Enrico Letta, la seconda generazione di élites

Le promesse di governo propinate con antica sapienza democristiana dal trilateralista Enrico Letta, in occasione del suo discorso programmatico alle Camere di lunedì 29 aprile, seguono lo stesso format della politica fondata sugli annunci, quindi distante dalle esigenze reali come visione generale e soluzione pragmatica dei problemi, senza però mai arrivare a fatti concreti quasi a nascondersi dietro un dito per non affrontare i reali problemi che affliggono l’Italia. Il suo discorso da abile tecnocrate è vasto di interventi – congelamento dell’Imu a giugno, no all’aumento di un punto percentuale dell’Iva a luglio, riduzione del cuneo fiscale a partire dalla defiscalizzazione delle assunzioni giovanili, rifinanziamento della cassa integrazione in deroga, rinnovo dei contratti dei precari pubblici, salvaguardia degli esodati, incentivi per le ristrutturazioni edilizie, per l’energia verde, i mutui agevolati alle giovani coppie, e poi la “destinazione obbligata” di risorse per le missioni internazionali – peccato che per ora ci si trovi soltanto davanti a una visione fantastica e virtuale del contesto poichè priva di “sostanza” economica. Insomma, quello che abbiamo sentito è un bellissimo programma, a tratti condivisibile (anche Berlusconi è soddisfatto), fosse solo che per queste incombenze la dotazione minima si aggira tra i 15/20 miliardi di euro. Con quali soldi? In quale angolo di universo, quale economista di rango, con tante lauree appese alle pareti, ha mai ridotto la pressione fiscale senza aumentare l’indebitamento? La sensazione è invece che dopo i vari annunci, ottenuta anche la fiducia al Senato, calerà il sipario, un velato silenzio avvolgerà tutti i buoni propositi, e non se ne saprà più niente. Al contempo l’usuraia Bce che ha scelto di sottomettere l’Italia con la speculazione finanziaria finalizzerà il disegno preciso di utilizzare il cappio per il Popolo puntando sempre più a ridurre salari e stato sociale, aumentando la precarietà. Nel caso dell’enfant prodige Enrico Letta, in viaggio per l’Europa, personalità politica stimata da euroburocrati e banchieri, gradito ospite del gruppo Bilderberg, rimarrà comunque l’ala protettrice delle élite internazionali.

È democraticamente morta la sovranità popolare

Ieri, alle ore 17:20, 61 giorni dopo le elezioni truffa del 24 e 25 febbraio scorso e 127 giorni dopo le dimissioni del boiardo bocconiano Mario Monti, è morta la Sovranità popolare. Ne danno il triste annuncio quei pochi Italiani che ancora credono in un Popolo, in uno Stato e in una Nazione. Il suo principio fondamentale indegnamente decantato a gargarozzo vibrante dal perfetto maggiordomo Giorgio Napolitano, l’art.1 del compromesso catto-comunista afferma che: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione“, è stato buttato democraticamente nel cesso. Ci permettiamo di ricordare ai depositari della verità assoluta che per tale principio democratico, il governo della repubblica dovrebbe essere ricondotto alla volontà dei cittadini in modo da prendere decisioni direttamente (democrazia diretta) o delegando l’esercizio della sovranità a rappresentanti (democrazia indiretta). Molti lacchè dell’informazione ora sono entusiasti e silenziosamente appecorati nei salotti profumati del piccolo schermo, penseranno bene di accreditarsi ai nuovi padroni, e non perderanno tempo per rendere al meglio il proprio servigio evitando accuratamente di criticare la porcilaia parlamentare in mome di un “governo politico formato nella cornice istituzionale e secondo la prassi della nostra democrazia parlamentare“, fosse solo per le vomitevoli nefandezze, ladrerie e misfatti compiute senza un’oncia di vergogna alla faccia del Popolo Sovrano. Con queste parole il nulla in cravatta, l’allievo trilateralista Enrico Letta, ha svolto il compitino e raccolto applausi ribadendo che: «Voglio premettere alla lettura della lista ancora una profonda gratitudine nei confronti del presidente della Repubblica per questa fiducia, e aggiungere parole di sobria soddisfazione per la squadra che siamo riusciti a comporre, per la disponibilità dimostrata, per le competenze che si sono messe al servizio del Paese, per il record di presenza femminile e per il ringiovanimento complessivo della compagine di governo». Ecco il messaggio del nuovo ordine disegnato da Letta, un popolo concepito come una massa di pecore, da gestire secondo le regole dell’allevamento animale. Un popolo sradicato dai propri diritti e inebetito da programmi televisivi di una tale idiozia da garantire un autentico colpo di grazia agli intelletti già indeboliti degli utenti. Una massa di pecore governata da un vertice di iniziati cui spetti un superiore ordine di idee e di decisioni.

Il perfetto maggiordomo

Mentre il resuscitato Cameriere del nuovo ordine mondiale Giorgio Napolitano (88 anni), dopo essere stato implorato dalla porcilaia parlamentare, incapace di esprimere un candidato su cui far convergere i necessari consensi per continuare a lucrare, e il novello Trilateralista “democratico” Enrico Letta – in piena continuità con le politiche di macelleria sociale del boiardo bocconiamo Mario Monti (già sostenuto senza un’oncia di vergogna da Berlusconi e Bersani) – sono già proiettati alla formazione del nuovo Governo, lo stallone di Arcore Silvio Berlusconi vuole garanzie sulla giustizia. La sua, s’intende. Altro che promesse elettorali sull’odiata IMU (per la cronaca, il governo della miseria sociale Monti ha riscritto una parte del documento di economia e finanza e nel nuovo testo la tassa – che doveva essere tiriennale fino al 2015 – e che ora diventa permanente) è questo l’argomento numero uno delle trattative con l’enfant prodige Enrico Letta, il nipotino di Gianni (PdL), fedelissimo di Berlusconi.

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La Repubblica fondata sul Golpe

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Dopo il golpe finanziario attuato un anno e mezzo fa con la nomina a capo di governo del boiardo bocconiano Mario Monti, il golpe fanta-costituzionale con la nomima di qualche settimana fa dei cosiddetti 10 saggi e in ultimo, quello bianco attuato dalla porcilaia parlamentare con la rielezione (in un triofo di merda tiepida) del cameriere del nuovo ordine mondiale Giorgio Napolitano – favorendo l’inciucio (le chiamano larghe intese) tra le entità PD e PDL, rendendo praticamente nulle le elezioni di febbraio e quindi vanificando l’espressione della volontà popolare -, oggi è stato il turno della nomina a premier del servo di quell’Opera internazionale di beneficienza che è la Commissione Trilaterale (ne è attualmente membro del gruppo europeo, clicca qui), Enrico Letta. Il novello giuda, enfant prodige e nipote di Gianni (PdL) ex Goldman Sachs – assurto alle cronache nazionali il 18 novembre 2011 per un “pizzino” fatto recapitare al preside Monti, ed a quelle internazionali per la partecipazione all’annuale riunione dell’èlite plutocratica mondialista Bilderberg riunitasi in conclave dal 31 maggio al 3 giugno 2012, negli Stati Uniti del Nord, a Chantilly, in Virginia, nel lussuoso Hotel Westfields Marriott Washington Dulles – secondo la formula di rito, ha accettato con riserva: «Ho accettato sentendo sulle spalle una grande responsabilità perché questa situazione inedita e fragile non può continuare – ha spiegato il vice segretario Pd – il Paese sta aspettando un governo». L’informazione ha ora un nuovo padrone. Per quanto legittimo, passa in secondo piano chiedersi quale sarà il vero volto di chi ci governa, poichè nella porcilaia delle strutture di controllo e di disinformazione di massa l’esercizio dell’adulazione – nel senso di azione che esalta le nullità (legge in politica) – sarà difficile trovare qualcuno che sia del tutto libero da questa forma strisciante di attitudine, senza farsi troppi scrupoli e dove i voltagabbana se ne servono per assicurare al nuovo padrone la propria fedeltà. È pur vero che la politica ci ha abituato a spettacoli più vomitevoli, ma lo scodinzolio eccitato di chi si vede accolto alla Coorte di chi così fieramente disprezzava, li supera tutti. Da domani la democrazia ci scoppierà sotto il culo.

