Colonia Italia, l’occupazione americana continua

Alla luce delle violenze che continuano a macchiare le cronache libiche con tragica regolarità (solo ieri un’autobomba scoppiata vicino all’ospedale di Bengasi ha fatto 15 morti), l’Amministrazione americana del premio Nobel per la pace orwelliana Barack Obama ha pensato bene di spostare 500 marines dalla Spagna alla provincia di Siracura, a Sigonella, con l’obiettivo di intervenire più rapidamente nel caso di nuovi attacchi in Libia. La decisione, annunciata dal Pentagono, segue a stretto contatto l’attacco dell’11 settembre 2012 al consolato della stessa Bengasi, in cui persero la vita l’ambasciatore Stevens e tre membri del suo staff. Così che da gennaio 50 marines proteggono l’ambasciata americana a Tripoli! Da premettere che l’importanza della Libia nel contesto regionale è stata ampiamente sottovalutata dai “buoni” liberatori già prima dell’intervento “umanitario”. Poi, una volta cacciato il “cattivo” Gheddafi, ci si è concentrati su Tripoli, dimenticando Bengasi – la chiave della stabilità libica – la capitale della Cirenaica, la regione che custodisce la maggior parte delle risorse petrolifere. Ma adesso è una città senza ordine né legge. Lo spostamento a Sigonella, che ospita anche droni Global Hawk e Reaper ed è sempre più il fulcro delle operazioni Usa nel sud del Mediterraneo, rientra in una serie di misure per rafforzare la sicurezza degli americani in Libia: un portavoce del Dipartimento di difesa, George Little, ha annunciato che l’unità trasferita a Sigonella, dotata degli aerei da trasporto V-22 Osprey, sarà in grado di intervenire con rapidità ed eventualmente evacuare i cittadini americani “nel caso in cui la situazione in Libia dovesse peggiorare”. Omettendo però di dire che questi interventi fanno parte di un piano più generale di Washington, dettato dal crescente interesse verso l’Africa. Come d’altronde – ed è dal 1945 che accade – che i “liberatori” Usa facciano manovre militari di qualunque tipo sul nostro territorio senza che le nostre istituzioni siano informati preventivamente. Ma il trasferimento a Sigonella di ”200 marines di rafforzamento” avverrà ”secondo quanto previsto da accordi bilaterali” con gli Usa. Lo ha ribadito il ministro degli Esteri, l’ultrasionista radicaloide Emma Bonino, davanti alle Commissioni Esteri: a Sigonella saranno trasferiti 200 marines Usa, ”75 prima, 125 poi, e due aerei”. Si tratta ha aggiunto di ”un rafforzamento per la sicurezza del personale americano in Libia o per possibili evacuazioni”. È affatto vano pertanto lacerarsi le vesti per il declino del BelPaese, se non si prende atto che non è l’Italia ma la “colonia Italia” che rischia il declino. Una parola per tutto l’atteggiamento degli Americani nei nostri confronti: Cermis. E fino a quando il popolo italiano non si renderà conto di questo e non cercherà di porvi rimedio, continuerà ad essere “regolarmente” sconfitto e umiliato in casa propria.

CRACK ITALIA, debito pubblico: 2.034,725 miliardi di €uro

Il debito pubblico italiano a marzo raggiunge quota 2.034,725 miliardi di euro, segnando un nuovo record storico dopo quello raggiunto a gennaio 2013. Il dato, contenuto nel Supplemento al Bollettino statistico n°23 della Banca d’Italia dedicato alla finanza pubblica, testimonia impietosamente un aumento dello stock di 17 miliardi rispetto al mese di febbraio. L’aumento su base mensile, spiegano i banksters di Via Nazionale, “riflette principalmente il fabbisogno del mese di marzo (21,8 miliardi, inferiore rispetto a marzo 2012). Tale fabbisogno, elevato per fattori stagionali, è parzialmente controbilanciato dalla diminuzione di 3,8 miliardi delle disponibilità liquide del Tesoro (45,9 miliardi)”. Secondo un report ABI-Agenzia dell’Usura, nel 2012 il mercato della casa risulterebbe ai minimi dal 1985: in totale sono state perse 150.000 compravendite con una riduzione del 27,5% rispetto all’anno precedente per volumi di scambio delle case di abitazioni. Crolla anche la produzione industriale che a marzo ha registrato una diminuzione del 5,2% annuo. Si tratta secondo Eurostat del dato peggiore delle grandi economie Ue. Per quanto riguarda l’inflazione, anch’essa ferma ad aprile per un incremento tendenziale dell’1,1%. A darne notizia l’Istat, secondo cui il forte rallentamento dell’inflazione è principalmente imputabile alla frenata dei prezzi dei beni energetici che calano del 2,1% rispetto a marzo e registrano una diminuzione dello 0,9% su base annua (dal +3,4% di marzo).  Nello stesso mese di aprile i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza dai consumatori, il cosiddetto “carrello della spesa”, diminuiscono dello 0,1% su base mensile e crescono dell’1,5% su base annua, in ulteriore rallentamento dal 2% di marzo. Insomma, per le famiglie una stangata che supera i 530 euro all’anno. Per concludere, in questo scenario apocalittico, un dato paradossale che riguarda gli utili del primo trimestre 2013 delle Banche italiane: Intesa Sanpaolo (+306 mln di euro), Carige (+48,6 mln di euro), Ubi Banca (+26,5 mln di euro). Ma il cielo è sempre più blu…

1 maggio, e questa la chiamamo ancora Patria?

Dall’inizio dell’anno in corso sono 147 i lavoratori  morti per infortuni sui luoghi di lavoro: il 33,3% sono in edilizia, 31% in agricoltura, 17,5% nei servizi, 6,5% nell’autotrasporto e 5,5% nell’industria. A marzo, secondo i dati Istat, il numero di disoccupati è pari a 2.950.000 unità (+11,2% su base annua e perdita di 248 mila unità) e il tasso di disoccupazione si attesta all’11,5%. Tra i 15-24enni le persone in cerca di lavoro sono 635 mila e rappresentano il 10,5% della popolazione in questa fascia d’età. Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24anni) è al 38,4%, in aumento di 0,6% rispetto al mese precedente e di 3,2% nel confronto tendenziale. Un altro dato inquietante è quello dei suicidi: i dati emergono dal Rapporto Osservasalute 2012, presentato all’Università Cattolica di Roma, secondo il quale sono in continuo aumento negli ultimi anni, che nel biennio 2008-2009 si é attestato a 7,23 per 100.000 residenti dai 15 anni in su (nel 2009 se ne sono registrati 3870 contro i 3.607 del 2006). Un dato che “può essere un segno, oltre che di patologia psichiatrica, del crescente disagio sociale”, e “va monitorato con attenzione anche al fine di prevedere un rafforzamento delle attività preventive e della presa in carico sanitaria e sociale di soggetti a rischio”. L’incremento registrato negli anni si deve a un aumento dei suicidi tra gli uomini (tra i 25 e i 69 anni) per i quali il tasso è passato da 11,70 (per 100.000) nel 2006 e nel 2007 a 11,90 (per 100.000) nel 2008 e 12,20 (per 100.000) nel 2009. A togliersi la vita è un uomo nel 77% dei casi (il tasso di mortalità è pari a 12,05 per 100.000 per gli uomini e 3,12 per le donne).

