “Italiani in guerra con le pezze ai piedi” a firma di Alessia Lai (unico articolo del genere nell’incantato mondo dei media italiani), nel quale vengono denunciate le vulnerabilità del tanto decantato “Lince“, il gioiellino Fiat/Iveco da 290.000 euro più iva, che in più occasioni avrebbe salvato la vita dei soldati del contingente italiano in Afghanistan.

 

Il mezzo blindato “LINCE“, simile a una grossa jeep blindata, in realtà è qualcosa di ben più sofisticato. A cominciare dal nome: VTLM, ossia veicolo tattico leggero multiruolo a trazione integrale 4×4, che può essere impiegato in ogni ambiente operativo. Usato come mezzo da trasporto o come esploratore, è un corazzato di nuova generazione. E’ dotato di un elevato livello di sopravvivenza del personale trasportato, grazie al particolare studio della cellula di trasporto ed i kit aggiuntivi di corazzatura. Caratteristiche e prestazioni: Un veicolo versatile che può lavorare a temperature estreme, da -32 gradi a +49. Oltre ad essere un mezzo stealth ossia invisibile ai radar, è lungo circa 4,8 metri, arriva a pesare fino a 7 tonnellate, ha una velocità massima di 130 km/h e un’autonomia di 500 km. Un mezzo leggero nel quale normalmente viaggiano 4 soldati.

Il ministro della Difesa, Ignazio Benito Maria La Russa, intervenendo oggi a “La telefonata”, su Canale 5, rispondendo ad una domanda sul previsto aumento del numero di militari italiani in Afghanistan ha detto: «Entro fine anno avremo un contingente italiano di poco inferiore ai 4.000 uomini». Il ministro, infine, ha annunciato l’arrivo in Afghnanistan dei nuovi mezzi che dovrebbero aumentare notevolmente la sicurezza dei soldati italiani: «Con il prossimo arrivo in Afghanistan del nuovo blindato “Freccia” i militari italiani potranno avere una protezione maggiore di quella assicurata dai “Lince”, ma  certo “tutto dipende dalla quantità di esplosivo” utilizzata  dai terroristi per compiere l’attentato». Attualmente il contingente italiano in Afghanistan si aggira intorno ai 3.000 uomini.  

Prima di proporvi testualmente l’articolo, vi invitiamo a guardare questo video (Sky TG24, 17 settembre 2009), nel quale vengono descritte caratteristiche e prestazioni del mezzo blindato LINCE:

ITALIANI IN GUERRA CON LE PEZZE AI PIEDI
di Alessia Lai (da Rinascita, 18 settembre 2009)

L’Italia è in guerra. Per conto d’altri ma è in guerra. Non resta quindi che rassegnarsi all’idea di contare i morti e non c’è da stupirsi che i ribelli afghani considerino i soldati italiani un bersaglio della loro resistenza. Un target, come amano definirli analisti e commentatori vari.

Sorvolando sulle inevitabili lacrime a comando di politicanti di ogni schieramento – che alternatisi alla guida del Paese, in questi otto anni di guerra afghana non si sono mai sognati di mettere in discussione i servigi italiani alla potenza occupante statunitense – quel che resta sono le amere considerazioni su un esercito di ascari, di uomini mandati aconsapevolmente a rischiare la vita per interessi superiori, che non sono certo quelli etici e morali che sbandierano quelli che ieri definivano “eroi” i sei connazionali disintegrati da un IED. Decidiamoci: i soldati italiani portano la democrazia in una missione di pace o partecipano attivamente a una guerra?

Un misto di entrambe le cose potrebbero rispondere alcuni. Come dire, una cosa “all’italiana”. Si agisce su un limbo giuridico ed etico che permette di fare la guerra ad una popolazione che non vuole essere assoggettata e occupata da forze esterne e, nel contempo, si gioca a fare gli umanitari inaugurando i soliti ospedaletti da campo o inseminando mucche (“Il Provincial reconstruction team (Prt) a guida italiana di Herat ha realizzato un nuovo centro per l’inseminazione artificiale di bovini. Il Velino 16 settembre 2009). Nel frattempo, i sodati di pattuglia circolano per le vie afghane con un mezzo più volte definito inadatto allo scopo: il Lince.

