CHI PAGA L’ENERGIA NUCLEARE

Il mito dell’industria racconta che l’energia nucleare costa soltanto 1,7 centesimi per kWh, mentre quelle prodotta dal carbone costa 2 centesimi e quella dal gas 5,7 centesimi. Ma queste cifre si applicano soltanto all’energia generata da reattori nucleari esistenti. Rappresentano la classica omissione dei costi del capitale da un’equazione di prezzo. L’elettricità derivante dai vecchi reattori nucleari costa relativamente poco perchè tutti i costi iniziali di costruzione, i ritardi normativi e cose simili sono stati tutti già archiviati da un bel pò.

Una relazione della New Economics Foundation (NEF) intitolata “Miraggio e oasi: scelte energetiche nell’età del riscaldamento globale” conclude che il costo dell’energia nucleare è stato sottostimato di quasi tre volte [1]. Di certo l’industria fornisce con sfacciataggine stime falsificate del costo finanziario dell’elettricità generata dal nucleare, omettendo di tenere conto del ciclo del combustibile nella sua totalità, e basando i propri numeri su dati incompleti. Se si tenesse conto dei costi veri, il costo unitario dell’energia nucleare salirebbe drammaticamente. Un articolo sul New Scientist contraddice le stime dell’indistria nucleare, concludendo che, una volta considerati in modo realistico i costi di costruzione e di finanziamento, il prezzo dell’elettricità generata dal nucleare sale da circa 3 pence per kWh in Gran Bretagna (circa 5 centesimi negli USA e 3 centesimi in area Euro) a 8,3 pence (circa 14 centesimi negli USA e 9 centesimi in area Euro). Questo perchè il prezzo di costruzione di un nuovo reattore è esponenzialmente alto, laddove invece non costa molto mantenere in funzione un vecchio reattore. E questa stima ancora non include il costo della gestione dell’inquinamento, degli incidenti, della copertura assicurativa delle centrali nucleari, o della loro protezione da attacchi terroristici [2].

Per quanto riguarda la maggiore capacità produttiva ottenibile con la costruzione di nuove centrali nucleari, al momento i bassi tassi d’interesse potrebbero rappresentare una crescente attrattiva per i grandi progetti di investimento, ma un aumento dei tassi obbligherebbe le nuove costruzioni a uno stop indefinito [3]. E’ falso anche utilizzare l’attuale prezzo gonfiato del gas naturale come un argomento a favore dell’economicità del nucleare. Ed Cummins della Westinghouse (una compagnia che realizza reattori nucleari) ha detto che se il gas naturale dal suo attuale prezzo anomalo di 6 dollari per Mbtu (Million British Thermal Units, unità di misura del calore; 1 Mbtu=1,055 gigajoule) tornasse al suo prezzo tradizionale di 3,65 dollari, le centrali nucleari cesserebbero di essere competitive, quand’anche si accettassero le stime artificiose dell’industria nucleare. In particolare, il gas naturale è così costoso perchè l’uragano Katrina (agosto 2005) ha severamente compromesso le forniture nell’area del Golfo del Messico, e negli USA hanno sofferto l’inadeguatezza degli impianti di importazione di grandi quantità di gas naturale, il tutto mentre la domanda complessiva e globale era in fase di crescita. A parte le comparazioni con il gas naturale, molti gli studi non concordano con le stime dell’industria.

Secondo un’analisi del Massachussetts Institute of Technology, datato 2003 e intitolato: “Il futuro dell’energia nucleare“, il costo “livellato” dell’elettricità generata da una centrale nucleare, è più alto di circa il 60% di quello dell’elettricità derivata dal carbone o prodotta da una centrale a gas con turbine a ciclo combinato, con prezzi del gas nella norma. Con “costo livellato” si intende il costo totale dell’energia elettrica prodotta da una centrale, separato dal totale del suo costo di costruzione e mantenimento. Anche presumendo che non ci sia, o sia sufficiente, un sistema organico per la produzione di elettricità con modalità alternative, le tecnologie legate all’efficienza energetica e le fonti di energia rinnovabili stanno emergendo come formidabili concorrenti del nucleare dal punto di vista finanziario [4].

L’ELETTRICITA’ SOCIALIZZATA

Forse la ragione per cui i maggiori produttori di energia nucleare non sembrano sconvolti del suo alto costo, è che sanno di non doverlo pagare. Nonostante i paesi più sviluppati abbiano abbracciato, almeno a parole, i principi del “libero mercato“, i loro governi rimangono inspiegabilmente favorevoli a una forma di energia che si sostiene solo se intervengono sussidi o elargizioni pubbliche. Questa socializzazione dell’elettricità derivata dal nucleare nell’ambito della società capitalista non è mai stata messa in discussione, nè è mai stata analizzata criticamente dall’opinione pubblica e dai suoi rappresentanti eletti. Ci sono ancora dozzine di industriali, imprenditori che reclamano la riforma dello stato sociale per il bene dei cittadini, e nel contempo beneficiano di politiche di sostegno economico pubblico all’industria dell’energia nucleare. Uno dei motivi per cui il nucleare è così pesantemente sussidiato è legato alla sua storia, che lo definisce come una diramazione dell’industria nucleare bellica, nonchè un beneficiario di un’attività di ricerca e sviluppo ampiamente foraggiata da fondi pubblici e collegata con lo sviluppo delle armi atomiche durante la guerra fredda. Sebbene l’indistria nucleare abbia patito un crollo economico pressochè mortale dopo gli incidenti di Three Mile Island e Chernobyl, oggi sta risorgendo dalle proprie ceneri, come la fenice.

