E QUESTI SAREBBERO GLI ONOREVOLI?

Nella seduta pomeridiana del 6 maggio 2010 (ore 16:05) il Ministro dell’Economia e Finanze, Giulio Tremonti, è intervenuto in Aula alla Camera dei Deputati per un’informativa urgente sulla crisi economico-finanziaria in atto in Grecia e sulle possibili ripercussioni sulla stabilità dell’euro. L’intervento d’apertura è stato dedicato al cordoglio profondo espresso per le vittime degli incidenti di Atene, per poi proseguire:  (…) La situazione della Grecia è molto seria. La crisi è stata causata da profondi squilibri economici e finanziari, privati e pubblici, squilibri che si sono accumulati nel tempo per colpevole convenienza ed inerzia (…) A ben 572 deputati su 630, l’intervento del Ministro dell’Economia non è parso interessante, e sono risultati assenti.
Il Parlamento è il corpo legislativo dello Stato, la cui funzione è approvare le leggi. L’esistenza del Parlamento è considerata diretta conseguenza del principio di sovranità popolare. Ogni giorno in Parlamento si discutono e si decidono cose che potrebbero cambiare la nostra vita: redditi, salari da fame, lavoro, stato sociale ecc. E questi argomenti ci riguardano, perchè gli onorevoli rappresentanti del Popolo, li paghiamo con i nostri soldi. Fatto salvo alcuni onorevoli parlamentari che fisicamente presenziano i lavori istituzionali, ce ne sono tanti altri che costantemente sono assenti dall’Aula ma che ritroviamo sorridenti e inceronati a infestare il piccolo schermo. La crisi economica vera, reale (con il suo seguito di scontri di piazza e di morti) che sta sconvolgendo la Grecia e che potrebbe diffondersi, per effetto domino, ad altri paesi europei, Italia compresa, non interessa i nostri (si fa per dire) deputati.
Un’aula vuota (come accade spesso il giovedì, con la fine dell’attività e le partenze degli onorevoli) per uno degli interventi più importanti del ministro dell’Economia. Un’aula deserta che, con 573 assenze su 630 deputati, offre un segnale sconcertante circa le priorità reali della classe politica italiana. Le immagini in questo post non si riferiscono alla seduta n°318 del 6 maggio 2010, ma rappresentano la consapevolezza degli onorevoli deputati di quello che accade oltre la punta del loro naso: essere pagati per lavorare da lunedì a giovedì mattina, a soli 15.000 euro al mese…VERGOGNA!
 
NEL BELPAESE DELLE MERAVIGLIE, C’E’ VITA…
 
«Nel momento culminante della crisi solo ora arginata, l’Italia ha fatto la sua parte e l’ha fatta nel senso giusto, secondo il ruolo che l’ha storicamente caratterizzata: proporre e sollecitare più Europa, più unità, più integrazione, contro ogni ripiegamento su meschini, indifendibili egoismi nazionali»: così il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in una dichiarazione sulle decisioni anti-crisi di Bruxelles (Ansa, data astrale 10 maggio 2010).

Informativa urgente del Governo sulla crisi economico-finanziaria in atto in Grecia e sulle possibili ripercussioni sulla stabilità dell’euro.

(Intervento del Ministro dell’economia e delle finanze)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Ministro dell’economia e delle finanze, Giulio Tremonti.

