Azione!

Dal 15 al 22 maggio, Zerozerocinque lancia una settimana di net global mob. Un movimento globale che richiama oltre 500.000 attivisti in tutto il mondo e che chiede da anni l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie (TTF), per far pagare gli speculatori finanziari e ridurne libertà d’azione. In Italia e in oltre 30 Paesi, dall’India al Brasile dalla Danimarca al Sud Africa, le campagne che da anni promuovono l’introduzione di una Tassa sulle Transazioni Finanziarie chiedono ai cittadini dei propri paesi di informarsi, di attivarsi e di promuovere questa causa che non è più solo una brillante idea ma un progetto politico da realizzare. Far sentire il consenso dell’opinione pubblica per questa tassa è decisivo per le scelte politiche che i nostri Governanti stanno operando. La settimana si concluderà proprio alla vigilia del “vertice sulla crescita nell’Unione Europea” che il 23 maggio riunirà a Bruxelles i capi di Stato e di Governo dell’Europa a 27. Un appuntamento istituzionale cruciale per le sorti di tutti noi, cittadini europei e per il futuro del nostro continente. La posta in gioco è altissima. È in discussione il modello di convivenza e sviluppo che l’Europa – tutt’altro che ripresasi dal recente tracollo finanziario, con un indebitamento pubblico insostenibile, una economia stagnante e un livello di disoccupazione allarmante – vorrà seguire nell’immediato futuro. Tra i temi del vertice del 23 maggio anche la TTF. Il tempo per una TTF europea è ormai maturo! Dalla data della presentazione della direttiva da parte della Commissione Europea sono passati quasi otto mesi, il dibattito tra detrattori e sostenitori della proposta si è avvalso di notevoli contributi che dimostrano la fattibilità e l’utilità di questa tassa. L’impossibilità di una decisione unanime in seno al Consiglio Europeo è chiara da tempo. Troppo forte l’ostilità del Regno Unito (che si oppone con veemenza a qualsiasi riforma di quella finanza che con pratiche sempre più predatorie e svincolate dall’essere funzionali all’economia reale ha portato l’Europa sull’orlo del baratro, rendendo interi Stati ostaggio dell’umore turbolento dei mercati e impoverendone i cittadini) e altre economie finanziarie preoccupate per l’eventuale, inverosimile, fuga di capitali di carattere meramente speculativo (che nutrono, va ribadito, poco appetito per investimenti nell’economia sana). Perseguire quindi l’unanimità a tutti i costi dei Paesi Membri sulla TTF serve solo ai detrattori della tassa per fare arenare il processo di riforma. Ma un’alternativa all’apparente empasse esiste! Si tratta della procedura di cooperazione rafforzata, una procedura decisionale che può essere promossa da 9 Paesi Membri proprio per bypassare le reticenze di altri stati verso interventi legislativi che rafforzino l’integrazione in alcune aree, tra cui quella fiscale. Non è un caso che 9 Paesi Membri dell’UE tra cui l’Italia si sono recentemente rivolti con una lettera aperta alla Presidenza danese dell’Unione Europea per accelerare il dibattito sulla proposta di direttiva sulla TTF. Una cifra simbolica o un chiaro riferimento alla cooperazione rafforzata (sostenuta anche dal Parlamento Europeo) e alla decisione di andare avanti ad ogni costo, qualora il consenso unanime fosse definitivamente tramontato? Quella della cooperazione rafforzata è una strada più che percorribile: nell’attuale scenario dei negoziati europei a porte chiuse sulla TTF è il vero inizio di un percorso riformatore. Un percorso cui altri Stati potrebbero unirsi in seguito. La campagna Zero Zero Cinque insieme a tutte le campagne europee chiede con forza che l’Italia e gli altri Paesi che sostengono l’introduzione della tassa europea sulle transazioni finanziarie applichino la procedura della cooperazione rafforzata e implementino una misura capace di riportare la finanza al servizio dell’economia reale, ostacolando con efficacia lo sregolato e dannoso strapotere del casinò finanziario.