Ma la rinascita del nucleare è basata su una lunga serie di bugie che iniziano con l’attribuire al nucleare stesso la funzione di risposta al riscaldamento globale, e terminano nella sua definizione di alternativa economicamente ragionevole alle “costose fonti di energia rinnovabili“. La principale delle inesattezze si trova nell’informazione diffusa sul reale costo finanziario dell’energia nucleare e su chi pagherà il conto. Pure invenzioni vengono diffuse ai più alti livelli. Il 22 giugno 2005, l’allora presidente Bush disse ai lavoratori della centrale nucleare di Calvert Cliffs (Lusby, Maryland): “Una delle ultime cose che abbiamo necessità di fare per questa economia è di portare via soldi dalle vostre tasche per foraggiare il governo” [5]. Però, a quanto è dato di vedere, la rinascita dell’industria nucleare è completamente dipendente proprio dal prelievo di soldi dalle tasche dei contribuenti. Prima di esaminare le vere realtà economiche del nucleare, bisogna dire subito chiaramente a coloro che investono milioni di dollari in questa tecnologia, che perderanno tutto nel caso accadesse un incidente nucleare catastrofico negli Stati Uniti o in una qualunque altra parte del mondo. Un evento del genere significherebbe la fine del nucleare, per sempre. Un ingegnere nucleare di grande esperienza, David Lochbaum, in forze alla Union of Concerned Scientist, si dichiara notevolmente preoccupato per l’attuale mancanza di standard di sicurezza nei reattori americani, ed è convinto che ci sarà una catastrofe nucleare nel prossimo futuro. Ha avuto modo di dire: “Non si tratta di se, ma di quando“. Sembra quindi un affare davvero rischioso investire nel nucleare, a prescindere da ciò che dicono l’industria o il governo.

Il nucleare è stato ed è dipendente da sussidi pubblici ad ogni livello. Il governo americano ha speso la cifra strabiliante di 111,5 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo in campo energetico tra il 1948 e il 1998, destinandone il 60% (vale a dire 70 miliardi di dollari) alla sola industria nucleare [6]. Nel corso degli stessi cinquant’anni, 26 miliardi di dollari sono stati destinati al petrolio, al carbone e al gas naturale; 12 miliardi di dollari sono arrivati alle fonti di energia rinnovabili come l’eolico, l’idrico, il geotermico e il solare; e solo 8 miliardi sono andati al capitolo delle tecnologie per l’efficienza energetica. In altri paesi, i governi appartenenti all’Organisation for Economic Co-operation and Developement (OECD) hanno speso 318 miliardi di dollari a partire dal 1992 specificamente sul capitolo ricerca e sviluppo in campo nucleare. Con questo livello di supporto pubblico, non c’è da meravigliarsi che l’industria nucleare si mostrasse esageratamente ottimista sul proprio futuro nel 1972, anno in cui la Commissione per l’Energia Atomica predisse che gli Stati Uniti avrebbero avuto 1.000 centrali nucleari entro il 2000, altrettante centrali per il riprocessamento e il riciclo del combustibile esaurito, e reattori autofertilizzanti che avrebbero prodotto una quantità di nuovo combustibile nucleare pari a quello consumato. Dixie Lee Ray, poi capo della stessa Commissione, affermò con presunzione che lo smaltimento del carburante nucleare esaurito sarebbe stato “il più grande non-problema della storia“, e che sarebbe stato risolto entro il 1985 [7].

Di fatto, l’anno 2000 ha visto il completamento di soli 103 reattori, nessuno dei quali autofertilizzante. Nessun impianto per il riprocessamento è stato realizzato, e non c’è stata alcuna individuazione di un qualche sito dove smaltire le scorie di alto livello. Dal lato del finanziamento privato, la spesa enorme richiesta dalla semplice costruzione di un reattore nucleare (che ha un costo doppio rispetto a una centrale a carbone convenzionale) induce assai poco entusiasmo negli investitori. Il governo ha offerto diversi incentivi per tentare di indurre investimenti privati nell’industria nucleare, ma nonostante ciò, l’agenzia di rating Stansard%Poor’s ha concluso recentemente che “la crescita dei costi industriali, dei problemi tecnologici, delle ingombranti sviste politiche e normative, e dei nuovi rischi provocati dalla competizione e dal terrorismo, ha come conseguenza il mantenimento di un livello di rischio sul credito troppo alto, anche in presenza di una legislazione federale che per sbloccare la situazione sia in grado di fornire garanzie sui prestiti” [8].

