Strage di Ustica, 32 anni dopo la vergogna di Stato continua

Chi, in tempo di pace, ci ha abbattuto un aereo civile? A 32 anni di distanza dall’abbattimento di un aereo passeggeri italiano, il Douglas Dc9 nominativo I-TIGI, compagnia Itavia, volo IH870, da Bologna a Palermo, alle ore 21:04 perdeva improvvisamente i contatti con il Centro di Controllo Regionale di Ciampino e precipitava nel Mar Tirreno. L’aereo volava a oltre 25.000 piedi, rispettando tutte le prescrizioni del controlo del traffico aereo. Aveva effettuato tutti i controlli e le revisioni periodiche, ed era condotto da personale abilitato ed esperto che aveva goduto dei prescritti turni di riposo. Tutte le 81 persone a bordo morivano nel disastro.

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I-TIGI era sotto il controllo del Centro regionale di controllo del traffico aereo di Ciampino e sotto la sorveglianza dei radar militari di Licola (vicino Napoli) e di Marsala (in Sicilia). Cominciava così «l’affaire Ustica» il più grande mistero dell’aviazione civile di tutti i tempi, sul quale il miope circo politico nazionale – perchè i depistatori sono italiani – ha sempre accuratamente evitato di far luce alla ricerca della verità. Il foro, anzi, i fori di entrata e di uscita dei due missili che hanno colpito il Dc9 sono là, visibili agli occhi di tutti, inoppugnabili più di qualsiasi cosa. Il massacro di Ustica inchioda i vertici del governo italiano di allora (presidente del consiglio era Francesco Cossiga) e quelli delle Forze Armate alle loro pesantissime responsabilità in ordine al depistaggio delle indagini giudiziarie. Una strage, un mistero, una vergogna di Stato che ancora aspetta di essere cancellata.

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INCONFONDIBILE E INVISIBILE: IL NEMICO SI✡NISTA

Il 10 novembre 1975, in seduta plenaria, l’Assemblea Generale dell’Onu aveva adottato la risoluzione 3379 con la quale stabiliva che “il sionismo è una forma di razzismo e di discriminazione razziale”. Dopo il voto, Chaim Herzog, l’allora ambasciatore israeliano salì sul podio e tenne un discorso sul sionismo e sull’odio anti-ebraico. Herzog definiva la risoluzione “un’ulteriore manifestazione del triste odio antisemita e anti-ebraico che anima la società araba”. Brandendo una copia della risoluzione (clicca qui), l’ebreo Herzog disse: “Per noi, popolo ebraico, questa risoluzione è fondata sull’odio, sulla falsità e sull’arroganza ed è priva di qualunque valore morale o legale. Per noi, popolo ebraico, questo non è altro che un pezzo di carta e noi lo tratteremo così”. Pronunciando queste parole l’insolente giudeo strappò il foglio della risoluzione davanti all’Assemblea dell’Onu. Gli Stati Uniti, da sempre genuflessi all’entità razzista ebraica, dopo aver fatto man bassa dell’Onu soprattutto attraverso vari atti di banditismo internazionale, hanno ottenuto che la risoluzione “sionismo uguale razzismo” venisse cancellata (A/RES/46/86) dalla stessa Assemblea Generale il 16 dicembre 1991. Lavando, ancora una volta, il sangue che ricopre Israele e i suoi dirigenti sionisti.

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Bilderberg 2012, la global mafia che polverizza lo stato sociale