In un contesto di crisi e di deriva politica, a prescindere dalle alchimie propinate, le imprese, di cui le multinazionali (tanto osannate nel ruolo mercatista del governo) sono la manifestazione più vistosa associate alle peggiori nefandezze, dallo sfruttamento della manodopera all’evasione fiscale, continuano impunite a scaricare le loro incapacità gestionali sui lavoratori che chiudono il conto con la perdita del posto di lavoro le perniciose imprese del capitale finanziario. Il gruppo di comando del potere finanziario, lasciato arbitro della conduzione economica secondo i propri esclusivi criteri, si comporta in modo assolutamente pericoloso. Nonostante i massicci incentivi alle banche, i sostenitori delle politiche liberiste, contribuiscono all’arricchimento degli esclusivi interessi della borghesia industriale unitamente alla precarizzazione del mondo del lavoro, avvicinando i lavoratori all’orlo del baratro sociale.

La socializzazione, è un principio morale, sociale, economico per cui il lavoratore, nella sua piena individualità spirituale e materiale, è oggetto primario dello Stato e soggetto dell’economia. Contro lo smantellamento della socialità, la riduzione dei salari, le nuove forme di schiavismo imposte dalla bramosia del dominio liberalcapitalista, lo sfruttamento nel mondo del lavoro, i contratti a tempo determinato, la flessibilità e gli infortuni mortali causati dalla cupidigia neoliberista, la delocalizzazione, la precarietà, la cancellazione del diritto al lavoro e del futuro per le nuove generazioni: SOCIALIZZAZIONE!

Enrico Letta, la seconda generazione di élites

Le promesse di governo propinate con antica sapienza democristiana dal trilateralista Enrico Letta, in occasione del suo discorso programmatico alle Camere di lunedì 29 aprile, seguono lo stesso format della politica fondata sugli annunci, quindi distante dalle esigenze reali come visione generale e soluzione pragmatica dei problemi, senza però mai arrivare a fatti concreti quasi a nascondersi dietro un dito per non affrontare i reali problemi che affliggono l’Italia. Il suo discorso da abile tecnocrate è vasto di interventi – congelamento dell’Imu a giugno, no all’aumento di un punto percentuale dell’Iva a luglio, riduzione del cuneo fiscale a partire dalla defiscalizzazione delle assunzioni giovanili, rifinanziamento della cassa integrazione in deroga, rinnovo dei contratti dei precari pubblici, salvaguardia degli esodati, incentivi per le ristrutturazioni edilizie, per l’energia verde, i mutui agevolati alle giovani coppie, e poi la “destinazione obbligata” di risorse per le missioni internazionali – peccato che per ora ci si trovi soltanto davanti a una visione fantastica e virtuale del contesto poichè priva di “sostanza” economica. Insomma, quello che abbiamo sentito è un bellissimo programma, a tratti condivisibile (anche Berlusconi è soddisfatto), fosse solo che per queste incombenze la dotazione minima si aggira tra i 15/20 miliardi di euro. Con quali soldi? In quale angolo di universo, quale economista di rango, con tante lauree appese alle pareti, ha mai ridotto la pressione fiscale senza aumentare l’indebitamento? La sensazione è invece che dopo i vari annunci, ottenuta anche la fiducia al Senato, calerà il sipario, un velato silenzio avvolgerà tutti i buoni propositi, e non se ne saprà più niente. Al contempo l’usuraia Bce che ha scelto di sottomettere l’Italia con la speculazione finanziaria finalizzerà il disegno preciso di utilizzare il cappio per il Popolo puntando sempre più a ridurre salari e stato sociale, aumentando la precarietà. Nel caso dell’enfant prodige Enrico Letta, in viaggio per l’Europa, personalità politica stimata da euroburocrati e banchieri, gradito ospite del gruppo Bilderberg, rimarrà comunque l’ala protettrice delle élite internazionali.

Buongiorno Italia con il cappio al collo

Il governo Enrico Letta, voluto dal riesumato Napolitano e sostenuto da Pd, Pdl e Scelta Civica, ha giurato al Quirinale. La cerimonia iniziale è stata sobria ed alla folla presente quasi scappavano le lacrime. A piedi, o alla guida delle loro utilitarie hanno fatto il loro ingresso al Quirinale i ministri del nuovo Governo. Alla guida di una Panda, da solo, è arrivato il ministro della Cultura, Massimo Bray (Pd). L’abortista Emma Bonino (Radicali, Esteri) è arrivata all’appuntamento con un taxi. A piedi, Anna Maria Cancellieri (Giustizia) con le due nipotine. Josefa Idem (Pd, Sport e Pari Opportunità), che recentemente in un’intervista aveva detto di essere favorevole al matrimonio tra persone dello stesso sesso, è arrivata a piedi insieme al marito e alla sua bambina. Arrivato a piedi anche il ministro degli Affari regionali, Graziano Delrio (Pd), insieme a buona parte della famiglia, composta da nove figli. Ma è stato fermato dalla sicurezza sulle scalinate, e solo dopo essere stato riconosciuto ha avuto il via libera per passare con la famiglia. Il bankster keynesiano Fabrizio Saccomanni, bocconiano doc, dg Bankitalia e uomo di fiducia di quel gran pezzo di Mario Draghi, ha preferito farsi calare con una fune da un elicottero. Ha preferito invece arrivare in macchina il ministro delle Politiche agricole, Nunzia De Girolamo (Pdl), su una Toyota, seguita in taxi dal marito, il deputato del Pd, Marco Boccia. Durante il giuramento, il trilateralista Letta ha detto: «Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione». Roba forte per uno che senza vergogna ha presenziato (parole sue, clicca qui) nel 2012 al meeting mondialista dei criminali del Bilderberg che illuminano la grande ribalta politica usuraia internazionale. Poco dopo, il passaggio di consegne fra il preside Monti e l’enfant prodige Letta attraverso la tradizionale cerimonia della consegna della campanella, con cui il boia in carica apre e chiude i lavori del consiglio dei Ministri. Poi il Professore con tante lauree appese alla parete se n’è andato rapidamente ed ebbe inizio la festa. Adrenalina pura.

