IL QUARTO REICH E LE LEGGI RAZZIALI EBRAICHE

Censura o libertà di stare zitti? Gli israeliani hanno deciso di optare per la definitiva pulizia etnica. A partire dal 13 aprile 2010, ai militari israeliani è concesso il potere di espellere i palestinesi o qualsiasi altro straniero dalla Cisgiordania se i loro documenti non sono in regola, con la giustificazione di prevenire infiltrazioni. L’esercito ha già chiarito che l’ordinanza non si applica ai cittadini israeliani in Cisgiordania, ovvero, i coloni ebraici illegali. Il provvedimento, leggasi LEGGI RAZZIALI, come tutti i provvedimenti fino ad oggi adottai dall’entità sionista, mira ad espellere completamente la popolazione palestinese dai Territori mediante un’assedio che già ha causato numerose vittime, un’embargo durissimo e attacchi mirati che vengono eseguiti dai Tsahal (Forze Armate Israeliane).  Ma i media occidentali indegnamente non riportano informazioni.

L’obiettivo mirato è quello di costringere la popolazione palestinese che ancora resiste e che non vuole cedere i propri territori ad andarsene da quella che viene ancora viene considerata la Striscia di Gaza, e  che poi in effetti, non è altro che un ghetto a cielo aperto, una striscia limitatissima con un tasso di popolazione elevatissimo. Deportazione è il termine appropriato. Se un cittadino non ebreo è nato in Cisgiordania, ma la madre ha commesso l’errore di essere nata a Gaza, la deportazione ha inizio. Ma cosa succede se entrambi i genitori sono nati a Jaffa, ma son finiti per essere rifugiati a Gaza? Ancora deportazione. Ci sono tante possibilità per essere deportati se non si è ebrei, quasi ogni famiglia palestinese potrebbe avere un parente che riceve l’ordinanza di espulsione. E molti di loro potrebbero essere considerati profughi per la seconda o terza volta perchè non sono ebrei.

Gli ultimi insediamenti a Gerusalemme, che hanno provocato l’irritazione dell’amministrazione Obama, fanno parte di questo progetto fortemente discriminatorio e liberticida. Importante sarà capire fino a che punto Israele potrà continuare con questa politica espansionistica che non potrà perpetuarsi in eternoIn effetti c’è una corrente che si muove all’interno del governo USA e sembrerebbe sempre più dubbiosa di un’alleanza strategica con Israele, nel senso che non vuole più considerare Israele come un’alleato prioritario a cui concedere tutto e subito, perchè lasciando campo libero a Israele si stanno creando non pochi problemi, di livello tattico, alle truppe americane nel vicino Oriente sottoposte a ripetuti attacchi della resistenza irachena ed afghana. Al tempo stesso gli Stati Uniti sono visti come un nemico anche dalle popolazioni e dai governi tradizionalmente amici quali Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti. Questa nuova legge israeliana è razzista. E tutti i media zitti!

Solo un quotidiano ha riportato la notizia: RINASCITA, il 14 aprile 2010, che ha avuto il coraggio (come sempre) di dire le cose come stanno realmente, senza trincerarsi dietro il “politicamente corretto”. L’articolo che vi proponiamo a fondo pagina: PALESTINA, ISRAELE PROSEGUE SPEDITA VERSO LA COLONIZZAZIONE TOTALE a firma di Matteo BernabeiLeggete e diffondete!

L’opinione pubblica occidentale è completamente controllata dal volere di Washington che in pratica fa tacere qualsiasi forma di contestazione. In buona sostanza è la loro politica imposta dal 1945 in poi: chi sta dalla loro parte può fare quello che vuole, chi non lo è rischia pesanti ritorsioni militari ed economiche. C’è un aspetto da prendere in considerazione: la totale mancanza di rispetto da parte di Israele degli Accordi di Oslo e dell’Autorità Palestinese. Spesso Israele afferma che la situazione nella West Bank non è Apartheid in quanto la maggior parte dei palestinesi vivono attualmente nei territori autonomi piuttosto che sotto il governo di Israele. In verità, l’Autorità Palestinese non può decidere neppure chi entra e chi resta nei suoi Territori, ed i soldati ebrei non esitano a portare a termine arresti in tali zone anche quando non hanno nulla a che fare con la sicurezza nazionale.  Il nuovo ordine rimette tutta la questione sotto la giurisdizione esclusiva dei tribunali militari israeliani. 