Auschwitz SpA

27 gennaio, ancora una volta la vulgata concentrazionaria dei rabbino-dipendenti, vomitando il proprio odio, con animo servile metterà alla prova la propria obbedienza facendo a gara per assicurarsi la massima libertà di coprire di fango chi non si inchinerà al sionismo, allo Stato terrorista di Israele e alla loro mitologia, ora più che mai esposta al rischio di una demistificazione epocale nella sua componente olocaustica. Per intenderci, l’unico evento preso in considerazione dalla filiera della più grande truffa politico-economica mai perpetrata che non è il genocidio in genere, bensì solo quel genocidio che viene simboleggiato nel nome di Auschwitz, è la pietra sulla quale Israele e gli ebrei hanno fondato le loro fortune materiali e morali. Il senso di colpa collettivo si fa quindi inestinguibile, la $hoah diventa “l’evento” che non conosce paragoni e i giudei tornano così a sentirsi il “popolo eletto” legittimato a non riconoscere giurisdizione alle regole e ai codici che invece valgono per tutti gli altri. La commissione dei giusti di Yad Vashem, la fiamma eterna che arde in quel ricettacolo di propaganda sionista, ringrazia per l’incasso della giornata.

2013, tutto sarà come prima?

Il 24 ed il 25 febbraio prossimo gli italiani, al pari delle pecore chiassose e stupide, torneranno in cabina elettorale per decidere da chi farsi tosare nel prossimo quinquennio. Secondo l’oligarchia finanziaria che sguazza nell’oro, se tutto filerà liscio, visto che la porcata elettorale vigente nasconde (per loro) diverse insidie non tanto sullo stabilire chi vince le elezioni, ma se chi le vince ha numeri sufficienti alla Camera ed al Senato per rimanere nominato un’intera legislatura al governo, tra marzo ed aprile il BelPaese con le pezze al culo riavrà un governo politico. E gli animali della fattoria che avevano deciso di risollevare la testa saranno repressi dagli stessi padroni del profitto e dell’usura che li hanno governati. Mentre la crisi economica (bollettino economico Bankitalia: -2,4% del Pil nel 2012 e -0,7% nel 2013) che li ha gettati nel tritacarne della disperazione e la partitocrazia ladrona frutto della volontà popolare e non (si badi bene) dell’accordo tra i partiti (tutti ladri e tutti uguali) con un nuovo strumento di repressione politico-affaristica-mediatica di accettare come “normale” un necessario “ricambio democratico” a fronte del collasso del suo vecchio strumento di governo, faranno riappacificare gli animali. E poco importeranno le vomitevoli gesta di chi ha comprato i deputati necessari alla propria maggioranza, ha calpestato il tricolore, ha imposto alla propria maggioranza parlamentare di votare una bugia (Ruby era la nipote di Mubarak?), aveva promesso di costruire campi da golf a Lampedusa. L’idea di non far vincere nessuno per rifare un Monti-bis è ancora sul tavolo così come il tema del presunto “rinnovamento”. In fondo il disegno è semplice: creare tutte le condizioni per sostituire la politica con la tecnocrazia, radunare tutte le truppe centriste dell’onorata società mafiosa sotto le insegne dell’oligarchia finanziaria turboliberista che governa l’Europa per completare il programma di macelleria sociale introdotto dal boiardo bocconiano Mario Monti che con il suo governo fantoccio dei meglio studiosi e cattedratici con tanto di lauree alle pareti, infarcito di professori, esperti e banchieri ha creato abissali ingiustizie e lacerazioni sociali che hanno portato l’Italia sull’orlo del baratro. Qualcuno inizia a capire quanto incoerenti e meschini siano state le manovre strangola-italiani e salva casta-parassiti dell’Amministrazione controllata del curatore fallimentare Monti espressione della tecnocrazia bancaria internazionale ed europea che non intende perdere i quattrini investiti nel debito pubblico italiano, altresì cercando anche di chiudere qualche buon affare di fronte alle svendite degli asset industriali di pregio ancora in dotazione. Questa è la vera contraddizione di fondo, l’economia italiana sta andando comunque a rotoli, il risparmio e l’aumento di prelievo, che hanno paralizzato i consumi e generato povertà sociale e recessione, sono stati utilizzati per pagare i maggiori interessi sul debito e per continuare a reggere economicamente tutti i privilegi della casta statale e di fronte alla stretta creditizia bancaria, la politica montiana ha macellato l’unica categoria che, ad oggi, non ha nessun potere: le pecore. Il tutto con la benedizione del Vaticano che in tempi di crescente sofferenza sociale si sente in dovere di ringraziare Monti. Non possiamo attenderci alcun miracolo persistendo l’attuale paradigma. E i naufraghi della politica pur di mantenere senza un’oncia vergogna i propri privilegi (eppure non hanno rinunciato) si aggrapperanno all’ammucchiata montiana come a una scialuppa. E non è difficile immaginare come il sistema reagirà se non si farà un passo indietro sulla strada che da tempo ha oramai ridotto la “democrazia” ad una farsa, ma con un ulteriore passo in avanti, verso un regime oligarchico blindato. Troppi uomini sono vili? Ma, accanto a coloro la cui viltà è una bestemmia alla vita, vi sono tutti coloro – li si scorga o meno – i quali salvano il mondo e l’Onore del vivere. Buon Anno di Rinascita.