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È democraticamente morta la sovranità popolare

Ieri, alle ore 17:20, 61 giorni dopo le elezioni truffa del 24 e 25 febbraio scorso e 127 giorni dopo le dimissioni del boiardo bocconiano Mario Monti, è morta la Sovranità popolare. Ne danno il triste annuncio quei pochi Italiani che ancora credono in un Popolo, in uno Stato e in una Nazione. Il suo principio fondamentale indegnamente decantato a gargarozzo vibrante dal perfetto maggiordomo Giorgio Napolitano, l’art.1 del compromesso catto-comunista afferma che: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione“, è stato buttato democraticamente nel cesso. Ci permettiamo di ricordare ai depositari della verità assoluta che per tale principio democratico, il governo della repubblica dovrebbe essere ricondotto alla volontà dei cittadini in modo da prendere decisioni direttamente (democrazia diretta) o delegando l’esercizio della sovranità a rappresentanti (democrazia indiretta). Molti lacchè dell’informazione ora sono entusiasti e silenziosamente appecorati nei salotti profumati del piccolo schermo, penseranno bene di accreditarsi ai nuovi padroni, e non perderanno tempo per rendere al meglio il proprio servigio evitando accuratamente di criticare la porcilaia parlamentare in mome di un “governo politico formato nella cornice istituzionale e secondo la prassi della nostra democrazia parlamentare“, fosse solo per le vomitevoli nefandezze, ladrerie e misfatti compiute senza un’oncia di vergogna alla faccia del Popolo Sovrano. Con queste parole il nulla in cravatta, l’allievo trilateralista Enrico Letta, ha svolto il compitino e raccolto applausi ribadendo che: «Voglio premettere alla lettura della lista ancora una profonda gratitudine nei confronti del presidente della Repubblica per questa fiducia, e aggiungere parole di sobria soddisfazione per la squadra che siamo riusciti a comporre, per la disponibilità dimostrata, per le competenze che si sono messe al servizio del Paese, per il record di presenza femminile e per il ringiovanimento complessivo della compagine di governo». Ecco il messaggio del nuovo ordine disegnato da Letta, un popolo concepito come una massa di pecore, da gestire secondo le regole dell’allevamento animale. Un popolo sradicato dai propri diritti e inebetito da programmi televisivi di una tale idiozia da garantire un autentico colpo di grazia agli intelletti già indeboliti degli utenti. Una massa di pecore governata da un vertice di iniziati cui spetti un superiore ordine di idee e di decisioni.

Il perfetto maggiordomo

Mentre il resuscitato Cameriere del nuovo ordine mondiale Giorgio Napolitano (88 anni), dopo essere stato implorato dalla porcilaia parlamentare, incapace di esprimere un candidato su cui far convergere i necessari consensi per continuare a lucrare, e il novello Trilateralista “democratico” Enrico Letta – in piena continuità con le politiche di macelleria sociale del boiardo bocconiamo Mario Monti (già sostenuto senza un’oncia di vergogna da Berlusconi e Bersani) – sono già proiettati alla formazione del nuovo Governo, lo stallone di Arcore Silvio Berlusconi vuole garanzie sulla giustizia. La sua, s’intende. Altro che promesse elettorali sull’odiata IMU (per la cronaca, il governo della miseria sociale Monti ha riscritto una parte del documento di economia e finanza e nel nuovo testo la tassa – che doveva essere tiriennale fino al 2015 – e che ora diventa permanente) è questo l’argomento numero uno delle trattative con l’enfant prodige Enrico Letta, il nipotino di Gianni (PdL), fedelissimo di Berlusconi.

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25 aprile, ONORE ai combattenti della R.S.I

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Ai 100.000 caduti della gloriosa REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA, ultima generazione di combattenti, che ci danno il diritto di continuare a credere, di continuare a sperare. La nostra storia non si è fermata, i nostri ideali non si sono spenti con le carneficine partigiane, la nostra voce non si è zittita con le leggi liberticide vomitate dai vincitori. Il nostro pensiero, la nostra forza e la nostra azione rimarranno eterne, capaci di spezzare le catene della menzogna e dell’ingiustizia. La nostra fede è immortale, capace di rinascere dalle sue stesse ceneri perché essa è unica, universale. La perdita totale della coscienza di NAZIONE, dell’essenza superiore dello Stato, dell’idea di PATRIA hanno determinato il completo smarrimento di ogni principio etico della vita pubblica e l’abbandono del nostro popolo in preda al materialismo e alla corruzione che ne è figlia. In questo quadro fallimentare, il 25 aprile, naufraga la repubblica germinata dalla sconfitta. L’ultima Italia, con una visione etica della vita e con purezza di cuore, ribellati alla disonorevole capitolazione dell’8 settembre 1943, fu quella per la quale si batterono gli uomini e le donne della Repubblica Sociale Italiana.

La Repubblica fondata sul Golpe

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Dopo il golpe finanziario attuato un anno e mezzo fa con la nomina a capo di governo del boiardo bocconiano Mario Monti, il golpe fanta-costituzionale con la nomima di qualche settimana fa dei cosiddetti 10 saggi e in ultimo, quello bianco attuato dalla porcilaia parlamentare con la rielezione (in un triofo di merda tiepida) del cameriere del nuovo ordine mondiale Giorgio Napolitano – favorendo l’inciucio (le chiamano larghe intese) tra le entità PD e PDL, rendendo praticamente nulle le elezioni di febbraio e quindi vanificando l’espressione della volontà popolare -, oggi è stato il turno della nomina a premier del servo di quell’Opera internazionale di beneficienza che è la Commissione Trilaterale (ne è attualmente membro del gruppo europeo, clicca qui), Enrico Letta. Il novello giuda, enfant prodige e nipote di Gianni (PdL) ex Goldman Sachs – assurto alle cronache nazionali il 18 novembre 2011 per un “pizzino” fatto recapitare al preside Monti, ed a quelle internazionali per la partecipazione all’annuale riunione dell’èlite plutocratica mondialista Bilderberg riunitasi in conclave dal 31 maggio al 3 giugno 2012, negli Stati Uniti del Nord, a Chantilly, in Virginia, nel lussuoso Hotel Westfields Marriott Washington Dulles – secondo la formula di rito, ha accettato con riserva: «Ho accettato sentendo sulle spalle una grande responsabilità perché questa situazione inedita e fragile non può continuare – ha spiegato il vice segretario Pd – il Paese sta aspettando un governo». L’informazione ha ora un nuovo padrone. Per quanto legittimo, passa in secondo piano chiedersi quale sarà il vero volto di chi ci governa, poichè nella porcilaia delle strutture di controllo e di disinformazione di massa l’esercizio dell’adulazione – nel senso di azione che esalta le nullità (legge in politica) – sarà difficile trovare qualcuno che sia del tutto libero da questa forma strisciante di attitudine, senza farsi troppi scrupoli e dove i voltagabbana se ne servono per assicurare al nuovo padrone la propria fedeltà. È pur vero che la politica ci ha abituato a spettacoli più vomitevoli, ma lo scodinzolio eccitato di chi si vede accolto alla Coorte di chi così fieramente disprezzava, li supera tutti. Da domani la democrazia ci scoppierà sotto il culo.

