CRACK ITALIA, debito pubblico: 2.034,725 miliardi di €uro

Il debito pubblico italiano a marzo raggiunge quota 2.034,725 miliardi di euro, segnando un nuovo record storico dopo quello raggiunto a gennaio 2013. Il dato, contenuto nel Supplemento al Bollettino statistico n°23 della Banca d’Italia dedicato alla finanza pubblica, testimonia impietosamente un aumento dello stock di 17 miliardi rispetto al mese di febbraio. L’aumento su base mensile, spiegano i banksters di Via Nazionale, “riflette principalmente il fabbisogno del mese di marzo (21,8 miliardi, inferiore rispetto a marzo 2012). Tale fabbisogno, elevato per fattori stagionali, è parzialmente controbilanciato dalla diminuzione di 3,8 miliardi delle disponibilità liquide del Tesoro (45,9 miliardi)”. Secondo un report ABI-Agenzia dell’Usura, nel 2012 il mercato della casa risulterebbe ai minimi dal 1985: in totale sono state perse 150.000 compravendite con una riduzione del 27,5% rispetto all’anno precedente per volumi di scambio delle case di abitazioni. Crolla anche la produzione industriale che a marzo ha registrato una diminuzione del 5,2% annuo. Si tratta secondo Eurostat del dato peggiore delle grandi economie Ue. Per quanto riguarda l’inflazione, anch’essa ferma ad aprile per un incremento tendenziale dell’1,1%. A darne notizia l’Istat, secondo cui il forte rallentamento dell’inflazione è principalmente imputabile alla frenata dei prezzi dei beni energetici che calano del 2,1% rispetto a marzo e registrano una diminuzione dello 0,9% su base annua (dal +3,4% di marzo).  Nello stesso mese di aprile i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza dai consumatori, il cosiddetto “carrello della spesa”, diminuiscono dello 0,1% su base mensile e crescono dell’1,5% su base annua, in ulteriore rallentamento dal 2% di marzo. Insomma, per le famiglie una stangata che supera i 530 euro all’anno. Per concludere, in questo scenario apocalittico, un dato paradossale che riguarda gli utili del primo trimestre 2013 delle Banche italiane: Intesa Sanpaolo (+306 mln di euro), Carige (+48,6 mln di euro), Ubi Banca (+26,5 mln di euro). Ma il cielo è sempre più blu…

Banche fallite negli Stati Uniti: Aprile 2013

Negli Stati Uniti, nel mese di Aprile 2013, altri 6 istituti di credito sono andati ad aggiungersi al lungo elenco dei fallimenti bancari iniziati dalla crisi dei mutui subprime. In totale, dal 2007, a chiudere i battenti sono state 478 banche: 10 (2013), 51 (2012), 92 (2011), 157 (2010), 140 (2009), 25 (2008), 3 (2007).

BANCA

CITTÀ

STATO

CERT#

CHIUSURA

Douglas County Bank

Douglasville

GA

21649

26 Apr 2013

Parkway Bank

Lenoir

NC

57158

26 Apr 2013

Chipola Community Bank

Marianna

FL

58034

19 Apr 2013

Heritage Bank of North Florida

Orange Park

FL

26680

19 Apr 2013

First Federal Bank

Lexington

KY

29594

19 Apr 2013

Gold Canyon Bank

Gold Canyon

AZ

58066

05 Apr 2013

«Il mondo è pronto per raggiungere un governo mondiale.
La sovranità sovranazionale di una elite intellettuale e di banchieri mondiali

è sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale
praticata nei secoli passati
»

[David Rockefeller, 1991] Continua a leggere…

Enrico Letta, la seconda generazione di élites

Le promesse di governo propinate con antica sapienza democristiana dal trilateralista Enrico Letta, in occasione del suo discorso programmatico alle Camere di lunedì 29 aprile, seguono lo stesso format della politica fondata sugli annunci, quindi distante dalle esigenze reali come visione generale e soluzione pragmatica dei problemi, senza però mai arrivare a fatti concreti quasi a nascondersi dietro un dito per non affrontare i reali problemi che affliggono l’Italia. Il suo discorso da abile tecnocrate è vasto di interventi – congelamento dell’Imu a giugno, no all’aumento di un punto percentuale dell’Iva a luglio, riduzione del cuneo fiscale a partire dalla defiscalizzazione delle assunzioni giovanili, rifinanziamento della cassa integrazione in deroga, rinnovo dei contratti dei precari pubblici, salvaguardia degli esodati, incentivi per le ristrutturazioni edilizie, per l’energia verde, i mutui agevolati alle giovani coppie, e poi la “destinazione obbligata” di risorse per le missioni internazionali – peccato che per ora ci si trovi soltanto davanti a una visione fantastica e virtuale del contesto poichè priva di “sostanza” economica. Insomma, quello che abbiamo sentito è un bellissimo programma, a tratti condivisibile (anche Berlusconi è soddisfatto), fosse solo che per queste incombenze la dotazione minima si aggira tra i 15/20 miliardi di euro. Con quali soldi? In quale angolo di universo, quale economista di rango, con tante lauree appese alle pareti, ha mai ridotto la pressione fiscale senza aumentare l’indebitamento? La sensazione è invece che dopo i vari annunci, ottenuta anche la fiducia al Senato, calerà il sipario, un velato silenzio avvolgerà tutti i buoni propositi, e non se ne saprà più niente. Al contempo l’usuraia Bce che ha scelto di sottomettere l’Italia con la speculazione finanziaria finalizzerà il disegno preciso di utilizzare il cappio per il Popolo puntando sempre più a ridurre salari e stato sociale, aumentando la precarietà. Nel caso dell’enfant prodige Enrico Letta, in viaggio per l’Europa, personalità politica stimata da euroburocrati e banchieri, gradito ospite del gruppo Bilderberg, rimarrà comunque l’ala protettrice delle élite internazionali.

Buongiorno Italia con il cappio al collo

Il governo Enrico Letta, voluto dal riesumato Napolitano e sostenuto da Pd, Pdl e Scelta Civica, ha giurato al Quirinale. La cerimonia iniziale è stata sobria ed alla folla presente quasi scappavano le lacrime. A piedi, o alla guida delle loro utilitarie hanno fatto il loro ingresso al Quirinale i ministri del nuovo Governo. Alla guida di una Panda, da solo, è arrivato il ministro della Cultura, Massimo Bray (Pd). L’abortista Emma Bonino (Radicali, Esteri) è arrivata all’appuntamento con un taxi. A piedi, Anna Maria Cancellieri (Giustizia) con le due nipotine. Josefa Idem (Pd, Sport e Pari Opportunità), che recentemente in un’intervista aveva detto di essere favorevole al matrimonio tra persone dello stesso sesso, è arrivata a piedi insieme al marito e alla sua bambina. Arrivato a piedi anche il ministro degli Affari regionali, Graziano Delrio (Pd), insieme a buona parte della famiglia, composta da nove figli. Ma è stato fermato dalla sicurezza sulle scalinate, e solo dopo essere stato riconosciuto ha avuto il via libera per passare con la famiglia. Il bankster keynesiano Fabrizio Saccomanni, bocconiano doc, dg Bankitalia e uomo di fiducia di quel gran pezzo di Mario Draghi, ha preferito farsi calare con una fune da un elicottero. Ha preferito invece arrivare in macchina il ministro delle Politiche agricole, Nunzia De Girolamo (Pdl), su una Toyota, seguita in taxi dal marito, il deputato del Pd, Marco Boccia. Durante il giuramento, il trilateralista Letta ha detto: «Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione». Roba forte per uno che senza vergogna ha presenziato (parole sue, clicca qui) nel 2012 al meeting mondialista dei criminali del Bilderberg che illuminano la grande ribalta politica usuraia internazionale. Poco dopo, il passaggio di consegne fra il preside Monti e l’enfant prodige Letta attraverso la tradizionale cerimonia della consegna della campanella, con cui il boia in carica apre e chiude i lavori del consiglio dei Ministri. Poi il Professore con tante lauree appese alla parete se n’è andato rapidamente ed ebbe inizio la festa. Adrenalina pura.