GIULIO TREMONTI, Ministro dell’economia e delle finanze. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo sia doveroso iniziare questo intervento esprimendo cordoglio profondo per le vittime degli incidenti di Atene (Applausi). La nostra solidarietà e il nostro sostegno sono al popolo e al Governo della Grecia e in questi momenti sono ancora più forti. La situazione della Grecia è molto seria. La crisi è stata causata da profondi squilibri economici e finanziari, privati e pubblici, squilibri che si sono accumulati nel tempo per colpevole convenienza ed inerzia. Tali squilibri, alla fine, sono stati amplificati dalla speculazione, minacciando la stabilità tanto del Paese quanto dell’intera area dell’euro. La discussione che si fa oggi in questa Aula è temporalmente parallela a quanto si sta facendo – in questi giorni e in queste ore – negli altri 15 Paesi dell’Eurozona, nei loro Governi e nei loro Parlamenti. Diciamo che la Grecia sta producendo più democrazia di quella che riesce a consumare. Domani mattina il Governo discuterà uno specifico decreto-legge. Seguirà a Bruxelles il vertice dei Capi di Stato e di Governo dell’Eurozona. Si tratta di un vertice nel quale l’Italia e il Presidente del Consiglio italiano avranno un ruolo molto importante. Si è diffusa in Europa l’idea di un certo ritardo sui tempi di reazione della politica, tempi asimmetrici rispetto ai tempi di azione dei mercati. Sul ritardo è stato giustamente detto, dal Presidente di Eurogruppo, che sarebbe sbagliato «guardare con occhio nazionale alle cose europee, invece di guardare alle cose nazionali con occhio europeo». Dal 2004 la Grecia è sottoposta alle procedure di deficit eccessivo previste dal Patto di stabilità e crescita. I problemi macroeconomici e di finanza pubblica tipici e propri della Grecia erano, dunque, già noti e da tempo. Ma sono poi notevolmente peggiorati tanto sul piano reale e ontologico – l’economia si è deteriorata – quanto sul piano gnoseologico perché si è saputo di più e di peggio. Sono emerse impressionanti e prima non rilevate asimmetrie informative. Vi è chi manipola la sua contabilità per moltiplicare la sua ricchezza e vi è chi, all’opposto, manipola la sua contabilità per mascherare la sua povertà. Quanto è successo e sta succedendo era prevedibile e per grandi linee è stato previsto, e per questo mi permetto di rinviare, per grandi linee, all’intervento fatto dal Governo in quest’Aula, poiché fu già richiesto di riferire sulla crisi, il 9 ottobre 2008. Sull’asse del tempo, la crisi greca accelera dopo le elezioni politiche del 4 ottobre. Il 19 ottobre il Ministro del tesoro informa che il debito salirà al 120 per cento del prodotto interno lordo. Il 5 novembre il Primo ministro greco annuncia un bilancio di austerità volto a salvare il Paese dal fallimento. Il 10 dicembre il caso Grecia arriva al Consiglio europeo. Da allora è stato un crescendo drammatico di fatti e di dati, economici e politici, propri della Grecia e propri dell’Europa nel suo insieme. I mercati hanno reagito a modo loro. Hanno per lungo tempo tenuto gli spread a livelli minimi, prezzando i rischi in modo non adeguato, poi hanno fortemente reagito, aumentando i differenziali di rendimento e producendo instabilità e volatilità, in un continuo saliscendi che è stato Pag. 46ed è particolarmente negativo per le sue evidenti ricadute in termini di imprevedibilità dei costi di finanziamento. In marzo queste tendenze hanno riguardato non solo la Grecia, ma anche altri Paesi. Instabilità e volatilità si sono così estese al mercato europeo. In questo scenario, è cresciuta la consapevolezza della necessità di un intervento dell’Europa. Il 25 marzo, i Capi di Stato e di Governo dell’area euro hanno concordato in ordine alla necessità di salvaguardia della stabilità sistemica dell’area euro. È essenziale notare che l’obiettivo dell’azione era allora ed è ancora la stabilità dell’euro, perché il problema è dell’area e non solo della Grecia. È importante notare due elementi specifici contenuti nel comunicato emesso dai Capi di Stato e di Governo il 25 marzo: forte coordinamento delle politiche economiche e rafforzamento della sorveglianza, inclusa la possibile modifica del quadro legale che ad essa sovrintende, vale a dire del Patto di stabilità e crescita. Anche questo vuol dire Europa ed è molto importante. L’azione della Grecia è stata ed è necessaria ma non è sufficiente. La reazione o è europea o non è. L’immagine dell’estintore è stata tratta da una conferenza stampa del 17 dicembre 1940, con la quale il Presidente Roosevelt persuade che è nell’interesse degli Stati Uniti d’America aiutare finanziariamente