da ZEROZEROCINQUE

Internet, il chiodo fisso della grande porcilaia politica

Nel nuovo disegno liberticida che l’establishment dei nominati sotto inchiesta, già condannati, in attesa di processo o rinviati a giudizio per vari reati, tra i più gravi, associazione mafiosa e mala gestione dei fondi pubblici, gli onorevoli maiali provano a lanciare un nuovo attacco alla libertà di informazione. Mentre gli italiani si aspettano norme severe contro la corruzione, i basisti del PdL non trovano di meglio che infilare nel testo della bozza Severino sulle intercettazioni, già depositato alle Commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera, la nefasta “norma ammazza blog” che appena cinque mesi fa era stata ritirata ignominiasamente dal suo relatore l’ex ministro prestanome Angelino Alfano. La norma in questione prevede che ogni gestore di sito informatico abbia l’obbligo di rettificare ogni contenuto sulla base di una semplice richiesta di soggetti che si ritengano lesi senza possibilità di replica e chi non rettifica entro 48 ore paga fino a 12mila euro di multa. Identica alla norma contenuta all’art. 1/29 del vecchio ddl Alfano firmato nel 2009 e approvato nel 2010 dal Senato (clicca qui). Le lobby dell’industria e dell’informazione stanno facendo pressione sul governo affinché l’infame legge sia adottata il prima possibile. Ciò darebbe all’Autorità delle Comunicazioni (AGCOM, i cui membri nominati dai partiti operano con poca trasparenza e rispondono ai diktat degli interessi politici e industriali) il potere di chiudere qualunque sito internet per il semplice sospetto di violazione del diritto d’autore. Sembra essere ritornato protagonista della scena politica il bavaglio e ci sono pochi dubbi su chi ne abbia chiesto l’inserimento nel testo: il “Debole, vanesio inetto come leader europeo moderno. Fisicamente e politicamente debole le cui frequenti lunghe nottate e l’inclinazione ai party significano che non si riposa a sufficienza”, lo stallone di Arcore Silvio Berlusconi. Forse sul regno tragicomico del predatore di minorenni si vorrebbe fare calare il sipario, diciamo così a titolo di buonauscita, o magari è in arrivo un’altra tempesta giudiziaria o più scandaloso c’è di mezzo il succulento banchetto delle aste televisive, e quindi meglio silenziare tutto, perchè per lui internet è pericolosa perchè incontrollabile e fuori dal suo impero? Nel 2009 la Rete si ritrovò per una volta schierata tutta dalla stessa parte. Il rischio però oggi è ancora più grande perché il governo golpista del boiardo Monti potrebbe essere orientato a porre l’ennesimo colpo di fiducia per accelerare i tempi, e quindi escludere la possibilità di correzioni al testo. Per di più dato che il tema del contendere sono le intercettazioni, la questione dell’informazione online potrebbe essere totalmente trascurata. Non ci vuole un esperto di diritto per capire che l’esecutivo dei professori banchieri al servizio della partitocrazia ladrona non ha percezione della differenza tra siti informatici professionali e amatoriali. Dire che talune persone siano dei criminali è più che corretto. Questo elemento è probabilmente un dettaglio, perché quel che è esplicitamente evidente è l’obiettivo – in perfetto stile mafioso – di tappare la bocca alle voci scomode. La manipolazione mediatica ormai non ha confini. Nel Terzo Millennio, per i servili media mainstream informare vuole dire amplificare la voce del padrone. Così, invece di ribellarsi contro il sistema, l’individuo rimane vittima dell’ignoranza e nella mediocrità dei cui effetti è l’inibizione della sua azione. La verità rende liberi.

ACTA, quando i regimi agiscono in silenzio

Acta est fabula”: sono le parole pronunciate sul punto di morte da Ottaviano Augusto. Stanno a significare che lo spettacolo è finito, non c’è più nulla da aggiungere. A finire molto presto potrebbe essere ogni parvenza di libertà, dal momento che il prossimo 11 giugno il Parlamento Europeo dovrà esprimersi sulla ratifica dell’Acta, un accordo commerciale anti-contraffazione, già siglato, fra gli altri, da Australia, Canada e Stati Uniti. È drammaticamente ridicola la presenza di un articolo, nel testo dell’accordo, che si intitola “trasparenza”, visto che l’ACTA è stato dichiarato esecutivo dall’amministrazione Obama ancora prima che lui stesso lo firmasse, scippando al Congresso la competenza a decidere su questa materia. Ma c’è di più: il Presidente statunitense ha rifiutato di fornire dettagli e spiegazioni per evitare eventuali “danni alla sicurezza nazionale“. Entrando nel merito dei contenuti, l’accordo è definito “indispensabile per sostenere la crescita economica in tutti i settori industriali a livello globale” e si conclude con la possibilità di adesione per ogni membro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. L’ambito è dunque quello della globalizzazione e dei vincoli stringenti imposti dalla WTO, che opera spesso in sinergia con la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale e che vede una posizione di predomino da parte degli USA e del ruolo delle multinazionali a stelle e strisce. Cosa prevede in concreto l’ACTA? Questo accordo (clicca qui, ndr) fissa norme stringenti sul copyright, sulla proprietà intellettuale e sui brevetti. A questo proposito è doveroso segnalare come spesso vi siano stati e vi siano grandi aziende che si impadroniscono di brevetti al solo scopo di eliminarli dalla circolazione, per evitare che ad esempio progetti innovativi e utili possano minacciare la loro posizione di mercato o i loro prodotti. Ma tornando allo specifico, l’ACTA difende anche le multinazionali da possibili usurpazioni (di profitti, si intende).

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Censura all’italiana, i panni sporchi si lavano in Rete