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MPS, il bancomat di Bersani e Berlusconi

bersani-mussari-mps

«La verità è che dovrebbero dire grazie al Pd per aver fatto chiarezza dentro il Montepaschi». Così Massimo D’Alema, con un gran colpo tonante di culo, dopo i singolari deliri del cannibale Pierluigi Bersani che ha provato ad uscire dall’angolo contro il tentativo di coinvolgere il Pd nella vicenda MPS. Mussari chi? Ma se è stato proprio il Partito Democratico ad imporre 13 consiglieri su 16 nel CdA di MPS. L’uno e l’altro però dimenticano o fingono di non ricordare che il dimissionario Giuseppe Mussari, un banchiere per caso, senza una formazione di finanza, senza neppure conoscere l’inglese, uno che di banche ne sapeva quanto chiunque abbia un conto corrente, presidente dei banchieri italiani e grande beneficiario nell’onorata società mafiosa del centrosinistra senese, solo l’anno scorso ha staccato un assegno da 100.000 euro per il Pd di Siena (finanziamento registrato il 21/01/2011). Quest’anno, solo pochi giorni fa, ha concesso il bis elargendo 99.000 euro sempre nelle casse senesi del partito guidato da Pierluigi Bersani (registrato alla tesoreria della Camera il 06/02/2012). Nulla di llecito, tutto avvenuto secondo la legge, mister Mussari lo ha fatto di tasca propria. Mussari, il grasso banchiere che effettuava movimenti per MPS emettendo derivati tossici per truccare i conti (Bankitalia e Consob cadono dalle nuvole), ha donato circa 700 mila euro (clicca qui), in modo trasparente e regolare, tra il 2002 ed il 2012. Signori risparmiatori, nessuna relazione trasversale, per carità, basta crederci. Il sospetto che a Siena e dintorni siano volate mazzette, per far passare la discutibile acquisizione di Antonveneta, per D’Alema e compagni è pura immaginazione. La “banca rossa” Monte dei Paschi di Siena, o ciò che ne resta, attraverso la sua Fondazione (che è riuscita da sola a ingannare Banca d’Italia?), è il perno di un sistema di istituzioni alimentato dagli utili dell’azienda di credito: ospedale, università, sport, cultura tutto finanziato dalle casse di una realtà che nel Partito Democratico di Bersani, che ha sempre governato la città e la sua cassaforte, ha la sua regia. Intanto lo storico sodalizio economico tra il MPS, la più vecchia banca italiana, e l’attuale Partito Democratico si tramuta in una farsa: da un lato la banca senese si aggrappa ai Monti bond (soldi pubblici) per rimanere in vita, dall’altra funzionari di partito sopravvissuti alla Prima Repubblica finiscono col rendersi ridicoli da soli. Una curiosità: chi era il consulente per l’Italia di Goldman Sachs durante l’affare Antonveneta, nominato appena pochi mesi prima? Gianni Letta. Il braccio destro di quello che all’epoca dei fatti era il capo dell’opposizione al governo Prodi, ovvero Silvio Berlusconi: «Non voglio espormi dando un giudizio su qualcosa che non conosco bene e su un’istituzione a cui voglio bene», disse il collezionista di prescrizioni ai microfoni di Radio 2. Il Monte dei Paschi anche per Silvio Berlusconi rappresenta uno scrigno inviolabile, una sorta di sacro graal da mantenere segreto, l’ha giurato sulla Standa. È l’Istituto senese a custodire i conti correnti sui quali transitavano i soldi per ricompensare le Olgettine che hanno animato le notti di Arcore. Sin dalla fine degli anni ’70, è stato l’Istituto senese a concedergli i mutui – circa 70 miliardi di mutui fondiari a tassi del 9% – per la costruzione del suo impero. Ed ancora, negli anni ’90, quando la Fininvest era sull’orlo del fallimento (debiti per 4 mila miliardi), ossia quando venne chiesto il commissariamento imposto dalle banche creditrici del gruppo, chi salvò l’impero del Cavaliere? Le vecchie creditrici del Biscione rilevarono il 5,2% di Mediaset direttamente dalla Fininvest (Imi, Sanpaolo, Comit, Cariplo, Banca Roma e Monte dei Paschi di Siena). Risultato finale: vennero raccolti 4 mila miliardi che servirono per azzerare sia il debito ereditato da Mediaset, sia il residuo rimasto in Fininvest. Un passaggio che, di lì a sei mesi, garantirà a Mediaset il collocamento in Borsa. Il tutto, mentre Berlusconi correva per Palazzo Chigi.

L’Italia giusta ha una banca

La vicenda della Banca Monte dei Paschi di Siena (la più vecchia banca italiana, oggi a capo del terzo gruppo bancario, con quote di mercato di rilievo in tutte le aree di business con l’obiettivo di presidiare direttamente ambiti economici di assoluto interesse) racchiude in se gli aspetti più inquietanti del malaffare con il quale una banca trova nuove formidabili fonti di guadagno, obbligando i suoi “clienti” a indebitarsi ad un costo molto superiore a quello “normale”. La tecnica di vendida utilizzata, più comune, è quella dei derivati. Un contratto derivato è un accordo con il quale due parti, in genere una è la banca e l’altra un’azienda, convengono di scambiarsi determinati valori a certe scadenze con modalità prefissate. Sono sempre collegati, ma non sempre in maniera corretta, ad un’operazione “sottostante” di finanziamento a breve o lungo termine, della quale modificano la struttura. Che siano contratti IRS o CS, si capisce, anche senza avere un master in finanza alla Bocconi, che i contratti sono utili. Ma le banche hanno trasformato uno strumento formalmente buono in una pericolosa mina finanziaria pronta ad esplodere fra le mani dei clienti: Monte dei Paschi di Siena e il fondo senza fondi Alexandria svelano il teatrino dei pericolosi giochi di prestigio finanziari a cura dei banksters nostrani. La vicenda: l’8 novembre del 2007, MPS annuncia con una nota di aver raggiunto un accordo con la banca spagnola Banco Santander per l’acquisto di Banca Antonveneta (acquistata dagli spagnoli a 6,6 miliardi di euro, a buona memoria, la banca che voleva comprare Gianpiero Fiorani con la sua Popolare di Lodi, quella del “bacio in fronte” all’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, finita dopo le inchieste dei “furbetti del quartierino”, nelle mani degli olandesi di Abn-Ambro) per 10,3 miliardi di euro. Per quell’operazione venne iscritto nel registro degli indagati il dimissionario ABI Giuseppe Mussari (che in 9 anni ha donato ai Ds e al Pd di Siena 700 mila euro), al tempo dei fatti presidente della Banca Monte dei Paschi, che commentò: «Non ho nulla di dire». Venne rimosso e promosso ai vertici dell’ABI. I mandati di perquisizione erano legati alle ipotesi di reato di «aggiotaggio, manipolazione del mercato sul titolo azionario di Banca Mps e ostacolo alle attività di vigilanza». I magistrati volevano vederci chiaro sulla plusvalenza di 4 miliardi (la differenza tra quanto l’avevano pagata gli spagnoli e a quanto l’avevano rivenduta a Banca Mps) e cercavano, sia in Italia che all’estero, circa 2 miliardi di euro di cui si erano perse le tracce. Nell’inchiesta finirono anche il ministro dell’Economia del governo Monti, Vittorio Grilli (all’epoca dei fatti ex direttore generale del Tesoro) e l’attuale presidente Rai Anna Maria Tarantola che nel 2007 era funzionario generale di Bankitalia. Poi il silenzio squarciato dalla finanza creativa, dalle operazioni tossiche Alexandria, Santorini, Nota Italia, tutte messe in piedi per far sembrare il bilancio un pò meno peggio di quello che realmente era: risultato, un buco di bilancio di 700 milioni in prodotti derivati tossici. Ora, con l’arrivo del banchiere genovese Alessandro Profumo (ex ad Unicredit sfiduciato dalla maggioranza dei grandi azionisti e messo all’angolo, costretto a rassegnare le dimissioni per la scalata libica nella banca italiana – «i migliori soci che abbia avuto», disse al Meeting di Rimini -, presenti nelle quote dei partecipanti al 7,582% con Central Bank of Libia, Libyan Investment Authority) e Fabrizio Viola, la richiesta di 3,9 miliardi di euro aiuti al governo Monti (pochi giorni fa in borsa il titolo del più antico istituto di credito del mondo ha fatto -8,43%, con quasi il 6% di capitale scambiato). Il secondo intervento pubblico dopo quello del 2009 con i Tremonti bond, a sostegno di una banca, la Monte Paschi di Siena, che prevede la sottoscrizione da parte dello Stato italiano di strumenti ibridi di capitale, i cosiddetti Monti bond, in pratica una ricapitalizzazione per salvarla dall’indebitamento per 17 miliardi di euro (il 15 dicembre abbiamo pagato l’IMU e il governo dei boiardi il 17 li ha girati a MPS). Bankitalia e Consob (la cui attività avrebbe come obiettivi la tutela degli investitori e l’efficienza, la trasparenza e lo sviluppo del mercato) come molto spesso accade nel BelPese del malaffare e delle truffe, dicono di non essere al corrente di informazioni sui movimenti che il grasso banchiere Giuseppe Mussari (ex presidente dell’ABI, organo che rappresenta il sistema creditizio e finanziario italiano in tutte le sedi internazionali) effettuava emettendo derivati tossici per truccare i conti. «Nessuna responsabilità del Pd, per l’amor di Dio, il Pd fa il Pd e le banche fanno le banche». Così l’indiano Pierluigi Bersani nel tour elettorale, in un trionfo di merda tiepida, voltando la testa dall’altra parte per non guardare, in risposta su eventuali responsabilità del suo partito nella porcilaia del caso MPS.

