SCARFACE

Alphonse Gabriel Capone, ex boss della Chicago anni’20, meglio conosciuto come Al Capone, era considerato un simbolo della crisi della legalità. Il suo “successo” fu tale che alla sovranità sul crimine Capone potè presto affiancare anche una posizione di supremazia economica e di potere sulle aree di sua influenza. Corruzione e protezione politica gli consentivano di avere agevole accesso agli ambienti istituzionali.  Studiando il modo di neutralizzarlo si dibattè circa l’opportunità di tassare i redditi provenienti da attività illecita. Ottenuto l’avallo legislativo venne allestito un piano accusatorio tradottosi nel rinvio a giudizio per evasione fiscale. La difesa di Capone propose un patteggiamento, che fu però rifiutato dal giudice. Provò allora a corrompere la giuria popolare ma questa fu sostituita la sera prima del processo. La nuova giuria lo giudicò colpevole e venne condannato a 11 anni e spedito ad Alcatraz. Nella Lombardia del Terzo millennio, l’attuale governatore Roberto Formigoni (già ineleggibile per legge 165/2004 art.2 per aver superato i due mandati consecutivi) escluso dalla candidatura alle elezioni regionali invoca il presidente Napolitano e ricorre al Tar che dovrà decidere sui ricorsi presentati dall’entità PDL contro la decisione dell’Ufficio centrale regionale della Corte d’appello che ha escluso la sua lista. I giudici del Tar decideranno solo sulla sospensiva (e non nel merito) che, se accolta, consentirà a tutti i candidati, per primo Formigoni, di riprendere normalmente la campagna elettorale. Qualsisi intervento d’urgenza in materia elettorale in corso d’opera è una truffa legalizzata. I giudici al momento si sono espressi solo sulle irregolarità della lista dell’entità PDL, e le obiezioni mosse, non semplici “orpelli” come ebbe a definirli, sono rilievi di sostanza: 1) mancanza di timbratura sui moduli; 2) mancanza datazione di autenticazione; 3) omissione del luogo di firma; 4) mancanza della qualifica dell’autenticatore. Ora spetta alla magistratura verificare le irregolarità in ordine ai reati di falso in atto pubblico e falsa ideologia. Al Capone, alias Scarface per gli amici, prima della sentenza di condanna disse alla nuova giuria: «Io sono un delinquente onesto. Non ho mai fatto politica».

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