Un mezzo Fiat-Iveco, venduto anche a numerosi altri eserciti, europei e no, alla modica cifra di circa 290.000 euro più iva. La sola casa di produzione, e il ben noto peso che ha nelle scelte strategiche italiane, desta non pochi sospetti riguardo le lodi che ne tessono gli “esperti del settore” e il massiccio uso che ne fa il nostro esercito. Dal sito dell’Esercito italiano: un «Veicolo Tattico Leggero Multiruolo (VTLM)  a trazione integrale 4×4, che può essere impiegato in ogni ambiente operativo. E’ dotato di un alto livello di sopravvivenza del personale trasportato, grazie al particolare studio della cellula di trasporto, ed i kit aggiuntivi di corazzatura». Andassero a raccontarlo ai sei morti di ieri o al caporalmaggiore di Lisio, che ha fatto la loro stessa fine a luglio. Proprio la morte del di Lisio ha scatenato polemiche sull’efficienza dei mezzi Lince. Il 22 luglio scorso, nel corso della sua visita alla sede del Comando regionale Ovest di Isaf ad Herat, il ministro italiano della Difesa, Ignazio La Russa, ha garantito che verranno aumentati i livelli di sicurezza dei militari italiani con l’aumento dei Predator, l’utilizzo dei Tornado per la copertura aerea e una maggiore protezione per il soldato che sta sulla torretta del mezzo blindato Lince. Il “rallista” infatti è il più esposto agli attacchi nemici e soprattutto, in caso di ribaltamento del mezzo – proprio come ha dimostrato la morte del di Lisio – rischia di rimanere schiacciato dal blindato. Il 27 luglio scorso, in un articolo del Corriere.it si poteva leggere: «Nelle informative arrivate al comando dei carabinieri Ros di Roma viene definito il punto debole degli armamenti. E sono gli stessi Generali della Difesa a confermare come la “ralla” non sia sufficiente a proteggere il militare addetto alla mitragliatrice sui blindati Lince. Perchè si trova sulla torretta e rimane completamente scoperto mentre il mezzo è in movimento, dunque esposto all’attacco del nemico».

In un articolo pubblicato da Rinascita il 4 settembre scorso, Giancarlo Chetoni spiegava alcune cose interessanti su questo mezzo: «Lince manifesta un’accentuata tendenza al ribaltamento su un fianco quando affronta anche a bassa velocità una curva in salita o in discesa (…) ha il baricentro troppo spostato verso l’alto per il posizionamento della cellula di sicurezza. Inoltre la luce tra il terreno e i parafiamma anteriore-posteriore per assorbire l’effetto di cariche esplosive ne compromette in movimento la stabilità, l’assetto, anche con l’inserimento delle marce ridotte. Un carente bilanciamento dei pesi tra parte anteriore (motore) e parte posteriore (gruppo di riduzione) fa il resto. Anche se la Fiat lo presenta come il blindato di nuova generazione, ad alta affidabilità, sicurezza e caratteristiche “stealth” (!), la realtà è che il Lince, almeno in Afghanistan, sta dando dei grossi grattacapi a chi deve uscire in perlustrazione o muoversi in colonna su aree accidentate. La blindatura laterale sopporta l’impatto di proiettili cal. 12,7 millimetri ma è estremamente vulnerabile al tiro di dotatissimi RPG. Un colpo in pieno penetrerebbe come un coltello nel burro nelle blindature laterali e nella cellula di sicurezza determinando la perdita immediata dell’intero equipaggio del Lince. Non è ancora successo ma è fatale che succeda».

Non era chiaroveggenza. Prima o poi qualcuno avrebbe “testato” l’inefficienza di mezzi palesemente inadatti allo scopo per il quale vengono utilizzati in Afghanistan. Ancora Chetoni: «Osannato come “avveniristico” da giornali, tv, da esperti e riviste militari (…) il Lince in realtà è quello che è: un gippone “protetto” uscito dalla Iveco di Bolzano in fretta e furia, con un approccio pregettuale e modalità costruttive che hanno tenuto in scarsa o nulla considerazione la “lezione sul campo” arrivata dall’Iraq. Nel Paese delle Montagne il Lince si sta lasciando dietro, e siamo appena agli inizi, uno strascico di contusi, traumatizzati, feriti e morti. E succede ogni volta che esplode anche la più modesta carica di esplosivo fatta brillare empiricamente al centro “carreggiata” o interrata ai bordi della viabilità. Il peso dell’Iveco, 4,6 tonnellate, due volte scarse quello di un Suv, avrebbe già dovuto allertare gli esperti militari e il settore prove e valutazioni del ministero della Difesa».