Banche fallite negli Stati Uniti: Dicembre 2012

Il lungo elenco di banche americane fallite dall’inizio della crisi finanziaria globale del 2008 ha raggiunto quota 468. Lo scorso mese di dicembre le autorità statunitensi hanno imposto la chiusura dei battenti alla Community Bank of the Ozarks, un istituto di credito con sede a Sunrise Beach nel Missouri. Il numero dei fallimenti dichiarati nel 2012 si ferma a 51 contro i 92 (2011), 157 (2010), 140 (2009), 25 (2008) e 3 nel 2007. Intanto la Casa Bianca ha raggiunto un accordo d’emergenza con i leader repubblicani al Senato e alla Camera per evitare le conseguenze del Fiscal cliff (baratro fiscale, termine usato dal vampiro della FED Ben Bernanke). Il tetto sul debito federale è stato formalmente toccato il 31 dicembre scorso a oltre 16.400 miliardi e il Tesoro solo con una serie di manovre straordinarie, quali il rinvio di stanziamenti per i piani pensionistici dei dipendenti pubblici, ha creato un margine di circa 200 miliardi che verrà però esaurito entro marzo. L’espressione fiscal cliff si riferisce al rischio di dover aumentare le tasse e tagliare drasticamente la spesa pubblica (crollo del Pil e recessione) se non si fosse trovato l’accordo su come ridurre l’abissale debito pubblico Usa. Nel pacchetto sono contenute misure come l’aumento al 39,6% dell’aliquota sui redditi superiori ai 400mila dollari per contribuenti individuali e ai 450mila dollari per le famiglie. C’è anche un aumento dal 35% al 40% della tassa di successione sulle eredità superiori ai 5 milioni e un aumento dal 15 al 20% delle tasse sui guadagni di capitale per chi ha un reddito superiore ai 450mila dollari. Dalla Casa Bianca, prima di ripartire per le Hawai dove è in vacanza la famiglia, Barack Obama ha detto: «Grazie ai voti dei repubblicani e dei democratici al Congresso firmerò una legge che aumenterà le tasse per il 2% degli americani più ricchi e al tempo stesso eviterà aumenti di tasse che potrebbero portare l’economia di nuovo in recessione». Il maggiordomo di Wall Street omette però di dire che per ora è stato evitato solo il rischio di un collasso fiscale, poichè (è un dato di fatto) un piccolo effetto recessivo in ogni caso ci sarà, perchè l’ammontare del taglio di bilancio in queste misure rimane parziale e il ciclo economico Usa continuerà a essere debole, con ripercussioni globali. Basta solo non urtare gli interessi dei grandi centri di potere.

2013, tutto sarà come prima?

Il 24 ed il 25 febbraio prossimo gli italiani, al pari delle pecore chiassose e stupide, torneranno in cabina elettorale per decidere da chi farsi tosare nel prossimo quinquennio. Secondo l’oligarchia finanziaria che sguazza nell’oro, se tutto filerà liscio, visto che la porcata elettorale vigente nasconde (per loro) diverse insidie non tanto sullo stabilire chi vince le elezioni, ma se chi le vince ha numeri sufficienti alla Camera ed al Senato per rimanere nominato un’intera legislatura al governo, tra marzo ed aprile il BelPaese con le pezze al culo riavrà un governo politico. E gli animali della fattoria che avevano deciso di risollevare la testa saranno repressi dagli stessi padroni del profitto e dell’usura che li hanno governati. Mentre la crisi economica (bollettino economico Bankitalia: -2,4% del Pil nel 2012 e -0,7% nel 2013) che li ha gettati nel tritacarne della disperazione e la partitocrazia ladrona frutto della volontà popolare e non (si badi bene) dell’accordo tra i partiti (tutti ladri e tutti uguali) con un nuovo strumento di repressione politico-affaristica-mediatica di accettare come “normale” un necessario “ricambio democratico” a fronte del collasso del suo vecchio strumento di governo, faranno riappacificare gli animali. E poco importeranno le vomitevoli gesta di chi ha comprato i deputati necessari alla propria maggioranza, ha calpestato il tricolore, ha imposto alla propria maggioranza parlamentare di votare una bugia (Ruby era la nipote di Mubarak?), aveva promesso di costruire campi da golf a Lampedusa. L’idea di non far vincere nessuno per rifare un Monti-bis è ancora sul tavolo così come il tema del presunto “rinnovamento”. In fondo il disegno è semplice: creare tutte le condizioni per sostituire la politica con la tecnocrazia, radunare tutte le truppe centriste dell’onorata società mafiosa sotto le insegne dell’oligarchia finanziaria turboliberista che governa l’Europa per completare il programma di macelleria sociale introdotto dal boiardo bocconiano Mario Monti che con il suo governo fantoccio dei meglio studiosi e cattedratici con tanto di lauree alle pareti, infarcito di professori, esperti e banchieri ha creato abissali ingiustizie e lacerazioni sociali che hanno portato l’Italia sull’orlo del baratro. Qualcuno inizia a capire quanto incoerenti e meschini siano state le manovre strangola-italiani e salva casta-parassiti dell’Amministrazione controllata del curatore fallimentare Monti espressione della tecnocrazia bancaria internazionale ed europea che non intende perdere i quattrini investiti nel debito pubblico italiano, altresì cercando anche di chiudere qualche buon affare di fronte alle svendite degli asset industriali di pregio ancora in dotazione. Questa è la vera contraddizione di fondo, l’economia italiana sta andando comunque a rotoli, il risparmio e l’aumento di prelievo, che hanno paralizzato i consumi e generato povertà sociale e recessione, sono stati utilizzati per pagare i maggiori interessi sul debito e per continuare a reggere economicamente tutti i privilegi della casta statale e di fronte alla stretta creditizia bancaria, la politica montiana ha macellato l’unica categoria che, ad oggi, non ha nessun potere: le pecore. Il tutto con la benedizione del Vaticano che in tempi di crescente sofferenza sociale si sente in dovere di ringraziare Monti. Non possiamo attenderci alcun miracolo persistendo l’attuale paradigma. E i naufraghi della politica pur di mantenere senza un’oncia vergogna i propri privilegi (eppure non hanno rinunciato) si aggrapperanno all’ammucchiata montiana come a una scialuppa. E non è difficile immaginare come il sistema reagirà se non si farà un passo indietro sulla strada che da tempo ha oramai ridotto la “democrazia” ad una farsa, ma con un ulteriore passo in avanti, verso un regime oligarchico blindato. Troppi uomini sono vili? Ma, accanto a coloro la cui viltà è una bestemmia alla vita, vi sono tutti coloro – li si scorga o meno – i quali salvano il mondo e l’Onore del vivere. Buon Anno di Rinascita.

