CRACK ITALIA, debito pubblico: 2.034,725 miliardi di €uro

Il debito pubblico italiano a marzo raggiunge quota 2.034,725 miliardi di euro, segnando un nuovo record storico dopo quello raggiunto a gennaio 2013. Il dato, contenuto nel Supplemento al Bollettino statistico n°23 della Banca d’Italia dedicato alla finanza pubblica, testimonia impietosamente un aumento dello stock di 17 miliardi rispetto al mese di febbraio. L’aumento su base mensile, spiegano i banksters di Via Nazionale, “riflette principalmente il fabbisogno del mese di marzo (21,8 miliardi, inferiore rispetto a marzo 2012). Tale fabbisogno, elevato per fattori stagionali, è parzialmente controbilanciato dalla diminuzione di 3,8 miliardi delle disponibilità liquide del Tesoro (45,9 miliardi)”. Secondo un report ABI-Agenzia dell’Usura, nel 2012 il mercato della casa risulterebbe ai minimi dal 1985: in totale sono state perse 150.000 compravendite con una riduzione del 27,5% rispetto all’anno precedente per volumi di scambio delle case di abitazioni. Crolla anche la produzione industriale che a marzo ha registrato una diminuzione del 5,2% annuo. Si tratta secondo Eurostat del dato peggiore delle grandi economie Ue. Per quanto riguarda l’inflazione, anch’essa ferma ad aprile per un incremento tendenziale dell’1,1%. A darne notizia l’Istat, secondo cui il forte rallentamento dell’inflazione è principalmente imputabile alla frenata dei prezzi dei beni energetici che calano del 2,1% rispetto a marzo e registrano una diminuzione dello 0,9% su base annua (dal +3,4% di marzo).  Nello stesso mese di aprile i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza dai consumatori, il cosiddetto “carrello della spesa”, diminuiscono dello 0,1% su base mensile e crescono dell’1,5% su base annua, in ulteriore rallentamento dal 2% di marzo. Insomma, per le famiglie una stangata che supera i 530 euro all’anno. Per concludere, in questo scenario apocalittico, un dato paradossale che riguarda gli utili del primo trimestre 2013 delle Banche italiane: Intesa Sanpaolo (+306 mln di euro), Carige (+48,6 mln di euro), Ubi Banca (+26,5 mln di euro). Ma il cielo è sempre più blu…

Buongiorno Italia con il cappio al collo

Il governo Enrico Letta, voluto dal riesumato Napolitano e sostenuto da Pd, Pdl e Scelta Civica, ha giurato al Quirinale. La cerimonia iniziale è stata sobria ed alla folla presente quasi scappavano le lacrime. A piedi, o alla guida delle loro utilitarie hanno fatto il loro ingresso al Quirinale i ministri del nuovo Governo. Alla guida di una Panda, da solo, è arrivato il ministro della Cultura, Massimo Bray (Pd). L’abortista Emma Bonino (Radicali, Esteri) è arrivata all’appuntamento con un taxi. A piedi, Anna Maria Cancellieri (Giustizia) con le due nipotine. Josefa Idem (Pd, Sport e Pari Opportunità), che recentemente in un’intervista aveva detto di essere favorevole al matrimonio tra persone dello stesso sesso, è arrivata a piedi insieme al marito e alla sua bambina. Arrivato a piedi anche il ministro degli Affari regionali, Graziano Delrio (Pd), insieme a buona parte della famiglia, composta da nove figli. Ma è stato fermato dalla sicurezza sulle scalinate, e solo dopo essere stato riconosciuto ha avuto il via libera per passare con la famiglia. Il bankster keynesiano Fabrizio Saccomanni, bocconiano doc, dg Bankitalia e uomo di fiducia di quel gran pezzo di Mario Draghi, ha preferito farsi calare con una fune da un elicottero. Ha preferito invece arrivare in macchina il ministro delle Politiche agricole, Nunzia De Girolamo (Pdl), su una Toyota, seguita in taxi dal marito, il deputato del Pd, Marco Boccia. Durante il giuramento, il trilateralista Letta ha detto: «Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione». Roba forte per uno che senza vergogna ha presenziato (parole sue, clicca qui) nel 2012 al meeting mondialista dei criminali del Bilderberg che illuminano la grande ribalta politica usuraia internazionale. Poco dopo, il passaggio di consegne fra il preside Monti e l’enfant prodige Letta attraverso la tradizionale cerimonia della consegna della campanella, con cui il boia in carica apre e chiude i lavori del consiglio dei Ministri. Poi il Professore con tante lauree appese alla parete se n’è andato rapidamente ed ebbe inizio la festa. Adrenalina pura.

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2013, tutto sarà come prima?

Il 24 ed il 25 febbraio prossimo gli italiani, al pari delle pecore chiassose e stupide, torneranno in cabina elettorale per decidere da chi farsi tosare nel prossimo quinquennio. Secondo l’oligarchia finanziaria che sguazza nell’oro, se tutto filerà liscio, visto che la porcata elettorale vigente nasconde (per loro) diverse insidie non tanto sullo stabilire chi vince le elezioni, ma se chi le vince ha numeri sufficienti alla Camera ed al Senato per rimanere nominato un’intera legislatura al governo, tra marzo ed aprile il BelPaese con le pezze al culo riavrà un governo politico. E gli animali della fattoria che avevano deciso di risollevare la testa saranno repressi dagli stessi padroni del profitto e dell’usura che li hanno governati. Mentre la crisi economica (bollettino economico Bankitalia: -2,4% del Pil nel 2012 e -0,7% nel 2013) che li ha gettati nel tritacarne della disperazione e la partitocrazia ladrona frutto della volontà popolare e non (si badi bene) dell’accordo tra i partiti (tutti ladri e tutti uguali) con un nuovo strumento di repressione politico-affaristica-mediatica di accettare come “normale” un necessario “ricambio democratico” a fronte del collasso del suo vecchio strumento di governo, faranno riappacificare gli animali. E poco importeranno le vomitevoli gesta di chi ha comprato i deputati necessari alla propria maggioranza, ha calpestato il tricolore, ha imposto alla propria maggioranza parlamentare di votare una bugia (Ruby era la nipote di Mubarak?), aveva promesso di costruire campi da golf a Lampedusa. L’idea di non far vincere nessuno per rifare un Monti-bis è ancora sul tavolo così come il tema del presunto “rinnovamento”. In fondo il disegno è semplice: creare tutte le condizioni per sostituire la politica con la tecnocrazia, radunare tutte le truppe centriste dell’onorata società mafiosa sotto le insegne dell’oligarchia finanziaria turboliberista che governa l’Europa per completare il programma di macelleria sociale introdotto dal boiardo bocconiano Mario Monti che con il suo governo fantoccio dei meglio studiosi e cattedratici con tanto di lauree alle pareti, infarcito di professori, esperti e banchieri ha creato abissali ingiustizie e lacerazioni sociali che hanno portato l’Italia sull’orlo del baratro. Qualcuno inizia a capire quanto incoerenti e meschini siano state le manovre strangola-italiani e salva casta-parassiti dell’Amministrazione controllata del curatore fallimentare Monti espressione della tecnocrazia bancaria internazionale ed europea che non intende perdere i quattrini investiti nel debito pubblico italiano, altresì cercando anche di chiudere qualche buon affare di fronte alle svendite degli asset industriali di pregio ancora in dotazione. Questa è la vera contraddizione di fondo, l’economia italiana sta andando comunque a rotoli, il risparmio e l’aumento di prelievo, che hanno paralizzato i consumi e generato povertà sociale e recessione, sono stati utilizzati per pagare i maggiori interessi sul debito e per continuare a reggere economicamente tutti i privilegi della casta statale e di fronte alla stretta creditizia bancaria, la politica montiana ha macellato l’unica categoria che, ad oggi, non ha nessun potere: le pecore. Il tutto con la benedizione del Vaticano che in tempi di crescente sofferenza sociale si sente in dovere di ringraziare Monti. Non possiamo attenderci alcun miracolo persistendo l’attuale paradigma. E i naufraghi della politica pur di mantenere senza un’oncia vergogna i propri privilegi (eppure non hanno rinunciato) si aggrapperanno all’ammucchiata montiana come a una scialuppa. E non è difficile immaginare come il sistema reagirà se non si farà un passo indietro sulla strada che da tempo ha oramai ridotto la “democrazia” ad una farsa, ma con un ulteriore passo in avanti, verso un regime oligarchico blindato. Troppi uomini sono vili? Ma, accanto a coloro la cui viltà è una bestemmia alla vita, vi sono tutti coloro – li si scorga o meno – i quali salvano il mondo e l’Onore del vivere. Buon Anno di Rinascita.

