IL PARLAMENTO DEI NOMINATI TIRA LE SOMME

La legge elettorale vigente ha consegnato alla Repubblica il Parlamento dei nominati. Con una buona approssimazione infatti sono le segreterie dei vari partiti a decidere chi avrà l’onore di sedere rispettivamente a Montecitorio o a Palazzo Madama. Gli elettori sono chiamati alle urne solamente per apporre un segno sul partito che più preferiscono essendo stati spogliati dal diritto di scegliere i propri rappresentanti. Le modifiche non hanno però riguardato solo i rappresentanti, ma anche i rappresentati ovvero gli elettori. Attualmente infatti più di un quarto della popolazione non è rappresentata alle Camere, un dato che non mette tutti i cittadini sulle stesso piano, i voti di qualcuno valgono infatti più delle preferenze di altri.

(…) Il ministro per i Rapporti col Parlamento Elio Vito (foto) ha presentato un dettagliato rapporto sull’attività di Camera e Senato nel corso dei primi due anni di legislatura. In ventiquattro mesi di governo sono stati approvati definitivamente in Parlamento 146 atti su un totale di 194 provvedimenti adottati dal Consiglio dei Ministri: un dato che sottolinea il notevole incremento della percentuale, pari al 75%, di approvazioni a dimostrazione di un saldo continuum tra maggioranza parlamentare e Governo. Un dato che non stupisce se si considera che l’attuale inquilino di Palazzo Chigi ha anche avuto l’ultima parola sulle candidature nelle liste del Popolo della Libertà, sodalizio politico di cui è anche presidente. Gli “amici” di una vita, i vecchi soci ed in generale la larga schiera di “onorevoli per caso” non sono in grado di spingere il bottone con impressa la scritta “No”. Di questi tempi sono diventati una specie in via di estinzione anche i franchi tiratori.

È noto, basta fare la voce grossa anche solo tra le quattro mura delle Commissioni parlamentari o per i corridoi del Transatlantico per essere subito inseriti nelle liste di proscrizione e diventare destinatari di messaggini che hanno più o meno questo contenuto: “On. Tal dei tali occhio al seggio!”. Quando poi non si riesce a far ragionare i dissidenti della maggioranza si ricorre in maniera sistematica al voto di fiducia, le precessioni sotto ai banchi della Presidenza di Gianfranco Fini e Renato Schifani sono state ben 32 in soli due anni su 20 provvedimenti, di cui 16 decreti legge e 4 disegni di legge. Nella XV legislatura il Governo Prodi aveva posto la fiducia per 27 volte su 14 provvedimenti; nove volte su decreti legge e cinque su disegni di legge. Nell’iter di approvazione dei disegni di legge sono passati ben 1.719 emendamenti: il 26% proposti dalle opposizioni, in numero maggiore di quelli proposti dal Governo (21%). Per quanto riguarda i decreti-legge, il Parlamento è intervenuto a modificarne il testo nella quasi totalità dei casi, apportando complessivamente 1.411 modifiche. Rimane molto alto il tempo medio di approvazione dei disegni di legge che risulta pari a 8 mesi.

Il fattore tempo – spiega il rapporto presentato da Vito – è un elemento decisivo nella concreta configurazione delle procedure decisionali ed acquista importanza ancora maggiore tenuto conto che i processi di globalizzazione economica e sociale e la concorrenza fra gli ordinamenti esigono risposte non solo efficaci nel merito, ma anche rapide”.

Tra le righe si legge quindi l’intenzione dell’Esecutivo di voler snellire il procedimento legislativo. Anche in questo caso però sarebbe necessaria una modifica al testo della Costituzione, una revisione quasi impossibile considerato il poco tempo a disposizione e la poca armonia tra le fila della maggioranza. Modificando la legge elettorale si potrebbe forse tornare ad un Parlamento in grado di portare avanti un processo riformista, per fare questo bisogna però tornare a delle Camere che rappresentino tutti gli elettori. Chi si autodefinisce “democratico” e continua a parlare di “voto utile” dimostra di essere un ipocrita e rappresenta forse l’ennesima conferma del fatto che non sempre la democrazia rappresentativa è il migliore dei sistemi possibili.

da Matteo Mascia

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Dal sito web del Rpporti col Parlamento:

In 2 anni approvate 146 leggi anche di iniziativa parlamentare

 

 

10 Maggio 2010

Alta percentuale (75%) di approvazione dei provvedimenti varati dal Governo, utilizzo dei decreti legge nella media della passata legislatura, forte incremento (+60%) delle proposte di legge di iniziativa parlamentare licenziate dalle Camere, contributo emendativo più che significativo da parte delle opposizioni nell’elaborazione dei provvedimenti. Questi in sintesi i numeri dei primi due anni del Governo Berlusconi che emergono dal rapporto redatto dal Ministero.

I numeri – Sono stati 146 gli atti legislativi approvati definitivamente su un totale di 194 provvedimenti adottati dal Consiglio dei Ministri: un dato che sottolinea il notevole incremento della percentuale, pari al 76%, di approvazioni a dimostrazione di un saldo continuum tra maggioranza parlamentare e Governo.