Mario Monti l’icona miracolosa del Vaticano

La “salita in politica” dell’illuminato Mario Monti, che L’Osservatore Romano – giornale ufficiale della Città del Vaticano – legge come «un appello a recuperare il senso più alto e nobile della politica», ha un riferimento ben preciso oltrechè l’ennesima ingerenza nella sfera politica (quasi fosse una novità) delle più alte gerarchie ecclesiastiche capitanate dal cardinale Angelo Bagnasco (Cei) e del segretario di Stato, Tarcisio Bertone. È una questione di potere. Entrambi per una volta – a prescindere dal monito del Vangelo che esorta a dare a Dio ciò che è di Dio – si ritrovano uniti, si badi bene, non tanto per lo svolgimento delle alchimie politiche alle prossime elezioni anticipate bensì per la scelta del prossimo inquilino del Colle. Un chiodo fisso per tutti i porporati di rango che mal sopportano un ritorno del “cattolico adulto” Romano Prodi. Possibile che la Chiesa di Roma sposi così, senza esitazioni, una visione rigida della politica economica in tempi di crescente sofferenza sociale? Certamente, non a caso l’Organo papalino, sempre ben attento a rimettere indulgenze, con l’articolo del 27 dicembre scorso ha cercato di fare da collante tra l’inquilino del Quirinale Giorgio Napolitano (invelenito dalle emorroidi per la candidatura di Monti) e Palazzo Chigi. Infatti, il quotidiano vaticano mette in evidenza la sintonia tra il servo Napolitano ed il curatore fallimentare Monti sull’idea di politica e sulla missione dei rappresentanti delle istituzioni già eletti in un’ottica di nuovo ordine mondiale dove gli stessi potranno operare delle scelte indipendenti dalle proprie esigenze personali e di partito, ben sapendo che sarà l’attuale cameriere e Capo dello Stato, tra poche settimane, a dover dare l’incarico di presidente del Consiglio eventualmente allo stesso boiardo bocconiano Mario Monti, un altro bankster che piace a tutta la “finanza bianca”, che con moglie a braccetto, ogni domenica mattina si fa ritrarre da imbelli fotografi e Tv mainstream mentre esce sorridente da messa (con la scorta forse per paura che Gesù Cristo scenda dalla croce e lo prenda a calci in culo). Tant’è. Finiti i tempi in cui il cardinale Camillo Ruini (ex Cei) che per oltre sedici anni vedeva nello stallone di Arcore Silvio Berlusconi il custode dei voti dei moderati, oggi lo scenario è cambiato. Premesso che la Chiesa cattolica costa ogni anno allo Stato italiano 6 miliardi di euro, grazie a un numero considerevole di leggi e normative emanate in favore delle comunità di fede anche l’esenzione dell’IMU per una parte considerevole di beni immobili venne accolta dalla Curia romana come un miracolo. Lo stesso miracolo che si è manifestato nel maxi emendamento al ddl stabilità approvato prima di Natale: 17 milioni di euro di aiuti a due istituti assai cari ai porporati, l’ospedale Gaslini di Genova (vicino ad Angelo Bagnasco, 5 milioni) e il Bambin Gesù di Roma (vicino a Tarcisio Bertone, 12 milioni). Andando avanti con la fantasia capita anche che vengano sottratti 157 milioni di euro alle scuole pubbliche e se ne versino la bella cifra di 278 milioni in quelle cattoliche. Altri grandi affari insomma che per la Chiesa – travolta dagli scandali ma che si preoccupa solo di difendere il suo potere – e le dorate casse della Banca Vaticana, vanno avanti da 2012 anni. In tempi di tagli con la mannaia, certi aiuti solidali valgono bene un obolo che ancora i “campioni della fede” che vanno da Casini agli amici degli amici di Casini, si ostinano a leggere in chiave elettorale “speranza per gli italiani”. La libertà di scelta, fra i fedeli e l’onorata società mafiosa, è ormai un dato culturale acquisito.

L’Italia in ginocchio a banchieri e mercanti

Il servo dell’Alta finanza internazionale, Giorgio Napolitano, dopo aver sentito i Presidenti dei due rami del Palazzo dell’Inganno, ai sensi dell’art.88 del Compromesso cattocomunista, ha firmato il decreto di scioglimento della Camera dei Nominati e del Senato della Repubblica della vergogna: «Ho firmato il decreto di scioglimento delle Camere, conclusione prevista e già segnata dai fatti». Lo ha detto, tra un forte odore di peto, il modesto funzionario dell’ordine dei miracolati al termine delle consultazioni, aggiungendo «Ho preso nota di quelle preoccupazioni e le trasmetterò al presidente del Consiglio». Tra precarietà, disoccupazione, licenziamenti, suicidi per motivi economici, esodati, smantellamento del sistema previdenziale condito dalle lacrime del ministro della miseria sociale Elsa Fornero, tasse e balzelli occulti di ogni sorta, una voragine di debito pubblico lasciata in eredità alle prossime quattro generazioni e il secondo intervento pubblico dopo quello del 2009 con i Tremonti bond, a sostegno di una banca, la Monte Paschi di Siena, che prevede la sottoscrizione da parte dello Stato italiano di strumenti ibridi di capitale per 3,9 miliardi di euro (i cosiddetti Monti bond), in pratica una ricapitalizzazione per salvarla dall’indebitamento per 17 miliardi di euro (il 15 dicembre abbiamo pagato l’IMU e il governo dei boiardi il 17 li ha girati a MPS), in ultimo anche il regalino al colosso Finmeccanica previsto in un provvedimento nella legge di Stabilità, in cui viene erogato un finanziamento di 8,4 miliardi di euro (per 16 anni) alle aziende italiane che operano nel settore aerospaziale. E il titolo Finmeccanica, ovviamente, si conferma tra i migliori del Ftse Mib. Alla faccia del terrorismo finanziario seminato dai servili media italioti e dai professionisti dello spread. La crisi pilotata è appena iniziata e svolgerà le sue tappe conclusive il 24 e 25 febbraio 2013 con una ritualità sacrale: chiacchiere nei salotti tv profumati di pane e vaniglia dove verranno passati in rassegna i soliti parrucconi incatramati, promesse di marketing elettorale, bugie di ogni sorta e la solita giostra dei politici reciclati. Le dimissioni del curatore fallimentare Mario Monti non arrivano certo intempestive, altro che la mancanza di fiducia della “strana maggioranza” farcita di fratellanze, di sorellanze, di cuginanze e di altre tali parentele bastarde che lo hanno vergognosamente appoggiato: sono un ordine dell’usuraia BCE. Il professore dell’università (sempre profumato di mughetto) è persino riuscito a mettersi davanti alla telecamera e a fare ciao alla nazione e prima di lasciare ha detto: «Abbiamo messo in sicurezza il paese nel 2012 e ora dobbiamo ripartire. Occorreranno sempre più persone preparate, serie, capaci di leggere il cambiamento e di saperlo guidare. Dobbiamo scommettere sul futuro, dobbiamo voler essere attori protagonisti del rinnovamento nazionale e chi, più dei giovani ha interesse a prendere le redini del proprio futuro». Quasi ci scappa una lacrima. Abbiamo messo in sicurezza il paese? Come no, basta crederci! Abbiamo messo in sicurezza le banche, ultima in ordine cronologico, il MPS. In questa repubblica delle banane, che risponde al nome di Italia, chi fa politica o è un mestierante della stessa, senza arte nè parte o può addirittura essere un’ex velina che è elevata al rango di ministro. In questo disastroso naufragio, i nemici della ricostruzione nazionale hanno traghettato il Popolo italiano verso il baratro sociale. Lo Stato italiano oramai subordinato agli interessi stranieri in economia e politica estera, è affondato in un trionfo di merda tiepida nella melma assieme a tutti gli altri Stati europei governati dalla borghesia di centrodestra e centrosinistra. Quando andrete a votare (sempre che ancora non sarete pervasi dal votimo e diserterete in massa i seggi elettorali), ricordatevi di loro, non perchè la democrazia è in pericolo come vogliono far credere, ma perchè le loro poltrone sono in pericolo. Sempre più crediamo sia necessaria la nascita di un Movimento Popolare Nazionale e Socialista che sappia dare al popolo le risposte necessarie affinché si possa uscire da questa cloaca che è oramai diventata lo stato borghese delle multinazionali, dell’affarismo e dell’usura. Noi crediamo sia necessario, una volta per tutte, trovarci tutti insieme. Tutto il popolo nazionalpopolare sotto la stessa bandiera. Quella volta ai profittatori, agli amministratori disonesti e alla borghesia capitalista comincerà a tremare il culo sulla poltrona. Quella volta nascerà un movimento nazionale e rivoluzionario.