L’Italia in ginocchio a banchieri e mercanti

Il servo dell’Alta finanza internazionale, Giorgio Napolitano, dopo aver sentito i Presidenti dei due rami del Palazzo dell’Inganno, ai sensi dell’art.88 del Compromesso cattocomunista, ha firmato il decreto di scioglimento della Camera dei Nominati e del Senato della Repubblica della vergogna: «Ho firmato il decreto di scioglimento delle Camere, conclusione prevista e già segnata dai fatti». Lo ha detto, tra un forte odore di peto, il modesto funzionario dell’ordine dei miracolati al termine delle consultazioni, aggiungendo «Ho preso nota di quelle preoccupazioni e le trasmetterò al presidente del Consiglio». Tra precarietà, disoccupazione, licenziamenti, suicidi per motivi economici, esodati, smantellamento del sistema previdenziale condito dalle lacrime del ministro della miseria sociale Elsa Fornero, tasse e balzelli occulti di ogni sorta, una voragine di debito pubblico lasciata in eredità alle prossime quattro generazioni e il secondo intervento pubblico dopo quello del 2009 con i Tremonti bond, a sostegno di una banca, la Monte Paschi di Siena, che prevede la sottoscrizione da parte dello Stato italiano di strumenti ibridi di capitale per 3,9 miliardi di euro (i cosiddetti Monti bond), in pratica una ricapitalizzazione per salvarla dall’indebitamento per 17 miliardi di euro (il 15 dicembre abbiamo pagato l’IMU e il governo dei boiardi il 17 li ha girati a MPS), in ultimo anche il regalino al colosso Finmeccanica previsto in un provvedimento nella legge di Stabilità, in cui viene erogato un finanziamento di 8,4 miliardi di euro (per 16 anni) alle aziende italiane che operano nel settore aerospaziale. E il titolo Finmeccanica, ovviamente, si conferma tra i migliori del Ftse Mib. Alla faccia del terrorismo finanziario seminato dai servili media italioti e dai professionisti dello spread. La crisi pilotata è appena iniziata e svolgerà le sue tappe conclusive il 24 e 25 febbraio 2013 con una ritualità sacrale: chiacchiere nei salotti tv profumati di pane e vaniglia dove verranno passati in rassegna i soliti parrucconi incatramati, promesse di marketing elettorale, bugie di ogni sorta e la solita giostra dei politici reciclati. Le dimissioni del curatore fallimentare Mario Monti non arrivano certo intempestive, altro che la mancanza di fiducia della “strana maggioranza” farcita di fratellanze, di sorellanze, di cuginanze e di altre tali parentele bastarde che lo hanno vergognosamente appoggiato: sono un ordine dell’usuraia BCE. Il professore dell’università (sempre profumato di mughetto) è persino riuscito a mettersi davanti alla telecamera e a fare ciao alla nazione e prima di lasciare ha detto: «Abbiamo messo in sicurezza il paese nel 2012 e ora dobbiamo ripartire. Occorreranno sempre più persone preparate, serie, capaci di leggere il cambiamento e di saperlo guidare. Dobbiamo scommettere sul futuro, dobbiamo voler essere attori protagonisti del rinnovamento nazionale e chi, più dei giovani ha interesse a prendere le redini del proprio futuro». Quasi ci scappa una lacrima. Abbiamo messo in sicurezza il paese? Come no, basta crederci! Abbiamo messo in sicurezza le banche, ultima in ordine cronologico, il MPS. In questa repubblica delle banane, che risponde al nome di Italia, chi fa politica o è un mestierante della stessa, senza arte nè parte o può addirittura essere un’ex velina che è elevata al rango di ministro. In questo disastroso naufragio, i nemici della ricostruzione nazionale hanno traghettato il Popolo italiano verso il baratro sociale. Lo Stato italiano oramai subordinato agli interessi stranieri in economia e politica estera, è affondato in un trionfo di merda tiepida nella melma assieme a tutti gli altri Stati europei governati dalla borghesia di centrodestra e centrosinistra. Quando andrete a votare (sempre che ancora non sarete pervasi dal votimo e diserterete in massa i seggi elettorali), ricordatevi di loro, non perchè la democrazia è in pericolo come vogliono far credere, ma perchè le loro poltrone sono in pericolo. Sempre più crediamo sia necessaria la nascita di un Movimento Popolare Nazionale e Socialista che sappia dare al popolo le risposte necessarie affinché si possa uscire da questa cloaca che è oramai diventata lo stato borghese delle multinazionali, dell’affarismo e dell’usura. Noi crediamo sia necessario, una volta per tutte, trovarci tutti insieme. Tutto il popolo nazionalpopolare sotto la stessa bandiera. Quella volta ai profittatori, agli amministratori disonesti e alla borghesia capitalista comincerà a tremare il culo sulla poltrona. Quella volta nascerà un movimento nazionale e rivoluzionario.

Si odono grida di anime stanche, assalto al potere e fuoco alle banche

La giornata europea di scioperi sindacali contro le politiche usuraie imposte dalla triade Ue, Bce e Fmi, appena conclusa, è stata “raccontata” nei fatti dai servili lacchè dell’informazione italiota come una giornata segnata da scontri di piazza in tutta Italia: agenti feriti, manifestanti bombaroli, binari occupati, sassi, cariche e lacrimogeni quasi a volere inaugurare un nuovo clima di “inaudita” violenza – omettendo però di sottolineare le vere motivazioni che stanno provocando il disagio tra le generazioni senza futuro: disoccupazione, precarietà, flessibilità, salari da fame, tasse e balzelli di ogni tipo, la rapina del Fiscal compact e i Patti di stabilità e, in ultimo, quel debito pubblico generato per incapacità e malafede governativa e che proprio ieri ha battuto un altro nuovo record. La dilagante corruzione politica non è da meno. Ergo, mentre tutto il sistema finanziario europeo è al collasso occorre però salvare le banche (come fosse una via d’uscita dalla crisi in cui tutti stiamo sprofondando), e l’Europa delle anime morte dietro le vetrate dei palazzi che contano nella grigia Bruxelles, da quattro anni con la messa a punto di regole illusorie (la finanza ha un’etica dicono) continua ostinatamente a varare parametri sempre più vessatori che ricadono sui Popoli. Per rendere quanto più edulcorata la polemica in margine agli scontri trasformati in guerriglia a Roma, scrive il Corriere della Sera: Un gruppo di giovani che era stato deviato dalla Questura davanti alla Sinagoga ha pronunciato cori offensivi e lanciato fischi all’indirizzo del tempio. «Sputi, fischi, bandiere palestinesi, urla contro Israele, grida pro Saddam e mortaretti. E mille bambini della scuola ebraica bloccati in istituto», denuncia l’ebreo Riccardo Pacifici. Non è mancato lacrimevole e riverente l’intervento all’amico giudeo del sindaco di Gerusalemme, Gianni Alemanno, che ha espresso la sua «solidarietà alla comunità ebraica di Roma, offesa dai partecipanti a una manifestazione». Nessuna notizia invece è stata divulgata dai lacchè appecorati della carta straccia e della televisione circa la riunione dell’èlite plutocratica mondialista Bilderberg riunitasi in Campidoglio a Roma (doveva tenersi all’Hotel De Russie, in via del Babuino). A un anno esatto dalla nomina in Italia con un golpe finanziario del governo Monti, il club esclusivo dei gotha della finanza e dei potenti del pianeta, si è riunito in conclave per discutere lo scenario degli stati commissariati dall’Unione Europea, tra cui l’Italia. Coincidenze? L’ultimo incontro si era tenuto a Chantily, una piccola cittadina nello stato americano della Virginia, nel mese di luglio. Tra i nomi degli invitati eccellenti spiccano Elsa Fornero, Corrado Passera (che di banche se ne intende), Paola Severino, Francesco Profumo. Nella lista degli invitati compare mezzo governo e parte determinante della potente macchina mediatico-politica, che un anno fa elogiò il boiardo bocconiano Monti a Palazzo Chigi. Sarebbe stato invitato anche il trinariciuto governatore della Bce, Mario Draghi, il quale, tuttavia, avrebbe declinato l’invito per evitare strumentalizzazioni, inviando però un comunicato in cui garantiva di seguire i lavori da Francoforte. Tra gli altri nomi spiccano Giuliano Amato, in qualità di presidente Treccani, la bocconiana radicale Emma Bonino, l’ad Trenitalia Mauro Moretti, l’ad Mediobanca Alberto Nagel, il presidente Agcom Angelo Cardani, l’ad Unicredit Federico Ghizzoni, l’ad Intesa Enrico Cucchiani, l’ad Enel Fulvio Conti, la presidente Rai Anna Maria Tarantola, il presidente Cir Rodolfo De Benedetti, il giornalista La7 Enrico Mentana (ha miserevoltente smentito), il presidente Telecom Italia Franco Bernabè, la giornalista Lilli Gruber, il deputato e vicesegretario del PD Enrico Letta e il giornalista Ferruccio De  Bortoli. Non occorre ingaggiare investigatori privati per riconoscerli, i leader della global mafia e dell’onorata società mafiosa erano tutti là, al gran completo, per polverizzare lo Stato Sociale e per rendere l’ennesimo servigio alla ristretta èlite dei signori del denaro e del debito.