Si è conclusa l’annuale riunione dell’èlite plutocratica mondialista riunitasi in conclave dal 31 maggio al 3 giugno 2012, negli Stati Uniti del Nord, a Chantilly, in Virginia, nel lussuoso Hotel Westfields Marriott Washington Dulles. La novità della rituale conferenza del gruppo Bilderberg quest’anno è stata il cambio al vertice nella piramide oligarchica mondialista presieduta dal francese Henri de Castries, ad dell’AXA, la multinazionale nel campo delle assicurazioni. Il summit si è occupato principalmente di questioni politiche (elezioni Usa 2012), economiche e sociali, come l’evoluzione dello scenario politico in Europa (euro) e negli Stati Uniti (dollaro), l’austerity ma anche la cyber sicurezza, l’energia, il futuro della cosiddetta “democrazia”, della Russia, della Cina e del Medio Oriente (Siria e Iran) cui hanno presenziato risme di banchieri, politici, capi di stato, amministratori di multinazionali, direttori di grandi compagnie di trasporti e dell’energia, proprietari dei principali mezzi di comunicazione e giornalisti. Seguivano il direttore dell’Hotel con signora, un conte con contessa annessa e un cardinale senza signora. L’agenda Bilderberg è proseguita come previsto e come sempre sono stati banditi i mezzi di comunicazione per evitare la relativa copertura mediatica dell’evento e la conseguente diffusione di informazioni, immagini e video. L’incontro è stato riservato e le decisioni prese dall’élite sono le decisioni a cui noi tutti cittadini dovremo, semplicemente, conformarci. Quasi un’adunata di filantropi, insomma, in cui il pensiero dominante della cricca dei potenti non si deve disturbare. Il Capo del servizio d’ordine si aggirava a larghi passi, incazzato come una vespa, perchè non era stato usato abbastanza napalm verso la folla di cinquecento manifestanti che insidiavano civili e militari. Tra i 145 partecipanti del Bilderberg 2012 c’è anche qualche rappresentante per l’Italia, sempre pronti a contribuire allo sviluppo dell’umanità. Scorrendo la lista (guarda in basso), stilata in rigoroso ordine alfabetico, dalla parte orientata verso il culo del cavallo si scopre quindi che quest’anno i “rappresentanti italiani” più importanti al Bilderberg sono stati: Franco Bernabè, presidente e CEO di Telecom Italia; Fulvio Conti, ad e dg Enel; John Elkann, presidente Fiat. Ma non solo. A “sorpresa” appare poi il nome di Lilli Gruber, con abbondante décolleté ed esubero di collane, ex europarlamentare con la coalizione Uniti nell’Ulivo iscritta al gruppo del PSE nel 2004 candidatasi dopo aver denunciato la “carenza di libertà d’informazione in Italia”, e giornalista di La7 TV (di proprietà Telecom Italia). Qualcuno ricorderà certamente l’intervista (guarda il video) che la fatina inebetita fece all’ex international advisor di Goldman Sachs Mario Monti, quando in un trionfo di merda tiepida domandò al premier: «Ma lei è un massone?». Dopo una presenza fissa nel corso degli ultimi anni, il boiardo bocconiano non ha partecipato, dimessosi da Presidente europeo della Commissione Trilaterale pochi giorni prima dell’insediamento (eletto da nessuno) a Palazzo Chigi, e assente al meeting statunitense per ovvie ragioni di opportunità. E “miracolosamente” era presente anche Enrico Letta - nipote di Gianni (PdL) ex Goldman Sachs – deputato e vicesegretario nazionale del Partito democratico. Tutti avevano fame ma non si poteva dire. Finalmente sette camerieri in giacca bianca e grembiulino arrivarono con vassoi, e salmonarono e cavialarono i presenti. Al conte andò subito di traverso un crostino, e furono attimi di terrore. Il Capo del servizio d’ordine era già pronto a una tracheotomia mediante baionetta. Non ci furono altri disordini e si procedette continuando a mangiare e trincare.

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Mr. Monti, curatore fallimentare: «I HAVE A DREAM»

L’era giurassica sbarca (il lunario) in Parlamento. Proprio quando la partitocrazia ladrona ha promesso, a modo suo, più trasparenza sui bilanci e meno finanziamenti pubblici. Come no. Basta credergli. Si sono persino impegnati ad approvare presunte nuove norme in tempi rapidi. Eppure il curatore fallimentare Mario Mario (in caduta libera nei sondaggi come l’infame maggioranza che lo sostiene) con un gran colpo tonante di culo nomina il bandito Giuliano Amato, 74 anni, l’inventore delle Fondazioni bancarie che oggi non pagano l’IMU (ex Ici), già collezionista di poltrone dal 1983 e pensionato d’oro (ogni mese incassa 31.411 euro. Dal 01.01.1998 incassa una pensione Inpdap da ex professore universitario di 12.518 euro netti al mese, cioè 22.048 euro lordi, che corrispondono esattamente a un totale annuo di 264.577 euro. Però non si accontenta. E dunque, visto che i sacrifici sono necessari, ai 12.518 euro netti che gli entrano in tasca ogni mese aggiunge la pensioncina da parlamentare: 9.363 euro. In totale appunto 31.411 euro lordi al mese, circa 17mila euro netti, la bella cifra di 1.047 euro al giorno) superconsulente per la riforma dei partiti (lui che ha gozzovigliato per trent’anni) che dovrà fornirgli analisi e orientamenti sulla disciplina in materia per l’attuazione dei principi di cui all’art.49 della cosiddetta Costituzione, sul loro finanziamento nonché sulle forme esistenti di finanziamento pubblico, già note ai più come tangenti. Roba forte, mica da ridere. Domanda: ma non ci stanno lavorando i partiti? Misteri del tecnico bocconiano Monti. «Il Maestro della Casa Reale ha avuto ordine dalla Regina di invitarla a bordo dello Yacht di Sua Maestà Britannia…». Fu questo l’aulico invito cui uomini d’affari, economisti e opinion leader italiani ricevettero per l’imbarco a bordo del panfilo più blasonato del mondo, il Her Majesty’s Yacht Britannia della corona inglese, per una passerella di grande prestigio a cui il governo italiano infedelmente si rivolgerà durante la fase delle privatizzazioni. L’anno 1992 d.C. fu davvero un anno cruciale per il destino del BelPaese, tant’è che quando Giuliano Amato divenne presidente del Consiglio qualche giorno dopo l’incontro, con il decreto n.333 dell’11 luglio 1992 trasformò in SpA le aziende di Stato IRI, ENEL, INA e mise in liquidazione l’EGAM. Sempre in quell’anno, il dottor Sottile dovette far fronte alla speculazione contro la Lira attuata dal predatore George Soros, bruciò 48 milioni di dollari delle riserve di Bankitalia operando un prelievo forzoso del 6 per mille dai conti correnti degli italiani. In silenzio e in piena notte, come si addice ai ladri, per riverire servilmente i potenti dell’oligarchia finanziaria internazionale. Insomma, queste sono informazioni che sarebbero dovute essere state spiegate in lungo e in largo dalla stampa, invece, sono state accuratamente occultate al grande pubblico. Ma non finisce qua…