DEBITO PUBBLICO, ottobre: 2.014,693 miliardi di €uro

Il debito pubblico del BelPaese con le pezze al culo e la partitocrazia (senza vergogna) sempre più grassa e ladrona, sfonda quota 2.000 miliardi e a ottobre si attesta a 2.014,693 miliardi di euro, in valore assoluto il livello più alto di sempre: un altro record fallimentare messo a segno dal migliore amico dei banchieri e della finanza apolide Mario Monti, tanto osannato dal passacarte Napolitano che lo aveva nominato (in quattro giorni) su ordine della Bce con un colpo di stato finanziario per abbassare lo spread, e dalla cricca di nominati che lo hanno sostenuto. E questo boiardo bocconiano sarebbe il leader della succursale italiana dei popolari europei? L’ex grande condottiero della Commissione Trilaterale alla testa di Casini, Fini, Berlusconi, Bersani, Montezemolo, Vendola (ma non vi viene da vomitare?). Il governo dei meglio studiosi e cattedratici, farciti da professoroni di rango, si è dimostrato ancora una volta solo l’ennesima appendice dei parassiti che governano senza mandato questo paese-colonia preda oramai di usurai e mercanti di denaro. I dati, contenuti nel Supplemento al Bollettino statistico n°67 di Bankitalia dedicato alla “Finanza pubblica”, testimoniano impietosamente l’aumento di 71,7238 miliardi euro (+3,7%) dall’inizio dell’anno. Come se per astrazione statistica il debito pubblico grava per circa 33.081mila euro a testa, neonati compresi, sulle teste degli italiani. In ultimo, il Servizio Sanitario Nazionale che affoga nei debiti: circa 40 miliardi di euro. Anche in questo ci penserà il curatore fallimentare Mario Monti. Osservando quindi il teatrino politico delle ultime settimane non si può fare a meno di continuare a provare sempre più un profondo rigetto verso la totalità di questa ottusa dirigenza politica relegata al ruolo di amministrazione controllata che ha abdicato in maniera vergognosa, consegnando di fatto la Nazione ai boiardi tecnocrati transnazionali. Noi lo diciamo da tempo, questi ottusi profeti con un gran numero di lauree appese alle pareti del corridoio, più per decoro, vanno cacciati a pedate nel sedere. Loro sono il primo nemico.

Guarda i precedenti report del debito pubblico italiano:

Partecipanti al Capitale di Bankitalia SpA (agg. 22/10/2012):

Banche fallite negli Stati Uniti: Novembre 2012

Le banche statunitensi, di piccole-medie dimensioni, regionali o controllate da istituti più grandi e quotati in Borsa, fallite dall’inizio della crisi dei mutui subprime del 2008, hanno raggiunto quota 467.  Nel dettaglio, a chiudere i battenti sono state 50 banche nel 2012, 92 (2011), 157 (2010), 140 (2009), 25 (2008) e 3 nel 2007.Il mese scorso sono stati tre gli istituti di credito che si sono aggiunti al lungo elenco di fallimenti bancari. Non si tratta però di un fenomeno in calo, come parrebbe dalle ultime queste cifre. Anzi, analisti ed esperti del settore lanciano l’allarme: negli Stati Uniti, entro i prossimi due anni, oltre 700 di questi istituti di credito chiuderanno i battenti, a meno di essere inglobati in altri gruppi o di essere ricapitalizzati in maniera significativa. È quanto risulta da un report diffuso da ICG che dopo aver esaminato gli istituti i cui asset (valore di 440 miliardi di dollari circa) sono garantiti dall’autorità bancaria federale, si evince che ben 758 gli istituti di credito potrebbero subire un collasso nell’arco dei prossimi tre anni. E, dulcis in fundo, un disastro in Europa, ovviamente, renderebbe il quadro peggiore. Outlook a dir poco fosco. Una prospettiva di salvataggio che lascia spazio a poco ottimismo. La Federal Reserve era già intervenuta per ricapitalizzare le banche in difficoltà, ma lo aveva fatto operando unicamente per soccorrere i grandi gruppi bancari. Molti istituti a rischio si trovano negli stati del New Jersey, New York, Pennsylvania, Delaware, Michigan e Massachusetts e hanno un valore superiore a un miliardo di dollari.Il Gruppo ICG conclude affermando che, tra di essi, 200 banche circa sono strettamente collegate a grandi holding quotate in borsa. Un effetto domino dalle proporzioni piramidali. In Europa, il leader dell’Eurotower Mario Draghi ha recentemente incensato se stesso annunciando che il programma di acquisto bond da parte della BCE ha funzionato come “credibile freno contro scenari disastrosi”. Obiettivo dichiaratto sarebbe quello di affidare alla Banca Centrale Europea la sorveglianza sulle banche europee. Che tradotto nel linguaggio del popolo bue significa avere salvato se steso e il dorato mondo da cui proviene.
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BANCA CITTÀ STATO CERT # CHIUSURA
Hometown Community Bank Braselton GA 57928 16 Nov 2012
Citizens First National Bank Princeton IL 3731 02 Nov 2012
Heritage Bank of Florida Lutz FL 35009 02 Nov 2012

«Il mondo è pronto per raggiungere un governo mondiale.
La sovranità sovranazionale di una elite intellettuale e di banchieri mondiali
è sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale
praticata nei secoli passati»

[David Rockefeller, 1991]