MPS, il bancomat di Bersani e Berlusconi

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«La verità è che dovrebbero dire grazie al Pd per aver fatto chiarezza dentro il Montepaschi». Così Massimo D’Alema, con un gran colpo tonante di culo, dopo i singolari deliri del cannibale Pierluigi Bersani che ha provato ad uscire dall’angolo contro il tentativo di coinvolgere il Pd nella vicenda MPS. Mussari chi? Ma se è stato proprio il Partito Democratico ad imporre 13 consiglieri su 16 nel CdA di MPS. L’uno e l’altro però dimenticano o fingono di non ricordare che il dimissionario Giuseppe Mussari, un banchiere per caso, senza una formazione di finanza, senza neppure conoscere l’inglese, uno che di banche ne sapeva quanto chiunque abbia un conto corrente, presidente dei banchieri italiani e grande beneficiario nell’onorata società mafiosa del centrosinistra senese, solo l’anno scorso ha staccato un assegno da 100.000 euro per il Pd di Siena (finanziamento registrato il 21/01/2011). Quest’anno, solo pochi giorni fa, ha concesso il bis elargendo 99.000 euro sempre nelle casse senesi del partito guidato da Pierluigi Bersani (registrato alla tesoreria della Camera il 06/02/2012). Nulla di llecito, tutto avvenuto secondo la legge, mister Mussari lo ha fatto di tasca propria. Mussari, il grasso banchiere che effettuava movimenti per MPS emettendo derivati tossici per truccare i conti (Bankitalia e Consob cadono dalle nuvole), ha donato circa 700 mila euro (clicca qui), in modo trasparente e regolare, tra il 2002 ed il 2012. Signori risparmiatori, nessuna relazione trasversale, per carità, basta crederci. Il sospetto che a Siena e dintorni siano volate mazzette, per far passare la discutibile acquisizione di Antonveneta, per D’Alema e compagni è pura immaginazione. La “banca rossa” Monte dei Paschi di Siena, o ciò che ne resta, attraverso la sua Fondazione (che è riuscita da sola a ingannare Banca d’Italia?), è il perno di un sistema di istituzioni alimentato dagli utili dell’azienda di credito: ospedale, università, sport, cultura tutto finanziato dalle casse di una realtà che nel Partito Democratico di Bersani, che ha sempre governato la città e la sua cassaforte, ha la sua regia. Intanto lo storico sodalizio economico tra il MPS, la più vecchia banca italiana, e l’attuale Partito Democratico si tramuta in una farsa: da un lato la banca senese si aggrappa ai Monti bond (soldi pubblici) per rimanere in vita, dall’altra funzionari di partito sopravvissuti alla Prima Repubblica finiscono col rendersi ridicoli da soli. Una curiosità: chi era il consulente per l’Italia di Goldman Sachs durante l’affare Antonveneta, nominato appena pochi mesi prima? Gianni Letta. Il braccio destro di quello che all’epoca dei fatti era il capo dell’opposizione al governo Prodi, ovvero Silvio Berlusconi: «Non voglio espormi dando un giudizio su qualcosa che non conosco bene e su un’istituzione a cui voglio bene», disse il collezionista di prescrizioni ai microfoni di Radio 2. Il Monte dei Paschi anche per Silvio Berlusconi rappresenta uno scrigno inviolabile, una sorta di sacro graal da mantenere segreto, l’ha giurato sulla Standa. È l’Istituto senese a custodire i conti correnti sui quali transitavano i soldi per ricompensare le Olgettine che hanno animato le notti di Arcore. Sin dalla fine degli anni ’70, è stato l’Istituto senese a concedergli i mutui – circa 70 miliardi di mutui fondiari a tassi del 9% – per la costruzione del suo impero. Ed ancora, negli anni ’90, quando la Fininvest era sull’orlo del fallimento (debiti per 4 mila miliardi), ossia quando venne chiesto il commissariamento imposto dalle banche creditrici del gruppo, chi salvò l’impero del Cavaliere? Le vecchie creditrici del Biscione rilevarono il 5,2% di Mediaset direttamente dalla Fininvest (Imi, Sanpaolo, Comit, Cariplo, Banca Roma e Monte dei Paschi di Siena). Risultato finale: vennero raccolti 4 mila miliardi che servirono per azzerare sia il debito ereditato da Mediaset, sia il residuo rimasto in Fininvest. Un passaggio che, di lì a sei mesi, garantirà a Mediaset il collocamento in Borsa. Il tutto, mentre Berlusconi correva per Palazzo Chigi.

Auschwitz SpA

27 gennaio, ancora una volta la vulgata concentrazionaria dei rabbino-dipendenti, vomitando il proprio odio, con animo servile metterà alla prova la propria obbedienza facendo a gara per assicurarsi la massima libertà di coprire di fango chi non si inchinerà al sionismo, allo Stato terrorista di Israele e alla loro mitologia, ora più che mai esposta al rischio di una demistificazione epocale nella sua componente olocaustica. Per intenderci, l’unico evento preso in considerazione dalla filiera della più grande truffa politico-economica mai perpetrata che non è il genocidio in genere, bensì solo quel genocidio che viene simboleggiato nel nome di Auschwitz, è la pietra sulla quale Israele e gli ebrei hanno fondato le loro fortune materiali e morali. Il senso di colpa collettivo si fa quindi inestinguibile, la $hoah diventa “l’evento” che non conosce paragoni e i giudei tornano così a sentirsi il “popolo eletto” legittimato a non riconoscere giurisdizione alle regole e ai codici che invece valgono per tutti gli altri. La commissione dei giusti di Yad Vashem, la fiamma eterna che arde in quel ricettacolo di propaganda sionista, ringrazia per l’incasso della giornata.