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Nel BelPaese dei “Figli di…”, la disoccupazione record: +9,8%

Per il ministro del lavoro, Elsa Fornero, non è stato un bel Primo Maggio, nel senso che «l’assenza di lavoro è un grandissimo problema», ha detto ai microfoni dello speciale di Radio Anch’io, e «dobbiamo riflettere ma soprattutto agire» ha aggiunto. «Aver modificato l’articolo 18 in maniera importante, senza ripudiarlo, permetterà di dare all’economia quel dinamismo di cui oggi soffre la mancanza» ha concluso. La riforma Fornero (leggi il testo) non prevede il reintegro nel posto di  lavoro in caso di licenziamento per motivi economici, ma introduce un rito abbreviato per le controversie in materia. Finora la normativa prevedeva che un lavoratore potesse andare dal giudice, se riteneva insussistenti i motivi del licenziamento, al quale spettava soltanto il controllo circa l’effettiva sussistenza del motivo del datore, sul quale gravava l’onere di provare l’inutilità della singola posizione e l’impossibilità di adibire il lavoratore ad altra collocazione. Se i motivi economici non c’erano, l’attuale normativa prevedeva il reintegro del lavoratore, il risarcimento del danno e la corresponsione dei contributi. La novità del testo è ora che l’inesistenza del giustificato motivo oggettivo, accertata dal giudice, determina solo il pagamento di un’indennità tra le 15 e le 27 mensilità e non più il reintegro. Senza dimenticare la vergognosa norma contenuta nel ddl di riforma del lavoro per la quale “disoccupati e familiari a loro carico appartenenti a un nucleo familiare con reddito complessivo inferiore a 8.263,31 euro” non saranno più esentati dal pagamento dei ticket sanitari. «Sono troppi», si leggeva nella relazione tecnica dell’ex membro della Banca Mondiale (che non è un ente di beneficienza). Le cose bisogna conoscerle. In effetti alla psicolabile ministro delle lacrime (di coccodrillo) Fornero piacerebbe dirle a tutti, ma non è facile. Forse adesso sta cominciando a cambiar qualcosa, può vivere meno nascosta. Ma da qui a essere serena, la strada è lunga. La parola d’ordine è quindi categorica: smantellare lo stato sociale, nell’interesse delle banche e delle lobbies finanziarie europee.

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Dalle lacrime della Fornero al sangue dei pensionati italiani