A questo punto va riconosciuto che nella catastrofe d’Italia la più magra figura (per non dire di merda) l’ha fatta l’on. Giovanni Fava (Lega Nord, seggio n° 356), un ometto svelto che presume troppo dalla sua furberia. È saltata infatti la «Legge comunitaria 2011», ribattezzata «legge bavaglio al web», che prevedeva che «qualunque soggetto interessato» avrebbe potuto chiedere al provider la rimozione di informazioni presenti su internet considerate illecite e obbligava il fornitore del servizio a monitorare preventivamente qualsiasi attività dei propri utenti, pena il concorso di colpa. La norma, proposta dall’omino verde è stata soppressa durante la discussione alla Camera. Contro hanno votato Pdl (incredibile ma vero), Pd (radicali inclusi), Udc, Fli, Idv e Api, a favore solo lo stato maggiore della Lega, 57 generali con attendenti, familiari e bagagli. Gli emendamenti, che hanno cancellato l’intero articolo 18 del testo, sono invece passati con 365 voti a favore, e 14 astensioni. Indugiamo su questa miserevole pletora di ciarlatani leghisti e furbeschi cortigiani. È nel loro stile cogliere prontamente le occasioni che la fortuna gli offre, così come hanno sempre pronta la via della ritirata. Già nei mesi scorsi la misura era stata oggetto di numerose critiche da parte degli internauti poichè a sua introduzione avrebbe permesso a chiunque di poter provocare la censura di qualsiasi notizia o contenuto ritenuto scomodo. La terza sconfitta in pochi mesi, arrivata dopo lo stop al regolamento censura sul diritto d’autore di Agcom e l’abrogazione del comma ammazza-Blog e ammazza-Wikipedia, contenuto nella legge sulle intercettazioni. È stato il governo del puttaniere Berlusconi ad aver prodotto la più nutrita e pericolosa serie di tentativi di limitare la libertà di espressione in Rete. Nel partito dei pregiudicati (Pdl) si sono usati toni ben più allarmistici: «Internet è uno strumento micidiale», ha detto a Porta a Porta il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, il 26 settembre. Proseguendo poi con il presidente del Senato, Renato Schifani, secondo cui i social network sarebbero «più pericolosi dei gruppi anni Settanta» e del ministro (inutile) degli Esteri, Franco Frattini che, irrimediabilmente indietro sulla stupidità, per rendere al meglio il suo servigio ai padroni di Washington, dichiarò: «Julian Assange vuole distruggere il mondo». Gabriella Carlucci, per esempio, di internet ha una concezione per così dire particolare: «I social network si sono trasformati in pericolose armi in mano a pochi delinquenti che, sfruttando l’anonimato incitano alla violenza, all’odio sociale e alla sovversione», affermò dopo l’aggressione di Massimo Tartaglia allo stallone di Arcore. L’aggressione scatenò anche le ire del senatore Raffaele Lauro che per l’occasione propose l’istituzione di un nuovo reato, quello di «istigazione e apologia dei delitti contro la vita e l’incolumità della persona, con l’aggravante per coloro che utilizzano telefono, internet e social network». La sanzione: dai 3 ai 12 anni di reclusione. E poi, lo disse lo zerbino del sistema Bruno Vespa, Tartaglia sarebbe stato «vicino ad ambienti del social network». Non stupisce, dunque, che Carlucci abbia vergato un ddl per eliminare radicalmente l’anonimato dalla Rete. Con buona pace di ciò che potrebbe significare per la libertà di espressione, per esempio in ambito politico. Attraverso il decreto dell’ex ministro prestanome Paolo Romani, poi, si è consumato il tentativo di equiparare le web-tv, i videoblog e perfino servizi come YouTube a reti come Rai o Mediaset. Assoggettando così tutte queste categorie alla disciplina sulla stampa e ai relativi obblighi. Prove tecniche di censura: si pensi al disegno di legge Levi-Prodi, che si proponeva di equiparare le responsabilità di un blog a quelle di un quotidiano, e dunque di assoggettare il primo agli obblighi formali e legali del secondo (registrazione, nomina di un direttore responsabile e quant’altro). O ancora, il famigerato emendamento proposto dal senatore Gianpiero D’Alia (Udc) che avrebbe potuto comportare la chiusura di Facebook o YouTube a causa di un semplice commento inserito da uno dei suoi utenti. Scampato pericolo, anche per questa volta. Ma fino a quando?

The ONE is watching you

Io sono lo Stato di Polizia, anniento la costruzione del consenso. In Italia e altrove nel mondo, in modo ancora più sinistro e sottile, esistono mini versioni del Grande Fratello orwelliano. Io sono lo Stato di Polizia, la mia esistenza dipende dalla vostra sottomissione. Negli ultimi anni, la soppressione del dissenso ha raggiunto nuovi livelli, rasentando sempre più gli abissi della grande censura. Io sono lo Stato di Polizia, sebbene la mia autorità su di te si basi su una menzogna, non mi puoi sconfiggere. Inizialmente la censura veniva trattata soprattutto negli ambiti degli eccessi dell’interesse politico, ora la si tratta per quelli prevalentemente di interesse comune. Io sono lo Stato di Polizia, perpetuo il mito della paura perché la paura è il migliore strumento di controllo. E dal momento che l’egemonia della censura continua a crescere in ampiezza e potere, la soppressione del dissenso sta diventando sempre più sofisticata, estesa ed insidiosa. Io sono lo Stato di Polizia, l’autorità e la cieca obbedienza sono le uniche categorie che comprendo. Diversi governi controllano e censurano i media, schiacciando i dissidenti. Io sono lo Stato di Polizia, sono dappertutto. In un recente rapporto (clicca qui per scaricare) di Reporter Senza Frontiere risulta che l’Italia è al 61° posto, retrocessa di ben 12 posizioni –  in fatto di libertà di informazione poichè non è riuscita ad affrontare la questione delle violazioni delle libertà dei media, soprattutto a causa della mancanza di volontà politica. Io sono lo Stato di Polizia, ho bisogno di vedere la paura nei vostri occhi. La parola chiave del 2011 è stata repressione. Io sono lo Stato di Polizia, trasformare la società costa troppa fatica. Più semplice costruire altre prigioni. Gli estremi di manipolazione sociale e psicologica di pensiero sono stati spesso ignorati dall’opinione pubblica, poiché determinati eventi accadevano molto lontano da noi e potevano essere liquidati come semplice propaganda o azioni politiche straniere. Io sono lo Stato di Polizia, non ho tempo di pensare. Poi abbiamo dovuto prendere coscienza di precisi eventi che stavano accadendo attorno a noi tutti e renderci conto che quegli estremi di influenza e manipolazione erano possibili anche in Italia. Io sono lo Stato di Polizia, questa resistenza è per me incomprensibile. Se George Orwell fosse vivo rimarrebbe affascinato dalla varietà di situazioni in cui, al giorno d’oggi, vengono utilizzate tecniche di manipolazione del pensiero e di “cattura della mente“. Non siamo soli. Io sono lo Stato di Polizia, i miei metodi di sorveglianza sono Legione. Purtroppo, le ragioni per ritornare sul tema non mancano: parliamo del pensiero unico, che è un fenomeno piuttosto diverso da quello della nuova Inquisizione. Il pensiero unico si crea quando tutti pensano la stessa cosa – o, per essere più precisi, quando le èlites politiche e massmediali parlano grosso modo la stessa lingua. Io sono lo Stato di Polizia, perchè non hai paura di me?