E le verginelle scoprirono i “Compro Oro”

Se la mamma dei cretini è sempre incinta, quella degli ipocriti inanella parti plurigemellari a ritmo di catena di montaggio. La proliferazione anomala dei “Compro Oro” che noi denunciamo su questo giornale da mesi (RINASCITA), fotografata impietosamente dalla maxi-operazione della Guardia di Finanza, sembra aver colto, infatti, addirittura di sorpresa le tante belle addormentate nel bosco che popolano il nostro paese. 259 perquisizioni in tutta Italia con sequestri di beni per 163 milioni di euro nei confronti di un’associazione per delinquere implicata in riciclaggio, ricettazione, frode fiscale ed esercizio abusivo del commercio di oro, sono stati eseguiti dai finanzieri dei comandi provinciali di Arezzo e Napoli. 118 persone sono indagate, a vario titolo, per i reati di cui sopra ed oltre 500 i rapporti bancari sequestrati al fine di bloccare, presso 23 istituti di credito, otto intermediari finanziari e due società fiduciarie. Entrando nei dettagli geografici della rete dei mercanti d’oro, le perquisizioni sono state effettuate in 11 regioni, principalmente in Toscana (74), Campania (91), Lazio (30), Sicilia (16), Puglia (16) e Lombardia (7), presso le abitazioni degli indagati e le attività commerciali ad essi riconducibili. Sono stati passati al setaccio non solo i “Compro Oro”, ma anche gioiellerie ed aziende orafe, comprese 23 società del distretto orafo di Arezzo, 16 del polo campano Tarì e Oromare e una di Valenza. Numeri impressionanti che, e nessuno finga di cadere dalle nuvole, sono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno commerciale-affaristico-delinquenziale che procede a ritmo galoppante in groppa all’immiserimento del popolo italiano, costretto a spogliarsi dei propri preziosi per affrontare le spese quotidiane. I fatti di questi ultimi giorni, lo certificano impietosamente. Con l’inchiesta, coordinata dalla Procura di Arezzo, le fiamme gialle hanno ricostruito scambi di oro e denaro sporco gestiti dall’articolato gruppo criminale per un volume pari a 4.500 kg di oro e 11.000 kg di argento. E si badi bene, i dati sono relativi solo a questo anno. Per gli investigatori, l’associazione criminale, a struttura piramidale, aveva il suo vertice in Svizzera e operava con più capi-area che agivano come “referenti” sui territori dei distretti orafi di Arezzo, Marcianise (Caserta) e Valenza (Alessandria), ai fini della raccolta di oro acquistato dai faccendieri travestiti da “agenti intermediari” in contatto con una fitta rete di negozi compro oro ed operatori del settore. Una filiera dorata dell’illecito, oleata a dovere in tutta comodità, mentre i controllori dormicchiano e la politica politicante si preoccupa solo di arraffare. Le forniture di metallo prezioso avvenivano in nero, fuori dai circuiti ufficiali, in cambio di denaro contante in banconote di grosso taglio. Il gruppo, secondo i pm, si serviva di corrieri insospettabili per trasportare il denaro e la merce trasportati con vetture con doppifondi. L’operazione si è allargata via via, dopo i cinque interventi degli ultimi mesi culminati con il sequestro di oltre 63 kg di oro in lamine e verghe, più di 20 kg di oreficeria usata e oltre 450 kg di argento in grani. Non è mancata la nota pittoresca, ovvero una villa di campagna del valore di 190mila euro, nei pressi del casello dell’A1 di Monte San Savino (Arezzo), anch’essa posta sotto sequestro, acquistata dall’organizzazione attraverso una società maltese, ed utilizzata come centro di smistamento dei traffici. Un forziere di cemento a tutti gli effetti. Condotte criminali intrecciate come una spessa catena stretta intorno ai colli di tanti nostri connazionali, fatta di una “materia” sempre più diffusa. Luccica, ma non è oro: è miseria.

da Ernesto Ferrante, RINASCITA

NON PER SOLDI…MA PER DENARO!

Lettere al blog. Giriamo ai lettori del blog la mail di Gaspare Serra, che scrive: LA POLITICA? IL “MESTIERE” PIÙ ANTICO DEL MONDO… “Cosa vorresti fare da grande?” Chi di noi, almeno una volta nella vita, non ha avuto posto questa domanda? In altri tempi, le risposte più comuni erano anche le più banali: “il medico!”, rispondevano i più filantropi; “il prete!”, i più introversi; “il poliziotto!”, i più audaci; finanche “lo spazzino!”, i più estroversi… Oggi, per le nuove generazioni cresciute a “pane e televisione”, le aspirazioni più ambite sono piuttosto cambiate: i figli -dalla vita bassa (e mutande alte!)- del “consumismo sfrenato” e della globalizzazione selvaggia, perso ogni briciolo di genuinità, sognano di fare “il calciatore”, illusi dalle prospettive di facili guadagni; di diventare “veline”, abbagliati dai lustrini e paillettes del palcoscenico; di divenire “cantanti”, attratti dalla prospettive di bucare lo schermo inseguendo la scorciatoia d’un reality… Perché questa premessa “sociologica” parlando di un tema brutalmente politico: il costo dei parlamentari? Perché, ritornando alle aspirazioni dei giovani del domani, c’è da scommettere che presto la professione più ambita diverrà quella politica! Quale altra attività “rende molto” in termini di guadagni e visibilità e “richiede poco” in termini di capacità e competenza??? Un tempo l’immagine poco “in” del politico – generalmente visto come un personaggio grigio, noioso, riservato…- costituiva una naturale barriera tra i giovani e la politica. Ma come non cambiare idea ripensando alle serate “allegre” dei nostri Presidenti del Consiglio, ai divertimenti “sfrenati” dei nostri consiglieri regionali o ai festini “dissoluti” cui non di rado incappano i nostri politici?! “Non Per Soldi… Ma Per Denaro” era il titolo d’un celebre film del 1966. Quale altro slogan descriverebbe meglio le motivazioni, gli stimoli, le ambizioni che spingono oggi i vari “Fiorito d’Italia” ad avvicinarsi alla politica?! Unica differenza? La pellicola americana era una commedia, mentre la trama che la politica italiana ha scritto negli anni appare una “tragicommedia dell’assurdo”: una storia -scritta a più mani e senza “happy end!”- caricata da ripetuti flashback (il ritorno sulla scena di personaggi che si credevano d’un pezzo finiti…), travagliata da infiniti scandali (viaggi pagati, case affittate o appartamenti comprati “a propria insaputa”!) e alleggerita dalla frivolezza di esotici “Bunga Bunga” o stravaganti favole che narrano di nipoti egiziane!

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Il perfetto maggiordomo

In una recente intervista dal titolo “Avere fiducia nella saggezza degli italiani” al quotidiano olandese Nrc Handelsblad, il cameriere del nuovo ordine mondiale Giorgio Napolitano è tornato a elogiare il curatore fallimentare Mario Monti: «Il premier Monti ha avviato una profonda fase di risanamento dei conti pubblici e ha varato una serie impressionante di riforme». «Gli italiani – ha detto il comunista che ha spianato la strada al governo dei banchieri e amico di Henry Kissinger – si rendono ben conto che tali scelte avevano uno scopo preciso, quello di salvare il ruolo dell’Italia nell’Europa della moneta unica. Questa la ragione per cui hanno accettato tali scelte». L’impietoso ritratto del panorama politico italiota distante dalle esigenze della gente, caratterizzato da forme distorte di narcisismo e cinismo istituzionale, farcito da ladronerie di ogni sorta, rimane impantanato in rapporto al binomio potere-cittadini, rimarcando l’abisso che li divide. La comunicazione politica, e di riflesso quella mainstream con il suo ruolo spesso decisivo, al soldo dei faccendieri dell’Unione europea, sulla scia dei profondi saccheggi e dei nuovi scenari di mercificazione voluti dall’Alta finanza giudaico-mondialista che si aprono nel Terzo millennio, sferrano gli ultimi attacchi a quel poco di socialità che esiste ancora negli Stati nazionali europei. Al contempo con le loro privatizzazioni, demeriti e difetti di una classe dirigente statica e arroccata sui propri privilegi, che rischia di trascinare nel baratro l’intero Vecchio Continente, ancora una volta si andrà a incidere in maniera rovinosa nei confronti di famiglie e lavoratori, mentre per conto farà, come al solito, l’interesse di pochi potentati senza guardare ai miliardi di euro (moneta artificiale creata dal nulla) che si regalano alle banche per salvarle dalla bancarotta e non si guarderanno le spese militari per aggredire i popoli poveri della terra. Mentre l’usura continuerà ad affossare la socialità.