Centocinquantaseiesimo giorno con il golpista del comitato direttivo del gruppo Bilderberg Mario Monti. E mentre il suo infame governo della macelleria sociale, imposto agli italiani con un colpo di Stato finanziario dal colluso traditore della patria Napolitano e sostenuto (senza un’oncia di vergogna) dalle cosche mafiose Pdl, Pd, Terzo Polo (tutti in caduta libera nei sondaggi), continua a “lavorare” nell’interesse delle banche e delle lobbies finanziarie europee per creare un esercito di nuovi disoccupati con la riforma targata Fornero (dai licenziamenti per motivi economici a quelli per motivi disciplinari previsti per la metà di maggio), nel 2010 quasi la metà dei pensionati, 7,6 milioni, il 45,4% del totale, ha ricevuto pensioni per un importo medio totale mensile inferiore a 1.000 euro. I dati emergono dalle rilevazione condotta dall’Istat e dall’Inps. Per 2,4 milioni di pensionati (14,4%), invece, le prestazioni non superano i 500 euro. L’Istituto di statistica evidenzia come il 25,6% dei pensionati ha un’età compresa tra 40 e 64 anni e il 3,5% ha meno di 40 anni. Il 70,9% dei pensionati ha più di 64 anni. Nel 2010 sono state erogate in Italia 23,8 milioni di prestazioni pensionistiche con un importo medio per prestazione pari a 10.877 euro (il 47,9% delle pensioni è erogato al Nord; il 20,5% al Centro; il 31,6% al Sud). In totale i pensionati sono 16,7 milioni e percepiscono in media 15.471 euro all’anno. La spesa complessiva per prestazioni pensionistiche, pari a 258,5 miliardi di euro, è aumentata dell’1,9% rispetto al 2009. In diminuzione, invece, risulta l’incidenza sul PIL (16,64% a fronte di un valore di 16,69% nel 2009). A fronte di una riduzione del numero totale delle prestazioni pensionistiche dello 0,3% circa su base annua (da 23milioni 835mila a 23milioni 763mila), il numero delle pensioni d’invalidità è sceso da 1milione 606 mila a 1milione 501mila (-6,6%). In riduzione, da 3milioni 202mila a 3milioni 159mila, sono le pensioni di invalidità civile (-1,34%). Insomma, lavorare per una vita (o quasi) e tirare a campare il resto dell’esistenza come meno di 1000 euro al mese (quasi un pensionato su due), per i nostri (si fa per dire) politici rientra nei disegni criminali dell’Unione mortuaria europea.

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Afghanistan, a lezione di tortura: la lunga scia di sangue dei crimini di guerra dei “liberatori” americani

Dall’invasione del Vietnam a quella dell’Iraq, la lunga scia di sangue dei soldati dello zio Sam prosegue con la servile complicità delle Autorità internazionali. In Vietnam, l’eccidio di donne e bambini nel villaggio di My Lai fu definito una «tragedia americana» dalla rivista Newsweek. Gli americani hanno lasciato in Vietnam 3 milioni di morti e una terra devastata e avvelenata per effetto delle armi chimiche. In Iraq niente è cambiato. Secondo le stime più prudenti, americani e inglesi hanno lasciato sul terreno oltre 1.000.000 di civili morti. Oggi la verità dell’altrettanto atroce invasione anglo-americana dell’Afghanistan. I documenti del Pentagono che sono stati fatti trapelare dimostrano che la tortura, nel paese più minato al mondo dopo l’Angola, è largamente diffusa. Per continuare a dare un’idea di come viene portata avanti la “missione umanitaria di pace” in Afghanistan, alcuni soldati americani si sono fatti  fotografare mentre, sorridenti, posano accanto a cadaveri di insorti afghani maciullati dall’esplosione di ordigni. Negli Stati Uniti, le fotografie sono state pubblicate dal Los Angeles Times, e immediatamente è arrivata la ”condanna” dei vertici militari Usa, ma anche l’ammonimento che ”questo materiale” potrebbe scatenare nuove violenze, mentre dalla Casa Bianca filtra l’irritazione del premio Nobel per la pace orwelliana Barack Obama, che ha ordinato un’indagine per punire i responsabili. Dopo le polemiche scoppiate in tutto il mondo per gli eccessi nella cosiddetta guerra al terrorismo, anche a costo di ignorare la giustizia mondiale, dei 17 civili tra cui nove bambini, tre donne e cinque uomini che sono stati il macabro bottino di guerra della delirante strage provocata, senza pietà, dal sergente Robert Bales, i crimini di guerra atlantici documentati in questi anni sono prove inconfutabili delle crudeltà compiute dall’esercito Usa contro la popolazione civile afghana. Per facilitare lo sporco lavoro dei “combattenti della libertà”, per oltre un decennio le linee di montaggio di menzogne e falsità, hanno favorito la colonizzazione atlantica dell’Afghanistan riducendolo a quello che attualmente è: un Paese fantasma.

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E la “manna” discese su Roma, a sua insaputa