Si odono grida di anime stanche, assalto al potere e fuoco alle banche

La giornata europea di scioperi sindacali contro le politiche usuraie imposte dalla triade Ue, Bce e Fmi, appena conclusa, è stata “raccontata” nei fatti dai servili lacchè dell’informazione italiota come una giornata segnata da scontri di piazza in tutta Italia: agenti feriti, manifestanti bombaroli, binari occupati, sassi, cariche e lacrimogeni quasi a volere inaugurare un nuovo clima di “inaudita” violenza – omettendo però di sottolineare le vere motivazioni che stanno provocando il disagio tra le generazioni senza futuro: disoccupazione, precarietà, flessibilità, salari da fame, tasse e balzelli di ogni tipo, la rapina del Fiscal compact e i Patti di stabilità e, in ultimo, quel debito pubblico generato per incapacità e malafede governativa e che proprio ieri ha battuto un altro nuovo record. La dilagante corruzione politica non è da meno. Ergo, mentre tutto il sistema finanziario europeo è al collasso occorre però salvare le banche (come fosse una via d’uscita dalla crisi in cui tutti stiamo sprofondando), e l’Europa delle anime morte dietro le vetrate dei palazzi che contano nella grigia Bruxelles, da quattro anni con la messa a punto di regole illusorie (la finanza ha un’etica dicono) continua ostinatamente a varare parametri sempre più vessatori che ricadono sui Popoli. Per rendere quanto più edulcorata la polemica in margine agli scontri trasformati in guerriglia a Roma, scrive il Corriere della Sera: Un gruppo di giovani che era stato deviato dalla Questura davanti alla Sinagoga ha pronunciato cori offensivi e lanciato fischi all’indirizzo del tempio. «Sputi, fischi, bandiere palestinesi, urla contro Israele, grida pro Saddam e mortaretti. E mille bambini della scuola ebraica bloccati in istituto», denuncia l’ebreo Riccardo Pacifici. Non è mancato lacrimevole e riverente l’intervento all’amico giudeo del sindaco di Gerusalemme, Gianni Alemanno, che ha espresso la sua «solidarietà alla comunità ebraica di Roma, offesa dai partecipanti a una manifestazione». Nessuna notizia invece è stata divulgata dai lacchè appecorati della carta straccia e della televisione circa la riunione dell’èlite plutocratica mondialista Bilderberg riunitasi in Campidoglio a Roma (doveva tenersi all’Hotel De Russie, in via del Babuino). A un anno esatto dalla nomina in Italia con un golpe finanziario del governo Monti, il club esclusivo dei gotha della finanza e dei potenti del pianeta, si è riunito in conclave per discutere lo scenario degli stati commissariati dall’Unione Europea, tra cui l’Italia. Coincidenze? L’ultimo incontro si era tenuto a Chantily, una piccola cittadina nello stato americano della Virginia, nel mese di luglio. Tra i nomi degli invitati eccellenti spiccano Elsa Fornero, Corrado Passera (che di banche se ne intende), Paola Severino, Francesco Profumo. Nella lista degli invitati compare mezzo governo e parte determinante della potente macchina mediatico-politica, che un anno fa elogiò il boiardo bocconiano Monti a Palazzo Chigi. Sarebbe stato invitato anche il trinariciuto governatore della Bce, Mario Draghi, il quale, tuttavia, avrebbe declinato l’invito per evitare strumentalizzazioni, inviando però un comunicato in cui garantiva di seguire i lavori da Francoforte. Tra gli altri nomi spiccano Giuliano Amato, in qualità di presidente Treccani, la bocconiana radicale Emma Bonino, l’ad Trenitalia Mauro Moretti, l’ad Mediobanca Alberto Nagel, il presidente Agcom Angelo Cardani, l’ad Unicredit Federico Ghizzoni, l’ad Intesa Enrico Cucchiani, l’ad Enel Fulvio Conti, la presidente Rai Anna Maria Tarantola, il presidente Cir Rodolfo De Benedetti, il giornalista La7 Enrico Mentana (ha miserevoltente smentito), il presidente Telecom Italia Franco Bernabè, la giornalista Lilli Gruber, il deputato e vicesegretario del PD Enrico Letta e il giornalista Ferruccio De  Bortoli. Non occorre ingaggiare investigatori privati per riconoscerli, i leader della global mafia e dell’onorata società mafiosa erano tutti là, al gran completo, per polverizzare lo Stato Sociale e per rendere l’ennesimo servigio alla ristretta èlite dei signori del denaro e del debito.

E le verginelle scoprirono i “Compro Oro”

Se la mamma dei cretini è sempre incinta, quella degli ipocriti inanella parti plurigemellari a ritmo di catena di montaggio. La proliferazione anomala dei “Compro Oro” che noi denunciamo su questo giornale da mesi (RINASCITA), fotografata impietosamente dalla maxi-operazione della Guardia di Finanza, sembra aver colto, infatti, addirittura di sorpresa le tante belle addormentate nel bosco che popolano il nostro paese. 259 perquisizioni in tutta Italia con sequestri di beni per 163 milioni di euro nei confronti di un’associazione per delinquere implicata in riciclaggio, ricettazione, frode fiscale ed esercizio abusivo del commercio di oro, sono stati eseguiti dai finanzieri dei comandi provinciali di Arezzo e Napoli. 118 persone sono indagate, a vario titolo, per i reati di cui sopra ed oltre 500 i rapporti bancari sequestrati al fine di bloccare, presso 23 istituti di credito, otto intermediari finanziari e due società fiduciarie. Entrando nei dettagli geografici della rete dei mercanti d’oro, le perquisizioni sono state effettuate in 11 regioni, principalmente in Toscana (74), Campania (91), Lazio (30), Sicilia (16), Puglia (16) e Lombardia (7), presso le abitazioni degli indagati e le attività commerciali ad essi riconducibili. Sono stati passati al setaccio non solo i “Compro Oro”, ma anche gioiellerie ed aziende orafe, comprese 23 società del distretto orafo di Arezzo, 16 del polo campano Tarì e Oromare e una di Valenza. Numeri impressionanti che, e nessuno finga di cadere dalle nuvole, sono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno commerciale-affaristico-delinquenziale che procede a ritmo galoppante in groppa all’immiserimento del popolo italiano, costretto a spogliarsi dei propri preziosi per affrontare le spese quotidiane. I fatti di questi ultimi giorni, lo certificano impietosamente. Con l’inchiesta, coordinata dalla Procura di Arezzo, le fiamme gialle hanno ricostruito scambi di oro e denaro sporco gestiti dall’articolato gruppo criminale per un volume pari a 4.500 kg di oro e 11.000 kg di argento. E si badi bene, i dati sono relativi solo a questo anno. Per gli investigatori, l’associazione criminale, a struttura piramidale, aveva il suo vertice in Svizzera e operava con più capi-area che agivano come “referenti” sui territori dei distretti orafi di Arezzo, Marcianise (Caserta) e Valenza (Alessandria), ai fini della raccolta di oro acquistato dai faccendieri travestiti da “agenti intermediari” in contatto con una fitta rete di negozi compro oro ed operatori del settore. Una filiera dorata dell’illecito, oleata a dovere in tutta comodità, mentre i controllori dormicchiano e la politica politicante si preoccupa solo di arraffare. Le forniture di metallo prezioso avvenivano in nero, fuori dai circuiti ufficiali, in cambio di denaro contante in banconote di grosso taglio. Il gruppo, secondo i pm, si serviva di corrieri insospettabili per trasportare il denaro e la merce trasportati con vetture con doppifondi. L’operazione si è allargata via via, dopo i cinque interventi degli ultimi mesi culminati con il sequestro di oltre 63 kg di oro in lamine e verghe, più di 20 kg di oreficeria usata e oltre 450 kg di argento in grani. Non è mancata la nota pittoresca, ovvero una villa di campagna del valore di 190mila euro, nei pressi del casello dell’A1 di Monte San Savino (Arezzo), anch’essa posta sotto sequestro, acquistata dall’organizzazione attraverso una società maltese, ed utilizzata come centro di smistamento dei traffici. Un forziere di cemento a tutti gli effetti. Condotte criminali intrecciate come una spessa catena stretta intorno ai colli di tanti nostri connazionali, fatta di una “materia” sempre più diffusa. Luccica, ma non è oro: è miseria.

