KATYN, 70 ANNI DI MENZOGNE “SOVIETICHE”

L’Archivio di Stato della Federazione russa ha pubblicato on-line le documentazioni ‘top-secret’ sulla strage di Katyń. Lavrentij Pavlovič Berija, ex capo della polizia segreta sovietica (NKVD), suggerì al Politburo l’eliminazione di 22.000 prigionieri di guerra dell’Armata Rossa dal 1939, nei gulag di Kozielsk, Starobielsk e Ostashkov e i detenuti delle prigioni della Bielorussia e Ucraina occidentali, su ordine di Iosif Vissarionovič Džugašvili, meglio conosciuto come Stalin, nella foresta di Katyń e nelle prigioni di Tver, Kharkov e di altre città sovietiche. Il Cremlino era favorevole, Tsa.

L’Archivio di Stato russo ha messo online (www.archives.ru) i documenti relativi al massacro di Katyń, perpretati nella primavera del 1940, su ordine del dittatore sovietico Stalin. I corpi delle vittime furono trovati dalle truppe tedesche nell’aprile del 1943, e venne istruita una commissione d’inchiesta che attribuì la responsabilità dell’eccidio agli ex alleati russi. I quali però rispedirono le accuse al mittente. L’URSS negò le accuse fino al 1990, quando riconobbe l’NKVD come responsabile del massacro e della sua copertura. Questa tesi negazionista, pur denunciata come menzognera nel corso degli anni, si è imposta come versione ufficiale dei fatti per quasi mezzo secolo. Nei fatti fu Mikhail Gorbaciov nel 1990 ad ammettere le colpe dell’Unione Sovietica (URSS).

Nel periodo dal 3 aprile al 19 maggio 1940, circa 22.000 prigionieri di guerra vennero massacrati dai sovietici: circa 6.000 provenivano dal gulag di Ostaszków, circa 4.000 dal gulag di Starobielsk, circa 4.500 dal gulag di Kozielsk e circa 7.000 dalle parti occidentali di Ucraina e Bielorussia. I prigionieri di Kozielsk vennero eliminati in un luogo prescelto appositamente per le uccisioni di massa situato vicino Smolensk, nella foresta di Katyń, che diede poi il nome all’intero genocidio; quelli provenienti dal gulag di Starobielsk vennero uccisi nella prigione dell’NKVD di Kharkov e i loro resti vennero sepolti nei pressi di Pyatikhatki. Gli ufficiali di polizia di Ostashkov vennero uccisi nella prigione dell’NKVD di Tver e sepolti a Miednoje. Il metodo con cui venne eseguita la mattanza era stato studiato dettagliatamente. Prima venivano verificati i dati anagrafici del condannato a morte, poi questi veniva ammanettato con fil di ferro e portato in una cella isolata. Dopo essere stato fatto entrare nella cella, veniva immediatamente ucciso con un colpo alla nuca. Il rumore del colpo di pistola veniva silenziato agli altri condannati a morte tramite l’azionamento di grandi ventilatori e dal motore acceso dei camion. Il corpo veniva quindi trasferito all’aperto passando da una porta secondaria, venendo caricato su uno dei sei camion predisposti per il trasporto. Poi toccava alla vittima successiva. Questa procedura venne ripetuta cinicamente ogni notte, ad eccezione della festa del primo maggio.

Tra i documenti più importanti figura il rapporto del 5 marzo 1940 con cui il braccio destro di Stalin e capo della polizia segreta sovietica (Nkvd), Lavrentij Pavlovič Berija, avvia le «pratiche» per lo sterminio. Il rapporto è controfirmato da Stalin e da altri membri del Politburo tra cui Molotov, Voroshilov, Mikoian, Kalinin e Kakanovich.

Nei campi prigionieri di guerra gestiti dall’Nkvd – si legge nell’informativa – e nelle carceri occidentali in Ucraina e Bielorussia c’è attualmente un gran numero di ex ufficiali dell’esercito polacco, ex funzionari della polizia polacca e dei servizi di intelligence, membri dei partiti nazionalisti controrivoluzionari polacchi, membri di smascherate organizzazioni ribelli controrivoluzionarie, disertori e altri. Sono tutti nemici giurati del potere sovietico, pieni di odio verso il sistema sovietico“.

Al compagno Stalin. Si apre così l’informativa di Berija a Stalin, con tanto di timbri a umido:

I prigionieri di guerra detenuti nei campi stanno cercando di continuare il lavoro controrivoluzionario, e sono impegnati in agitazioni anti-sovietiche. Ciascuno di loro è in attesa del rilascio per essere in grado di impegnarsi attivamente nella lotta contro il dominio sovietico. Gli organi del Nkvd nelle regioni occidentali di Ucraina e Bielorussia, hanno rivelato una serie di organizzazioni di ribelli controrivoluzionari, in tutte queste organizzazioni hanno svolto un ruolo di primo piano ex ufficiali dell’ex esercito polacco, ex poliziotti e gendarmi

L’informativa prosegue e Berija elenca a Stalin il numero dei prigionieri che erano detenuti nei gulag sovietici e quale sarebbe stato loro consigliato il “trattamento” riservabile:

[…] Nei campi di prigionia ci sono 14.736 ex ufficiali, funzionari, proprietari terrieri, polizia, gendarmi, carcerieri, colonizzatori e spie. Oltre il 97% di loro sono di nazionalità polacca. Sulla base del fatto che essi sono risoluti e incorreggibili nemici delle autorità sovietiche l’Nkvd ritiene necessario considerare in modo speciale che si infligga loro la pena capitale, con un colpo alla testa […]

L’ultimo passaggio dell’informativa:

[…] I casi devono essere trattati senza che i detenuti siano citati in giudizio, senza rivelare loro le accuse, senza indicazioni relative alla conclusione delle indagini e i capi d’imputazione che pendono su di essi […]

Nei dossier rilasciati dall’Archivio russo, accessibili a tutti, due terzi dei faldoni (116 su 183) restano coperti dal segreto di Stato confermato da Vladimir Putin: oltre la risoluzione con cui il 5 marzo 1940 il Politburo sovietico avallò la proposta di Berija, è contenuta una relazione del 1959, scritta a mano dall’ex capo del Kgb, Alexander Nikolayevich Shelepin, in cui si informa il leader sovietico Nikita Sergeevič Chruščёv, meglio conosciuto come Krushiov, sulle modalità d’esecuzione dei prigionieri. Lo stesso Kruschiov ebbe un ruolo attivo nell’organizzazione delle deportazioni. Totale dei condannati a morte: 21.857 cittadini polacchi, tra cui militari, donne, anziani e bambini. Visto e approvato in quattro pagine di informativa con la matita blu.

Nell’attesa che il Governo inglese, americano, italiano e, soprattutto lo Stato del Vaticano, rendano accessibili i propri archivi di Stato, pubblichiamo le 4 pagine dell’informativa sovietica del 5 marzo 1940, i rimanenti documenti sono tutti accessibili dal sito web dell’Agenzia dell’Archivio federale russo, www.archives.ru:

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1 commento

  1. […] spesa nell’escalation militare che segnò la Guerra Fredda, dapprima contro l’Urss di Stalin e poi contro i suoi eredi, a cui seguì la caduta del muro di Berlino con il conseguente […]


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