Dopo la manna dal cielo, adesso rimane che spalare. Parola del sindaco di Gerusalemme Gianni Alemanno. La manna viene citata nel Talmud e nella Torah con riferimento al cibo di cui si nutrì il popolo d’Israele durante il cammino dei 40 anni nel deserto. Essa iniziò a scendere dal cielo quando il popolo d’Israele stava avvicinandosi al Monte Sinai per ricevere la Torah. Si racconta come questo pane degli angeli derivasse direttamente dal Regno celeste e spirituale e fosse prodotto dagli angeli attraverso delle macine celesti. Secondo la tradizione fu per merito di Mosè che la manna scese dal Cielo per il popolo d’Israele. Non potendo raccoglierla durante il Sabato (giorno che secondo la tradizione ebraica è destinato al riposo), Dio donava una doppia razione di manna ogni Venerdì affinché bastasse anche per il Sabato. La tradizione vuole che la manna tornerà con l’era messianica. Il 28 aprile 2008, dopo un turno di ballottaggio, il nuovo messia viene eletto sindaco della Capitale con il 53,6% del totale dei voti validi. Per rendere il servigio il 17 novembre Alemanno ha quindi dato il via libera al progetto del Museo della $hoah nel parco di Villa Torlonia, garantendosi gli elogi del presidente della comunità ebraica Riccardo Pacifici per aver accelerato i tempi della progettazione. Nel luglio 2009 ha conferito la cittadinanza onoraria di Roma al soldato israeliano Gilad Shalit, recentemente liberato dopo 5 anni di prigionia, ed al quale su proposta dell’ebreo Pacifici bisognava assegnare il premio Nobel per la pace, mentre il sindaco Alemanno, commentò favorevolmente l’iniziativa. Poi nel maggio del 2009 una visita guidata allo Yad Vashem, la fiamma eterna che arde in quel ricettacolo di propaganda sionista. E così via, una serie di altri servigi resi dal goim barese per mettere alla prova la propria obbedienza. Poi la manna cadde sul Regno degli Edomiti, cioè Roma. Era di Venerdì. Tutto era stato ampiamente previsto, da diversi giorni. Anche a Porta a Porta sapevano, tanto che si prevede un plastico di Bruno Vespa dall’inquietante titolo: ROMA, I GIORNI DELLA MERLA. Ospiti in studio: solo il sindaco. Tutti i passeri e altri volatili sono avvertiti! C’era tutto il tempo per pensare e mettere in campo un piano, per garantire una dignitosa giornata ai cittadini della Capitale. E invece…

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Stato Sociale a demolizione controllata

Il boiardo bocconiano Mario Monti ha sviscerato per l’ennesima volta le linee guida del suo Governo. Intervistato a Matrix su temi che riguardano il mercato del lavoro e la scena economica europea ha fatto una dichiarazione che fa già molto discutere: «I giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. Del resto, diciamo la verità, che monotonia, un posto fisso per tutta la vita. È bello cambiare, avere delle sfide, purché siano accettabili». Insomma, in tv il nemico della rostruzione nazionale – come già nelle scorse apparizioni – non fa che esaltare la bontà dell’operato del proprio Governo, anche a costo di far passare il precariato come un’alternativa alla noia del posto fisso. Come al solito, niente dibattito, niente ospiti a contorno, niente contraddittorio, niente vero giornalismo. A fare da scudo alla ricetta Monti, la fatina inebetita Emma Marcegaglia: «Credo che il presidente Monti lo dicesse in una logica che, soprattutto per un giovane, fare più esperienze è utile, arricchisce, crea più professionalità». La Confindustria e banche sono i soli che approvano le scelte di Monti, espressione diretta delle logge massoniche internazionali quali la Commissione Trilaterale, il gruppo Bilderberg, i banksters della Goldman Sachs e il gruppo Bruegel. Centrali capitalistiche che influiscono sulla formazione dei governi e sulla linea politica dei paesi capitalistici. “Nessuno scandalo” invece per l’ex ministro Maurizio Sacconi, secondo cui Monti “ha ragione quando indica ai nostri giovani il diritto e il dovere di cogliere tutte le opportunità che questi cambiamenti inducono”. Dove sarebbero tutte queste opportunità per i nostri giovani, lo sanno solo loro, che ingrassano nei palazzi del potere e si distinguono solo dal modello di auto blu pagata con soldi pubblici. Costoro vivono in un mondo di falsificazioni democratiche con una percezione contraddittoria e confusa della realtà che li circonda. Ma cosa vogliono questi burattinai sfruttatori del popolo, questi collaborazionisti del sistema-mondo, che intendono inaugurare una nuova stagione di licenziamenti?

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Come ammazzare il presidente, e vivere felici