l’Inghilterra. La logica era quella dell’aiuto non a fondo perduto, ma del prestito, e l’opinione pubblica americana, che non avrebbe accettato la logica del fondo perduto, ha accettato quella del «lend and lease». Le caratteristiche essenziali del meccanismo deciso il 25 marzo sono tre: l’intervento deve essere richiesto dal Paese che si trova a fronteggiare un insufficiente finanziamento dal mercato; il Paese deve avere un programma credibile di risanamento e sviluppo, verificato dalla Commissione europea, dalla Banca centrale europea e dal Fondo monetario internazionale (Fondo che può partecipare in posizione minoritaria rispetto al finanziamento europeo); i Paesi europei intervengono con prestiti bilaterali, ma in una logica simmetrica e in una meccanica multilaterale, sulla base oggettiva della loro quota nel capitale della Banca centrale europea. L’11 aprile, i Ministri delle finanze dell’area euro si sono riuniti in teleconferenza per rendere operativa la decisione dei Capi di Stato e di Governo del 25 marzo e per esplicitare la loro determinazione a sostenere la Grecia, indicando in dettaglio la struttura ipotizzata per il prestito (due voci: un tasso base, più uno spread di 300/400 punti base a seconda della scadenza e una commissione una tantum per i costi operativi pari a circa 50 punti base). Ancora una volta i mercati hanno reagito bene sul momento, ma poi sono riapparse turbolenza e volatilità, soprattutto a seguito di alcune incertezze politiche. In specie la reazione dei mercati è stata più forte che nelle occasioni precedenti. Nel periodo che va dal 12 aprile al 2 maggio, lo spread della Grecia ha toccato livelli eccezionali e allo stesso modo, seppure su scala con dinamica inferiore, si sono mossi gli spread di altri Paesi. Il 23 aprile la Grecia ha chiesto ufficialmente il sostegno europeo e del Fondo monetario internazionale e si è così avviata la procedura per la definizione del programma greco di risanamento e sviluppo. Mentre erano in corso i negoziati sul programma, i mercati hanno continuato a registrare fortissima turbolenza e volatilità a causa dei timori di contagio, amplificati da alcune decisioni sul rating. Sulla base dell’accordo sul programma di risanamento e sviluppo, il 2 maggio i Ministri delle finanze dell’area euro hanno deciso di attivare il programmato meccanismo di sostegno alla Grecia. L’elemento di base e presupposto dello strumento di finanziamento è il programma greco di risanamento e sviluppo. Il Fondo monetario, la Commissione europea e la Banca centrale europea hanno accertato e dichiarato che il programma Pag. 47greco è adeguato e credibile. Su questa base, insieme con gli altri Paesi dell’area euro, l’Italia concorda. La Grecia si trova ad affrontare quelle che il Fondo monetario ha correttamente definito come due sfide: risanare le finanze pubbliche e rendere competitiva la sua economia. Il Governo greco ha finora dimostrato eccezionale determinazione e grande capacità di leadership, annunciando pubblicamente ed impegnandosi ad adottare le misure che la Commissione europea, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale considerano adeguate per affrontare entrambe le sfide. Dal lato del bilancio pubblico, in aggiunta a quanto già deciso ad inizio anno, sono previste misure correttive addizionali, sul lato della spesa e delle entrate, in misura pari a 11 punti di PIL in tre anni, al fine di riportare il rapporto deficit/PIL sotto il 3 per cento nel 2014. Dal lato economico strutturale, sono previste misure volte a modernizzare e rendere competitivo il sistema economico greco, con riferimento a stabilità del settore finanziario, mercato del lavoro, imprese statali e lotta alla corruzione. È su questa base che è stato attivato l’intervento finanziario, sostanzialmente mirato a mettere la Grecia temporaneamente fuori dal mercato finanziario e dai suoi rischi, non dovendo il funding della Grecia più essere fatto sul mercato, ma appunto attraverso un nuovo strumento predisposto ad hoc. L’ammontare di tale strumento è di 110 miliardi di euro in tre anni, di cui 80 miliardi messi a disposizione dai Paesi dell’area euro e 30 dal Fondo monetario internazionale. Gli 80 miliardi di pertinenza dei Paesi dell’area euro sono costituiti da prestiti bilaterali. Trenta miliardi sono per il primo anno e la prima erogazione è prevista prima del 19 maggio, data nella quale la Grecia deve fronteggiare importanti scadenze sul proprio debito. Il Fondo monetario interviene a sua volta, in misura eccezionale, pari a 32 volte la quota greca nel Fondo, con una procedura di approvazione estremamente accelerata (al momento è prevista per il 9 maggio). La