Mario Monti l’icona miracolosa del Vaticano

La “salita in politica” dell’illuminato Mario Monti, che L’Osservatore Romano – giornale ufficiale della Città del Vaticano – legge come «un appello a recuperare il senso più alto e nobile della politica», ha un riferimento ben preciso oltrechè l’ennesima ingerenza nella sfera politica (quasi fosse una novità) delle più alte gerarchie ecclesiastiche capitanate dal cardinale Angelo Bagnasco (Cei) e del segretario di Stato, Tarcisio Bertone. È una questione di potere. Entrambi per una volta – a prescindere dal monito del Vangelo che esorta a dare a Dio ciò che è di Dio – si ritrovano uniti, si badi bene, non tanto per lo svolgimento delle alchimie politiche alle prossime elezioni anticipate bensì per la scelta del prossimo inquilino del Colle. Un chiodo fisso per tutti i porporati di rango che mal sopportano un ritorno del “cattolico adulto” Romano Prodi. Possibile che la Chiesa di Roma sposi così, senza esitazioni, una visione rigida della politica economica in tempi di crescente sofferenza sociale? Certamente, non a caso l’Organo papalino, sempre ben attento a rimettere indulgenze, con l’articolo del 27 dicembre scorso ha cercato di fare da collante tra l’inquilino del Quirinale Giorgio Napolitano (invelenito dalle emorroidi per la candidatura di Monti) e Palazzo Chigi. Infatti, il quotidiano vaticano mette in evidenza la sintonia tra il servo Napolitano ed il curatore fallimentare Monti sull’idea di politica e sulla missione dei rappresentanti delle istituzioni già eletti in un’ottica di nuovo ordine mondiale dove gli stessi potranno operare delle scelte indipendenti dalle proprie esigenze personali e di partito, ben sapendo che sarà l’attuale cameriere e Capo dello Stato, tra poche settimane, a dover dare l’incarico di presidente del Consiglio eventualmente allo stesso boiardo bocconiano Mario Monti, un altro bankster che piace a tutta la “finanza bianca”, che con moglie a braccetto, ogni domenica mattina si fa ritrarre da imbelli fotografi e Tv mainstream mentre esce sorridente da messa (con la scorta forse per paura che Gesù Cristo scenda dalla croce e lo prenda a calci in culo). Tant’è. Finiti i tempi in cui il cardinale Camillo Ruini (ex Cei) che per oltre sedici anni vedeva nello stallone di Arcore Silvio Berlusconi il custode dei voti dei moderati, oggi lo scenario è cambiato. Premesso che la Chiesa cattolica costa ogni anno allo Stato italiano 6 miliardi di euro, grazie a un numero considerevole di leggi e normative emanate in favore delle comunità di fede anche l’esenzione dell’IMU per una parte considerevole di beni immobili venne accolta dalla Curia romana come un miracolo. Lo stesso miracolo che si è manifestato nel maxi emendamento al ddl stabilità approvato prima di Natale: 17 milioni di euro di aiuti a due istituti assai cari ai porporati, l’ospedale Gaslini di Genova (vicino ad Angelo Bagnasco, 5 milioni) e il Bambin Gesù di Roma (vicino a Tarcisio Bertone, 12 milioni). Andando avanti con la fantasia capita anche che vengano sottratti 157 milioni di euro alle scuole pubbliche e se ne versino la bella cifra di 278 milioni in quelle cattoliche. Altri grandi affari insomma che per la Chiesa – travolta dagli scandali ma che si preoccupa solo di difendere il suo potere – e le dorate casse della Banca Vaticana, vanno avanti da 2012 anni. In tempi di tagli con la mannaia, certi aiuti solidali valgono bene un obolo che ancora i “campioni della fede” che vanno da Casini agli amici degli amici di Casini, si ostinano a leggere in chiave elettorale “speranza per gli italiani”. La libertà di scelta, fra i fedeli e l’onorata società mafiosa, è ormai un dato culturale acquisito.

L’Italia in ginocchio a banchieri e mercanti

Il servo dell’Alta finanza internazionale, Giorgio Napolitano, dopo aver sentito i Presidenti dei due rami del Palazzo dell’Inganno, ai sensi dell’art.88 del Compromesso cattocomunista, ha firmato il decreto di scioglimento della Camera dei Nominati e del Senato della Repubblica della vergogna: «Ho firmato il decreto di scioglimento delle Camere, conclusione prevista e già segnata dai fatti». Lo ha detto, tra un forte odore di peto, il modesto funzionario dell’ordine dei miracolati al termine delle consultazioni, aggiungendo «Ho preso nota di quelle preoccupazioni e le trasmetterò al presidente del Consiglio». Tra precarietà, disoccupazione, licenziamenti, suicidi per motivi economici, esodati, smantellamento del sistema previdenziale condito dalle lacrime del ministro della miseria sociale Elsa Fornero, tasse e balzelli occulti di ogni sorta, una voragine di debito pubblico lasciata in eredità alle prossime quattro generazioni e il secondo intervento pubblico dopo quello del 2009 con i Tremonti bond, a sostegno di una banca, la Monte Paschi di Siena, che prevede la sottoscrizione da parte dello Stato italiano di strumenti ibridi di capitale per 3,9 miliardi di euro (i cosiddetti Monti bond), in pratica una ricapitalizzazione per salvarla dall’indebitamento per 17 miliardi di euro (il 15 dicembre abbiamo pagato l’IMU e il governo dei boiardi il 17 li ha girati a MPS), in ultimo anche il regalino al colosso Finmeccanica previsto in un provvedimento nella legge di Stabilità, in cui viene erogato un finanziamento di 8,4 miliardi di euro (per 16 anni) alle aziende italiane che operano nel settore aerospaziale. E il titolo Finmeccanica, ovviamente, si conferma tra i migliori del Ftse Mib. Alla faccia del terrorismo finanziario seminato dai servili media italioti e dai professionisti dello spread. La crisi pilotata è appena iniziata e svolgerà le sue tappe conclusive il 24 e 25 febbraio 2013 con una ritualità sacrale: chiacchiere nei salotti tv profumati di pane e vaniglia dove verranno passati in rassegna i soliti parrucconi incatramati, promesse di marketing elettorale, bugie di ogni sorta e la solita giostra dei politici reciclati. Le dimissioni del curatore fallimentare Mario Monti non arrivano certo intempestive, altro che la mancanza di fiducia della “strana maggioranza” farcita di fratellanze, di sorellanze, di cuginanze e di altre tali parentele bastarde che lo hanno vergognosamente appoggiato: sono un ordine dell’usuraia BCE. Il professore dell’università (sempre profumato di mughetto) è persino riuscito a mettersi davanti alla telecamera e a fare ciao alla nazione e prima di lasciare ha detto: «Abbiamo messo in sicurezza il paese nel 2012 e ora dobbiamo ripartire. Occorreranno sempre più persone preparate, serie, capaci di leggere il cambiamento e di saperlo guidare. Dobbiamo scommettere sul futuro, dobbiamo voler essere attori protagonisti del rinnovamento nazionale e chi, più dei giovani ha interesse a prendere le redini del proprio futuro». Quasi ci scappa una lacrima. Abbiamo messo in sicurezza il paese? Come no, basta crederci! Abbiamo messo in sicurezza le banche, ultima in ordine cronologico, il MPS. In questa repubblica delle banane, che risponde al nome di Italia, chi fa politica o è un mestierante della stessa, senza arte nè parte o può addirittura essere un’ex velina che è elevata al rango di ministro. In questo disastroso naufragio, i nemici della ricostruzione nazionale hanno traghettato il Popolo italiano verso il baratro sociale. Lo Stato italiano oramai subordinato agli interessi stranieri in economia e politica estera, è affondato in un trionfo di merda tiepida nella melma assieme a tutti gli altri Stati europei governati dalla borghesia di centrodestra e centrosinistra. Quando andrete a votare (sempre che ancora non sarete pervasi dal votimo e diserterete in massa i seggi elettorali), ricordatevi di loro, non perchè la democrazia è in pericolo come vogliono far credere, ma perchè le loro poltrone sono in pericolo. Sempre più crediamo sia necessaria la nascita di un Movimento Popolare Nazionale e Socialista che sappia dare al popolo le risposte necessarie affinché si possa uscire da questa cloaca che è oramai diventata lo stato borghese delle multinazionali, dell’affarismo e dell’usura. Noi crediamo sia necessario, una volta per tutte, trovarci tutti insieme. Tutto il popolo nazionalpopolare sotto la stessa bandiera. Quella volta ai profittatori, agli amministratori disonesti e alla borghesia capitalista comincerà a tremare il culo sulla poltrona. Quella volta nascerà un movimento nazionale e rivoluzionario.