Caren Byrd, direttrice del gruppo Energia e servizi presso la Morgan Stanley, è moderatamente ottimista nel dire che per la prima volta in molti anni Wall Street è convinta che i nuovi reattori nucleari possano diventare parte del futuro energetico nazionale di lungo periodo. Precisa, però, che questa previsione dipende in larga misura dal supporto pubblico. E non manca di ricordare quando l’impianto nucleare di Shoreham, presso New York, è stato chiuso dopo la costruzione nel 1985, a causa dell’imponente opposizione pubblica, e che dozzine di centrali sono state cancellate negli anni’80, mentre altre sono state flagellate da lunghi ritardi. “Decine di miliardi andarono in fumo in quel periodo“, sottolinea. “Non possiamo assumerci questo rischio, e la comunità degli investitori ha una memoria lunga” [9].

In effetti il programma nucleare americano è stato guastato nel passato dallo srumento dei costi di costruzione, dai ritardi, dalle cancellazioni, dalla chiusura prematura delle centrali, da misere performance operative, e dall’impossibilità di trovare un sito per lo stoccaggio permanente dei rifiuti tossici radioattivi di lunga durata. Uno dei maggiori sforamenti di costo si è verificato con il reattore di Seabrook, nel New Hampshire, che attrasse una grandissima opposizione delle popolazioni rurali locali. Era stato progettato nel 1976 per costare 850 milioni di dollari e per essere completato in 6 anni: in realtà è finito per costare 7 miliardi di dollari, e sono passati 14 anni per il suo completamento, nel 1990. Come un giornalista ha saggiamente sottolineato, quando l’industria nucleare dichiara il successo basandosi soltanto sul taglio delle emissioni del gas serra, mostra di avere una memoria molto selettiva e patologica [10]. Secondo Oxera, un centro di consulenza con basi in Inghilterra,  anche ammortizzando i costi con una tassa specifica sulla produzione di energia del carbone, le nuove centrali nucleari non possono risultare economiche se non con sussidi pubblici. E si tratta di una stima supportata anche dall’inglese Royal Institute of International Affairs. Non a caso, a parte la retorica ottimistica, nessuno ha più commissionato la costruzione di nuovi reattori e, secondo secondo gli esperti d’industria, dichiarazioni premature potrebbero benissimo sconcertare gli investitori e deprimere i fondi d’investimento [11].

Note:

[1] Andrew Simms, Petra Kjell e David Woodward, Mirage and Oasis: Energy Choices in an Age of Global Warning, New Economics Foundation, http://www.neweconomics.org, 29 giugno 2005; 

[2] Nuclear price tag, “New Scientist”, 2 giugno 2005;

[3] Nuclear power the Shape of Things to come? Climate change Os Helping a Revival of the Nuclear Industry, Though Its Economics Still Look Dodgy, “The Economist”, 7 luglio 2005;

[4] John Deutch et al., The Future of Nuclear Power: An Interdisciplinary MIT Study, Massachussets Institute of Technology, Cambridge, MA, 2003, p.38;

[5] “President discusses Energy Policy, Economics Security”, Calvert Cliffs Nuclear Power Plant, Lusby, Maryland, http://www.whitehouse.gov/infocus/energy, 22 giugno 2005; 

[6] Green Scissors, “Running on Empty: How Environmentally Harmful Energy Subsides Siphon Billions from Taxpayers”, Green Scissors campaign, http://www.foe.org/res/pubs/pdf/running.pdf, 2002 (citato il 18 febbraio 2005);

[7] Peter Bradford, “Nuclear Power’s Prospects in the Power Markets of the 21th Century”, Washington DC: The Non-Proliferation Education Center, gennaio 2005; 

[8] Nuclear Power – The Shape of Things to Come;

[9] Shankar Vedantam, Uncertainties Slow Push for Nuclear Plants, Cost of Bulding New Facilities, Concerns About Waste Disposal Are Cited, “Washington Post”, 24 luglio 2005;

[10] Cristopher Sherry, “Throwing Good Money after Bad: Nuclear Power as a Clean Air Solution”, Nuclear Information and Resource Service, http://www.nirs.org/climate/background/seccnukescleanair, 19 luglio 2005;

[11] Nuclear Power – The Shape of Things to Come;

da Helen Culdicott
IL NUCLEARE NON E’ LA RISPOSTA

 Altri post possono essere consultati nella sezione: NUCLEARE

Annunci

1 commento

  1. […] quelli accaduti a Three Mile Island e a Chernobyl condannano migliaia, se non milioni, di persone a pagare il costo dell’energia nucleare con la propria salute. La comprensione della natura delle radiazioni è un fattore chiave […]


Comments RSS TrackBack Identifier URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

  • RSS QUOTIDIANO RINASCITA

    • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.