nostra quota nel pacchetto di sostegno è il 18,4 per cento del totale europeo, corrispondente alla nostra quota di partecipazione al capitale della Banca centrale europea, pari inizialmente a circa 5,5 miliardi. Il decreto-legge, che sarà approvato domani dal Consiglio dei ministri, ci consente di intervenire in modo flessibile, con emissioni a medio-lungo termine ed anticipazioni di tesoreria. Trattandosi di un prestito, l’intervento non avrà effetti sul deficit ma sul debito, di cui però si terrà conto nettizzandolo nel quadro del Patto di stabilità. Si avrà un differenziale positivo per l’Italia, tra il tasso applicato alla Grecia e il nostro costo della raccolta. Questo differenziale è previsto per rendere compatibile lo strumento con ipotesi di interpretazioni «costituzionali» europee contrarie ai salvataggi operati dai Paesi europei contrari ai bail out. I rimborsi in quota capitale da parte della Grecia sono destinati al fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato, mentre gli interessi all’entrata dello Stato. Per capire e per concludere, fino ad ora per descrivere l’evoluzione della crisi ho usato l’immagine del videogame: arriva un mostro, lo affronti e mentre ti rilassi ne arriva un altro, ancora più grande. Userò qui un’altra immagine: al termine del suo libro sulla Seconda guerra mondiale, Churchill si chiede se quella sui cui scrive è stata davvero la Seconda guerra mondiale o, invece, il sequitur di un’unica guerra, solo intervallata da un lungo armistizio. Questa non è una seconda crisi che è arrivata. È solo la stessa crisi che è continuata e si è trasformata, passando dai debiti privati ai debiti pubblici e, così, scalandosi su scala globale. Per capire specificamente cosa è successo e sta succedendo in Europa, basta guardare alla carta geopolitica e geoeconomica dell’Europa. In Europa sono rimasti i vecchi confini politici, ma, unificando lo spazio monetario, sono stati Pag. 48rimossi tutti i confini economici. È così che non ci sono più confini tra il bilancio di una banca residente e incorporata in uno Stato e il bilancio della banca controparte residente in un altro Stato. È così che non ci sono più confini, ma travasi tra debiti, deficit e default delle banche e degli Stati. L’esposizione della core Europe verso la Grecia è relativamente limitata. Ma l’esposizione della core Europe verso i Paesi che a stella la circondano è, contando i connessi derivati, enormemente superiore. Le colpe passate e i doveri attuali non sono certo uguali, da banca a banca e da Stato a Stato. In particolare, i doveri degli Stati in crisi sono e devono restare assoluti, ma ormai la responsabilità è di tutti. Rimossi ex ante i confini economici, non si possono più far valere ex post i confini politici. Nessuno è immune dai rischi perché passeggero con biglietto di prima classe. L’estensione della crisi è sistemica e la soluzione può essere solo comune e politica. La sovrastruttura politica deve allinearsi alla struttura economica e la semplice somma algebrica – totale o parziale – dei Governi nazionali più o meno forti non può fare da sola quel nuovo tipo di politica che il tempo presente richiede. Il tempo è strategico e dobbiamo guardare non solo a domani o al prossimo mese, ma al prossimo decennio, per assorbire la crisi e per organizzare il futuro. Il nostro futuro non è infatti un destino, ma una scelta. Su questo è splendido l’intervento fatto oggi dal Presidente Delors, sui tempi e sugli strumenti per gestire la crisi. È stato scritto, su un giornale inglese, che la Grecia è un Paese in cui l’impensabile diventa inevitabile, senza attesa nel reame dell’improbabile. Crisi in greco vuol dire discontinuità, una discontinuità che può essere positiva, costitutiva e costruttiva dell’Europa. Ci si aspetta che domani il vertice possa dire che non basta dare una risposta a questa crisi e che dobbiamo saper andare più lontano, imparando la lezione e prendendo tutte le misure necessarie affinché una crisi di questo tipo non si ripeta. Sono queste le basi su cui dobbiamo e possiamo avere fermezza nel presente e fiducia nel futuro (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania, Misto-Noi Sud/Lega Sud Ausonia e del deputato Cesa).

da RESOCONTO STENOGRAFICO DELL’ASSEMBLEA n°318  (CAMERA DEI DEPUTATI, 6 maggio 2010)

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1 commento

  1. […] spalle degli altri. Alle spalle di chi vivono i nostri (si fa per dire) parlamentari parassiti che dormono sui banchi, che giocano con gli iPad, che ingrassano con plafond illimitati, che gozzovigliano con privilegi e […]


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