L’inquilino, il passacarte e la sua corte

Il Pdl vuole staccare la spina e il Quirinale cerca di frenare la frana. Tuttavia, quel che conta è che i sistemi liberal-demo-plutocratici non muoiono d’infarto fulminante. La loro morte, nel caso, sarebbe troppo nobile e poco sofferta. Questi regimi basati sul denaro, sullo sfruttamento e  sull’oppressione finiscono per metastasi diffuse, per lenta, progressiva, insufficiente ossigenazione a livello cerebrale. Gli ultimi colpi di coda, come suol  dirsi, sono oltremodo pericolosi perché tentano di trascinare nel gorgo della loro caduta ingloriosa, quanta più gente onesta possibile, quella stessa gente che hanno ingannato e turlupinato durante tutta la loro esistenza. Storicamente questi sistemi nascono sulle macerie di nazioni che hanno perso una guerra o che sono state devastate da eventi naturali di dimensioni catastrofiche, per cui i loro popoli sono stremati, privi di difese organiche e in cui sono state depotenziate le loro virtù morali e spirituali. Sono facili prede dei primi cosiddetti “liberatori” che si presentano sulle macerie materiali e morali delle nazioni, con canti, inni, scatolette e cioccolate. Così nascono questi perversi sistemi usurocratici, sistemi attorno ai quali proliferano gli untorelli di destra, di sinistra, di centro (tanto per parlar chiaro!) totalmente privi di scrupoli, di etica e di dignità. Quando il sistema muore per insufficienza vitale, muore dello stesso male di cui è portatore genetico, muore per “decadenza”. A questo punto, gli untorelli cercano vigliaccamente la salvezza personale con tutti i mezzi leciti e illeciti, scannandosi tra di loro pur di evitare la ghigliottina morale che li attende implacabile, consapevoli che quell’arma sarà implacabile e senza appello perché manovrata dal boia che appartiene alla stirpe degli uomini che sono rimasti “in piedi in mezzo  alle macerie”. Insomma tutti quei parassiti devono essere condannati a lavori forzati e “socialmente utili”. E non si illudano: non potranno nemmeno “godere” dei 1.000-1200 euro al mese che ora finiscono nelle bustepaga di un operaio metalmeccanico o di un professore della scuola statale.

Parassiti riverniciati a nuovo? No, addio
da Stelvio Dal Piaz, RINASCITA

ONU, WELCOME TO PALESTINE

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Voto storico dell’Assemblea Generale dell’Onu che, con 138 voti a favore, 9 contro e 41 astensioni, ha approvato con una risoluzione l’ingresso della Palestina come “stato osservatore”. In Europa prevalgono i sì, ma di misura: 14 sì (Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Malta, Portogallo, Spagna, Svezia), 12 astenuti (Bulgaria, Estonia, Germania, Gran Bretagna, Ungheria, Lettonia, Lituania, Olanda, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia) e 1 no (Repubblica Ceca). Il voto è stato preceduto da un lungo e applauditissimo discorso del presidente palestinese Abu Mazen che ha chiesto il “certificato di nascita” dello Stato palestinese. Il voto dell’Assemblea – ha detto Abu Mazen – è una occasione “storica” per la comunità internazionale, “l’ultima per poter salvare la soluzione a due Stati”, ammonendo che “è arrivato il momento di dire basta all’occupazione e ai coloni”. Contrario all’Assemblea l’intervento del boia sionista: l’ambasciatore Ron Prosor ha definito la richiesta della Palestina “un passo indietro per la pace”. “Con questa risoluzione – ha detto – l’Onu chiude gli occhi sugli accordi di pace e non conferirà alcuna dignità di Stato”. Poco dopo parole avvelenate sono arrivate anche dal premier terrorista Benjamin Netanyahu: “Il discorso di Abu Mazen – ha detto – è stato “ostile” e “pieno di falsa propaganda”. Irritazione anche da parte degli Stati Uniti, tra i nove paesi che hanno votato contro la risoluzione, ha detto l’ambasciatore Susan Rice “è sfortunata e controproducente” e non fa altro che costituire “un nuovo ostacolo sul cammino verso la pace”. Parole ribadite anche dal segretario di Stato Hillary Clinton da Washington: “Abbiamo ben chiaro che solo attraverso negoziati diretti tra le parti israeliani e palestinesi potranno arrivare alla pace”. I “no” alla risoluzione erano comunque tutti previsti. Oltre Usa e Israele si sono detti contrari Panama, Palau, Canada, Isole Marshall, Narau, Repubblica ceca e Micronesia. Tra le grandi potenze, luce verde per i palestinesi anche da Cina e Russia. Uno degli effetti più attesi della risoluzione è che consentirà ai palestinesi di chiedere al Tribunale Penale Internazionale di indagare sui crimini commessi dai macellai sionisti durante il pluridecennale conflitto israelo-palestinese. La colonia-Italia, al servizio dell’impero del male di Washington e delle iene sioniste di Tel Aviv, per voce del servile Mario Monti (nemmeno Frattini era arrivato a tanto) raddrizza il tiro per il governo italiano e campando le solite frasi di rito rilancia il mantra della diplomazia internazionale “Il voto dell’Italia non rappresenta un allontanamento dalla forte e tradizionale amicizia nei confronti di Israele”. Sarà, ma tale religione che si erge sul mito fondante della $hoah e sul senso di colpa collettivizzato di cui il timore reverenziale degli europei nel muovere critiche ad Israele, è una spia estremamente rivelatrice. I vigliacchi, i pavidi e gli infami si scoprono da queste piccole cose.