«Per tornare a crescere è indispensabile ma non sufficiente
l’impegno tenace dei paesi maggiormente in crisi.
Le innovazioni comportano ulteriori trasferimenti
di poteri decisionali e di quote di sovranità»

[Giorgio Napolitano, Roma - 13 ottobre 2012]

Onorevoli ladri nell’Italia che muore di fame

Tra il 1994 e il 2008 la partitocrazia ladrona ha speso 570 milioni di euro, ma i rimborsi ricevuti sono stati pari a 2,253,612.233 milioni di euro. Esiste una parte d’Italia che continua a spassarsela alla grande sulla pelle dei contribuenti: i politici. Certamente la cosa più odiosa è il giro di clientele mafiose e di porcherie di ogni genere che i partiti muovono. Di scandalo in scandalo, dunque, la stagione delle ladronerie politiche non finisce mai, mentre la ricchezza, soprattutto quella finanziaria, arrivata a rappresentare centinaia di volte quella reale, si concentra sempre più in pochissime rapaci mani ed è governata dalle leggi del mercato e del profitto a beneficio di un pugno di sfruttatori: Filippo Penati (Partito Democratico), consigliere regionale della Lombardia, il 20 luglio 2011 viene indagato dalla Procura della Repubblica di Monza per concussione e corruzione in merito a presunte tangenti intascate sulla riqualificazione dell’ex Area Falck di Sesto San Giovanni. Il suo segretario di partito, Pierluigi Bersani, non sapeva nulla. Francesco Belsito (Lega Nord), ex vicepresidente Fincantieri, il 10 gennaio 2012, in qualità di Tesoriere della Lega Nord, stanzia oltre 7 milioni di rimborsi elettorali in investimenti in Tanzania, Cipro e Norvegia. Emergono poi altri movimenti sui conti correnti liguri della Lega: assegni per un valore complessivo di 450mila euro. Poi risultano trasferiti dai conti liguri circa 700mila euro ad altri conti correnti della Lega Nord, su cui avrebbe la firma sempre Belsito come amministratore del partito e lo stesso leader e segretario federale Umberto Bossi è stato costretto a chiarire di aver approvato personalmente le operazioni di Belsito e di aver investito all’estero invece che in Btp italiani perché a suo dire l’Italia era a rischio default. Nel marzo 2012, attraverso un’inchiesta sui finanziamenti della Lega, Belsito viene indagato per le ipotesi di reato di appropriazione indebita e truffa aggravata ai danni dello Stato, proprio in relazione ai finanziamenti pubblici che la Lega percepisce come rimborsi elettorali, e che sarebbero stati utilizzati dalla famiglia Bossi. Nel mese di maggio Bossi è iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Milano con l’accusa di truffa ai danni dello Stato a causa dello scandalo dei rimborsi elettorali. Luigi Lusi (Partito Democratico), Senatore della Repubblica ed ex tesoriere della Margherita di Francesco Rutelli, è indagato per aver sottratto i soldi dei rimborsi elettorali in virtù del suo incarico di tesoriere della Margherita, creando una contabilità parallela, che sarebbe sfuggita ai controlli dei revisori dei conti, perché prelevati in piccola quantità. Secondo l’accusa i soldi sarebbero stati trasferiti in Canada, frazionati in novanta bonifici, sul conto della società TTT srl e Paradiso, della quale era unico proprietario. Infine, approfittando dello Scudo Fiscale (una delle tante leggine vergogna del governo Berlusconi), avrebbe fatto rientrare il capitale, investendo in immobili a Roma e in altre provincie, usando i parenti come prestanome e depositando il resto sul proprio conto corrente. Il 31 gennaio 2012 è stato iscritto nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Roma: l’accusa è appropriazione indebita per aver sottratto la somma di circa 13 milioni di euro dalle casse della Margherita Democrazia e Libertà, per scopi personali. Franco Fiorito (PDL), ex consigliere regionale del Lazio e capogruppo PDL, agli inizi di settembre viene fuori che “er Batman” avrebbe dirottato ingenti quantità di denaro destinato al suo partito ed alla Regione sui suoi conti bancari italiani ed esteri (in due anni, 109 bonifici, dal conto del Pdl al proprio conto corrente, di importo compresi tra 4mila e 8mila euro, per un totale di 753mila euro, riportanti la causale: “Articolo 8 della legge regionale 14/98″). Emerge inoltre una sorta di “sistema” per sfruttare i fondi pubblici, destinati per legge ai vari gruppi consiliari, per fini personali da parte dei singoli consiglieri laziali. Il 12 settembre è dichiarato indagato per peculato. Nomina quale suo difensore l’avvocato Carlo Taormina. Il 18 settembre, la Corte dei Conti stima in 21 milioni di euro, la torta che si sono suddivisi dodici partiti laziali che hanno partecipato alla competizione per le regionali del 28 e del 29 marzo 2010. Il massimo dei rimborsi è andato alla lista “Renata Polverini presidente” con 2,3 milioni. Il 24 settembre, Renata Polverini (Governatore della Regione Lazio ed ex sindacalista tutta casa e Ior) è costretta alle dimissioni. Il 28 settembre vengono indagati anche amici e parenti di Fiorito, per assegni con addebiti inspiegabili, si configura il reato di associazione per delinquere, mentre lo scandalo sui fondi rubati dai Consigli Regionali del PDL si allarga a Piemonte ed Emilia Romagna. La vergogna, nel BelPaese con 60 milioni di pecore, continua…

Dati ISTAT:

Ad agosto 2012 gli occupati sono 22.934 mila, in calo dello 0,3% rispetto a luglio (-75 mila unità). Il calo riguarda in particolare le donne. Il numero di occupati diminuisce dello 0,3% anche su base annua (-80 mila unità). Il tasso di occupazione è pari al 56,9%, in diminuzione 0,2 punti percentuali sia nel confronto congiunturale sia in quello tendenziale. Il numero dei disoccupati, pari a 2.744 mila, diminuisce dello 0,3% rispetto a luglio (-9 mila unità). Su base annua si registra una crescita pari al 30,4% (640 mila unità). Il tasso di disoccupazione è pari al 10,7%, stabile rispetto a luglio e in aumento di 2,3 punti percentuali nei dodici mesi. Tra i 15-24enni le persone in cerca di lavoro sono 593 mila e rappresentano il 9,8% della popolazione in questa fascia d’età. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero l’incidenza dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, è pari al 34,5%, in calo di 0,5 punti percentuali rispetto a luglio. Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni aumentano dello 0,6% (92 mila unità) rispetto al mese precedente. Il tasso di inattività si attesta al 36,3%, con un aumento di 0,2 punti percentuali in termini congiunturali e una diminuzione di 1,3 punti percentuali su base annua.

Quel gran pezzo di Montezemolo

In aggiunta al trionfo di merda tiepida che in questi giorni si discute nei salotti profumati della politica – il golpista Mario Monti rispondendo a una serie di domande al Council on Foreign Relations di New York (che non è un’opera di beneficienza) ha detto che dopo le prossime elezioni politiche sarà naturale per l’Italia avere un governo politico con un leader politico, ma che risponderà “ci sono” se sarà richiamato dal presidente della Repubblica a formare il  governo – ecco la discesa in campo di un altro condannato (un anno di reclusione per abusi edilizi commessi a Capri) e presidente di Italia Futura (cui solo un rabdomante potrebbe appurarne l’esistenza), il marchese Luca Cordero di Montezemolo, stipendio 2011 pari a 8,7 milioni di euro (presidente Ferrari e Ntv, CdA quotidiano La Stampa, del Gruppo francese PPR-SA, Tod’s, Indesit Company, Campari, Unicredit Banca Impresa, TF1, ad RCS Video, Cinzano International e Itedi, ex presidente Maserati SpA, FIAT, Confindustria ecc) un altro pescecane di scuderia pronto a partecipare (schierandosi) al banchetto unanimamente osannato dalla cricca dei nominati. «È necessario costruire una grande forza popolare, riformatrice e liberale con l’obiettivo di dare consenso elettorale al percorso avviato da Monti» afferma Montezemolo, chiarendo, in una intervista al Corriere della Sera e in un colloquio con Repubblica, che si impegnerà “personalmente perché questo progetto abbia successo” ma “senza rivendicare alcun ruolo o leadership” perché “il problema italiano è cambiare, non comandare. Cambiare un sistema, non qualcuno“. Occorre, spiega, “che il Paese prenda atto della disponibilità del premier a continuare il suo lavoro”. E oltre a Monti, “occorre mettere in campo una politica diversa da quelle del passato che ci hanno portato sin qui, in una posizione desolante che l’Italia non merita”. “Spingerò l’associazione – dice il nuovo profeta che prospetta benesseri illusori - a dare una mano alla prospettiva di un Monti bis con uomini e donne nuovi. Con idee nuove. Per far nascere una nuova politica”. Niente alleanze, poi, né con il Pdl né con il Pd (ma “dialogo con le persone responsabili”), con qualche altra poltrona di contorno per ingrandire la già grassa collezione di incarichi nei succulenti CdA del BelPaese, perché occorre “dare finalmente un approdo agli elettori liberali, democratici e riformisti” che non si riconoscono nei due principali partiti e non possono essere “condannati a disperdere i loro voto in piccoli partiti” ma in un “grande soggetto che abbia l’ambizione di essere il primo partito”. E quindi continuare a rubare nella mangiatoia della partitocrazia ladrona. Tutto, nell’indifferenza inebetita degli italiani, che plaudono al nuovo messia ammirandolo come la mucca quando vede il treno passare. E la crisi? Tecnicamente innegabile, continua a favorire la discesa in campo di mercanti di denaro che si riempiono la bocca e soprattutto le tasche, dall’innovazione alla produttività del lavoro, per mantenersi alto il profitto in nome del sistema. Nella logica dei fatti, dopo anni di berlusconismo e piazze belanti di lacrime al vento, la debacle arraffona della porcilaia politicante sta cedendo ceduto il passo alle alchimie di marketing mirate per lo più a traghettare le varie anime morte già pronte a confluire immacolate nelle nuove creature politiche. Per continuare a rubare, s’intende.