S’ils n’ont plus de pain, qu’ils mangent de la brioche!

SICILIA, L’ISOLA CHE NON C’È – I “Liberalizzatori” uccidono l’Italia. Scherzano col fuoco. I mezzi stampa di regime, quelli che operano per la “distrazione di massa”, hanno inizialmente relegato tra le notizie “minori” il forte moto di protesta popolare iniziato in Sicilia dal movimento dei forconi. Poi hanno pilotato critiche ad hoc: “deviazioni mafiose”, strumentalizzato da “forza nuova” o dall’ultrasinistra, “scissioni” e così via. Ma il movimento di popolo in atto non è etichettabile, né bastano voci “terroristiche” a esorcizzarne la portata. Si va diffondendo in tutta Italia, spontaneamente. A Napoli come a Milano, a Reggio come a Rimini e ovunque già si siano mobilitati dalla base “forze d’urto” per il bene di tutti e in un fronte comune, partecipate da giovani, da lavoratori, da italiani. Tutto il popolo Italiano si sta risvegliando. E questa è una settimana decisiva: gli oligarchi, il governo della miseria, i partiti e i sindacati di regime sono spiazzati, arrancano. Blocchi, proteste, presidii, manifestazioni e sciopero generale di base venerdì 27 gennaio. Eja.

…Italiani
da Ugo Gaudenzi, direttore RINASCITA

Forconi, inizia il contagio…

L’accusa è arrivata direttamente dal presidente di Confindustria della Sicilia, Ivan Lo Bello: «Sappiamo per certo che tra gli agricoltori e gli autostraportatori che stanno creando notevoli danni al sistema imprenditoriale, ci sono personaggi legati alla criminalità organizzata». Parole pesanti contro il Movimento dei Forconi, che insieme a Forza d’Urto, da lunedì 16 gennaio sta bloccando la Sicilia portando in strada agricoltori, autotrasportatori e pescatori sfiancati dalla crisi.

Ma Martino Morsello, rappresentante dei Forconi, non ci sta e per protesta ha iniziato lo sciopero della fame: «Con sdegno il nostro movimento denuncia una campagna denigratoria del presidente degli industriali siciliani, Ivan Lo Bello, e di tutti i rappresentanti di categoria». Intanto in tutta l’isola crescono i disagi per la protesta: i distributori di carburante sono ormai a secco. Stessa sorte per i supermercati, dove sugli scaffali cominciano a scarseggiare i prodotti alimentari.

Se non hanno pane, che mangino brioche!

Il breviario dell’odio sionista e dei loro volenterosi carnefici

La parola magica «negazionismo», usata dalla polizia del pensiero per fare sparire nel nulla gli autori di psico-reati, ha sostituito l’accusa che nel Medioevo designava coloro che trafficavano con il diavolo e che quindi meritavano il rogo: «stregoneria». Essa esce dagli stessi breviari dell’odio dai quali esce la parola Shoah, che in ebraico significa «sterminio», resa popolare dalla cinematografia degli impiegati della memoria corta e divulgata dall’industria sionista della menzogna. Naturalmente tutta la mediocre informazione di provincia, per rendere al meglio il servigio, si è aggiunta al coro. Quanto allo «sterminio», noi cittadini liberi di seconda classe, neghiamo il diritto che si arrogano i macellai sionisti di minimizzare i crimini da loro compiuti. Poichè, come loro sostengono, gli ebrei sono “costretti” a difendersi, altrimenti Israele non potrebbe esistere come Stato giudaico. Il boia sionista ha invece bisogno di neutralizzare l’opinione pubblica internazionale, di paralizzarla, con iniezioni regolari di «memoria olocaustica» e di racconti mitologici sulla «sofferenza» supposta degli ebrei nella storia dell’Europa tanto da compiacersi lacrimevolmente del fatto che esistano servili funzionari per fare ques’opera di bassa polizia e di ricatto. Ciò dimostra la potenza lelle lobby. Infatti coloro che negano i “crimini contro l’umanità” sono proprio i giornali, le televisioni, e quasi tutti i media, tra i quali nessuno ha osato qualificare come crimini contro l’umanità i bombardamenti al fosforo bianco (vietate dal Trattato di Ginevra del 1980, e le cui fiamme una volta a contatto con l’ossigeno dell’aria, si sviluppano, fino ad esaurimento del combustibile), da parte dell’aviazione israeliana nell’Operazione “Piombo Fuso” (27 dicembre 2008 – 18 gennaio 2009). Nella loro logica di sterminio del popolo palestinese, furono massacrati oltre 1.400 civili, tra cui 318 bambini e 111 donne (oltre 5.000 i feriti). In queso caso non si è trattato di “crimini contro l’umanità”, che esistono solo quando riguardano gli ebrei.