GAZA, IL B✡IA SI✡NISTA NON SI FERMA PIÙ

Quanto è malata la mentalità delle forze armate sioniste che occupano illegalmente i Territori palestinesi? Il Senato americano ha approvato all’unanimità una risoluzione che attesta la piena solidarietà e sostegno allo stato terrorista di Israele e al suo “diritto di agire per autodifesa per proteggere i suoi cittadini da atti di terrorismo”. La risoluzione (S.RES 599), presentata dai senatori ultrasionisti Kirsten Gillibrand (D-NY) e Mark Kirk (R-IL), è stata cofirmata da 62 senatori di entrambi gli schieramenti per “esprimere la nostra solidarietà con Israele per il riprorevole ed indiscriminato lancio di missili da parte di Hamas e della Jihad”. Paradossalmente – e quasi a giustificarne a prescindere il gesto terroristico dell’entità ebraica – come se gli eventi possano giustificare razionalmente l’omicidio mirato di Ahmed al-Jaabari, presentato come un maestro del terrorismo, o addirittura come il Bin Laden palestinese, ex leader dell’ala militare di Hamas. Non è forse vero che la sua uccisione, che ha innescato una nuova terribile ondata di violenze in Medio Oriente, sembra al contrario il frutto di un cinico e spregiudicato calcolo da parte del premier israeliano Netanyahu a due mesi e mezzo dalle elezioni politiche? Un modo di riconquistare il consenso perduto mettendo all’angolo i suoi avversari. Se la gran parte dei media dipinge Jaabari come un fiero e oltranzista nemico di Israele, in pochi (quasi nessuno) sottolineano i rapporti intercorsi negli ultimi anni tra lo stesso Jaabari e i vertici dello Stato ebraico di cui era interlocutore: dipinto come un carceriere spietato, un sadico aguzzino, un fanatico fuori controllo, è stato invece il principale alleato di Israele nei negoziati per la liberazione del giovane caporale Shalit, il garante della sua incolumità fisica durante gli anni della prigionia e soprattutto colui che ne ha permesso il ritorno a casa nel 2011. Anche il Dipartimento di Stato Usa ha condannato Hamas per il lancio di razzi contro Israele: “Non vi è alcuna giustificazione”. Senza fare menzione alcuna che in realtà Ahmed al-Jaabari lavorava in appalto per Israele. Era lui l’uomo incaricato di garantire la sicurezza nella Striscia di Gaza e di far rispettare il cessate-il-fuoco al mosaico di movimenti estremisti della jihad islamica. In cambio di questa fragile tregua Tel Aviv finanziava il regime di Hamas, fornendogli denaro, infrastrutture e beni di prima necessità. Che i boiardi sionisti (come è loro solito fare) non hanno detto nulla ai servili servizi segreti dello zio Sam? L’aggressione e i crimini commessi da U$raele, sono tali che gli assassini, i boia americani e i sionisti ci hanno abituato a considerarli semplice routine ma che, in realtà, sono atti deliberati, le cui conseguenze psico-strategico-mediatiche sono calcolate e dosate nell’ambito del condizionamento del genere umano con lo scopo della totale e definitiva sottomissione alla Mafia perché, non consideriamo che sia vanitoso dover ribadirlo, effettivamente è quest’ultima che, in fin dei conti, rende concreta e sintetizza l’unione della CIA, del Mossad, delle cellule occulte che costituiscono il Nuovo Ordine Mondiale. Intanto il primo ministro terrorista Benjamin Netanyahu ha parlato con il premio Nobel per la pace orwelliana Barack Obama per aggiornandolo sulla situazione e ringraziando la Casa Bianca per il suo sostegno a Israele. Poco importa che la Siria di Assad sia sull’orlo della guerra civile, che in Egitto non governi più lo “zio di Ruby” ma i Fratelli Musulmani (da sempre vicini ad Hamas), che in Libano siano tornati gli attacchi terroristi, che persino la “tranquilla” Giordania sia scossa dai movimenti di protesta contro l’aumento del prezzo del carburante, mentre la Turchia minaccia da mesi azioni militari contro Damasco. Quel che conta per Netanyahu e per Ehud Barak è vincere le prossime elezioni. Con ogni mezzo necessario. Che sia una coincidenza o meno, l’aggressione contro la Striscia di Gaza è avvenuta nel momento in cui le elezioni in Israele sono alle porte (anticipate al 22 gennaio prossimo), e scatenare un’escalation di violenze (Ripercorrendo cronologicamente i massacri nella Striscia di Gaza l’operazione “PIOMBO FUSO” condotta dai macellai sionisti toccò i vertici di crudeltà inaudita) che rischia di incendiare tutta la regione e di mettere in grave pericolo la stessa entità ebraica per meschini interessi elettorali è pur sempre una valida possibilità per non perderle. Ma i media occidentali sempre più appecorati all’amico ebreo non riportano informazioni. Tant’è.

Si odono grida di anime stanche, assalto al potere e fuoco alle banche

La giornata europea di scioperi sindacali contro le politiche usuraie imposte dalla triade Ue, Bce e Fmi, appena conclusa, è stata “raccontata” nei fatti dai servili lacchè dell’informazione italiota come una giornata segnata da scontri di piazza in tutta Italia: agenti feriti, manifestanti bombaroli, binari occupati, sassi, cariche e lacrimogeni quasi a volere inaugurare un nuovo clima di “inaudita” violenza – omettendo però di sottolineare le vere motivazioni che stanno provocando il disagio tra le generazioni senza futuro: disoccupazione, precarietà, flessibilità, salari da fame, tasse e balzelli di ogni tipo, la rapina del Fiscal compact e i Patti di stabilità e, in ultimo, quel debito pubblico generato per incapacità e malafede governativa e che proprio ieri ha battuto un altro nuovo record. La dilagante corruzione politica non è da meno. Ergo, mentre tutto il sistema finanziario europeo è al collasso occorre però salvare le banche (come fosse una via d’uscita dalla crisi in cui tutti stiamo sprofondando), e l’Europa delle anime morte dietro le vetrate dei palazzi che contano nella grigia Bruxelles, da quattro anni con la messa a punto di regole illusorie (la finanza ha un’etica dicono) continua ostinatamente a varare parametri sempre più vessatori che ricadono sui Popoli. Per rendere quanto più edulcorata la polemica in margine agli scontri trasformati in guerriglia a Roma, scrive il Corriere della Sera: Un gruppo di giovani che era stato deviato dalla Questura davanti alla Sinagoga ha pronunciato cori offensivi e lanciato fischi all’indirizzo del tempio. «Sputi, fischi, bandiere palestinesi, urla contro Israele, grida pro Saddam e mortaretti. E mille bambini della scuola ebraica bloccati in istituto», denuncia l’ebreo Riccardo Pacifici. Non è mancato lacrimevole e riverente l’intervento all’amico giudeo del sindaco di Gerusalemme, Gianni Alemanno, che ha espresso la sua «solidarietà alla comunità ebraica di Roma, offesa dai partecipanti a una manifestazione». Nessuna notizia invece è stata divulgata dai lacchè appecorati della carta straccia e della televisione circa la riunione dell’èlite plutocratica mondialista Bilderberg riunitasi in Campidoglio a Roma (doveva tenersi all’Hotel De Russie, in via del Babuino). A un anno esatto dalla nomina in Italia con un golpe finanziario del governo Monti, il club esclusivo dei gotha della finanza e dei potenti del pianeta, si è riunito in conclave per discutere lo scenario degli stati commissariati dall’Unione Europea, tra cui l’Italia. Coincidenze? L’ultimo incontro si era tenuto a Chantily, una piccola cittadina nello stato americano della Virginia, nel mese di luglio. Tra i nomi degli invitati eccellenti spiccano Elsa Fornero, Corrado Passera (che di banche se ne intende), Paola Severino, Francesco Profumo. Nella lista degli invitati compare mezzo governo e parte determinante della potente macchina mediatico-politica, che un anno fa elogiò il boiardo bocconiano Monti a Palazzo Chigi. Sarebbe stato invitato anche il trinariciuto governatore della Bce, Mario Draghi, il quale, tuttavia, avrebbe declinato l’invito per evitare strumentalizzazioni, inviando però un comunicato in cui garantiva di seguire i lavori da Francoforte. Tra gli altri nomi spiccano Giuliano Amato, in qualità di presidente Treccani, la bocconiana radicale Emma Bonino, l’ad Trenitalia Mauro Moretti, l’ad Mediobanca Alberto Nagel, il presidente Agcom Angelo Cardani, l’ad Unicredit Federico Ghizzoni, l’ad Intesa Enrico Cucchiani, l’ad Enel Fulvio Conti, la presidente Rai Anna Maria Tarantola, il presidente Cir Rodolfo De Benedetti, il giornalista La7 Enrico Mentana (ha miserevoltente smentito), il presidente Telecom Italia Franco Bernabè, la giornalista Lilli Gruber, il deputato e vicesegretario del PD Enrico Letta e il giornalista Ferruccio De  Bortoli. Non occorre ingaggiare investigatori privati per riconoscerli, i leader della global mafia e dell’onorata società mafiosa erano tutti là, al gran completo, per polverizzare lo Stato Sociale e per rendere l’ennesimo servigio alla ristretta èlite dei signori del denaro e del debito.