Il silenzio dei media e la banda dei 945 onorevoli ladroni

Il tema dei costi della porcilaia politica è di quelli che fanno salire il sangue alla testa a gran parte degli italiani, soprattutto in un momento in cui vengono imposti sacrifici a tutti i cittadini (politici esclusi). Nei mesi scorsi sono state avviate due differenti raccolte firme, facenti capo a due diversi organizzatori (Unione Popolare e Comitato del Sole) per arrivare a due referendum che puntano entrambi alla riduzione dei compensi dei politici, andando a colpire la legge 1261 del 1965. Entrambe sono state pressocchè ignorate dalla maggior parte dei servili media e osteggiate anche da quei partiti potenzialmente affini come IdV e Movimento 5 Stelle, che hanno contestato la correttezza formale delle raccolte firme e quindi la loro sostanziale inutilità. Il movimento politico Unione Popolare, ha convocato ieri una conferenza stampa alla Camera dei Deputati (praticamente deserta di giornalisti e politici) per annunciare il raggiungimento di ben 1.305.639 firme. “Un risultato straordinario” è il commento soddisfatto di Maria Di Prato, segretario del partito. Se il referendum otterrà il via libera e dovesse essere approvato, andrebbe ad abolire la “diaria” di deputati e senatori, circa 3.500 euro al mese che ognuno riceve per le spese di soggiorno a Roma (compresi i circa 200 che nella Capitale già risiedono). Al di là di tutti gli sprechi, gli eccessi e gli abusi che sono stati più volte denunciati e che devono essere eliminati, bisogna ricordare, fuori da ogni facile populismo, che la legittimità delle firme raccolte, seguendo i dovuti accorgimenti tecnici, potranno essere depositate a gennaio in Cassazione. Il giudizio della Suprema Corte arriverà quindi entro l’autunno, per poi passare la parola alla Corte Costituzionale che valuterà i quesiti nel gennaio 2014. Se il giudizio sarà positivo, gli italiani potrebbero essere chiamati a esprimersi nella primavera dello stesso anno. Insomma, nel silenzio generale dei mezzi di disinformazione di massa, e della porcilaia politica, la corsa del cosiddetto referendum anti-casta continua.

Il BelPaese nel pallone

Ieri, all’apertura dei listini europei, la maglia nera mercatista è andata a Milano che crolla del 4,02%, trascinata dalle pesanti vendite sui bancari con Unicredit (-8,41%), BpM (-8,37%), MpS (-7,06%), Banco Popolare (-6,51%) e Intesa Sanpaolo (-6,51%). Lo spread Btp-Bund rimonta a quota 450, mentre quello della Spagna oltrepassa di nuovo la soglia critica dei 500 punti. Nel giorno in cui la Spagna ha chiesto ufficialmente gli aiuti usurai ai cravattari dell’Ue per le sue banche (ricordiamo che la BCE ha richiesto alle autorità spagnole la costituzione di una “bad bank” che con i 100 miliardi, degli aiuti europei, acquisti dalle banche spagnole i prestiti inesigibili e soprattutto lasci le banche in mano a chi le ha gestite in maniera scriteriata. La scusa è sempre la stessa: lo Stato non deve entrare nel capitale delle banche perchè non ha la competenza per gestirle) e Cipro è stata declassata a livello “spazzatura” (a BB+ da BBB-) tanto che anche il governo cipriota si è visto costretto a chiedere ufficialmente il salvataggio all’Ue per ricevere aiuti finanziari dal fondo salva-Stati (Esf) e sostenere le banche nazionali troppo esposte verso la Grecia, dall’agenzia della speculazione finanziaria Fitch, una tra le ineffabili agenzie del cosiddetto rating, corresponsabili di una crisi sistemica mondiale per aver dopato i mercati con titoli tossici, Madrid, con l’Ibex giù del 3,67% e Parigi che perde il 2,24%, Francoforte il 2,09% e Londra l’1,05%. Seduta in rosso anche a Wall Street (o War Street), dove il Dow Jones perde l’1,09%, il Nasdaq cede l’1,95%. La Germania ha già chiarito che non intende concedere alla Grecia rinegoziazioni delle condizioni del piano di aiuti e, nonostante le crescenti pressioni dei partner comunitari, la culona inchiavabile Angela Merkel ha ribadito che non intende cedere sul suo “nein” agli Eurobond. In Italia invece alla nazionale pallonara si dà il forte significato di segno patriottico. Tant’è. Il mondo galoppa dentro la globalizzazione, gli scenari internazionali e gli equilibri politici del potere sono mutati, nuove nazioni sono emerse a contendere la leadership agli Stati Uniti e alla Russia. Ma gli Italiani, solo loro, sono rimasti immutabili: “la partita” non si tocca. Non è edificante né patriottico, ma nel BelPaese c’è più gente disposta a farsi ammazzare per la formazione della nazionale, per un rigore negato, che non per la disoccupazione, la precarietà, la perdita del posto di lavoro, l’inflazione, l’oppressione fiscale, i salari da fame mentre la porcilaia politica sguazza nel trogolo e ingrassa a dismisura, o peggio, la voragine di debito pubblico che ci sta inghiottendo. E invece qui, a via di casse integrazioni, usate come mobilità anticipate per aziende in fallimento, con lavoratori a zero ore, si festeggiano i calci a un pallone. L’Italia e gli Italiani, anch’essi alla canna del gas, senza più Stato Sociale, sono oramai morti che camminano, in cerca (forse) di una degna sepoltura, e (certamente) destinati al tracollo completo. La prima riforma che servirebbe all’Italia, ne siamo certi, è quella del cervello.

Al mio gentile maestr✡: “Riflessioni sulla $hoah”

«Il sottosegretario Josef Bühler, l’uomo più potente in Polonia dopo il governatore generale, si sgomentò all’idea che si evacuassero ebrei da occidente verso oriente, poiché ciò avrebbe significato un aumento del numero di ebrei in Polonia, e propose quindi che questi trasferimenti fossero rinviati e che “la soluzione finale iniziasse dal Governatorato generale, dove non esistevano problemi di trasporto”. I funzionari del ministero degli esteri presentarono un memoriale, preparato con ogni cura, in cui erano espressi “i desideri e le idee” del loro dicastero in merito alla “soluzione totale della questione ebraica in Europa”, ma nessuno dette gran peso a quel documento (). Inizia così la lacrimevole prima prova per l’esame di maturità (Tipologia C – Tema di ordine storico) dell’anno ebraico 2012 (20 giugno: 30 sivan 5772) con cui si stanno sensibilizzando in queste ore circa 490mila studenti. I nuovi gentili – il termine italiano col quale si traduce la parola ebraica goym o gojim (ebraico singolare goj גוי, plurale גוים; yiddish גוי goj, plurale גוים gojim) e indica “bestiame umano”, chi non è ebreo -, pronti a subire incosapevolmente la legge della menzogna trionfante che passa in maniera “integrale” sui temi diffusi dal Miur, con la partecipazione straordinaria della fatina inebetita Mariastella Gelmini ex ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca del defunto governo filosionista Berlusconi IV. Qualcuno ricorderà la Gelmini per la servile genuflessione elargita con benevolenza all’insolente giudeo, quando con la vergognosa sottoscrizione di un protocollo d’intesa firmato il 21 gennaio 2011 a Palazzo Chigi, prese il via il “Progetto Talmud“, finanziato dal Miur con un gran colpo tonante di culo alla bella cifra di 5 milioni di euro.

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Italia (S)vendesi al peggiore offerente