L’Italia giusta ha una banca

La vicenda della Banca Monte dei Paschi di Siena (la più vecchia banca italiana, oggi a capo del terzo gruppo bancario, con quote di mercato di rilievo in tutte le aree di business con l’obiettivo di presidiare direttamente ambiti economici di assoluto interesse) racchiude in se gli aspetti più inquietanti del malaffare con il quale una banca trova nuove formidabili fonti di guadagno, obbligando i suoi “clienti” a indebitarsi ad un costo molto superiore a quello “normale”. La tecnica di vendida utilizzata, più comune, è quella dei derivati. Un contratto derivato è un accordo con il quale due parti, in genere una è la banca e l’altra un’azienda, convengono di scambiarsi determinati valori a certe scadenze con modalità prefissate. Sono sempre collegati, ma non sempre in maniera corretta, ad un’operazione “sottostante” di finanziamento a breve o lungo termine, della quale modificano la struttura. Che siano contratti IRS o CS, si capisce, anche senza avere un master in finanza alla Bocconi, che i contratti sono utili. Ma le banche hanno trasformato uno strumento formalmente buono in una pericolosa mina finanziaria pronta ad esplodere fra le mani dei clienti: Monte dei Paschi di Siena e il fondo senza fondi Alexandria svelano il teatrino dei pericolosi giochi di prestigio finanziari a cura dei banksters nostrani. La vicenda: l’8 novembre del 2007, MPS annuncia con una nota di aver raggiunto un accordo con la banca spagnola Banco Santander per l’acquisto di Banca Antonveneta (acquistata dagli spagnoli a 6,6 miliardi di euro, a buona memoria, la banca che voleva comprare Gianpiero Fiorani con la sua Popolare di Lodi, quella del “bacio in fronte” all’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, finita dopo le inchieste dei “furbetti del quartierino”, nelle mani degli olandesi di Abn-Ambro) per 10,3 miliardi di euro. Per quell’operazione venne iscritto nel registro degli indagati il dimissionario ABI Giuseppe Mussari (che in 9 anni ha donato ai Ds e al Pd di Siena 700 mila euro), al tempo dei fatti presidente della Banca Monte dei Paschi, che commentò: «Non ho nulla di dire». Venne rimosso e promosso ai vertici dell’ABI. I mandati di perquisizione erano legati alle ipotesi di reato di «aggiotaggio, manipolazione del mercato sul titolo azionario di Banca Mps e ostacolo alle attività di vigilanza». I magistrati volevano vederci chiaro sulla plusvalenza di 4 miliardi (la differenza tra quanto l’avevano pagata gli spagnoli e a quanto l’avevano rivenduta a Banca Mps) e cercavano, sia in Italia che all’estero, circa 2 miliardi di euro di cui si erano perse le tracce. Nell’inchiesta finirono anche il ministro dell’Economia del governo Monti, Vittorio Grilli (all’epoca dei fatti ex direttore generale del Tesoro) e l’attuale presidente Rai Anna Maria Tarantola che nel 2007 era funzionario generale di Bankitalia. Poi il silenzio squarciato dalla finanza creativa, dalle operazioni tossiche Alexandria, Santorini, Nota Italia, tutte messe in piedi per far sembrare il bilancio un pò meno peggio di quello che realmente era: risultato, un buco di bilancio di 700 milioni in prodotti derivati tossici. Ora, con l’arrivo del banchiere genovese Alessandro Profumo (ex ad Unicredit sfiduciato dalla maggioranza dei grandi azionisti e messo all’angolo, costretto a rassegnare le dimissioni per la scalata libica nella banca italiana – «i migliori soci che abbia avuto», disse al Meeting di Rimini -, presenti nelle quote dei partecipanti al 7,582% con Central Bank of Libia, Libyan Investment Authority) e Fabrizio Viola, la richiesta di 3,9 miliardi di euro aiuti al governo Monti (pochi giorni fa in borsa il titolo del più antico istituto di credito del mondo ha fatto -8,43%, con quasi il 6% di capitale scambiato). Il secondo intervento pubblico dopo quello del 2009 con i Tremonti bond, a sostegno di una banca, la Monte Paschi di Siena, che prevede la sottoscrizione da parte dello Stato italiano di strumenti ibridi di capitale, i cosiddetti Monti bond, in pratica una ricapitalizzazione per salvarla dall’indebitamento per 17 miliardi di euro (il 15 dicembre abbiamo pagato l’IMU e il governo dei boiardi il 17 li ha girati a MPS). Bankitalia e Consob (la cui attività avrebbe come obiettivi la tutela degli investitori e l’efficienza, la trasparenza e lo sviluppo del mercato) come molto spesso accade nel BelPese del malaffare e delle truffe, dicono di non essere al corrente di informazioni sui movimenti che il grasso banchiere Giuseppe Mussari (ex presidente dell’ABI, organo che rappresenta il sistema creditizio e finanziario italiano in tutte le sedi internazionali) effettuava emettendo derivati tossici per truccare i conti. «Nessuna responsabilità del Pd, per l’amor di Dio, il Pd fa il Pd e le banche fanno le banche». Così l’indiano Pierluigi Bersani nel tour elettorale, in un trionfo di merda tiepida, voltando la testa dall’altra parte per non guardare, in risposta su eventuali responsabilità del suo partito nella porcilaia del caso MPS.

Le vomitevoli meraviglie del cartello elettorale Monti

«Con l’indicazione dell’economia sociale di mercato come riferimento della sua azione, Monti conferma di non essere il difensore della finanza speculativa ma della sinergia tra capitale e lavoro, a garanzia degli interessi tanto degli imprenditori quanto degli operai». Lo ha affermato (senza vergogna) il tassista della politica Gianfranco Fini, ieri fascista perché nel nel ’68 al Manzoni di Bologna gli avevano impedito di vedere Berretti Verdi, dove «John Wayne parte per il Vietnam a combattere eroicamente i musi gialli comunisti», diceva, oggi invece servo dell’oro di giuda e gadget dell’onorata società mafiosa democristiana. Certo, Fini è un recipiente vuoto e trasparente che ciascuno riempie come vuole, e può quindi diventare un punto di raccolta indifferenziata, una buca delle lettere o un cassonetto, se preferite, di notevole capienza. Si apre ufficialmente così la campagna elettorale della scuderia masso-centrista a sostegno del boiardo bocconiano Mario Monti, già leader di un aborto di governo sconosciuto e senza legittimità popolare (sostenuto dalle cosche PdL, Pd e dal cosiddetto Terzo polo che gli hanno ubbidito ciecamente) che ha portato sul baratro sociale l’Italia: debito pubblico (record) a 2.014,693 miliardi di euro, e disoccupazione al 11,1% con 2milioni 870mila disperati senza lavoro. Le tecnocrazie europeoidi ci osservano, noi le osserviamo come la mucca quando vede il treno passare e quello che ancora si intravede appena è il rischio di un mutamento di rotta del nostro gigantesco Titanic, un mare tempestoso e un futuro incerto. Per evitare il panico però l’orchestrina continua a suonare le stesse canzoni, ma la tensione aumenta. È di oggi la notizia del nuovo record per il tasso di disoccupazione giovanile, che a novembre scorso è balzato al 37,1%, il top dal 1992. Il tasso di disoccupazione (15-24 anni) – secondo i dati Istat – è in aumento del +0,7% rispetto ad ottobre 2012 e di +5,0% nel confronto tendenziale rispetto a novembre 2011. Ma per il ministro della miseria sociale, Elsa Fornero, intervenuta a Radio Capital (senza lacrimare), il peggioramento del tasso di disoccupazione non è un fallimento del governo Monti, anzi: «Stiamo pagando errori di lungo periodo». La cura per uccidere lo Stato Sociale sta funzionando.