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Attaccano la libera stampa

Cari lettori, Cari colleghi, Cari tutti quelli come noi. La dittatura dei maggiordomi delle banche intende far piazza pulita di ogni opposizione al suo canto del cigno. Anche della più tenera e compromissoria, così da fare formalmente tutta erba un fascio e colpire in particolare e nella sostanza chi, come noi, contrasta a viso aperto la tirannia. È un triennio, ormai, che questa testata, nonostante gli attacchi continui che avevano già fatto dell’informazione che loro chiamano “minore” un deserto, non ha ceduto al ricatto, sopravvivendo alle burrasche pilotate dal palazzo, grazie alla passione dei redattori e alla tenacia dei suoi lettori. Pur privi come siamo sempre stati – per una vergognosa convenzione ad exludendum – anche di timidi spazi di immagine pubblica (dalle rassegne stampa radio-televisive, alle trasmissioni e tribune politico-elettorali, alla pubblicità istituzionale), riservati dagli oligarchi ai media da loro considerati cortigiani e dunque inoffensivi. Come si conviene agli usurai, costoro hanno stretto la corda di centimetro in centimetro, per strangolare la libera stampa. Complici – ma ora anche gli strumenti dei loro utili idioti, se ne accorgono, sulla loro stessa pelle – i grandi mezzi di comunicazione di massa. Quelli embedded, of course, che hanno a piene mani vestito i panni da censori, rimuovendo come inesistente la loro stessa navigazione in un’unica nave. Chiedete alla Rai, chiedete all’Ansa, chiedete a tutti ai cassintegrati del settore. La chiamano “crisi dell’editoria”. Ma sotto il torchio, il regalo della corda per l’impiccagione era diretta alle fastidiose voci controcorrente. Così, da un giorno all’altro, e con il pretesto di peregrine richieste di un “parere dell’Avvocatura dello Stato” su formalità amministrative che tutte le imprese italiane - editrici o meno – avevano finora, da anni e anni, normalmente applicato, i “regolatori governativi” hanno deciso di sospendere fino all’emissione di tale parere, l’erogazione di un contributo ex lege e - si badi bene – già presente e finanziato nel bilancio dello Stato per il 2010. Penalizzando non soltanto “Rinascita”, ovviamente, ma la gran parte delle imprese editrici “minori”. Per tutto quest’anno siamo riusciti a sopravvivere lo stesso, con mezzi strappati ai già magri bilanci personali. Ma l’infame trappola è scattata a mò di regalo natalizio. È automatico, così, in un sistema come il nostro, se si è defraudati di un legittimo credito previsto dalla legge, che tutto un processo delicatissimo di accordi con i fornitori, di convenzioni bancarie, di impegni per una già contenutissima spesa salariale o per una certo non contenuta spesa contributiva e tributaria, possa bloccarsi e rendere assai difficoltosa la nostra sopravvivenza. Ora dovremo fare i conti con le nostre troppo esigue possibilità per andare comunque avanti. In qualche modo - come, ancora non lo sappiamo – non spegneremo la luce. È nostra e Vostra. Ogni candela sarà un faro. Domani sarà Solstizio d’inverno. Useremo anche quella, di luce.

da Ugo Gaudenzi, direttore RINASCITA

L’attuale cricca politica, da destra a sinistra, è schierata compatta a difesa delle stesse idee, degli stessi interessi, della stessa visione del mondo. Degli interessi del Popolo italiano sfruttato dalle banche e dalla usurocrazia nessuno osa mettere in discussione i dogmi che ci vengono imposti dalla cultura e dagli oligarchi mondialisti che operano tramite strutture parimenti occulte. È cosi che per l’opinione pubblica, risultano al di sopra di ogni critica tanto l’idea di un unico modello politico liberista quanto il concetto di libero mercato, teso ad indebitare il Popolo e ad appiattire ogni italiano nel ruolo di consumatore. In questa marcia verso una progressiva omologazione non vi è più traccia di scontro dialettico, manca qualsiasi proposta alternativa. In silenzio, però, un nuovo disegno liberticida della Casta è servito. Questo sistema risponde al meccanismo mediatico che conosce come funziona l’informazione e soprattutto la disinformazione in Italia. Tale sub-mentalità caratterizza gran parte dei media traditori italioti che non perdono occasione a elogiare ambigui personaggi che per quasi un secolo hanno sfruttato i lavoratori (quando si deve SOCIALIZZARE) e sperperato per le loro vanità le risorse dell’Italia (quando bisogna NAZIONALIZZARE) destinate al sostegno del Popolo. Il lettore quando comprende cosa sta accadendo pretende di essere informato. È un dovere morale di tutti stringersi attorno all’unica voce fuori dal coro: il quotidiano RINASCITA. A difesa della sovranità nazionale e dell’identità europea, a tutela di una vera dinamica pluralista oggi soffocata dal muro di omertà delle fonti di informazione, per la volontà incondizionata di dare voce agli Uomini liberi. NESSUNA RESA.