Il decreto Sviluppo (1 miliardo reale e 79 virtuali) dovrebbe mettere in movimento, spiega l’ineffabile ministro Corrado Passera (che di banche se ne intende), risorse fino a 80 miliardi di euro: cui poco più della metà arriveranno dai cosiddetti project bond, emissioni obbligazionarie finalizzate alla realizzazione di un progetto che dipende dai flussi finanziari che il progetto stesso è in grado di assicurare, ossia uno strumento atto a coinvolgere capitali privati nel finanziamento di opere infrastrutturali, e dalle misure per le piccole e medie imprese. Il Fondo per la crescita sostenibile che razionalizza il sistema degli incentivi alle imprese avrà invece un budget di circa 2 miliardi di euro. Ma si guarda anche alle infrastrutture pubbliche: «Nei prossimi mesi speriamo di sbloccare una ventina di miliardi in infrastrutture» da parte del Cipe dice Passera. E poi il sogno nel cassetto (sic): completare entro il 2013 la Salerno-Reggio Calabria. Passera lo ricordiamo è quel grasso banchiere a cui si deve anche la trasformazione di Poste italiane in banca. Passera è anche lui un qualificato membro della casta dei sacerdoti “miracolati” che guidano la finanza globale. Soprattutto in termini di “spending review”: quando non perde tempo a “sistemare” in modo del tutto clientelare un piccolo esercito di consulenti nuovi di zecca. A dicembre erano stati sette i «magnifici» consulenti assunti dal ministro Passera, costo 1 milione e 350 mila euro. Addentrarsi nella descrizione degli incarichi è pressochè inutile, perchè ci si trova difronte al solito linguaggio burocratese. Per quale ragione, mentre gli italiani soffrono una delle più gravi crisi sistemiche, prodotta dall’avidità dei banchieri, si continuano a mantenere costosi apparati e a sfornare migliaia di consulenze, addirittura secretate per non far sapere alla pubblica opinione i torbidi intrecci tra politica ed affari, funzionali alle cricche di potere annidate nel governo Monti? I gravissimi e scandalosi sperperi, gli sprechi, uniti alla corruzione, ai conflitti di interesse rappresentano le piaghe maggiori dell’Italia, la cui classe politica ha prodotto negli ultimi venti anni una grave recessione ipotecando il futuro dei giovani. A quanti illuminati esperti di rango ripetevano come pappagalli che il professore bocconiano avrebbe “rimesso i conti a posto”, avrebbe “rilanciato l’economia”, avrebbe “creato benessere per tutti”, ripetiamo che solo nel BelPaese della finanza creativa la fantapolitica supera la realtà. Da quando il curatore fallimentare Monti ha abbandonato l’incarico alla Bocconi ci sembra che stia utilizzando la politica come strumento di propaganda con annunci demagogici. Che cosa ritiene di tagliare ancora o l’anno prossimo per raggiungere gli obiettivi (imposti dai vampiri delle finanze Ue) del pareggio di bilancio? Se volesse potrebbe risparmiare sulle funzioni doppie o triple o quadruple di alcuni prezzolati manager collezionisti di cariche pubbliche che per salvaguardare i propri interessi predatori vorrebbero scendere in politica. Invece no. Proprio mentre le banche italiane sono al centro di aspre polemiche per le massicce iniezioni di denaro ricevuto dalla Bce (3.500 miliardi di euro di aiuti negli ultimi 4 anni), e che però impiegano nella finanza speculativa e negli stipendi principeschi dei loro manager, mentre continuano a lesinare il credito alle imprese e alle famiglie. Non è forse vero che le cronache giudiziarie sono piene di banchieri indagati o rinviati a giudizio per evasione fiscale, corruzione e tangenti? E politici ladroni indagati per infedeltà patrimoniale, associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, appropriazione indebita, emissione di fatture false e riciclaggio che l’hanno fatta o la faranno franca? Fatto salvo poi che nessun condannato in via definitiva potrà entrare in Parlamento o avere incarichi di governo, ma a partire dal 2018. Negli ultimi 20 anni gli italiani a ogni “sparata” del padrone di turno lo hanno rincompensato con più potere, più ossequi, più soldi, una casa più grande, una macchina più grande, un parente in più da poter sistemare. La servile informazione non è stata da meno. Il problema è che tra il fare bene ed il finire a fare male, anzi peggio, c’è di mezzo un’autostrada a scorrimento lento, ad esempio l’assurda “A3″ che il dispensatore di miliardi Corrado Passera sogna di realizzare. La produzione industriale è in caduta libera e l’unica cosa che cresce in Italia è la cassa integrazione. Poiché la revisione della spesa è una cosa troppo seria per essere affidata a coloro che si nutrono di sperperi, sprechi e privilegi di ogni sorta, ossia quei tecnocrati ed oligarchi che alimentano e gonfiano la spesa di miliardi di euro l’anno per far funzionare la macchina, spesso parassitaria, dello Stato, resterà molto poco oltre la loro propaganda. Sarebbe ora che alla politica degli annunci si passasse a quella dei fatti. E che questo infame governo di banchieri (buono solo a porre la fiducia su ogni decreto) venga mandato a casa a pedate nel sedere.

Il cameriere, il maestro e il resto della servitù

Duecentoquindici giorni sono trascorsi da quando, con un colpo di Stato tecnocratico, il cameriere del nuovo ordine mondiale Napolitano genuflesso alle oligarchie plutocratiche, ha nominato premier l’ex International Advisor di Goldman Sachs e presidente della Commissione Trilaterale, Mario Monti, per abbassare lo spread. Situazione che anche i “Mercanti del Tempio” stanno monitorando visto che il famigerato spread non sembra avere molta voglia di scendere. Ma solo nel BelPaese della finanza creativa la fantapolitica supera la realtà. Era il 12 novembre, e dopo l’approvazione e la promulgazione della Legge di stabilità, lo gnomo Napolitano accoglie le “dimissioni” di Berlusconi – “per il senso dello Stato” disse lo stallone di Arcore e, si badi bene, non perchè Mediaset crollò in borsa (12% in un giorno) -, e da buon cameriere affida all’economista di rango Monti l’incarico per la formazione di un nuovo governo fantoccio infarcito di professori, esperti, e banchieri. Non si sa mai. Alla faccia del popolo bue e “sovrano” per costituzione. Osservando quindi il teatrino politico delle ultime settimane non si può fare a meno di continuare a provare sempre più un profondo rigetto verso la totalità di questa ottusa dirigenza politica relegata al ruolo di amministrazione controllata che ha abdicato in maniera vergognosa, consegnando di fatto la Nazione ai boiardi tecnocrati transnazionali. Come dimenticare i titoli in prima pagina dei lacchè appecorati mentre riverivano alla notizia (peraltro falsa) che “Obama consultava Monti per questioni economiche”. Oggi, sette mesi dopo l’ingresso trionfale a Palazzo Chigi (quando i media mainstream aprivano con sondaggi che attribuivano a Monti il 60% di popolarità), siamo a un passo dal baratro. La situazione è stata tale da richiedere un vertice d’urgenza, in piena notte, come conviene ai ladri, avvenuto con la convocazione dei tre Magi della partitocrazia ladrona – Alfano, Bersani, Casini -, preceduto da un colloquio con il professionista della resistenza e trinariciuto Napolitano rimpatriato in tutta fretta da Auschwitz dove se la stava spassando. Da giorni, osservano dal governo fantoccio, sui quotidiani finanziari internazionali il mantra è che dopo la Spagna “il prossimo Stato a cadere sotto i colpi della speculazione finanziaria sarà l’Italia”. Siamo in tanti a ripeterlo, da tempo, e forse questi ottusi profeti con un gran numero di lauree appese alle pareti del corridoio, più per decoro, finalmente se ne sono accorti. Meglio tardi che mai. I signori del denaro e della macelleria sociale, depositari del potere espropriatorio delle banche usuraie, dell’Alta finanza internazionale “con licenza di uccidere” l’etica e il sociale, annunciano l’ipotesi di intervento del Fondo Monetario Internazionale, per una sorta di commissariamento del governo tecnico che ha commissariato l’Italia. Una commedia in cui ci sarebbe da ridere, se la situazione delle nostre tasche non fosse sempre più triste. Tra lo spread che risale, i tassi di interesse oltre il livello di guardia, la progressiva demolizione dello stato sociale, i tagli ai servizi pubblici, la riduzione dei diritti dei lavoratori, lo strapotere del capitale finanziario che tende il cappio al collo delle famiglie italiane, per l’iniquità sociale che il sistema esprime senza contrasti e la lacrimevole “preoccupazione” del giocoliere della finanza bocconiana Monti, ora veniamo a sapere che il governo preferito dalle banche, intenderebbe “cedere quote dell’attivo del settore pubblico nazionale“. Incassando persino le lodi dal ministro vampiro delle Finanze, il tedesco Wolfang Schäuble, che ha definito il valletto Mario Monti «l’uomo giusto al  posto giusto». Tant’è. Come avvenne nel 1992, a bordo del panfilo Her Majesty’s Yacht Britannia della corona inglese, per una passerella di grande prestigio a cui il governo italiano (del bandito Giuliano Amato) infedelmente si rivolgerà alle mafio-massonerie della Cupola finanziaria mondiale durante la fase delle privatizzazioni selvagge per un maxi programma di dismissioni da parte dello Stato. Con il decreto legge n.333 dell’11 luglio 1992 (art.15) vennero trasformate in SpA le aziende di Stato Iri, Enel, Ina, e messa in liquidazione l’Egam. Al banchetto organizzato dal Ministero del Tesoro si decise che le società derivanti dalla trasformazione emettessero azioni del valore nominale di Lire 1.000 cadauna, una regalìa gradita ai voraci appetiti dei nuovi padroni. Venne quindi disintegrato un patrimonio non da poco, e con esso migliaia di posti di lavoro. Ma fu solo il prezzo da pagare, individuando con precisione il soggetto da leccare, per entrare al servizio nell’esclusivo club dell’euro. Qualcuno dovrebbe ricordare al patriottardo Napolitano che c’è un presidente del consiglio abusivo non eletto da nessuno, un esecutivo di banchieri nominato in quattro giorni, e imposto a totale sudditanza dalla BCE per garantire il valore dei nostri titoli pubblici comprati dalle banche francesi e tedesche, e che sta mandando in rovina l’Italia. Il primo nemico, ripetiamo, non è la classe politica corrotta, parassitaria, immorale e sempre più disposta al mercenariato nei confronti dei centri di potere esterni in cambio della perpetuazione dei suoi privilegi, ma le Banche, strutture operative del comando oligarchico che pianificano e concretizzano l’asservimento dei popoli mediante meccanismi capitalistico-finanziari della grande usura, o più semplicemente, nell’immaginario degli italiani, ossia decine di migliaia di pecoroni belanti negli stadi destinati comunque alla tosatura, l’economia canaglia strutturata dai centi del potere mondialista. Lo capiranno?