E le verginelle scoprirono i “Compro Oro”

Se la mamma dei cretini è sempre incinta, quella degli ipocriti inanella parti plurigemellari a ritmo di catena di montaggio. La proliferazione anomala dei “Compro Oro” che noi denunciamo su questo giornale da mesi (RINASCITA), fotografata impietosamente dalla maxi-operazione della Guardia di Finanza, sembra aver colto, infatti, addirittura di sorpresa le tante belle addormentate nel bosco che popolano il nostro paese. 259 perquisizioni in tutta Italia con sequestri di beni per 163 milioni di euro nei confronti di un’associazione per delinquere implicata in riciclaggio, ricettazione, frode fiscale ed esercizio abusivo del commercio di oro, sono stati eseguiti dai finanzieri dei comandi provinciali di Arezzo e Napoli. 118 persone sono indagate, a vario titolo, per i reati di cui sopra ed oltre 500 i rapporti bancari sequestrati al fine di bloccare, presso 23 istituti di credito, otto intermediari finanziari e due società fiduciarie. Entrando nei dettagli geografici della rete dei mercanti d’oro, le perquisizioni sono state effettuate in 11 regioni, principalmente in Toscana (74), Campania (91), Lazio (30), Sicilia (16), Puglia (16) e Lombardia (7), presso le abitazioni degli indagati e le attività commerciali ad essi riconducibili. Sono stati passati al setaccio non solo i “Compro Oro”, ma anche gioiellerie ed aziende orafe, comprese 23 società del distretto orafo di Arezzo, 16 del polo campano Tarì e Oromare e una di Valenza. Numeri impressionanti che, e nessuno finga di cadere dalle nuvole, sono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno commerciale-affaristico-delinquenziale che procede a ritmo galoppante in groppa all’immiserimento del popolo italiano, costretto a spogliarsi dei propri preziosi per affrontare le spese quotidiane. I fatti di questi ultimi giorni, lo certificano impietosamente. Con l’inchiesta, coordinata dalla Procura di Arezzo, le fiamme gialle hanno ricostruito scambi di oro e denaro sporco gestiti dall’articolato gruppo criminale per un volume pari a 4.500 kg di oro e 11.000 kg di argento. E si badi bene, i dati sono relativi solo a questo anno. Per gli investigatori, l’associazione criminale, a struttura piramidale, aveva il suo vertice in Svizzera e operava con più capi-area che agivano come “referenti” sui territori dei distretti orafi di Arezzo, Marcianise (Caserta) e Valenza (Alessandria), ai fini della raccolta di oro acquistato dai faccendieri travestiti da “agenti intermediari” in contatto con una fitta rete di negozi compro oro ed operatori del settore. Una filiera dorata dell’illecito, oleata a dovere in tutta comodità, mentre i controllori dormicchiano e la politica politicante si preoccupa solo di arraffare. Le forniture di metallo prezioso avvenivano in nero, fuori dai circuiti ufficiali, in cambio di denaro contante in banconote di grosso taglio. Il gruppo, secondo i pm, si serviva di corrieri insospettabili per trasportare il denaro e la merce trasportati con vetture con doppifondi. L’operazione si è allargata via via, dopo i cinque interventi degli ultimi mesi culminati con il sequestro di oltre 63 kg di oro in lamine e verghe, più di 20 kg di oreficeria usata e oltre 450 kg di argento in grani. Non è mancata la nota pittoresca, ovvero una villa di campagna del valore di 190mila euro, nei pressi del casello dell’A1 di Monte San Savino (Arezzo), anch’essa posta sotto sequestro, acquistata dall’organizzazione attraverso una società maltese, ed utilizzata come centro di smistamento dei traffici. Un forziere di cemento a tutti gli effetti. Condotte criminali intrecciate come una spessa catena stretta intorno ai colli di tanti nostri connazionali, fatta di una “materia” sempre più diffusa. Luccica, ma non è oro: è miseria.

da Ernesto Ferrante, RINASCITA

I collaborazionisti del sistema-mondo

La Commissione Trilaterale è il centro motore della globalizzazione. Un ordine di idee, quello dei fini economici “non territoriali”, che ha avuto modo di esprimersi pienamente attraverso l’operato delle due grandi istituzioni che presiedono alla globalizzazione: la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, entrambi sotto lo stretto controllo, come è noto, del “Sistema” liberal della Costa Orientale americana che agiscono a tutto campo nell’emisfero meridionale del pianeta, impegnate nella conduzione e nella “assistenza” economica ai paesi in via di sviluppo. Ebbene, la logica del “mercato unico” mondiale, della movimentazione delle merci regolate dal solo criterio della “competitività” dei prezzi, hanno indotto la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale a orientare interamente all’esportazione la produzione alimentare del Sud, facendo leva sul ricatto del debito contratto dai paesi poveri col Nord (la Banca Mondiale ai paesi in via di sviluppo: noi teniamo sotto controllo il vostro debito e voi accettate di “ristrutturare” le vostre economie secondo le nostre direttive). Le più importanti multinazionali legate alla Trilateral: Coca Cola, IBM, Pan American, Hewlett Packard, FIAT, Sony, Toyota, Exxon, Mobil, Dunlop, Texas Instruments, Mitsubishi. La Trilateral colloca i suoi uomini nei governi occidentali per realizzare i suoi programmi. La vita organizzata del sodalizio è scandita da riunioni plenarie, da gruppi di studio condotti dai responsabili delle tre aree, da “rapporti” che di volta in volta palesano il pensiero dell’organizzazione su questioni di particolare rilevanza. In linea con l’ortodossia dei sistemi di salvataggio bancari e crescite economiche drogate da politiche di sostenibilità a vantaggio del sistema usuraio, il boiardo bocconiano Mario Monti (ex European Chairman Trilateral Commission dal 16 novembre 2010 al 24 novembre 2011) partecipa in prima fila come ospite d’onore nella cena di gala di apertura con i principali banditi dell’Alta Finanza e della Grande Industria riuniti nel gruppo dell’èlite plutocratica mondialista a Helsinki (Finlandia) dal 2 al 4 novembre 2012. Questa organizzazione che riunisce capi di stato, amministratori di multinazionali, leader politici, banchieri, accademici, non ama troppo la pubblicità. Quale sarà lo scenario economico-sociale imposto dai diktat della Bce e dell’Unione Europea per gli Stati colonia? Cosa vogliono questi burattinai sfruttatori del popolo? Inaugurare una nuova stagione di licenziamenti.

