I COSTI ENERGETICI DEL NUCLEARE

Il Nuclear Energy Institute (NEI), braccio propagandistico e gruppo commerciale dell’industria nucleare americana, spende milioni di dollari ogni anno per orientare l’opinione pubblica. Pubblicità come quella sopra (…) sono state estensivamente pubblicate su Scintific American, sul New Yorker, sul Washington Post e su pubblicazioni del Parlamento americano (…) come Roll Call, Congress Daily AM e The Hill. L’obiettivo primario di questo tipo di pubblicità è di rendere indiscutibile la premessa secondo cui l’energia nucleare è “più pulita e più verde” delle fonti tradizionali per la produzione di elettricità. Frasi come “i nostri 103 impianti nucleari non bruciano nulla, e per questo non producono gas serra” suggeriscono che quella nucleare è una scelta più consapevole a livello ambientale di quella, per esempio, a favore del carbone o del petrolio (considerati comunque combustibili tradizionali). Un tipo di energia che produrrà meno biossido di carbonio, quindi in grado di salvaguardarci dai problemi legati al riscaldamento globale, oggi associati alle fonti di energia tradizionali. Ma se si considera lucidamente il vero costo della produzione di energia nucleare, emerge una storia molto diversa.

Il fatto è che serve energia per fare energia. Anche per fare energia nucleare. E i suoi costi energetici, che sono l’ammontare del combustibile di tipo tradizionale necessario per creare “nuova” energia nucleare, sono stati calcolati solo molto di recente. Di certo si tratta di costi cui non si fa cenno nelle pubblicità del NEI. Ma cos’è esattamente l’energia nucleare? E’ un modo molto costoso, sofisticato e pericoloso per far bollire l’acqua. Le barre di combustibile di uranio vengono collocate in acqua nel nucleo del reattore, raggiungono la massa critica e producono un’immensa quantità di calore, che porta l’acqua a ebollizione. Il vapore viene incanalato attraverso delle condutture e fa girare una turbina, che a sua volta genera elettricità. Furono gli scienziati coinvolti nel Manhattan Project, il cui scopo era creare armi nucleari, a sviluppare un modo per imbrigliare l’energia nucleare e da essa generare elettricità. Ben consapevoli della tragicità della loro scoperta, cercarono risolutamente un utilizzo della nuova e orribile invenzione a vantaggio dell’umanità. La fissione nucleare obbligò “gli atomi a operare per la pace“, e i public relater dell’industria proclamarono che il nucleare sarebbe stato una fonte inesauribile di elettricità, tanto da riferirsi ad esso come “unità di sole” (Sunshine Units), e un fattore positivo per l’ecosistema oltre che “troppo poco costoso per essere misurato”. Sbagliavano.

Benchè un impianto nucleare di per se stesso non rilasci biossido di carbonio, la produzione di energia nucleare dipende da un’infrastruttura industriale vasta, complessa e nascosta, che non viene mai rappresentata nella propaganda dell’industria, ma che in realtà emette una grande quantità di biossido di carbonio, nella stessa misura di altri elementi che causano riscaldamento globale. Si è portati a credere che il reattore nucleare funzioni da solo, come un autonomo creatore di energia. Invece la vasta struttura necessaria per creare energia nucleare, che viene definita nel complesso come “ciclo del combustibile”, è una prodigiosa divoratrice di carburante fossile e di carbone. La produzione di biossido di carbonio (CO2) è una misura che indica l’ammontare dell’energia usata durante il “ciclo del combustibile”. Gran parte dell’energia usata per creare energia nucleare (ossia per estrarre il minerale dell’uranio, frantumarlo, ripulirlo e arricchirlo, creare il cemento e l’acciaio per il reattore, stoccare i rifiuti nucleari roventi per il calore e la radioattività) proviene dal consumo di carburanti fossili, ossia carbone o petrolio. Quando questi materiali vengono bruciati per produrre energia, generano CO2, come una sorta di riflesso della loro origine da antichi alberi e altri materiali organici carboniferi depositati sotto la crosta terrestre milioni di anni fa. Per ogni tonnellata di carbone bruciata, 3,7 tonnellate di CO2 si disperdono nell’atmosfera, e questa è la causa dell’odierno riscaldamento globale.

Anidride carbonica e altri gas stanno sospesi nella parte più bassa dell’atmosfera (detta troposfera), coprono il pianeta come una coltre, e il loro strato gassoso si comporta come il vetro in una serra. La luce bianca e visibile del sole attraversa l’atmosfera, riscldando la superficie del pianeta, ma le radiazioni di calore infrarosse che vengono create non riescono a tornare indietro e ad attraversare lo stato di gas, rimanendo intrappolate a livello terrestre. Il biossido di carbonio si stima che sia causa del 50% del fenomeno del riscaldamento globale, mentre altri gas rarefatti fanno il resto. Il contributo totale di energia immessa nel ciclo del combustibile, ossia i costi energetici dell’energia nucleare, devono essere stimati apertamente e onestamente se si vuole paragonare in modo corretto il nucleare con le altre fonti di energia. Ci sono ancora pochissimi studi disponibili che analizzano il ciclo totale vitale dell’energia nucleare, ossia quanta energia le serva in ingresso rispetto a quanta ne produce. Uno dei migliori è lo studio di Jan Willem Storm van Leewen e Philip Smith, intitolato “Nucleare, l’equilibrio energetico“. Gran parte del materiale per la sezione seguente (…) è derivata da questo eccellente saggio.

Nella conclusione, la loro lunga analisi sostiene che “l’utilizzo del nucleare genera, alla fine del processo e nelle migliori delle condizioni possibili, approssimativamente un terzo delle emizioni di biossido di carbonio (CO2) prodotte dal processo di produzione di elettricità derivata da centrali a gas. I minerali ricchi di uranio richiesti per ottenere questo risparmio di energia sono però così limitati che se l’attuale richiesta mondiale di elettricità fosse soddisfatta dal nucleare, questi minerali si esaurirebbero in nove anni. L’utilizzo dei rimanenti minerali più poveri nei reattori nucleari produrrebbe più emissioni di CO2 della combustione diretta di carburanti fossili“. Sotto questa luce, i reattori nucleari vanno visti come centrali a gas complicate, costose e inefficienti.

da Helen Culdicott
IL NUCLEARE NON E’ LA RISPOSTA

 Altri post possono essere consultati nella sezione: NUCLEARE

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3 commenti

  1. […] I costi energetici del nucleare Il Nuclear Energy Institute ( NEI ), braccio propagandistico e gruppo commerciale dell’industria nucleare americana, spende milioni di dollari ogni anno per orientare l’opinione pubblica . blog: ilgraffionews | leggi l'articolo […]

  2. […] esistente reattore ad acqua leggera, mentre l’AP-600 è progettato unicamente per ridurre i costi “eliminando apparati soggetti a regolamentazione”. Un modo per tagliare i costi […]

  3. […] probabilmente nessuna, fra le stime sui costi dell’energia nucleare tengono conto degli oneri in termini di salute dell’umanità. Anche quando le centrali […]


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