Un altro bankster che piace a tutta la “finanza bianca”

Circola insistentemente la notizia che la neo-presidente della RAI, Anna Maria Tarantola, sia stata in questi anni alla “Vigilanza” di Bankitalia, l’Interlocutrice italiana più rappresentativa per l’Isda. L’Isda non è un Carneade qualunque. L’Isda è l’acronomo di “International Swaps and Derivatives Association”. Come recita l’oggetto “sociale” è “un’organizzazione di operatori sul mercato dei derivati”. E, cioè, la “cupola” degli speculatori che di scommessa in scommessa svalutano o rivalutano – senza sborsare un soldo – i costi futuri del greggio, i titoli obbligazionari di uno Stato o di qualsiasi altra cosa. Un esempio. La benemerita Goldman&Sachs decise nei primi anni di questo secolo – ante, in parallelo e post guida di Mr. Draghi – di speculare sui titoli pubblici della Grecia. Avanzò un’opzione di acquisto di quei titoli ipotizzando di lucrare, a termine, sempre maggiori interessi usurai. Scommettendo, cioè, che quel debito non sarebbe stato pagato. Un sistema speculativo obbrobrioso, non regolamentato, che ha condotto la Grecia alla crisi attuale. Ecco, la G.& S. fa parte di quella “cupola”. Siamo arrivati dunque alla frutta. Un’esperta di derivati al controllo dell’informazione pubblica televisiva. Con un altro banchiere alla direzione generale. Mr. Monti e il suo governo affamapopolo aveva appena finito di lamentarsi (si badi bene: dopo averne dichiarato l’inesistenza nel 2011) della “perdita del sostegno dei poteri forti”. Ha subito provveduto. E, con i suoi compari europei, si è prodotto in un altro finanziamento (a danno dei cittadini) “salvabanche”.  Invece di operare per i lavoratori, per l’economia reale, per il benessere delle famiglie, si sostengono gli istituti speculativi artefici della crisi. Il suo è un governo golpista di manutengoli distruttori della nazione.

Sempre peggio. Ci infilano nella nave che affonda
da Ugo Gaudenzi, direttore RINASCITA

«È una persona di grandissimo valore, una lavoratrice formidabile, che ha fatto tutta la carriera in Banca d’Italia partendo dalla base, e ogni gradino se l’è guadagnato», è stato il commento usato all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano dove il vice direttore generale di Bankitalia SpA (dal 2009), Anna Maria Tarantola, membro di diritto della ristrettissima cerchia di osservanza montiana, si è laureata in Economia e Commercio nel 1969. Inutile dirlo, Tarantola è gradita al Vaticano, e con il chiodo fisso dell’etica nell’economia:

«Per prevenire i fallimenti del mercato e soprattutto i fallimenti etici, bisogna prestare molta attenzione alle regole», disse il 30 settembre 2011 in una lectio magistralis - “Etica, mercati finanziari e ruolo del Regolatore” - all’inaugurazione dell’anno accademico 2011-2012 della Facoltà di Diritto Canonico san Pio X, a Venezia, davanti a tutta la finanza bianca.

Il vecchio modo “affarista e mafioso” di fare politica

Il termine “spending seview” ossia “revisione della spesa”, nella finanza italiana è stata introdotta dall’ex ministro dell’economia nell’esecutivo nel Governo Prodi, il mai compianto Tommaso Padoa Schioppa. In pratica si tratta dell’analisi dei capitoli di spesa nell’ambito dei programmi delle attività da attuare da parte dei singoli dicasteri al fine di individuare le voci passibili di taglio, per evitare inefficienze e sprechi di denaro. L’obiettivo di questa azione di bilancio è quello di pervenire a un più efficiente controllo nell’utilità effettiva della spesa pubblica. Il risparmio è una cosa seria, dicono i politicanti ciarlatani del salotto buono, infatti tutti i precedenti tentativi di ridurre la spesa pubblica – il tema è al centro dell’agenda politica da almeno 20 anni – sono miseramente falliti. Soltanto ieri, tanto per fare un esempio, il governo è stato battuto al Senato su un emendamento al decreto legge spending review. Il comma eliminato dall’emendamento stabiliva che i poteri di intervento del commissario per la revisione della spesa Enrico Bondi non potessero applicarsi agli organi costituzionali. La spending review non imporrà tagli alla partitocrazia ladrona con la pancia piena e il culo ben piazzato su comode poltrone in Parlamento, Corte Costituzionale e Quirinale. La votazione che ha approvato la soppressione del comma 3 dell’articolo 2 (Em. 2.13) era una proposta di modifica del senatore Adriana Poli Bortone. Lo svolgimento ha visto 136 voti favorevoli, 122 voti contrari e 7 astenuti. Oggi invece, il Senato ha approvato il decreto legge sulla spending review (AS. 3284). I voti favorevoli sono stati 236, 5 i no, e 30 gli astenuti. Il testo ora passa all’esame della Camera. Ma non è tutto. Infatti, sempre ieri l’Assemblea Palazzo Madama ha avuto anche il tempo di votare, ribaltando l’esito del voto in giunta, – con 169 voti contrari, 109 favorevoli e 16 astenuti – contro gli arresti domiciliari per il senatore Sergio De Gregorio, accusato di associazione per delinquere, concorso in truffa e truffa aggravata per concorso in erogazioni pubbliche, per la bella cifra di 23 milioni di euro, nell’inchiesta della Procura di Napoli che vede indagato anche Valer Lavitola, ex direttore de L’Avanti. De Gregorio che si è salvato grazie al voto segreto, ha reso omaggio ai suoi basisti: “Grazie ai colleghi che non conosco”.

L’esattore Monti ha sbagliato i conti: mancano 3,5 miliardi

Allarme per i conti dello Stato: a fronte di maggiori entrate rilevate nei primi quattro mesi del 2012, un miliardo e mezzo in più rispetto al primo quadrimestre del 2011 (+1,3%), le entrate tributarie che ammontano a 117.030 milioni sono state inferiori di 3.477 milioni di euro rispetto alle previsioni annuali contenute nel Def, il Documento di Economia e Finanza. La differenza è del -2,9%. A tale scostamento contribuiscono le entrate del bilancio dello Stato per -3.140 milioni di euro (-2,7%) ed in particolare il gettito Iva che riflette fattori di natura congiunturale. In flessione anche i ruoli per -93 milioni di euro (-4,5%), le poste correttive per -160 milioni di euro (-2,2%) e le entrate tributarie degli enti territoriali per -84 milioni di euro (-1,2%). A certificare l’ammanco è lo stesso ministero dell’Economia, con il Rapporto sulle entrate della Ragioneria Generale dello Stato e del Dipartimento delle Finanze. Intanto l’esattore Mario Monti annuncia un inasprimento della lotta all’evasione: «Siamo stati criticati per essere stati troppo duri, saremo ancora più duri in futuro». Monti, in un’intervista a “Famiglia Cristiana”, settimanale di ispirazione papalina, ha parlato dell’Italia come di «un Paese disastrato» che deve essere «rimesso in sicurezza». Non c’è spazio invece per alleggerire le tasse. Almeno in questo momento. Dalla Corte dei Conti arriva invece un appello per la crescita: attenzione ad aumentare troppo le tasse, il rischio è quello di un ”avvitamento”, di un ”circolo vizioso” che compromette la crescita. L’economia ”asfittica” tra l’altro si fa sentire sul gettito, sotto le attese, anche per i prossimi anni, e ”rende  difficile” conseguire risultati sul fronte della spesa nonostante gli sforzi che vengono fatti. Bene invece l’avvio della spending review: fatto il punto sulla finanza pubblica italiana si torna a puntare l’indice contro l’evasione ”una piaga” che solo per Iva e Irap pesa 46 miliardi di euro l’anno e contro la corruzione dilagante. Saranno mica i pensionati senza conto corrente, questi distruttori della società civile, gli untori della economia nazionale che vivono troppo a lungo, i veri evasori fiscali? Questi falsi poveri che fino ad oggi ci hanno affamato. Ma finalmente è arrivato il giustiziere Mario con la spada dell’equità e il mantello della giustizia sociale che li sistemerà. Voi pensionati, siete la causa profonda del malessere economico in cui la voragine di debito pubblico ci sta inghiottendo. In futuro si potrebbe pensare all’introduzione di una eutanasia per rendere la società libera da questa piaga, oppure sarebbe meglio tracciarli. Ma come non abbiamo fatto a capirlo prima con tutte le intuizioni geniali di questa assise di professori, esperti, economisti di rango che hanno di ben studiato e quindi sanno come e, ancora più importante, cosa fare. Tutti quei pagamenti scivolati nel sommerso, fiumi di capitali che hanno agevolato un’economia parallela non tassata. Tutti quei risparmi portati all’estero, e beffa delle beffe non rientrati con lo scudo fiscale. Chiedete, chiedete agli intermediari finanziari che hanno gestito il rientro dei capitali quanti pensionati, affamatori di nipotini, ne hanno usufruito. Il problema di coniugare poi rigore e crescita resta ma da parte del governo della macelleria sociale si fa presente che, ora come ora, è arduo pensare a tagliare le tasse. A partire dall’Iva che aumenterà (+23%) ad ottobre, e quando tirerà il vento si comincerà a sentire odore di carne morta e depressione.