The Trilateral Commission, Executive Commitee
(Ottobre 2012)
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Il piccolo gregge e le tante altre pecore

Nell’Eurozona, il debito pubblico nel secondo trimestre è salito al 90% del Pil della regione dall’88,2% dei primi tre mesi. Il paese più indebitato è la Grecia, che nel secondo trimestre ha accumulato un debito pubblico di 300,807 miliardi di euro (150,3%). Nell’Ue a 27 il debito è cresciuto dall’83,5% del periodo gennaio-marzo all’84,9% del trimestre successivo. Dopo la Grecia, il più alto debito pubblico tra i Paesi Ue è dell’Italia: nel secondo trimestre del 2012 è salito al 126,1% del Pil secondo i dati resi noti da Eurostat (clicca qui). Nel primo trimestre, il nostro debito pubblico aveva già raggiunto il picco di 123,7%, il più alto dal 1995, quando era al 120,9%. In termini assoluti, il debito italiano nel secondo trimestre dell’anno in corso è stato di 1.982.239 milioni di euro, contro i 1.954.490 del trimestre precedente e i 1.910.024 del secondo trimestre 2011. Il debito italiano è cresciuto del 2,3% di Pil rispetto ai tre mesi precedenti e del 4,4% rispetto al secondo trimestre 2011, quando era al 121,7%. L’Italia, però, ha “prestato” ai paesi dell’Eurozona in difficoltà (Grecia, Portogallo e Irlanda) l’equivalente dell’1,9% del Pil: visto che il rapporto debito-Pil è calcolato sulla base della somma del Pil degli ultimi quattro trimestri, sul dato del secondo trimestre 2012 pesa quindi anche la dinamica negativa della crescita. Sotto pressione anche Portogallo, che mostra un debito/Pil pari al 117,5%, e Irlanda (111,5%). Seguono poi il Belgio (102,5%) e la Francia (91%). La Germania della culona inchiavabile Angela Merkel è ottava e mostra un debito/Pil pari al 82,8% (2.169.354 milioni di euro). La crisi europea del debito sovrano, che è stato causato dal debito pubblico degli Stati membri, ma è aumentata a causa delle azioni intraprese per salvare le banche, dopo la crisi del 2008, dimostra almeno tre cose: la prima è che non esiste valuta senza uno stato; la seconda è che il capitalismo non può essere gestito dal solo mercato; terzo, che le misure di austerity non faranno uscire l’Europa dalla crisi, ma in realtà continueranno a peggiorare la situazione, fino a quando l’euro non crollerà.

Il perfetto maggiordomo

In una recente intervista dal titolo “Avere fiducia nella saggezza degli italiani” al quotidiano olandese Nrc Handelsblad, il cameriere del nuovo ordine mondiale Giorgio Napolitano è tornato a elogiare il curatore fallimentare Mario Monti: «Il premier Monti ha avviato una profonda fase di risanamento dei conti pubblici e ha varato una serie impressionante di riforme». «Gli italiani – ha detto il comunista che ha spianato la strada al governo dei banchieri e amico di Henry Kissinger – si rendono ben conto che tali scelte avevano uno scopo preciso, quello di salvare il ruolo dell’Italia nell’Europa della moneta unica. Questa la ragione per cui hanno accettato tali scelte». L’impietoso ritratto del panorama politico italiota distante dalle esigenze della gente, caratterizzato da forme distorte di narcisismo e cinismo istituzionale, farcito da ladronerie di ogni sorta, rimane impantanato in rapporto al binomio potere-cittadini, rimarcando l’abisso che li divide. La comunicazione politica, e di riflesso quella mainstream con il suo ruolo spesso decisivo, al soldo dei faccendieri dell’Unione europea, sulla scia dei profondi saccheggi e dei nuovi scenari di mercificazione voluti dall’Alta finanza giudaico-mondialista che si aprono nel Terzo millennio, sferrano gli ultimi attacchi a quel poco di socialità che esiste ancora negli Stati nazionali europei. Al contempo con le loro privatizzazioni, demeriti e difetti di una classe dirigente statica e arroccata sui propri privilegi, che rischia di trascinare nel baratro l’intero Vecchio Continente, ancora una volta si andrà a incidere in maniera rovinosa nei confronti di famiglie e lavoratori, mentre per conto farà, come al solito, l’interesse di pochi potentati senza guardare ai miliardi di euro (moneta artificiale creata dal nulla) che si regalano alle banche per salvarle dalla bancarotta e non si guarderanno le spese militari per aggredire i popoli poveri della terra. Mentre l’usura continuerà ad affossare la socialità.

«Per tornare a crescere è indispensabile ma non sufficiente
l’impegno tenace dei paesi maggiormente in crisi.
Le innovazioni comportano ulteriori trasferimenti
di poteri decisionali e di quote di sovranità»

[Giorgio Napolitano, Roma - 13 ottobre 2012]

Nobel 2012 all’Europa delle anime morte

L’Unione europea è un’entità politica di carattere sovranazionale che comprende 27 paesi membri, tutti servi genuflessi incondizionatamente alle cosche usuraie della Cupola finanziaria fondata a Maastricht il 7 febbraio 1992. L’Ue non è una semplice organizzazione intergovernativa (come l’Onu) né una federazione di Stati (come gli Usa), ma un organismo ectoplasmatico alle cui istituzioni gli stati membri delegano la propria sovranità nazionale. La decisione del Comitato norvegese del Nobel – oramai alla stregua del festival di sanremo – ha deciso di premiare l’Ue per l’impegno per la democrazia e per i diritti umani (sic!). Per il vincitore del premio Nobel per la pace 2012, la decisione è stata unanime: «Per oltre sei decenni ha contribuito all’avanzamento della pace e della riconciliazione della democrazia e dei diritti umani in Europa». Dopo la spartizione dei territori tra i vari potentati vincitori della seconda guerra mondiale, oggi rappresentati a livello economico dalle gestioni delle cricche usuraie, finanziarie e monetarie, le banche, che in Europa ormai fanno il bello e il cattivo tempo ingrassando mediante strumenti efficaci, e che ormai non hanno alcuna difficoltà a far apparire i politici che abbiamo l’illusione di eleggere per quel che sono realmente: burattini – hanno ancora bisogno, per sfruttare efficacemente il mercato, di schiavitù dei territori e delle popolazioni. Dal saccheggio nei Balcani alla rapina del Kosovo, dall’Iraq di Saddam Hussein, alla Libia di Gheddafi, compreso l’attuale export di democrazia in Afghanistan, tutti non sufficientemente assimilabili alla dittatura globale che avanza, mancava solo la statuetta del premio nobel a sugellare un ciclo di vergogne e di servitù atlantica che dura oramai dal 1945. A Yalta, con un’aberrante decisione il cui solo ricordo ghiaccia oggi il sangue, le democrazie plutocratiche regalarono ai Sovietici mezza Europa e l’altra metà agli Amerikani. Oltre sessant’anni di lassismo democratico l’hanno completamente rammollita. Che cosa resta della potenza, dell’armonia, della cultura, dei più nobili valori fondamentali in cui si radicava questo Vecchio Continente forgiato dall’Impero di Carlo Magno? I “liberatori” amerikani sono diventati i dominatori dell’universo. In tutti gli esseri viventi hanno iniettato il loro virus mercantile e guerrafondaio, tipicamente ebraico. Adesso l’Ebreo è padrone degli Stati Uniti. In tutti i luoghi del mondo esso viene sostenuto da una politica amerikana la quale, volente o nolente, è sottomessa al dominio sionista. Quale presidente amerikano riuscirebbe a venire eletto senza i voti di alcuni milioni di ebrei insediati a New York? Lo stesso Barack Obama (premio Nobel per la pace orwelliana nel 2009: “Per i suoi straordinari sforzi per rafforzare la diplomazia internazionale e cooperazione tra i popoli” mentre quadruplicava le truppe di invasione Usa in Afganistan) ha dovuto far loro mille sorrisetti e mille inchini. Nel 1947, nemmeno un minuto dopo che la rapina del territorio palestinese veniva consumata da terroristi ebrei, un Harry Truman non trovò rimedio diverso che il riconoscimento diplomatico – il primo riconoscimento internazionale – del sedicente Stato d’Israele. Gli Stati Uniti, i quali costituiscono l’ariete e lo scudo mondiale della plutocrazia ebraica, dopo il 1945 hanno rovesciato da cima a fondo la sensibilità europea. In Europa è stato costituito un parlamento chiacchierone che non porta in effetti alcuna soluzione seria. Si inventano mille conferenze olocaustiche che non interessano più a nessuno, e il premio Nobel per la Pace. Ma anche in questa occasione l’Europa dimostrerà la sua natura di unione disintegrata. Perché la prima questione da risolvere sarà quella di stabilire chi andrà a ritirare il premio.