«I giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. E poi, diciamolo, che monotonia. È bello cambiare e accettare delle sfide» [Mario Monti - Matrix, 02 febbraio 2012]

«Mi auguro che qualcosa di simile a quello che abbiamo fatto per i dipendenti privati sulla possibilità di licenziare sia inserito nella delega per i dipendenti pubblici» [Elsa Fornero - Torino, 24 maggio 2012]

Continuate pure così…

Banche fallite negli Stati Uniti: Dicembre 2012

Il lungo elenco di banche americane fallite dall’inizio della crisi finanziaria globale del 2008 ha raggiunto quota 468. Lo scorso mese di dicembre le autorità statunitensi hanno imposto la chiusura dei battenti alla Community Bank of the Ozarks, un istituto di credito con sede a Sunrise Beach nel Missouri. Il numero dei fallimenti dichiarati nel 2012 si ferma a 51 contro i 92 (2011), 157 (2010), 140 (2009), 25 (2008) e 3 nel 2007. Intanto la Casa Bianca ha raggiunto un accordo d’emergenza con i leader repubblicani al Senato e alla Camera per evitare le conseguenze del Fiscal cliff (baratro fiscale, termine usato dal vampiro della FED Ben Bernanke). Il tetto sul debito federale è stato formalmente toccato il 31 dicembre scorso a oltre 16.400 miliardi e il Tesoro solo con una serie di manovre straordinarie, quali il rinvio di stanziamenti per i piani pensionistici dei dipendenti pubblici, ha creato un margine di circa 200 miliardi che verrà però esaurito entro marzo. L’espressione fiscal cliff si riferisce al rischio di dover aumentare le tasse e tagliare drasticamente la spesa pubblica (crollo del Pil e recessione) se non si fosse trovato l’accordo su come ridurre l’abissale debito pubblico Usa. Nel pacchetto sono contenute misure come l’aumento al 39,6% dell’aliquota sui redditi superiori ai 400mila dollari per contribuenti individuali e ai 450mila dollari per le famiglie. C’è anche un aumento dal 35% al 40% della tassa di successione sulle eredità superiori ai 5 milioni e un aumento dal 15 al 20% delle tasse sui guadagni di capitale per chi ha un reddito superiore ai 450mila dollari. Dalla Casa Bianca, prima di ripartire per le Hawai dove è in vacanza la famiglia, Barack Obama ha detto: «Grazie ai voti dei repubblicani e dei democratici al Congresso firmerò una legge che aumenterà le tasse per il 2% degli americani più ricchi e al tempo stesso eviterà aumenti di tasse che potrebbero portare l’economia di nuovo in recessione». Il maggiordomo di Wall Street omette però di dire che per ora è stato evitato solo il rischio di un collasso fiscale, poichè (è un dato di fatto) un piccolo effetto recessivo in ogni caso ci sarà, perchè l’ammontare del taglio di bilancio in queste misure rimane parziale e il ciclo economico Usa continuerà a essere debole, con ripercussioni globali. Basta solo non urtare gli interessi dei grandi centri di potere.

2013, tutto sarà come prima?

Il 24 ed il 25 febbraio prossimo gli italiani, al pari delle pecore chiassose e stupide, torneranno in cabina elettorale per decidere da chi farsi tosare nel prossimo quinquennio. Secondo l’oligarchia finanziaria che sguazza nell’oro, se tutto filerà liscio, visto che la porcata elettorale vigente nasconde (per loro) diverse insidie non tanto sullo stabilire chi vince le elezioni, ma se chi le vince ha numeri sufficienti alla Camera ed al Senato per rimanere nominato un’intera legislatura al governo, tra marzo ed aprile il BelPaese con le pezze al culo riavrà un governo politico. E gli animali della fattoria che avevano deciso di risollevare la testa saranno repressi dagli stessi padroni del profitto e dell’usura che li hanno governati. Mentre la crisi economica (bollettino economico Bankitalia: -2,4% del Pil nel 2012 e -0,7% nel 2013) che li ha gettati nel tritacarne della disperazione e la partitocrazia ladrona frutto della volontà popolare e non (si badi bene) dell’accordo tra i partiti (tutti ladri e tutti uguali) con un nuovo strumento di repressione politico-affaristica-mediatica di accettare come “normale” un necessario “ricambio democratico” a fronte del collasso del suo vecchio strumento di governo, faranno riappacificare gli animali. E poco importeranno le vomitevoli gesta di chi ha comprato i deputati necessari alla propria maggioranza, ha calpestato il tricolore, ha imposto alla propria maggioranza parlamentare di votare una bugia (Ruby era la nipote di Mubarak?), aveva promesso di costruire campi da golf a Lampedusa. L’idea di non far vincere nessuno per rifare un Monti-bis è ancora sul tavolo così come il tema del presunto “rinnovamento”. In fondo il disegno è semplice: creare tutte le condizioni per sostituire la politica con la tecnocrazia, radunare tutte le truppe centriste dell’onorata società mafiosa sotto le insegne dell’oligarchia finanziaria turboliberista che governa l’Europa per completare il programma di macelleria sociale introdotto dal boiardo bocconiano Mario Monti che con il suo governo fantoccio dei meglio studiosi e cattedratici con tanto di lauree alle pareti, infarcito di professori, esperti e banchieri ha creato abissali ingiustizie e lacerazioni sociali che hanno portato l’Italia sull’orlo del baratro. Qualcuno inizia a capire quanto incoerenti e meschini siano state le manovre strangola-italiani e salva casta-parassiti dell’Amministrazione controllata del curatore fallimentare Monti espressione della tecnocrazia bancaria internazionale ed europea che non intende perdere i quattrini investiti nel debito pubblico italiano, altresì cercando anche di chiudere qualche buon affare di fronte alle svendite degli asset industriali di pregio ancora in dotazione. Questa è la vera contraddizione di fondo, l’economia italiana sta andando comunque a rotoli, il risparmio e l’aumento di prelievo, che hanno paralizzato i consumi e generato povertà sociale e recessione, sono stati utilizzati per pagare i maggiori interessi sul debito e per continuare a reggere economicamente tutti i privilegi della casta statale e di fronte alla stretta creditizia bancaria, la politica montiana ha macellato l’unica categoria che, ad oggi, non ha nessun potere: le pecore. Il tutto con la benedizione del Vaticano che in tempi di crescente sofferenza sociale si sente in dovere di ringraziare Monti. Non possiamo attenderci alcun miracolo persistendo l’attuale paradigma. E i naufraghi della politica pur di mantenere senza un’oncia vergogna i propri privilegi (eppure non hanno rinunciato) si aggrapperanno all’ammucchiata montiana come a una scialuppa. E non è difficile immaginare come il sistema reagirà se non si farà un passo indietro sulla strada che da tempo ha oramai ridotto la “democrazia” ad una farsa, ma con un ulteriore passo in avanti, verso un regime oligarchico blindato. Troppi uomini sono vili? Ma, accanto a coloro la cui viltà è una bestemmia alla vita, vi sono tutti coloro – li si scorga o meno – i quali salvano il mondo e l’Onore del vivere. Buon Anno di Rinascita.