La crisi? Per Barack Obama la colpa è dell’Europa

«La crisi nell’Eurozona ha un impatto sull’andamento dell’economia e dell’occupazione americane». Lo ha detto il premio Nobel, Barack Obama, nel corso di un’intervento in Minnesota, commentando l’aumento della disoccupazione a maggio. Infatti, secondo le ultime stime rilasciate dal Dipartimento del lavoro Usa, il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti a maggio è salito all’8,2% rispetto all’8,1% di aprile. Contro le previsioni il numero dei posti di lavoro creati è stato minore rispetto al previsto (69.000 unità) e il ritmo di creazione di posti di lavoro è sceso da una media del primo trimestre di 226.000 unità al mese a una media di 73.000 ad aprile e maggio. «Non possiamo avere il controllo di tutto ciò che avviene in altri parti del mondo, come i problemi in Medio Oriente e quello che sta accadendo in Europa», ha detto Obama. «La nostra economia sta comunque continuando a crescere, così come l’occupazione, anche se non così velocemente come vorremmo. C’è ancora molto lavoro da fare». La preoccupazione alla Casa Bianca è alle stelle, col secondo mandato di Obama (le elezioni presidenziali si terranno a novembre) che potrebbe essere messo seriamente a rischio dall’aggravarsi della crisi. Ma poi – di fronte all’offensiva dei repubblicani, che definiscono «fallimentari» le sue politiche – passa al contrattacco, spostando il tiro sul Congresso Usa che blocca le sue misure (sic) per rilanciare la ripresa. Il presidente ha quindi lanciato l’ennesimo appello perchè a Capitol Hill venga approvato il cosiddetto “To-Do List”, il provvedimento in cui l’amministrazione Obama elenca le misure più urgenti da prendere per rilanciare economia e occupazione, aiutando le imprese e le famiglie della middle class. Salvo poi prendersela anche con l’Europa che è incapace di risolvere i propri problemi. Problemi che inevitabilmente – sottolinea l’uomo più potente della terra che trova pure il tempo di rimboccare le coperte alla moglie Michelle ogni notte – hanno un impatto negativo sull’intera economia mondiale. Insomma, la campagna elettorale di Barack Obama è iniziata, ed il nuovo slogan - dopo il “Change”, “Hope”, “Win the future”, “We can’t wait”, “Yes, we can” etc. – in linea con la sua ideologia, oggi è “Forward“, che significa “Avanti” ed è, non casualmente, lo stesso nome della testata “The Jewish Daily Forward”, quotidiano degli ebrei socialisti fondato nel 1897 a New York e ancora oggi pubblicato come settimanale negli Stati Uniti. Dopo tre anni e mezzo, gli americani sottomessi alla dottrina criminale Bush hanno ben visto quale paese ha costruito il Profeta abbronzato, e se questa è l’America che doveva durare agli anni del terrorismo e dell’estremismo di presunta matrice islamica e delle prime pesanti difficoltà dell’economia, “fanculo, siamo stati fregati” avranno pensato. Oggi ci riprova. I costi delle guerre di Bush-Obama in Iraq e Afghanistan sono stati stimati per aver raggiunto i 4,4 trilioni di dollari. Per il pubblico la principale preoccupazione interna, giustamente, è la grave crisi della disoccupazione. Per le abominevoli istituzioni finanziarie al servizio dell’Impero del debito la principale preoccupazione è il deficit. Il risultato di tutto questo ci viene raccontato quasi ogni sera dai telegiornali, e ogni mattina, appena svegli, mentre prendiamo il caffè, sui quotidiani. Nell’estate del 2007 negli Stati Uniti scoppiò la crisi dei prestiti subprime, cioè quei mutui erogati quasi a chiunque ne facesse domanda. Poi a ottobre ci fu il crash. Grandi banche arrivarono sull’orlo del fallimento ed il governo Usa cominciò a versare fiumi di denaro per salvarle. Non è crisi, è truffa. Le banche fallite furono salvate quasi senza condizioni da una finanza fallita che impone le sue regole ai governi. Così la massa finanziaria generata sui mercati da titoli spazzatura, ovvero la bolla finanziaria, a metà del 2011 ha raggiunto un nuovo massimo superando i 700.000 miliardi di dollari. Ma questo Obama non lo dice, nel 2008 si limitava solo a ripetere che la recessione non era ai livelli del 1929. A livello globale le cose stanno andando ancora peggio che nella Grande Depressione. Negli Stati Uniti il tasso dei senza-lavoro è pari a circa 15 milioni di persone a spasso. C’è un solo precedente di ciò che accade quando l’economia Usa con il 9% di disoccupati torna in recessione, risale al 1937: poi scoppiò la Seconda guerra mondiale.

Bilderberg 2012, la global mafia che polverizza lo stato sociale

Si è conclusa l’annuale riunione dell’èlite plutocratica mondialista riunitasi in conclave dal 31 maggio al 3 giugno 2012, negli Stati Uniti del Nord, a Chantilly, in Virginia, nel lussuoso Hotel Westfields Marriott Washington Dulles. La novità della rituale conferenza del gruppo Bilderberg quest’anno è stata il cambio al vertice nella piramide oligarchica mondialista presieduta dal francese Henri de Castries, ad dell’AXA, la multinazionale nel campo delle assicurazioni. Il summit si è occupato principalmente di questioni politiche (elezioni Usa 2012), economiche e sociali, come l’evoluzione dello scenario politico in Europa (euro) e negli Stati Uniti (dollaro), l’austerity ma anche la cyber sicurezza, l’energia, il futuro della cosiddetta “democrazia”, della Russia, della Cina e del Medio Oriente (Siria e Iran) cui hanno presenziato risme di banchieri, politici, capi di stato, amministratori di multinazionali, direttori di grandi compagnie di trasporti e dell’energia, proprietari dei principali mezzi di comunicazione e giornalisti. Seguivano il direttore dell’Hotel con signora, un conte con contessa annessa e un cardinale senza signora. L’agenda Bilderberg è proseguita come previsto e come sempre sono stati banditi i mezzi di comunicazione per evitare la relativa copertura mediatica dell’evento e la conseguente diffusione di informazioni, immagini e video. L’incontro è stato riservato e le decisioni prese dall’élite sono le decisioni a cui noi tutti cittadini dovremo, semplicemente, conformarci. Quasi un’adunata di filantropi, insomma, in cui il pensiero dominante della cricca dei potenti non si deve disturbare. Il Capo del servizio d’ordine si aggirava a larghi passi, incazzato come una vespa, perchè non era stato usato abbastanza napalm verso la folla di cinquecento manifestanti che insidiavano civili e militari. Tra i 145 partecipanti del Bilderberg 2012 c’è anche qualche rappresentante per l’Italia, sempre pronti a contribuire allo sviluppo dell’umanità. Scorrendo la lista (guarda in basso), stilata in rigoroso ordine alfabetico, dalla parte orientata verso il culo del cavallo si scopre quindi che quest’anno i “rappresentanti italiani” più importanti al Bilderberg sono stati: Franco Bernabè, presidente e CEO di Telecom Italia; Fulvio Conti, ad e dg Enel; John Elkann, presidente Fiat. Ma non solo. A “sorpresa” appare poi il nome di Lilli Gruber, con abbondante décolleté ed esubero di collane, ex europarlamentare con la coalizione Uniti nell’Ulivo iscritta al gruppo del PSE nel 2004 candidatasi dopo aver denunciato la “carenza di libertà d’informazione in Italia”, e giornalista di La7 TV (di proprietà Telecom Italia). Qualcuno ricorderà certamente l’intervista (guarda il video) che la fatina inebetita fece all’ex international advisor di Goldman Sachs Mario Monti, quando in un trionfo di merda tiepida domandò al premier: «Ma lei è un massone?». Dopo una presenza fissa nel corso degli ultimi anni, il boiardo bocconiano non ha partecipato, dimessosi da Presidente europeo della Commissione Trilaterale pochi giorni prima dell’insediamento (eletto da nessuno) a Palazzo Chigi, e assente al meeting statunitense per ovvie ragioni di opportunità. E “miracolosamente” era presente anche Enrico Letta - nipote di Gianni (PdL) ex Goldman Sachs – deputato e vicesegretario nazionale del Partito democratico. Tutti avevano fame ma non si poteva dire. Finalmente sette camerieri in giacca bianca e grembiulino arrivarono con vassoi, e salmonarono e cavialarono i presenti. Al conte andò subito di traverso un crostino, e furono attimi di terrore. Il Capo del servizio d’ordine era già pronto a una tracheotomia mediante baionetta. Non ci furono altri disordini e si procedette continuando a mangiare e trincare.

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