staff
IL GRAFFIO

Intercettazioni, l’impunità per il più grande piazzista del mondo

L’Assemblea dei basisti della Camera ha iniziato nel luglio del 2010 l’esame del disegno di legge in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali (AC 1415-B), approvato dalla Camera di Sodoma e modificato dal Senato di Gomorra. Il provvedimento (leggasi bavaglio), interviene in particolare su limiti di ammissibilità, su presupposti per l’autorizzazione delle intercettazioni e sulla loro durata, su limiti alla loro pubblicazione e sulle sanzioni per la violazione di tali limiti. Il seguito dell’esame è iniziato a partire dalla seduta ieri, con la votazione delle questioni pregiudiziali presentate. Il presidente della commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno, ha annunciato la sua intenzione di dimettersi da relatore del ddl intercettazioni dopo che il “governo del fare” ha dato parere favorevole all’emendamento (votato a maggioranza) presentato dal capogruppo del Pdl in commissione Giustizia, Enrico Costa, per rendere impubblicabili gli ascolti fino al momento dell’udienza filtro e non consentendo neanche di riportare per riassunto o nel contenuto le telefonate registrate. Insomma, trattasi di “lodo Schifani” o “lodo Alfano“, di “legittimo impedimento“, di ”processo breve” o “processo lungo“, quest’altra porcheria partorita dall’ingegno truffaldino di onorevoli basisti (84 papponi di Stato, indagati e condannati), il Parlamento non solo s’è ridotto al ruolo di ratificatore di decreti legge a colpi di voti di fiducia ma è divenuto il mercato delle vacche per tutte le leggine vergogna a favore del presidente Capobanda, che nel diluvio delle bugie berlusconiane (meno tasse per tutti, città più sicure, più lavoro per tutti) hanno invaso i salotti televisivi compiacenti della serva Italia.

IL “BACI✡ DI GIUDA” E L’EX SOCIO DI BERLUSCONI

Qui si narra il segreto della rivelazione che Gesù fece parlando con Giuda Iscariota…”. Inizia così la prima pagina di un fragile manoscritto in papiro che rilegge in modo radicalmente diverso la vicenda del “traditore” più odiato della storia e lo trasforma nel più fedele discepolo di Cristo. Dalla testimonianza del pentito Giuda Iscariota, il mandante è senza ombra di dubbio Berlusconi. Il Trattato Italia-Libia di amicizia, partenariato e cooperazione è stato firmato il 30 agosto 2008. Il Trattato stabilisce inoltre che il  30  agosto, anniversario della firma, sia proclamato “Giornata dell’Amicizia italo-libica”. Martedì 30 agosto 2011 si avvicina e non ci sarà niente da festeggiare perchè la Repubblica Italiana ha tradito la Grande Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista, ha sospeso unilateralmente il Trattato e ha preso parte all’aggressione militare e criminale NATO, che ha causato già centinaia di vittime libiche civili, tra cui donne, anziani e bambini, violando l’articolo 11 della Costituzione. Ma i nostri servi politici continuano a mentire spudoratamente e a parlare di “azione umanitaria a difesa dei civili”.

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IN PRINCIPIO È STATO IL SI✡NISM✡

Il peccato originale di Israele è il sionismo, l’ideologia razzista secondo cui uno stato ebraico avrebbe dovuto rimpiazzare la vecchia Palestina. Alla radice del problema sta la struttura esclusivista del sionismo nella quale solo gli ebrei sono trattati come cittadini di prima classe. Sembra incredibile quanto si diventa felicemente cretini nello sfogliare i quotidiani italioti, per di più quelli asserviti all’establishment ebraico, che grazie alla campagna molto efficace nel sopprimere le informazioni pregiudizievoli verso Israele, mirano a rimuovere dalla  memoria dei lettori i crimini del boia sionista in Medio Oriente. Una propaganda quotidiana, controllata dall’occhio vigile della censura. Se l’Italia non brilla nelle classifiche internazionali per libertà di stampa, è soprattutto dovuto alle assidue genuflessioni di incensatori ruffiani che non riescono a vedere oltre la punta del loro naso adunco. Infatti, per occultare i massacri dei Palestinesi, che con cadenza sistematica vengono compiuti da Israele, fanno ricorso all’accusa strumentale di antisemitismo giocando sulla confusione tra ebraismo e sionismo. Ecco che impulsivamente animati dalla loro irrefrenabile tendenza servile, fanno a gara per favorire al meglio il servigio, ergendosi inquisitori sulla base dell’antica dottrina della «superiorità morale» ebraica.

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Metodi di assassinio SI✡NISTI e “cordoglio” dei loro complici

Riguardo al post pubblicato ieri, per chiarire questa sintesi, è necessario richiamare un’altra forma di terrorismo, più dolce, quella che si può definire con precisione terrorismo intellettuale: il Presidente della Repubblica italiota Giorgio Napolitano si è precipitato ad esprimere al Presidente israeliano Shimon Peres il proprio cordoglio per l’attentato di Eilat, affermando di essere “profondamente costernato e sdegnato per gli esecrabili attentati terroristici di Eilat, che hanno mietuto vittime inermi e causato il ferimento di soldati e civili”. Venerdì scorso, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, aveva detto: «Noi abbiamo una politica di strappare un prezzo molto alto da chiunque ci provochi dei danni». Per commettere il loro crimine di furto delle Terre e di genocidio, i boia sionisti hanno bisogno di neutralizzare l’opinione pubblica internazionale, di paralizzarla, con iniezioni regolari di «memoria olocaustica» e di racconti mitologici sulla «sofferenza» supposta degli ebrei nella storia dell’Europa tanto da compiacersi lacrimevolmente del fatto che qualcunoil fascista riabilitato Fini – spinga il suo occhiuto servilismo fino a coniare la formula «dell’Europa delle cattedrali e delle sinagoghe», mirabile sintesi in chiave di fantastoria. Si tratta di creare un sentimento di colpevolezza che i sionisti utilizzano da leva per ottenere i vantaggi e le complicità di cui hanno bisogno per perpretare i loro sanguinari disegni.

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Il massacro del 22 Luglio: Norvegia e Israele

Il massacro commesso il 22 Luglio in Norvegia si è sviluppato in un contesto verso il quale merita la pena prestare attenzione. Ci sono stati due attentati, uno contro la sede del governo e un altro nell’isola di Utoya, con una differenza di due ore tra i due. Nell’isola di Utoya si celebrava un campo-riunione della Lega Giovanile dei Lavoratori del Partito Laburista (Arbeidaranes Ungdomsfylking, AUF secondo le sue sigle norvegesi) il cui rappresentante, Eskil Pedersen, è uno dei difensori più importanti del boicottaggio di Israele in Europa, e con posizioni di grande importanza.