Mario Monti l’icona miracolosa del Vaticano

La “salita in politica” dell’illuminato Mario Monti, che L’Osservatore Romano – giornale ufficiale della Città del Vaticano – legge come «un appello a recuperare il senso più alto e nobile della politica», ha un riferimento ben preciso oltrechè l’ennesima ingerenza nella sfera politica (quasi fosse una novità) delle più alte gerarchie ecclesiastiche capitanate dal cardinale Angelo Bagnasco (Cei) e del segretario di Stato, Tarcisio Bertone. È una questione di potere. Entrambi per una volta – a prescindere dal monito del Vangelo che esorta a dare a Dio ciò che è di Dio – si ritrovano uniti, si badi bene, non tanto per lo svolgimento delle alchimie politiche alle prossime elezioni anticipate bensì per la scelta del prossimo inquilino del Colle. Un chiodo fisso per tutti i porporati di rango che mal sopportano un ritorno del “cattolico adulto” Romano Prodi. Possibile che la Chiesa di Roma sposi così, senza esitazioni, una visione rigida della politica economica in tempi di crescente sofferenza sociale? Certamente, non a caso l’Organo papalino, sempre ben attento a rimettere indulgenze, con l’articolo del 27 dicembre scorso ha cercato di fare da collante tra l’inquilino del Quirinale Giorgio Napolitano (invelenito dalle emorroidi per la candidatura di Monti) e Palazzo Chigi. Infatti, il quotidiano vaticano mette in evidenza la sintonia tra il servo Napolitano ed il curatore fallimentare Monti sull’idea di politica e sulla missione dei rappresentanti delle istituzioni già eletti in un’ottica di nuovo ordine mondiale dove gli stessi potranno operare delle scelte indipendenti dalle proprie esigenze personali e di partito, ben sapendo che sarà l’attuale cameriere e Capo dello Stato, tra poche settimane, a dover dare l’incarico di presidente del Consiglio eventualmente allo stesso boiardo bocconiano Mario Monti, un altro bankster che piace a tutta la “finanza bianca”, che con moglie a braccetto, ogni domenica mattina si fa ritrarre da imbelli fotografi e Tv mainstream mentre esce sorridente da messa (con la scorta forse per paura che Gesù Cristo scenda dalla croce e lo prenda a calci in culo). Tant’è. Finiti i tempi in cui il cardinale Camillo Ruini (ex Cei) che per oltre sedici anni vedeva nello stallone di Arcore Silvio Berlusconi il custode dei voti dei moderati, oggi lo scenario è cambiato. Premesso che la Chiesa cattolica costa ogni anno allo Stato italiano 6 miliardi di euro, grazie a un numero considerevole di leggi e normative emanate in favore delle comunità di fede anche l’esenzione dell’IMU per una parte considerevole di beni immobili venne accolta dalla Curia romana come un miracolo. Lo stesso miracolo che si è manifestato nel maxi emendamento al ddl stabilità approvato prima di Natale: 17 milioni di euro di aiuti a due istituti assai cari ai porporati, l’ospedale Gaslini di Genova (vicino ad Angelo Bagnasco, 5 milioni) e il Bambin Gesù di Roma (vicino a Tarcisio Bertone, 12 milioni). Andando avanti con la fantasia capita anche che vengano sottratti 157 milioni di euro alle scuole pubbliche e se ne versino la bella cifra di 278 milioni in quelle cattoliche. Altri grandi affari insomma che per la Chiesa – travolta dagli scandali ma che si preoccupa solo di difendere il suo potere – e le dorate casse della Banca Vaticana, vanno avanti da 2012 anni. In tempi di tagli con la mannaia, certi aiuti solidali valgono bene un obolo che ancora i “campioni della fede” che vanno da Casini agli amici degli amici di Casini, si ostinano a leggere in chiave elettorale “speranza per gli italiani”. La libertà di scelta, fra i fedeli e l’onorata società mafiosa, è ormai un dato culturale acquisito.

Happy Z-Mas, profezie di terrore

«Oggi è il Santo Natale. Il grande varietà religioso comincerà alle ore nove e trenta: il cappellano Charlie vi farà sapere come il mondo libero riuscirà a far fuori il comunismo con l’aiuto di Dio e di alcuni marines» [Full metal jacket, 1987]. I mezzi di informazione di massa, asinamente collusi e sottomessi ai governi liberali, agli interessi atlantisti in politica estera, all’oligarchia demoplutocratica al potere, al sionismo, continuano a definire sistema “pluralista, civile e democratico” tutto ciò che risiede nell’esclusivo club dell’onorata società mafiosa di cui essi fanno parte. In Italia il quadro è davvero  desolante. Il mondo in cui viviamo è diventato preda di amorali, la politica finge sdegno per tanti morti innocenti e fa a gara a chi si dimostra il più fedele al nuovo padrone. Il denaro, l’avidità e le guerre democratiche segnano con linee di sangue e di terrore anime decadenti e già morte. In questo desolante scenario il nostro pensiero rivolto alla popolazione Palestinese che trascorrerà un altro Natale di paura, sotto l’assedio della tirannide sionista.

«Quando il fuoco brucerà le capitali d’Occidente, i templi del denaro crolleranno e la Grande Mela verrà sommersa dall’acqua…allora sarà la fine, cioè l’inizio»