ESM, dall’Europa delle banche all’Eurotruffa

È avvenuto nel luglio scorso, ne avevamo già anticipato sinteticamente i contenuti in un precedente post, ma la notizia è stata accuratamente occultata dalla servile (dis)informazione del BelPaese, tra lo sgomento e la rabbia di quanti da tempo (noi per ultimi) denunciano le manovre affamapopoli delle organizzazioni usuraie del malaffare europeo e mondiale: il genuflesso parlamento italiano, farcito di onorevoli ladroni condannati in via definitiva, a cui vanno aggiunti onorevoli indagati, rinviati a giudizio, salvati da prescrizioni o amnistie, ha ratificato il Fiscal Compact e la modifica del Trattato europeo che inserisce negli accordi la possibilità di istituire il cosiddetto meccanismo di stabilità – il criminogeno ESM - in grado di offrire “sotto una rigorosa condizionalità”, assistenza finanziaria ai paesi membri. Mentre tutto il sistema finanziario europeo è al collasso occorre però salvare le banche e da quattro anni ormai l’Europa cerca una via d’uscita dalla propria crisi in cui sta sprofondando. Alle continue emergenze, sono nati e si sono consolidati strumenti di intervento e sostegno finanziario a Stati in crisi che hanno consentito di tamponare le falle e di evitare il peggio: si tratta dell’EFSM (European Financial Stabilization Mechanism), dell’EFSF (European Financial Stability Facility) e dell’ESM (European Stability Mechanism). I primi due sono nati nel maggio del 2010 per reagire al contagio che già allora dalla Grecia si era esteso all’Irlanda ed al Portogallo. L’ESM è operativo dalla primavera del 2012. Tutti e tre gli organismi sono stati concepiti per finanziare attraverso prestiti (usurai) i paesi dell’area Euro in difficoltà. Per questo sono spesso battezzati fondi “salva-stati”. Dopo il banchetto offerto al tasso dell’1% dalla usuraia BCE, circa 800 banche europee hanno partecipato al banchetto di soldi pubblici per la ricapitalizzazione.

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Quel gran pezzo di Montezemolo

In aggiunta al trionfo di merda tiepida che in questi giorni si discute nei salotti profumati della politica – il golpista Mario Monti rispondendo a una serie di domande al Council on Foreign Relations di New York (che non è un’opera di beneficienza) ha detto che dopo le prossime elezioni politiche sarà naturale per l’Italia avere un governo politico con un leader politico, ma che risponderà “ci sono” se sarà richiamato dal presidente della Repubblica a formare il  governo – ecco la discesa in campo di un altro condannato (un anno di reclusione per abusi edilizi commessi a Capri) e presidente di Italia Futura (cui solo un rabdomante potrebbe appurarne l’esistenza), il marchese Luca Cordero di Montezemolo, stipendio 2011 pari a 8,7 milioni di euro (presidente Ferrari e Ntv, CdA quotidiano La Stampa, del Gruppo francese PPR-SA, Tod’s, Indesit Company, Campari, Unicredit Banca Impresa, TF1, ad RCS Video, Cinzano International e Itedi, ex presidente Maserati SpA, FIAT, Confindustria ecc) un altro pescecane di scuderia pronto a partecipare (schierandosi) al banchetto unanimamente osannato dalla cricca dei nominati. «È necessario costruire una grande forza popolare, riformatrice e liberale con l’obiettivo di dare consenso elettorale al percorso avviato da Monti» afferma Montezemolo, chiarendo, in una intervista al Corriere della Sera e in un colloquio con Repubblica, che si impegnerà “personalmente perché questo progetto abbia successo” ma “senza rivendicare alcun ruolo o leadership” perché “il problema italiano è cambiare, non comandare. Cambiare un sistema, non qualcuno“. Occorre, spiega, “che il Paese prenda atto della disponibilità del premier a continuare il suo lavoro”. E oltre a Monti, “occorre mettere in campo una politica diversa da quelle del passato che ci hanno portato sin qui, in una posizione desolante che l’Italia non merita”. “Spingerò l’associazione – dice il nuovo profeta che prospetta benesseri illusori - a dare una mano alla prospettiva di un Monti bis con uomini e donne nuovi. Con idee nuove. Per far nascere una nuova politica”. Niente alleanze, poi, né con il Pdl né con il Pd (ma “dialogo con le persone responsabili”), con qualche altra poltrona di contorno per ingrandire la già grassa collezione di incarichi nei succulenti CdA del BelPaese, perché occorre “dare finalmente un approdo agli elettori liberali, democratici e riformisti” che non si riconoscono nei due principali partiti e non possono essere “condannati a disperdere i loro voto in piccoli partiti” ma in un “grande soggetto che abbia l’ambizione di essere il primo partito”. E quindi continuare a rubare nella mangiatoia della partitocrazia ladrona. Tutto, nell’indifferenza inebetita degli italiani, che plaudono al nuovo messia ammirandolo come la mucca quando vede il treno passare. E la crisi? Tecnicamente innegabile, continua a favorire la discesa in campo di mercanti di denaro che si riempiono la bocca e soprattutto le tasche, dall’innovazione alla produttività del lavoro, per mantenersi alto il profitto in nome del sistema. Nella logica dei fatti, dopo anni di berlusconismo e piazze belanti di lacrime al vento, la debacle arraffona della porcilaia politicante sta cedendo ceduto il passo alle alchimie di marketing mirate per lo più a traghettare le varie anime morte già pronte a confluire immacolate nelle nuove creature politiche. Per continuare a rubare, s’intende.

Miss Oloca$h, un’altra ebreata dell’insolente giudeo

Questa proprio ci mancava. All’iniziativa, organizzata dall’associazione Helping Hand, si sono iscritte 300 donne provenienti da ogni parte dello stato ebraico di Israele, ridotte a 14 finaliste di età compresa tra i 74 e i 97 anni. Tutte, dicono, sopravvissute agli orrori della Seconda Guerra Mondiale, e intenzionate a conquistare fascia e corona da miss. Le donne sono state valutate da una giuria composta da tre ex reginette di bellezza e da uno psichiatra geriatrico esperto nel trattare i “sopravvissuti” all’Oloca$h, che dopo un’attenta riflessione ha deciso di premiare la 79enne Hava Ershkovitz, di origini romene, fuggita dal suo paese durante la guerra, eletta in base alle esperienze e i successi raggiunti nella vita dopo la guerra. Nessun criterio estetico, quindi. La serata, che si è tenuta in una sala ricevimenti di Haifa alla presenza di oltre 600 persone, non si stenta a crederlo: le aspiranti miss, sorridenti e elegantissime, hanno sfilato sul tappeto rosso dispensando sorrisi e saluti, felici all’idea di partecipare. La commissione dei giusti di Yad Vashem, la fiamma eterna che arde in quel ricettacolo di propaganda sionista, ringrazia per l’incasso della serata. Lavato, ancora una volta, il sangue che ricopre Israele e i suoi dirigenti sionisti.