da Ernesto Ferrante, RINASCITA

Banche fallite negli Stati Uniti: Ottobre 2012

Nel mese di Ottobre 2012, negli Stati Uniti, sono stati quattro gli istituti di credito che sono andati ad aggiungersi al lungo elenco dei fallimenti bancari iniziati dalla crisi dei mutui subprime. In totale, negli Stati Uniti, a chiudere i battenti sono state 464 banche: 47 nel 2012, 92 (2011), 157 (2010), 140 (2009), 25 (2008) ed infine 3 nel 2007. Per quanto riguarda la collocazione geografica nei 51 stati americani del numero di banche che hanno terminato le proprie operazioni, la classifica è guidata dalla Georgia (GA) con 86 banche fallite, seguono poi la Florida (64), l’Illinois (54) e la California con 39. Con quali regole, usando quali criteri, i vampiri del “libero mercato” (Fed, Bce, Fmi, Ocse e governi vari) riescono a “vedere” una possibile ripresa nel 2013? Quali dati hanno? Quali strumenti previsionali usano? Nessuno. Dopo cinque anni, non è cambiato nulla, le grasse banche continuano a comportarsi come se nulla fosse accaduto: giocano e vincono coi nostri risparmi perchè solo grazie all’aiuto pubblico esiste ancora un sistema finanziario in cui una banca può continuare a trarre profitti con i capitali rapinati: trasformare un debito privato (delle banche) in debito pubblico (bad bank). Un esempio? Le grandi banche anericane che arrivarono sull’orlo del fallimento e il governo Usa cominciò a versare fiumi di denaro per salvarle. La cifra utilizzata sarebbe stata pari a oltre 15 miliardi di dollari, messa a disposizione dal TARP (Troubled Asset Relief Program), il mega piano di salvataggio del settore finanziario USA sotto l’amministrazione Paulson, e al banchetto parteciparono: Citigroup, JP Morgan Chase, Wells Fargo, Bank of America, Goldman Sachs, Morgan Stanley, US Bancorp, Region Financials Corp, SunTrust, Capital One, Bank of New York, Keycorp, Comerica Inc, State Street, Marshall & Isley Corp, Northern Trust ecc, ecc. Il progetto “bad bank” è un contenitore creato ad hoc per acquisire e contenere i cosiddetti titoli tossici, un nuovo piano salva banche, una boccata d’ossigeno per un sistema, quello finanziario, che non può e non deve fallire, al fine di evitare il tracollo di sistema. Tutte queste manovre ed interventi di bilancio, ammantate dalla nobile iniziativa di ridurre spese e sprechi, non avvengono nell’interesse dei cittadini e del mercato nazionale bensì a salvaguardia dei banchieri i quali vengono tranquillizzati dagli sforzi e sacrifici messi in campo per il pagamento degli interessi passivi sul fittizio debito pubblico, da loro stessi abilmente costruito con il perverso sistema di emissione monetaria ora in atto. Ovviamente risulta chiara l’attenzione che il sistema politico riserva alle banche. Non è crisi, è truffa. Ma questo i profeti Barack Obama e Mitt Romney non lo dicono, si limitano solo a ripetere che la recessione non è ai livelli del 1929. L’unica differenza tra i due? Il colore della cravatta.
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BANCA

CITTÀ

STATO

CERT#

CHIUSURA

NOVA Bank

Berwyn

PA

27148

26 Ott 2012

Excel Bank

Sedalia

MO

19189

19 Ott 2012

First East Side Savings Bank

Tamarac

FL

28144

19 Ott 2012

GulfSouth Private Bank

Destin

FL

58073

19 Ott 2012

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Il piccolo gregge e le tante altre pecore

Nell’Eurozona, il debito pubblico nel secondo trimestre è salito al 90% del Pil della regione dall’88,2% dei primi tre mesi. Il paese più indebitato è la Grecia, che nel secondo trimestre ha accumulato un debito pubblico di 300,807 miliardi di euro (150,3%). Nell’Ue a 27 il debito è cresciuto dall’83,5% del periodo gennaio-marzo all’84,9% del trimestre successivo. Dopo la Grecia, il più alto debito pubblico tra i Paesi Ue è dell’Italia: nel secondo trimestre del 2012 è salito al 126,1% del Pil secondo i dati resi noti da Eurostat (clicca qui). Nel primo trimestre, il nostro debito pubblico aveva già raggiunto il picco di 123,7%, il più alto dal 1995, quando era al 120,9%. In termini assoluti, il debito italiano nel secondo trimestre dell’anno in corso è stato di 1.982.239 milioni di euro, contro i 1.954.490 del trimestre precedente e i 1.910.024 del secondo trimestre 2011. Il debito italiano è cresciuto del 2,3% di Pil rispetto ai tre mesi precedenti e del 4,4% rispetto al secondo trimestre 2011, quando era al 121,7%. L’Italia, però, ha “prestato” ai paesi dell’Eurozona in difficoltà (Grecia, Portogallo e Irlanda) l’equivalente dell’1,9% del Pil: visto che il rapporto debito-Pil è calcolato sulla base della somma del Pil degli ultimi quattro trimestri, sul dato del secondo trimestre 2012 pesa quindi anche la dinamica negativa della crescita. Sotto pressione anche Portogallo, che mostra un debito/Pil pari al 117,5%, e Irlanda (111,5%). Seguono poi il Belgio (102,5%) e la Francia (91%). La Germania della culona inchiavabile Angela Merkel è ottava e mostra un debito/Pil pari al 82,8% (2.169.354 milioni di euro). La crisi europea del debito sovrano, che è stato causato dal debito pubblico degli Stati membri, ma è aumentata a causa delle azioni intraprese per salvare le banche, dopo la crisi del 2008, dimostra almeno tre cose: la prima è che non esiste valuta senza uno stato; la seconda è che il capitalismo non può essere gestito dal solo mercato; terzo, che le misure di austerity non faranno uscire l’Europa dalla crisi, ma in realtà continueranno a peggiorare la situazione, fino a quando l’euro non crollerà.

Il perfetto maggiordomo

In una recente intervista dal titolo “Avere fiducia nella saggezza degli italiani” al quotidiano olandese Nrc Handelsblad, il cameriere del nuovo ordine mondiale Giorgio Napolitano è tornato a elogiare il curatore fallimentare Mario Monti: «Il premier Monti ha avviato una profonda fase di risanamento dei conti pubblici e ha varato una serie impressionante di riforme». «Gli italiani – ha detto il comunista che ha spianato la strada al governo dei banchieri e amico di Henry Kissinger – si rendono ben conto che tali scelte avevano uno scopo preciso, quello di salvare il ruolo dell’Italia nell’Europa della moneta unica. Questa la ragione per cui hanno accettato tali scelte». L’impietoso ritratto del panorama politico italiota distante dalle esigenze della gente, caratterizzato da forme distorte di narcisismo e cinismo istituzionale, farcito da ladronerie di ogni sorta, rimane impantanato in rapporto al binomio potere-cittadini, rimarcando l’abisso che li divide. La comunicazione politica, e di riflesso quella mainstream con il suo ruolo spesso decisivo, al soldo dei faccendieri dell’Unione europea, sulla scia dei profondi saccheggi e dei nuovi scenari di mercificazione voluti dall’Alta finanza giudaico-mondialista che si aprono nel Terzo millennio, sferrano gli ultimi attacchi a quel poco di socialità che esiste ancora negli Stati nazionali europei. Al contempo con le loro privatizzazioni, demeriti e difetti di una classe dirigente statica e arroccata sui propri privilegi, che rischia di trascinare nel baratro l’intero Vecchio Continente, ancora una volta si andrà a incidere in maniera rovinosa nei confronti di famiglie e lavoratori, mentre per conto farà, come al solito, l’interesse di pochi potentati senza guardare ai miliardi di euro (moneta artificiale creata dal nulla) che si regalano alle banche per salvarle dalla bancarotta e non si guarderanno le spese militari per aggredire i popoli poveri della terra. Mentre l’usura continuerà ad affossare la socialità.