Obama, dead or alive? Tre amici cospirano per uccidere i loro terribili capi quando si rendono conto che sono un ostacolo nella loro strada per raggiungere la felicità. Questa è, in sintesi, la trama dell’omonimo film “Horrible Bosses” (costato 35 milioni di dollari e incassandone 107 milioni) di Seth Gordon uscito nelle sale americane l’estate scorsa e poi sbarcato in tutto il mondo. Tra cinismo e cattiverie dei capi i loro dipendenti inizieranno a cercare vendetta. Quante persone hanno la fortuna di amare il proprio lavoro ma soprattutto quante amano i propri colleghi di lavoro? E qui il campo si restringe. Quante persone, invece, amano il proprio Capo? Quasi nessuno. Una possibilità non c’è, o uccidere il proprio capo o cambiare lavoro. La seconda ipotesi appare anche più difficile della prima. Ecco che “Come ammazzare il capo e vivere felici (Horrible Bosses)” è un film di forte immedesimazione e con battute molto forti, come poi si parla realmente nella vita. Ma a iniziare il lavoro sporco ci ha pensato un settimanale degli Stati Uniti al servizio della comunità ebraica di Atlanta in Georgia, il The Atlanta Jewish Time (l’articolo in basso), che per mano di Andrew B. Adler il 13 gennaio scorso ha dedicato un suo articolo sulla questione dell’Iran e relativo alla divergenza di opinioni e di vedute che gli Stati Uniti e Israele hanno nei confronti della Repubblica Islamica intesa come minaccia per lo stato ebraico. In sostanza Israele ha tre opzioni per tutelare la propria sicurezza: Attaccare Hezbollah e Hamas, colpire l’Iran e le sue postazioni nucleari, o “uccidere il presidente degli Stati Uniti”, che secondo il direttore del settimanale è un nemico giurato di Israele. In entrambi i casi, il problema sarebbe risolto!

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PRIVILEGIATI DI TUTTA ITALIA UNITEVI

Qualche settimana fa l’ufficio di presidenza della Camera ha deliberato di disporre una riforma per la quale dovrebbe essere abolito il vitalizio degli ex parlamentari. Gianfranco Fini, il paladino d’accatto dei tagli alla casta e degli sprechi della politica, recitò la predica sulla sobrietà annunciando l’abolizione dei vitalizi degli ex parlamentari. “Sono gli apparati, gli enti e i parlamentari a incidere. In questi 18 mesi accanto alle riforme del Governo le Camere dovranno intervenire per dare l’esempio. Tra qualche settimana la Camera abolirà il vitalizio degli ex parlamentari”, disse il giudeo di Palazzo. Infatti i deputati in questione saranno i futuri “ex parlamentari”, che ancora devono essere eletti, e non quelli che godono adesso dei privilegi. Lo annunciò lui stesso il 2 agosto scorso (clicca qui) durante i lavori dell’ufficio di presidenza circa l’inammissibilità degli ordini del giorno al bilancio che prefiguravano interventi per bloccare i vitalizi acquisiti dai parlamentari perchè in contrasto con i principi generali dell’ordinamento. Chapeau. Al termine del suo lavoro parlamentare, invece, l’ex segretario di Rifondazione comunista Fausto Bertinotti ha maturato un TFR di 121.068 euro e un vitalizio di 3.217 euro. Ecco che i soldi diventano il più alto ideale da perseguire, ma soprattutto da conseguire: “Se mi toglierei il vitalizio? Se mi dessero qualcos’altro per vivere sì, se mi dessero una pensione sì. Ho lavorato una vita e ho diritto ad una pensione, poi come si chiami non conta, basta che sia congrua con ciò che ho versato”, ha detto l’ex presidente della Camera, ai microfoni della “Zanzara” su Radio 24. Hasta la faccia tosta siempre…

BOLOGNA, UNA BOMBA SULLA VERITÀ

Dopo 30 anni e nonostante le sentenze dei processi, sono ancora ignoti i veri responsabili e gli esecutori della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 che provocò 85 morti e quasi 200 feriti. I giudici hanno stabilito che a mettere la bomba furono Giusva Fioravanti e Francesca Mambro con l’ausilio di Luigi Ciavardini, ma sono sentenze che fanno acqua da tutte le parti alle quali però si attaccano disperatamente i familiari delle vittime e il presidente della loro associazione.

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PAOLO BORSELLINO, UNA PERSONA PERBENE

«C’è un equivoco di fondo.
Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose,
se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto.
No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale.
Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici
vicini alla mafia,
per essere oneste e apparire tali»

[Paolo Borsellino, Magistrato Antimafia]
Palermo, 19 gennaio 1940 – Palermo, 19 luglio 1992 

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AFGHANISTAN, 40ª BARA TRICOLORE

Un militare italiano è morto oggi in Afghanistan in seguito all’esplosione di un ordigno artigianale nel distretto di Bakwa Bakwa, nella parte meridionale del settore ovest, sotto il comando italiano. Si tratta di un artificiere che stava cercando di bonificare la strada dove dovevano passare mezzi blindati italiani, il caporalmaggiore Roberto Marchini, 28 anni, di Viterbo, appartenente all’VIII° Reggimento Genio Guastatori della Folgore, a Legnano. L’esplosione ha “fatalmente” investito il militare, che aveva proprio il compito di bonificare gli IED, appena sceso dal mezzo. L’Isaf, ha confermato indirettamente la morte del militare italiano: «Un membro della Forza è morto nell’Afghanistan occidentale per lo scoppio di un rudimentale ordigno».