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IL MITO “DEMOCRATICO” DEL RAZZISMO SIONISTA

La Knesset (il parlamento sionista) ha approvato una legge che dichiara illegale qualsiasi azione di boicottaggio contro Israele e gli insediamenti “su base geografica”, in particolare a danno delle colonie ebraiche in Cisgiordania. E già, perchè il popolo “eletto” (Deut, VI, 6) non deve mischiarsi agli altri – Tu non darai tua figlia al loro figlio e tu non prenderai la loro figlia per tuo figlio (Deut, VII, 3) – e l’apartheid è il solo modo di impedire la contaminazione della razza scelta da Dio e della fede che la nega a lui. Per essere chiari, la separazione dall’altro è legge, poichè le famigerate “colonie ebraiche” altro non sono che i Territori Palestinesi Occupati (illegalmente) nelle zone adiacenti a Gerusalemme Est. Sia in territorio israeliano sia nei TPO, Israele è vincolato dalla legislazione internazionale inclusi quei trattati internazionali sui diritti umani di cui Israele è uno Stato firmatario (State Party), come il Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici e la Convenzione Internazionale sull’Eliminazione di tutte le Forme di Discriminazione Razziale. Nei TPO, inoltre, la condotta di Israele come potenza occupante dovrebbe adattarsi alle norme della legislazione umanitaria internazionale che si applicano in tutti i casi di occupazione militare, compresa la IV Convenzione di Ginevra relativa alla Protezione delle Persone Civili in Tempo di Guerra. Israele è però l’unico Stato appartenente all’ONU che rifiuta di riconoscere i propri obblighi nei confronti della Convenzione di Ginevra nonostante le sconfessioni e le condanne ricevute in varie sedi dalla comunità internazionale, in particolare la Corte Internazionale di Giustizia. Riassumendo, e qui giungiamo al senso di queste righe, il provvedimento comprime la libertà di espressione e legittima gli insediamenti nei Territori occupati. Ergo, trasforma in reato il solo appello al boicottaggio contro lo lo stato ebraico e i suoi insediamenti, dunque un’offesa civile. Su 120 votanti, la legge è stata approvata con 47 voti a favore e 36 contrari. Shalom…

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Democrazia virtuale e dittatura finanziaria reale

Il 4 luglio, l’agenzia privata statunitense di rating Standard & Poor’s ha definito la Grecia come un paese di fatto in bancarotta finanziaria. La situazione italiana era stata declassata il mese precedente da stabile a negativa, mentre nel giro di un paio di settimane le stesse agenzie di rating private, made in USA, hanno iniziato a colpire le singole banche e vari enti locali, fornendo così un segnale preciso in merito alla opportunità di colpire lo Stivale attraverso manovre speculative. Ma chi conduce questi assalti, capaci di mettere in brevissimo tempo un paese in ginocchio? A livello mondiale, il potere finanziario e bancario si concentra nelle mani di pochissime persone, in grado di schiacciare intere nazioni. Si pensi, giusto per esemplificare, alla figura di George Soros: egli attaccò la lira nel 1992 inducendola ad uscire dall Sme e incassando in pochi giorni 400 miliardi di vecchie lire. Nello stesso periodo rivolse un attacco simile all’Inghilterra, costringendo la sterlina alla stessa sorte della lira, facendogli incamerare in un solo giorno qualcosa come un 1,1 miiardi di dollari e guadagnandoci la definizione di “uomo che distrusse la Banca d’Inghilterra”. 

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MINISTERO DELLA SOTTOCULTURA POPOLARE. Armi di imbecillità di massa

Renato Brunetta, il Ministro tascabile per la P.A. e l’Innovazione.
Il 18 giugno 2008, a Matrix, disse solennemente:
«Volevo vincere il Premio Nobel per l’Economia. Ero anche bravo, ero…
non dico lì lì per farlo, però ero nella giusta…
ha prevalso il mio amore per la politica,
ed il Premio Nobel non lo vincerò più. Ho fatto un errore
».

Anche nelle persone sane di mente talvolta capita di assistere ad un telegiornale, o di ascoltare un radiogiornale. La lettura dei quotidiani, si sa, è pratica assai più limitata almeno da noi in Italia ma non per questo il semplice fatto di sfogliare un giornale o una rivista implica – da parte di chi lo fa – una qualche forma di superiorità morale. Della stampa di regime (e con essa intendo anche appunto i media radiotelevisivi e quant’altro) si è detto e scritto di tutto, anche da queste pagine. Non sarà inutile però rimarcarne in ruolo che si è via via trasformato da quello di condizionamento delle opinioni politiche, morali, religiose e sociali delle masse a quello di agente operativo di un vero e proprio processo di degradazione ed imbarbarimento delle pulsioni subliminali delle folle, in altre parole in quello di rimbecillimento popolare.