«Per tornare a crescere è indispensabile ma non sufficiente
l’impegno tenace dei paesi maggiormente in crisi.
Le innovazioni comportano ulteriori trasferimenti
di poteri decisionali e di quote di sovranità»

[Giorgio Napolitano, Roma - 13 ottobre 2012]

Il valore aggiunto della moneta complementare

Lettere al blog. Giriamo ai lettori del blog la mail di Maurizio Settembre da Sesto San Giovanni (MI), che scrive: Sommario: 1. Tappe fondamentali dell’articolo; Ripristinare il potere d’acquisto, ridurre la competizione tra i cittadini, aumentare i fatturati, rilanciare le economie locali, ridurre l’import; 2. Scelta dell’argomento; Paracadute pre-post default di uno stato, evita che banche e grande distribuzione trasferiscano le nostre risorse. Le banche drenano risorse e le investono dove rendono di più Cina ed India. La grande distribuzione ha fornitori in tutto il Mondo. Le moneta complementare (SCEC) viaggia insieme all’euro tra il (10-30%); 3. Metodologia individuata; Sensibilizzarsi per sensibilizzare tutti a questa opportunità economica. Sperimentazione personale della moneta complementare SCEC; 4. Risultati ottenuti; Ripristino della liquidità dei cittadini e operatori economici (aumento del giro d’affari). La moneta SCEC è spendibile solo sul territorio ove è “presente”, agendo come muro alla sua fuga per l’Oriente. Riduce l’import e spinge i prodotti locali, aumenta il potere d’acquisto, riduce il disagio locale. Esistono 5000 monete locali nel Mondo, 700 in Giappone e 23 in Germania, WIR Svizzera, in Italia almeno 5 tra cui lo SCEC.

«Nessun dovere è più imperativo per il Governo quello che ha nei confronti della popolazione di fornirla con una valuta solida ed uniforme e di regolare la circolazione del mezzo di scambio in modo che il lavoro sia protetto contro una valuta viziata ed il commercio sia facilitato da scambi sicuri ed economici. Il popolo può e sarà fornito di una valuta sicura quanto il proprio Governo. La moneta cesserà di essere la padrona e diventerà la serva dell’Umanità. La Democrazia diventerà superiore al potere dei soldi»

La politica monetaria di Abramo Lincoln. Estratto dalla pagina 91 del documento del Senato n.23 (1865).

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DEBITO PUBBLICO, agosto: 1.975,631 miliardi di €uro

Nel mese di agosto il debito pubblico è risultato pari a 1.975,631 miliardi di euro. A dirlo i dati diffusi dal Supplemento al Bollettino statistico n°52 della Banca d’Italia dedicato alla finanza pubblica. Il dato risulta tuttavia in calo per effetto delle revisioni al rialzo dei mesi precedenti. Il livello di luglio è stato rivisitato dai 1.967,4 miliardi precedentemente comunicati da via Nazionale: “Con questo Supplemento – spiega via Nazionale – vengono pubblicati i dati sul fabbisogno e sul debito delle Amministrazioni pubbliche rivisti in occasione della Notifica alla Commissione europea del 1 ottobre 2012 nell’ambito della Procedura per i disavanzi eccessivi. Le modifiche tengono conto, oltre che degli ordinari aggiornamenti delle fonti, dell’adeguamento dei criteri di elaborazione delle statistiche sul debito pubblico alla decisione dell’Eurostat del 31 luglio 2012 che ha stabilito l’inclusione tra i prestiti delle passività commerciali delle Amministrazioni pubbliche cedute a intermediari finanziari con clausola pro soluto. L’adeguamento ai nuovi criteri ha comportato l’inclusione nel debito pubblico delle suddette passività cedute ai soli intermediari finanziari non bancari; delle cessioni agli intermediari bancari si teneva già conto in precedenza in quanto tali operazioni erano classificate da questi ultimi tra i prestiti”. Ed ecco spiegato come per “magia” il debito pubblico del BelPaese risulterebbe sceso rispetto al mese precedente! Poi, la (dis)informazione italiota, per rendere al meglio il servigio, ne descrive in maniera supina l’immagine come un paese con le finanze in ordine quasi a voler intendere che la popolazione gode in maniera illimitata di potere politico ed economico. Tant’è. Per quanto riguarda le entrate tributarie, queste nei primi otto mesi dell’anno sono cresciute del 2,8% attestandosi a 257,121 miliardi di euro rispetto all’analogo periodo del 2011. Nel solo mese di agosto sono state pari a 35,310 miliardi di euro, in calo dell’1,7% rispetto ai 35,949 miliardi di euro di un anno fa. Da notare che a fine giugno è salita a quota 675,8 miliardi di euro l’esposizione complessiva degli investitori esteri in titoli di Stato italiani dai 666,1 miliardi rilevati a maggio. L’attenzione ora è rivolta al terzo appuntamento con i Btp Italia in partenza da oggi fino a giovedì 18. L’emissione è rivolta principalmente agli investitori retail con la possibilità di sottoscrivere i titoli anche direttamente online attraverso l’home banking. A fine mese si susseguiranno le aste di Ctz e Btp legati all’inflazione, di Bot semestrali e quelle dei Btp a medio-lungo termine. Una pastoia in cui le banche non perderanno occasione di continuare a ingrassare con gli interessi creati dal debito. Impunemente, s’intende.

Guarda i precedenti report del debito pubblico italiano:

Partecipanti al Capitale di Bankitalia SpA (agg. 30/05/2012):

ESM, dall’Europa delle banche all’Eurotruffa

È avvenuto nel luglio scorso, ne avevamo già anticipato sinteticamente i contenuti in un precedente post, ma la notizia è stata accuratamente occultata dalla servile (dis)informazione del BelPaese, tra lo sgomento e la rabbia di quanti da tempo (noi per ultimi) denunciano le manovre affamapopoli delle organizzazioni usuraie del malaffare europeo e mondiale: il genuflesso parlamento italiano, farcito di onorevoli ladroni condannati in via definitiva, a cui vanno aggiunti onorevoli indagati, rinviati a giudizio, salvati da prescrizioni o amnistie, ha ratificato il Fiscal Compact e la modifica del Trattato europeo che inserisce negli accordi la possibilità di istituire il cosiddetto meccanismo di stabilità – il criminogeno ESM - in grado di offrire “sotto una rigorosa condizionalità”, assistenza finanziaria ai paesi membri. Mentre tutto il sistema finanziario europeo è al collasso occorre però salvare le banche e da quattro anni ormai l’Europa cerca una via d’uscita dalla propria crisi in cui sta sprofondando. Alle continue emergenze, sono nati e si sono consolidati strumenti di intervento e sostegno finanziario a Stati in crisi che hanno consentito di tamponare le falle e di evitare il peggio: si tratta dell’EFSM (European Financial Stabilization Mechanism), dell’EFSF (European Financial Stability Facility) e dell’ESM (European Stability Mechanism). I primi due sono nati nel maggio del 2010 per reagire al contagio che già allora dalla Grecia si era esteso all’Irlanda ed al Portogallo. L’ESM è operativo dalla primavera del 2012. Tutti e tre gli organismi sono stati concepiti per finanziare attraverso prestiti (usurai) i paesi dell’area Euro in difficoltà. Per questo sono spesso battezzati fondi “salva-stati”. Dopo il banchetto offerto al tasso dell’1% dalla usuraia BCE, circa 800 banche europee hanno partecipato al banchetto di soldi pubblici per la ricapitalizzazione.

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