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IO so che TU sai che LUI sa

Questa non è una storia di controspionaggio, logge occulte o strutture parallele (che non esistono) e neanche servizi segreti. È solo la grottesca storia, della famigerata norma salva-Fininvest. Un codicillo nascosto, poi abortito, studiato da geni della matematica, dell’economia e della giudisprudenza, le cui uniche e prime armi di distrazione di massa a disposizione erano una lavagna su cui scrivere e un gesso. Un’innocente modifica, inserita nella manovra economica, a due articoli del codice di procedura civile (283 e il 373) che avrebbe obbligato il giudice (che ora ne ha solo facoltà) a sospendere l’esecutività di condanna nel caso di risarcimenti superiori ai 20 milioni di euro (10 in primo grado) dietro il pagamento di «idonea cauzione», in attesa che si pronunci in via definitiva la Cassazione: ergo, si sarebbe sospeso il risarcimento da 750 milioni di euro che Fininvest deve alla Cir se fosse stato confermato in appello dai giudici di Milano, il verdetto di I grado sul Lodo Mondadori. L’ennesimo regalo elargito al Capobanda, e confezionato da generosi basisti, a sua insaputa. Il “Non ne so niente” ha un senso ben preciso. Con queste parole Bossi ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano di commentare il proposito di Berlusconi a ripresentare il lodo Mondadori. Poi, rispondendo ai cronisti sull’eventuale conoscenza di Tremonti in merito, ha detto: “Non lo sapeva nessuno, nemmeno Tremonti”. Bossi tace, ma non convince. Lui è la stampella del governo, perché queste cose non le sa? A quei tempi dormiva beatamente. Al di là dell’evidente demenza momentanea (o forse perenne) di questi personaggi, il dato di fatto è che la triade delle dichiarazioni assurde è ormai non solo organico al Pdl ma direttamente alla squadra di governo: il cretino prevalente. La forma più nobile di demenza.

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IL CONSIGLIO DEI MINISTRI PROROGA LA GUERRA

Il Consiglio dei Ministri, riunitosi oggi a Palazzo Chigi (riunione n°145, ore 10:25), sotto la presidenza del Capobanda, Silvio Berlusconi, ha approvato un decreto legge che assicura il rifinanziamento, fino al 31 dicembre prossimo, “degli interventi di cooperazione allo sviluppo ed a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, nonchè delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia”: «Abbiamo appena votato all’unanimità il decreto che rifinanzia tutte le missioni internazionali», ha affermato il ministro Ignazio La Russa (guarda il video in basso). Trovato l’accordo con la Lega che dapprima era ipocritamente contraria e pronta allo scontro, e che per voce del ministro Roberto Calderoli sottolineava l’assoluta inopportunità di esaminare fuori sacco in CdM il decreto legge sul rifinanziamento delle missioni militari all’estero. Poi invece, l’importo sarà di circa 700 milioni di euro comprensivo di ulteriori 3 mesi in Libia. I tagli sono stati di circa 200 milioni (60 alla guerra in Libia). La guerra continua…

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MINISTERO DELLA SOTTOCULTURA POPOLARE. Armi di imbecillità di massa

Renato Brunetta, il Ministro tascabile per la P.A. e l’Innovazione.
Il 18 giugno 2008, a Matrix, disse solennemente:
«Volevo vincere il Premio Nobel per l’Economia. Ero anche bravo, ero…
non dico lì lì per farlo, però ero nella giusta…
ha prevalso il mio amore per la politica,
ed il Premio Nobel non lo vincerò più. Ho fatto un errore
».

Anche nelle persone sane di mente talvolta capita di assistere ad un telegiornale, o di ascoltare un radiogiornale. La lettura dei quotidiani, si sa, è pratica assai più limitata almeno da noi in Italia ma non per questo il semplice fatto di sfogliare un giornale o una rivista implica – da parte di chi lo fa – una qualche forma di superiorità morale. Della stampa di regime (e con essa intendo anche appunto i media radiotelevisivi e quant’altro) si è detto e scritto di tutto, anche da queste pagine. Non sarà inutile però rimarcarne in ruolo che si è via via trasformato da quello di condizionamento delle opinioni politiche, morali, religiose e sociali delle masse a quello di agente operativo di un vero e proprio processo di degradazione ed imbarbarimento delle pulsioni subliminali delle folle, in altre parole in quello di rimbecillimento popolare.