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Sul regno tragicomico di Berlusconi si vuol fare calare il sipario

Nuovo disegno liberticida della Casta, la polizia di pensiero attacca internet: il governo del collezionista di prescrizioni, Silvio Berlusconi, ha lanciato un nuovo attacco alla libertà di accesso all’informazione. L’Autorità per le comunicazioni (Agcom), un organo di nomina politica, sta per votare un meccanismo che potrebbe portare alla chiusura di qualunque sito internet, anche straniero – da Wikileaks a Youtubesulla base di un mero sospetto di violazione copyright, in modo arbitrario e senza controllo giudiziario. Se approvata, la nuova regolamentazione garantirebbe poteri legislativi e giudiziari ad un organo amministrativo le cui funzioni dovrebbero essere esclusivamente consultive e di controllo, aprendo così la strada ad un processo decisionale arbitrario ed incontrollato. L’Agcom, nella speranza di passare inosservata, sta velocizzando al massimo la decisione, che è prevista a breve. I governi sono sempre più impauriti da internet, che è diventato uno strumento per aprire il dibattito pubblico e per la mobilitazione dei cittadini, e stanno cercando di imporre regole più strette di censura. In Gran Bretagna, l’opposizione dell’opinione pubblica ha costretto il governo a ritirare la legislazione sul copyright che voleva mettere un bavaglio alla Rete. In Italia lo scorso anno si è riusciti a fermare la “legge bavaglio” liberticida. Ora ci riprovano.

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Purtroppo s’è fatta l’Italia, ma non si fanno gli italiani

Unexpected Israel” è l’evento che si tiene a Milano dal 13 al 23 giugno per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia. La manifestazione prevede eventi culturali, un’installazione multimediale in Piazza del Duomo e il Business Summit Italia-Israele. Questo è quanto si trova davanti agli occhi chiunque apra il sito web Unexpected Israel. In quanto Italiana, mi sorge subito una domanda: ma cosa c’entra l’unità nazionale con Israele? Nel periodo delle guerre d’indipendenza e della proclamazione del Regno, nell’area oggi occupata da Israele vi era una zona, quella palestinese, con circa 500.000 abitanti, di cui 400 mila arabi musulmani, 60 mila arabi cristiani e appena 20 mila arabi ebrei. I capisaldi del sionismo in nuce apparvero nel pamphlet Roma e Gerusalemme: l’ultima questione nazionale scritto nel 1862 dal tedesco Moses Hess, massone ebreo come il suo ex-collega Karl Marx. Hess pretendeva l’instaurazione in Medio Oriente di uno stato ebraico, che sarebbe stato utile alle potenze europee, garantendone gli interessi e favorendo la civiltà occidentale nel mezzo del barbaro Oriente. Ecco dunque il primo punto di contatto fra l’Italia e Israele: la formula di Massimo D’Azeglio secondo cui fatta l’Italia, bisognava fare gli Italiani, venne fatta propria da Hess, che riteneva si dovesse prima creare uno stato ebraico e poi plasmarne il popolo trasformandolo in una nazione.

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BANCHE CENTRALI: USURA GLOBALIZZATA

Il governatore di Bankitalia SpA, Mario Draghi
che succede al tecnocrate francese Jean Claude Trichet
alla presidenza della Banca Centrale Europea 

Le banche centrali, come la Banca d’Italia e la Banca Europea sono istituti che hanno la funzione dell’emissione del denaro, ovverosia hanno la delega dello Stato a stampare biglietti di banca ed a coniare monete metalliche. Tali banche, contrariamente a quello che tutti credono, non sono un organo dello Stato, controllato dal popolo attraverso i parlamenti, ma sono società private, indipendenti, strettamente collegate fra di loro. Gli azionisti di tali enti nazionali di emissione sono infatti i più importanti istituti di credito privati e assicurazioni: nel caso della Banca d’Italia, sono Banca Intesa SpA, Unicredito Italiano SpA, San Paolo IMI SpA, Banco di Sicilia SpA, Assicurazioni Generali ed altri ancora (scaricabile in basso, ndr). La situazione non è stata sempre questa poiché le principali banche, dette di Prevalente Interesse Nazionale, sono state le azioniste di maggioranza della Banca d’Italia, fino a qualche decennio fa, ma esse erano “irizzate”, cioè sotto il controllo statale dell’I.R.I., l’Istituto per la Ricostruzione Industriale. Tale istituto era stato creato con successo dal fascismo allo scopo di nazionalizzare molte primarie industrie italiane per evitarne il fallimento per la crisi economica internazionale del 1930 e per attenuare le gravi ripercussioni per la nostra economia soprattutto sul piano occupazionale. La Banca d’Italia era quindi in pratica, sia pure indirettamente, sotto il controllo del governo. Ma con la privatizzazione delle banche di Preminente Interesse Nazionale, in effetti è stata privatizzata anche la Banca d’Italia. E di conseguenza è venuta meno la funzione di controllo che essa deve esercitare sul comportamento delle banche ormai tutte private del paese, poiché queste sono i suoi proprietari.

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UN’UNICA REGIA OCCULTA

L’ideologia del “libero mercato”, assegnante poteri pressoché illimitati alle lobbies finanziarie private, vacilla paurosamente; l’area planetaria divenuta centro di irradiazione di questa funesta ideologia, identificabile nei tre poli della “Trilateral Commission” (l’area nippo-euro-americana), mostra – chiari – i sintomi del disfacimento finale. Problemi divenuti irrisolvibili, come l’incremento costante della produzione di oggetti (nella stragrande maggioranza completamente inutili alle necessità umane), la devastazione del mondo del lavoro, della previdenza sociale, della sanità e dell’istruzione, la ricerca spasmodica di nuove fonti di energia, stanno decretando la saturazione e la morte non solo di questo sistema, ma dell’intero ambiente terrestre. Eventi apparentemente “sconnessi”, fatti compiutisi nei luoghi più disparati, distanti migliaia di chilometri l’uno dall’altro, testimoniano l’agonia di un sistema bicentenario, ma anche l’agonia di moltitudini umane ad esso completamente asservite.

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