Dopo la morte del caporale di Lisio la Magistratura di Roma aveva sequestrato tre Lince danneggiati da esplosioni per vederci chiaro. Immediatamente il ministro La Russa aveva chiesto ai pm della Procura di dissequestrare i blindati, servivano come “pezzi di ricambio”. Una affermazione che può essere letta in due modi: le forze armate italiane si arrabbattano come possono per “sopravvivere” nelle missioni all’estero, oppure il ministero della Difesa preferiva evitare indagini troppo approfondite sui mezzi Lince.

Forse entrambe le cose. Dopotutto i limiti, evidenti, dei mezzi blindati in dotazione ai militari italiani dovrebbero portare alla conclusione che non sono adatti a teatri di guerra come quello afghano. Non si tratta di una missione come la Kfor o l’Unifil, tatri relativamente tranquilli nei quali dei “gipponi” blindati soddisfano appieno le esigenze di protezione del personale. A kabul si tratta di difendersi da ordigni artigianali di discreto potenziale, da tiri di RPG e piccoli mortai. E’ evidente anche ai meno ferrati in questioni militari, che i militari italiani operano con mezzi che non ne garantiscono la sicurezza. I politici italiani lo sanno bene. Non solo quelli che ora stanno al governo. Ieri l’ex generale Mauro Del Vecchio, a suo tempo comandante Isaf e oggi senatore Pd, ha tardivamente ammesso (se ne è guardato bene ai tempi in cui comandava la forza Nato in Afghanistan) che «Quello dei Lince, che sono comunque veicoli apprezzati anche da altre forze armate presenti in Afghanistan, è un problema che esiste e che è tragicamente sotto gli occhi di tutti, non solo per l’attentato di oggi ma anche per quelli degli ultimi mesi. (…) è necessario aumentare la sicurezza di questi mezzi (…) in attesa dei Freccia, che rappresentano sicuramente un’evoluzione dal punto di vista della sicurezza».

Nel frattempo però la priorità di Ignazio La Russa, come emerge da una intervista concessa del ministro a Defense News è quella di sostituire i Tornado con gli AMX, che avranno l’autorizzazione all’impiego dei cannoncini di bordo già in uso nei Tornado ma con la possibilità di «subire revisioni in teatro». Una frase che potrebbe significare la possibilità, da parte degli AMX, di impiegare bombe di precisione, opzione finora sempre esclusa dalla Difesa, ma per la quale 10 AMX e 34 piloti si sono addestrati in agosto nel Deserto del Nevada.

Dopotutto gli Stati Uniti «ammirano ciò che i militari italiani stanno facendo in Afghanistan e si attendono che il nostro impegno nella regione continui», ha dichiarato mercoledì l’ambasciatore nord americano in Italia, David H. Thorne in un’intervista al Corriere della Sera. Washington chiama, Ignazio risponde.

Era il 18 settembre 2009…

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4 commenti

  1. […] della missione umanitaria di pace Isaf, nel 2004. Le quattro vittime erano a bordo del Lince, in servizio di scorta a un convoglio di camion civili. Gli automezzi rientravano verso ovest dopo […]

  2. […] gli italiani hanno i Lince, il gioiellino Fiat/Iveco da 290.000 euro più iva, che in più occasioni avrebbe dovuto salvare […]

  3. […] improvvisato, più comunemente conosciuto come IED (Improvised Explosive Device), ha colpito un veicolo blindato Lince facendolo saltare in aria, nei pressi di Shindand, nell’ovest dell’Afghanistan. […]

  4. […] Shindand, dove un VTML Lince, la bara mobile tanto esaltata e magnificata dal servo di Washington Ignazio La Russa, il gioiellino blindato Fiat/Iveco da 290.000 euro più iva, è rimasto coinvolto in un incidente. […]


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