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Quando piove, la pioggia cade sempre in basso

Il testo del decreto Manovra (scaricabile in basso) è stato trasmesso al Quirinale. Dal primo articolo sugli stipendi dei politici all’ultimo sul riordino dei giudici tributari: il testo finale è composto da 39 articoli e 2 allegati in materia di “disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria”. Una norma inserita nella manovra economica, però, potrebbe sospendere il maxirisarcimento da 750 milioni di euro che Fininvest deve alla Cir se fosse confermato in appello dai giudici di Milano (sentenza per il 9 luglio), il verdetto di primo grado sul Lodo Mondadori. Si tratta di una modifica a 2 articoli del codice di procedura civile (283 e il 373) che obbliga il giudice (che finora ne aveva solo facoltà) a sospendere l’esecutività della condanna nel caso di risarcimenti superiori ai 20 milioni di euro (10 in primo grado) dietro il pagamento di «idonea cauzione», in attesa che si pronunci in via definitiva la Cassazione. Non esiste un bluffista e uno speculatore sulla legalità più accanito e spregiudicato di Silvio Berlusconi. Nella visione del fenomeno sociale egli non procede come l’aquila ma come il cane da fiuto. Rientrare nella legalità, nel tranquillo svolgimento della operosità nazionale è per lui una cosa insopportabile; è come mettere il guinzaglio al gatto. Ometto senza onestà passa da un progetto all’altro, da un’idea all’idea opposta senza scomporsi, sostenendo con la medesima bramosia oggi il contrario di ieri. I servili Basisti, così cafoni e ottusi come sono, non si accorgono del profondo veleno che il loro Capobanda diffonde nell’organismo nazionale. Dalla sua “discesa in campo“, al suo movimento non poteva dare una dottrina, un pensiero, un indirizzo perchè tutto ciò gli mancava e gli manca completamente: diede delle formule, trasformando dal nulla con una abilità veramente grandiosa un grande impero finanziario e che poi «sacrifica la cura dei propri interessi» per consacrarsi al «servizio» del BelPaese.

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Sul regno tragicomico di Berlusconi si vuol fare calare il sipario

Nuovo disegno liberticida della Casta, la polizia di pensiero attacca internet: il governo del collezionista di prescrizioni, Silvio Berlusconi, ha lanciato un nuovo attacco alla libertà di accesso all’informazione. L’Autorità per le comunicazioni (Agcom), un organo di nomina politica, sta per votare un meccanismo che potrebbe portare alla chiusura di qualunque sito internet, anche straniero – da Wikileaks a Youtubesulla base di un mero sospetto di violazione copyright, in modo arbitrario e senza controllo giudiziario. Se approvata, la nuova regolamentazione garantirebbe poteri legislativi e giudiziari ad un organo amministrativo le cui funzioni dovrebbero essere esclusivamente consultive e di controllo, aprendo così la strada ad un processo decisionale arbitrario ed incontrollato. L’Agcom, nella speranza di passare inosservata, sta velocizzando al massimo la decisione, che è prevista a breve. I governi sono sempre più impauriti da internet, che è diventato uno strumento per aprire il dibattito pubblico e per la mobilitazione dei cittadini, e stanno cercando di imporre regole più strette di censura. In Gran Bretagna, l’opposizione dell’opinione pubblica ha costretto il governo a ritirare la legislazione sul copyright che voleva mettere un bavaglio alla Rete. In Italia lo scorso anno si è riusciti a fermare la “legge bavaglio” liberticida. Ora ci riprovano.

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Purtroppo s’è fatta l’Italia, ma non si fanno gli italiani

Unexpected Israel” è l’evento che si tiene a Milano dal 13 al 23 giugno per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia. La manifestazione prevede eventi culturali, un’installazione multimediale in Piazza del Duomo e il Business Summit Italia-Israele. Questo è quanto si trova davanti agli occhi chiunque apra il sito web Unexpected Israel. In quanto Italiana, mi sorge subito una domanda: ma cosa c’entra l’unità nazionale con Israele? Nel periodo delle guerre d’indipendenza e della proclamazione del Regno, nell’area oggi occupata da Israele vi era una zona, quella palestinese, con circa 500.000 abitanti, di cui 400 mila arabi musulmani, 60 mila arabi cristiani e appena 20 mila arabi ebrei. I capisaldi del sionismo in nuce apparvero nel pamphlet Roma e Gerusalemme: l’ultima questione nazionale scritto nel 1862 dal tedesco Moses Hess, massone ebreo come il suo ex-collega Karl Marx. Hess pretendeva l’instaurazione in Medio Oriente di uno stato ebraico, che sarebbe stato utile alle potenze europee, garantendone gli interessi e favorendo la civiltà occidentale nel mezzo del barbaro Oriente. Ecco dunque il primo punto di contatto fra l’Italia e Israele: la formula di Massimo D’Azeglio secondo cui fatta l’Italia, bisognava fare gli Italiani, venne fatta propria da Hess, che riteneva si dovesse prima creare uno stato ebraico e poi plasmarne il popolo trasformandolo in una nazione.

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