Nel corrispondente periodo della precedente legislatura (II Governo Prodi), su un totale di 224 provvedimenti governativi, ne erano stati approvati solo 106 (pari cioè al 47%); mentre nella XIV legislatura (II Governo Berlusconi), su 327 provvedimenti deliberati ne erano stati approvati 184 (pari al 56%). Quindi, il Governo ha concentrato l’attività di iniziativa legislativa in un minor numero di provvedimenti che hanno avuto una maggiore percentuale di conclusione, con un’inversione di tendenza rispetto alle precedenti legislature. Una situazione ancora più positiva se si esaminano i provvedimenti di ratifica dei trattati internazionali. Di 83 disegni di legge presentati ben 67 sono stati approvati, e dunque quasi l’81%.

Nel corrispondente periodo della precedente legislatura il Governo Prodi aveva presentato 75 disegni di legge, di cui solo 41 approvati (pari, dunque, a circa il 55%).

I decreti legge – Nel biennio il Governo ha adottato 59decreti legge, con una media di 2,4 decreti legge al mese. Nei corrispondenti periodi delle precedenti legislature, la media mensile di decreti legge deliberati dal Consiglio dei Ministri era stata, rispettivamente, di 4 decreti nella XIV legislatura e di circa 2 al mese nella XV. Un elevato numero di decreti (10 nel bimestre maggio-giugno 2008 e 12 nel settembre-ottobre dello stesso anno) è stato adottato in connessione a gravi emergenze: nel primo periodo in materia di rifiuti in Campania e criminalità e nel secondo in conseguenza della crisi dei mercati finanziari internazionali. Da gennaio 2009, nonostante le ulteriori emergenze verificatesi, tra cui il terremoto in Abruzzo, il ricorso alla decretazione d’urgenza è diminuito, assestandosi su una media pari a 1,9decreti al mese. Non solo: nel 2009 sono stati deliberati soltanto 18 decreti legge, la cifra più bassa dalla fine degli anni ’60.

Leggi di iniziativa parlamentare – Nel biennio sono state approvate definitivamente 21 proposte di legge di iniziativa parlamentare, ben 8 in più rispetto a quelle approvate nella scorsa legislatura, con un incremento, quindi, di oltre il 60%. Un dato che dimostra che l’iniziativa parlamentare ha trovato maggiore spazio rispetto ai tempi del Governo Prodi.

Gli emendamenti – Nell’iter di approvazione dei disegni di legge sono stati approvati ben 1.719 emendamenti: il 26% proposti dalle opposizioni, in numero maggiore di quelli proposti dal Governo (21%). Per quanto riguarda i decreti-legge, il Parlamento è intervenuto a modificarne il testo nella quasi totalità dei casi, apportando complessivamente 1.411 modifiche.

Anche in sede di esame dei decreti un numero non trascurabile di emendamenti approvati sono stati di iniziativa dei parlamentari delle opposizioni. Sono stati approvati 211 emendamenti proposti dalle opposizioni, per una percentuale pari a quasi il 15% del totale, una cifra superiore, anche in questo caso, a quelli di iniziativa governativa (177, corrispondenti circa al 12%).

La questione di fiducia – Il Governo ha fatto ricorso alla questione di fiducia 32 volte su 20 provvedimenti, di cui 16 decreti legge e 4 disegni di legge. Nella XV legislatura il Governo Prodi ha posto la fiducia per 27 volte su 14 provvedimenti (9 su decreti legge e 5 su disegni di legge). Considerato che il Governo Prodi si dimise il 24 gennaio 2008, prendendo a riferimento questa data, il numero delle fiducie del Governo Prodi corrisponde a quelle chieste dal Governo Berlusconi nel medesimo periodo di tempo (27 nei primi 21 mesi).

In rapporto al totale delle leggi approvate, il Governo Berlusconi ha fatto ricorso alla fiducia in misura leggermente inferiore al Governo Prodi. Nel caso delle leggi finanziarie l’attuale Governo ha posto una sola volta la fiducia rispetto alle nove del Governo Prodi.

I tempi della decisione parlamentare – Rimane molto alto il tempo medio di approvazione dei disegni di legge che risulta pari a 8 mesi. Il fattore tempo è un elemento decisivo nella concreta configurazione delle procedure decisionali ed acquista importanza ancora maggiore tenuto conto che i processi di globalizzazione economica e sociale e la concorrenza fra gli ordinamenti esigono risposte non solo efficaci nel merito, ma anche rapide.

Il problema centrale delle procedure legislative rimane, quindi, quello della certezza dei tempi di decisione. Questi temi possono trovare soluzione Nell’ambito delle modifiche regolamentari e costituzionali che il Parlamento intenderà promuovere e alle quali il Governo guarda con particolare attenzione.

da MINISTERO RAPPORTI CON IL PARMAMENTO

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