Nella West Bank l’autorità effettiva, la cui attività non può essere messa in discussione è quella dell’IDF. I primi ad essere colpiti dalle nefaste conseguenze di queste nuove regole, saranno quei palestinesi sui cui documenti d’identità è riportato un indirizzo della Striscia di Gaza, persone nate a Gaza con figli nati in Cisgiordania, ad esempio, oppure palestinesi nati in Cisgiordania o all’estero che per vari motivi hanno perso il loro status di residenza. Ed è anche molto probabile che questa nuova ordinanza andrà anche a colpire i coniugi stranieri dei palestinesi. Fino a ora poteva accadere che i tribunali civili israeliani impedissero l’espulsione dalla Cisgiordania di persone appartenenti a queste tre categorie. La nuova ordinanza, però, le metterà da ora in poi sotto l’esclusiva giurisdizione dei tribunali militari israeliani, definendo chi entra illegalmente in Cisgiordania come un “infiltrato“, cioè  “una persona presente in una certa zona senza essere legittimamente in possesso di un permesso“. Il Centro Hamoked per la Difesa della Persona ed altre nove organizzazioni per i Diritti Umani hanno fatto ricorso al ministro della Difesa Ehud Barak: perché differisca l’entrata in vigore dei due ordini militari (Ordine riguardante la Prevenzione dell’Infiltrazione – Emendamento Nr.2 e l’Ordine riguardante le Disposizioni di Sicurezza – Emendamento Nr.112) che trasformeranno tutti i residenti della West Bank in criminali ed essere incriminati con pene severe fino a 7 anni di reclusione o deportati dall’area.

Gli ordini sostanzialmente cambiano la definizione di “infiltrato” e la applicano in effetti a tutti coloro che sono presenti nella West Bank senza un permesso israeliano. Gli ordini non stabiliscono che cosa Israele ritiene essere un valido permesso. Alla stragrande maggioranza delle persone che vivono attualmente nella West Bank non è mai stato richiesto di essere in possesso di alcun tipo di permesso per esservi presente. Le forze armate sioniste saranno in grado di perseguire e di deportare qualsiasi palestinese definito come infiltrato, in totale contraddizione con la Convenzione di Ginevra. C’è una possibilità che ad alcuni degli espulsi non verrà data l’opportunità di un’udienza prima di essere rimossi dalla West Bank in quanto, secondo gli ordini, la deportazione potrebbe essere messa in atto entro le 72 ore, dal momento che sarebbe possibile differire la citazione di una persona davanti alla commissione d’appello per una durata fino a otto giorni dall’emissione dell’ordine di deportazione. Sulla base dell’attuale politica razzista e persecutoria di Israele, gli ordini saranno applicati inizialmente nei confronti di quei residenti palestinesi della West Bank che Israele intende trasferire nella Striscia di Gaza, nonostante il fatto che molti di loro erano nati nella West Bank o erano traslocati legittimamente in essa. Inoltre, si prevede che Israele utilizzi gli ordini per deportare all’estero coniugi con passaporto straniero di abitanti della West Bank. Questa categoria comprende decine di migliaia di persone. Tuttavia, la definizione di “infiltrato” che espone una persona al rischio della prigione per una durata dai 3 ai 7 anni, potrebbe essere applicata, in linea di principio, nei confronti di qualsiasi persona sia vista male dal comandante militare, compresi i cittadini israeliani e gli internazionali che sono presenti nella West Bank. 

Le Nazioni Unite, la Lega Araba e l’Unione europea, come risponderanno difronte a questa ennesima forzatura arrogante dell’entità sionista guerrafondaia di Israele? Continueranno a fingere che nulla stia accadendo? Bolleranno come RAZZIALI e DISCRIMINATORIE i nuovi provvedimenti di Israele? I media continueranno a fare spallucce ed a filtrare tutte le informazioni che il padrone di Washington e Tel Aviv impone non siano divulgate? Come ogni Stato teocratico, Israele insiste che le sue leggi sostituiscono le leggi internazionali tra cui il divieto contro la rimozione forzata della popolazione di un territorio occupato. Al centro dell’ideologia criminale sionista resta ferma la convinzione che l’espulsione degli abitanti nativi della Terra Santa è un’impresa degna di Stato. Stavolta la propaganda c’entra poco, ogni ebreo sa esattamente quello che il progetto richiede: più terra e meno palestinesi con ogni mezzo necessario. Non c’è nulla di ambiguo di quello che sta succedendo. L’ambiguità è solo su come il mondo – in particolare gli Stati Uniti – risponderanno. E’ una politica razziale e persecutoria, dichiaratamente liberticida attuata per modificare radicalmente la demografia della Cisgiordania con espulsioni di massa ed espropriazioni dei terreni. Nei prossimi giorni vedremo come risponderà il premio Nobel 2009 per la pace orwelliana Barack Obama.

Questa nuova disposizione è solo l’ultimo di molti passi compiuti negli ultimi anni dal governo sionista per generare permessi che limitino la libertà di movimento e residenza che in passato era stata garantita dai documenti d’identità palestinesi. I nuovi regolamenti sono stati concepiti per fare piazza pulita, autorizzando vere e proprie azioni criminali e l’espulsione di massa delle persone dalle loro case. Quest’ordine è il culmine di una serie di misure prese negli ultimi vent’anni per separare Gaza dalla Cisgiordania. Basta con il terrorismo razzista ebraico e le loro provocazioni. Ebrei deicidi, usurai responsabili di tutte le ingiustizie sociali, serpenti la cui immagine è Giuda e la cui preghiera è un raglio d’asino. Quando saranno giudicati per i loro crimini contro il popolo Palestinese?