L’Italia in ginocchio a banchieri e mercanti

Il servo dell’Alta finanza internazionale, Giorgio Napolitano, dopo aver sentito i Presidenti dei due rami del Palazzo dell’Inganno, ai sensi dell’art.88 del Compromesso cattocomunista, ha firmato il decreto di scioglimento della Camera dei Nominati e del Senato della Repubblica della vergogna: «Ho firmato il decreto di scioglimento delle Camere, conclusione prevista e già segnata dai fatti». Lo ha detto, tra un forte odore di peto, il modesto funzionario dell’ordine dei miracolati al termine delle consultazioni, aggiungendo «Ho preso nota di quelle preoccupazioni e le trasmetterò al presidente del Consiglio». Tra precarietà, disoccupazione, licenziamenti, suicidi per motivi economici, esodati, smantellamento del sistema previdenziale condito dalle lacrime del ministro della miseria sociale Elsa Fornero, tasse e balzelli occulti di ogni sorta, una voragine di debito pubblico lasciata in eredità alle prossime quattro generazioni e il secondo intervento pubblico dopo quello del 2009 con i Tremonti bond, a sostegno di una banca, la Monte Paschi di Siena, che prevede la sottoscrizione da parte dello Stato italiano di strumenti ibridi di capitale per 3,9 miliardi di euro (i cosiddetti Monti bond), in pratica una ricapitalizzazione per salvarla dall’indebitamento per 17 miliardi di euro (il 15 dicembre abbiamo pagato l’IMU e il governo dei boiardi il 17 li ha girati a MPS), in ultimo anche il regalino al colosso Finmeccanica previsto in un provvedimento nella legge di Stabilità, in cui viene erogato un finanziamento di 8,4 miliardi di euro (per 16 anni) alle aziende italiane che operano nel settore aerospaziale. E il titolo Finmeccanica, ovviamente, si conferma tra i migliori del Ftse Mib. Alla faccia del terrorismo finanziario seminato dai servili media italioti e dai professionisti dello spread. La crisi pilotata è appena iniziata e svolgerà le sue tappe conclusive il 24 e 25 febbraio 2013 con una ritualità sacrale: chiacchiere nei salotti tv profumati di pane e vaniglia dove verranno passati in rassegna i soliti parrucconi incatramati, promesse di marketing elettorale, bugie di ogni sorta e la solita giostra dei politici reciclati. Le dimissioni del curatore fallimentare Mario Monti non arrivano certo intempestive, altro che la mancanza di fiducia della “strana maggioranza” farcita di fratellanze, di sorellanze, di cuginanze e di altre tali parentele bastarde che lo hanno vergognosamente appoggiato: sono un ordine dell’usuraia BCE. Il professore dell’università (sempre profumato di mughetto) è persino riuscito a mettersi davanti alla telecamera e a fare ciao alla nazione e prima di lasciare ha detto: «Abbiamo messo in sicurezza il paese nel 2012 e ora dobbiamo ripartire. Occorreranno sempre più persone preparate, serie, capaci di leggere il cambiamento e di saperlo guidare. Dobbiamo scommettere sul futuro, dobbiamo voler essere attori protagonisti del rinnovamento nazionale e chi, più dei giovani ha interesse a prendere le redini del proprio futuro». Quasi ci scappa una lacrima. Abbiamo messo in sicurezza il paese? Come no, basta crederci! Abbiamo messo in sicurezza le banche, ultima in ordine cronologico, il MPS. In questa repubblica delle banane, che risponde al nome di Italia, chi fa politica o è un mestierante della stessa, senza arte nè parte o può addirittura essere un’ex velina che è elevata al rango di ministro. In questo disastroso naufragio, i nemici della ricostruzione nazionale hanno traghettato il Popolo italiano verso il baratro sociale. Lo Stato italiano oramai subordinato agli interessi stranieri in economia e politica estera, è affondato in un trionfo di merda tiepida nella melma assieme a tutti gli altri Stati europei governati dalla borghesia di centrodestra e centrosinistra. Quando andrete a votare (sempre che ancora non sarete pervasi dal votimo e diserterete in massa i seggi elettorali), ricordatevi di loro, non perchè la democrazia è in pericolo come vogliono far credere, ma perchè le loro poltrone sono in pericolo. Sempre più crediamo sia necessaria la nascita di un Movimento Popolare Nazionale e Socialista che sappia dare al popolo le risposte necessarie affinché si possa uscire da questa cloaca che è oramai diventata lo stato borghese delle multinazionali, dell’affarismo e dell’usura. Noi crediamo sia necessario, una volta per tutte, trovarci tutti insieme. Tutto il popolo nazionalpopolare sotto la stessa bandiera. Quella volta ai profittatori, agli amministratori disonesti e alla borghesia capitalista comincerà a tremare il culo sulla poltrona. Quella volta nascerà un movimento nazionale e rivoluzionario.

DEBITO PUBBLICO, ottobre: 2.014,693 miliardi di €uro

Il debito pubblico del BelPaese con le pezze al culo e la partitocrazia (senza vergogna) sempre più grassa e ladrona, sfonda quota 2.000 miliardi e a ottobre si attesta a 2.014,693 miliardi di euro, in valore assoluto il livello più alto di sempre: un altro record fallimentare messo a segno dal migliore amico dei banchieri e della finanza apolide Mario Monti, tanto osannato dal passacarte Napolitano che lo aveva nominato (in quattro giorni) su ordine della Bce con un colpo di stato finanziario per abbassare lo spread, e dalla cricca di nominati che lo hanno sostenuto. E questo boiardo bocconiano sarebbe il leader della succursale italiana dei popolari europei? L’ex grande condottiero della Commissione Trilaterale alla testa di Casini, Fini, Berlusconi, Bersani, Montezemolo, Vendola (ma non vi viene da vomitare?). Il governo dei meglio studiosi e cattedratici, farciti da professoroni di rango, si è dimostrato ancora una volta solo l’ennesima appendice dei parassiti che governano senza mandato questo paese-colonia preda oramai di usurai e mercanti di denaro. I dati, contenuti nel Supplemento al Bollettino statistico n°67 di Bankitalia dedicato alla “Finanza pubblica”, testimoniano impietosamente l’aumento di 71,7238 miliardi euro (+3,7%) dall’inizio dell’anno. Come se per astrazione statistica il debito pubblico grava per circa 33.081mila euro a testa, neonati compresi, sulle teste degli italiani. In ultimo, il Servizio Sanitario Nazionale che affoga nei debiti: circa 40 miliardi di euro. Anche in questo ci penserà il curatore fallimentare Mario Monti. Osservando quindi il teatrino politico delle ultime settimane non si può fare a meno di continuare a provare sempre più un profondo rigetto verso la totalità di questa ottusa dirigenza politica relegata al ruolo di amministrazione controllata che ha abdicato in maniera vergognosa, consegnando di fatto la Nazione ai boiardi tecnocrati transnazionali. Noi lo diciamo da tempo, questi ottusi profeti con un gran numero di lauree appese alle pareti del corridoio, più per decoro, vanno cacciati a pedate nel sedere. Loro sono il primo nemico.

Guarda i precedenti report del debito pubblico italiano:

Partecipanti al Capitale di Bankitalia SpA (agg. 22/10/2012):

Il governo della macelleria sociale è arrivato al capolinea

Mario-Monti

Il cameriere del nuovo ordine mondiale Giorgio Napolitano ha stasera ricevuto al Quirinale il golpista Mario Monti, prospettandogli l’esito dei colloqui avuti con i rappresentanti della partitocrazia ladrona che avevano dall’inizio sostenuto (senza un’oncia di vergogna) il Governo delle banche e della macelleria sociale. Il boiardo bocconiano ha dal canto suo rilevato che la successiva dichiarazione resa ieri al Palazzo dell’Inganno dal segretario del partito dell’amore Angelino Alfano costituisce, nella sostanza, un giudizio di categorica sfiducia nei confronti del suo Governo e della sua sciagurata linea di azione. Quasi ci scappa una lacrima. Il Trilateralista Mario Monti non ritiene pertanto possibile l’ulteriore espletamento del suo mandato e ha di conseguenza manifestato il suo intento di rassegnare le dimissioni, accertando (leggasi minacciando) quanto prima se le forze politiche che non intendono assumersi la responsabilità di provocare l’esercizio provvisorio siano pronte a concorrere all’approvazione in tempi brevi delle leggi di stabilità e di bilancio. Subito dopo, il curatore fallimentare Monti provvederà, sentito il Consiglio dei Ministri, a formalizzare le sue irrevocabili dimissioni nelle mani del passacarte Napolitano. Tra parole, dichiarazioni e colpi tonanti di culo, nella giostra dei nominati il degno rappresentate dei camerieri di Sion, Gianfranco Fini, posto dalla Provvidenza accanto a Silvio Berlusconi nella gerarchia del Pdl, di cui è stato socio fondatore, e che ora sta in una coalizione che si vorrebbe di centro, nella quale è ancora un numero due, dopo il montiano delle catto-meraviglie Pierferdinando Casini, ha detto: «La decisione di Monti di dimettersi gli fa onore. Dimostra alto senso di responsabilità istituzionale». L’ennesimo trionfo di merda tiepida di un eterno fallito.