Ordinanza 1650 Prevenzione dell’Infiltrazione – Emendamento Nr.2

Ordinanza 1649 Disposizioni di Sicurezza – Emendamento Nr.112


Palestina: Israele prosegue spedita verso la colonizzazione totale
di Matteo Bernabei

Qualcuno a Tel Aviv deve aver capito che questo è il momento giusto per dare una decisa accelerata al processo di colonizzazione di Gerusalemme e della Cisgiordania. La comunità internazionale infatti non sembra essere troppo interessa a quanto accade in Palestina, forse perché distratta dalla questione del nucleare iraniano tanto cara al presidente Usa Barak Obama. Quest’ultimo visti i rapporti tumultuosi che intercorrono ultimamente con il premier Netanyahu, invece, si limita a far finta di non vedere la morsa degli alleati israeliani che si stringe neanche troppo lentamente attorno al collo della popolazione palestinese. L’esecutivo di Tel Aviv nelle ultime settimane ha infatti approvato numerosi provvedimenti che mirano a fiaccare la popolazione islamica della Città Santa e dei territori occupati. Sono state intensificate le attività di sfratto, e demolizione della relativa abitazione con la scusa di essere “abusiva”, di numerose famiglie palestinesi da Gerusalemme est in base ad un progetto che prevede l’espansione del rione ebraico della città. Quello cioè bloccato all’indomani dello scoppio della crisi diplomatica con Washington e ripreso nuovamente ieri come se nulla fosse. A questo però è stato affiancato, tanto per recuperare il tempo perduto, un altro progetto con il quale la municipalità di Gerusalemme ha dato il via libera alla costruzione di una sinagoga e di una scuola ebraica sempre nella parte araba della Città Santa. A riguardo i funzionari dell’amministrazione locale, per cercare di limitare le conseguenze di questa nuova provocazione, hanno fatto sapere che tuttavia per il momento non si procederà all’edificazione delle due strutture per la mancanza dei fondi necessari. Non certo una consolazione per tutti quei palestinesi che ora si trovano senza casa con il rischio concreto di essere arrestati e che comunque restano in balia delle frange ebraiche estremiste che più volte in passato hanno messo a ferro e fuoco i quartieri arabi della città. A questo si aggiungono poi tutti gli altri piani di costruzione e ampliamento già approvati e tuttora in atto sia a Gerusalemme che in Cisgiordania, nella quale da ieri chiunque venisse trovato senza gli appositi documenti rilasciati dalle autorità israeliane può essere espulso o carcerato. Da sottolineare poi che Tel Aviv ha minacciato persino di tagliare le forniture di acqua in tutto il territorio palestinese se non verrà presto elaborato un sistema fognario che non intacchi le falde acquifere sotterranee. Infine viene Gaza. La popolazione della Striscia da anni vive chiusa in fazzoletto di terra vendendosi limitare ogni giorno di più le proprie libertà fondamentali, cosa che di fatto le impedisce di essere autosufficiente pur avendone la possibilità. Ad esempio recentemente l’unica centrale elettrica dell’enclave è stata costretta a chiudere i battenti per la mancanza del carburante necessario ad attivare i generatori, con il risultato di lasciare senza corrente i tre quarti del territorio della Striscia. Inoltre negli ultimi giorni si sono intensificati i raid dell’esercito con la stella di Davide, che ieri hanno causato almeno quattro morti fra i membri delle milizie islamiche e una decina di feriti fra militanti e civili. Questi sono i fatti, ogni ulteriore commento è decisamente superfluo.

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6 commenti

  1. […] di intollerabile ipocrisia – ha implicato come conseguenza necessaria e puntualmente prevista una guerra di stampo razziale e la catastrofe di quella che era, e in qualche misura rimane ancora oggi, la frazione del popolo […]

  2. […] non conosce paragoni e gli israeliani tornano così a sentirsi il “popolo eletto” legittimato a non riconoscer giurisdizione alle regole e ai codici che valgono per tutti gli […]

  3. […] Così mentre l’Italia si lanciava nell’impresa coloniale in Eritrea e Somalia, in Europa veniva dato alle stampe “Lo stato degli Ebrei” di Theodor Herzl che non solo rappresentava le teorie del sionismo, ma ne elencava anche la progettualità: i primi coloni avrebbero dovuto essere i più disperati (perché più adatti alla conquista), seguiti poi da commercianti, artigiani, professionisti, imprenditori e finanzieri. Negli anni delle tensioni sociali, degli scioperi contadini, delle guerre italiane per la Libia, la Palestina veniva occupata con una seconda ondata di colonizzazioni. […]

  4. […] messe in atto giornalmente dai mezzi di repressione sionisti – esercito, aviazione, polizia, leggi razziste, tribunali di parte, torturatori nei campi e nelle prigioni, impiego di armi vietate comprese le […]

  5. […] come CENSURA PREVENTIVA e limitazione della libertà di espressione, quindi non apparivano “giuste“, ammorbando l’atmosfera “politically correct“, inoltre DAVANO VISIBILITÀ […]

  6. […] messe in atto giornalmente dai mezzi di repressione sionisti – esercito, aviazione, polizia, leggi razziste, tribunali di parte, torturatori nei campi e nelle prigioni, impiego di armi vietate comprese le […]


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