E stiamo tutti bene

Il recente decreto del governo dei banchieri sulle liberalizzazioni promette non solo di facilitarci la vita, ma anche, di migliorarcela. Il masso-decreto (clicca qui per scaricare) confezionato dal ministro tecnico Filippo Patroni Griffi, l’uomo ombra del bandito Giuliano prima e del ministro tascabile Brunetta dopo, contiene una miriade di disposizioni, in senso stretto regolate da leggi naturali che, a detta dei soliti cortigiani paraculisti attraverso il meccanismo della libera concorrenza garantiranno il massimo della ricchezza individuale, nello stesso tempo in cui si presume che sia assicurato anche il massimo benessere collettivo. Anzi ci si spinge fino al punto da far quasi coincidere il massimo del benessere collettivo con la somma aritmetica del benessere di ognuno degli individui appartenenti alla collettività, ed il massimo di ricchezza nazionale con la somma aritmetica con la ricchezza di ogni suo singolo componente. Una redistribuzione della ricchezza (sic) non per dare o togliere, ma per raggiungere quel fine di interesse generale, che suggerisce il provvedimento adottato. E guai a parlare di interesse particolare, intendiamoci, o quel tipo di interesse corrispondente alla visione teorica derivante dalla propria mentalità politica. Lorsignori sono professori mica sfigati, non fanno mica parte di una qualche cricca mondialista. Hanno un curriculum di tutto rispetto per quanti hanno il compito di sottomettere l’economia e la politica italiana al volere degli usurai del Fondo Monetario Internazionale, degli strozzini della Banca Centrale Europea e dei vari potentati economici. I nuovi salvatori della patria, elevati a rango di scienziati dell’economia, per risanare l’economia italiana hanno inventato il gratta e vinci, hanno tartassato i pensionati per ingrassare le banche, hanno resuscitato la social card (nelle grandi città con 250.000 abitanti), hanno favorito le multinazionali della (mala)sanità moltiplicando le grandi catene di farmacie. Nel decreto c’è pure una tuonata di culo a buon mercato dedicata ai giovani disoccupati che intendano mettete su un’impresa: la Società semplificata a responsabilità limitata (Ssrl). La possono aprire, sulla base dei dettami approvati, i giovani sotto i 35 anni. Basta versare, è detto fra il serio e il faceto, un capitale di 1 euro. Chissà se le banche saranno disposte a fare credito senza garanzie, e i fornitori a dare fiducia a Società senza capitale sociale! Sarà invece più facile per gli ultra-ottantenni (Napolitano ha avuto un’erezione) rinnovare la patente con cadenza biennale. Non è tutto. I documenti di identità andranno a scadenza nel giorno del proprio compleanno: «Piccolo escamotage per ricordarsi quando è il momento di rinnovarli», parola del professore universitario Mario Monti. Gli affamati avranno il pane anche la domenica, per dare lavoro a chi sia in grado di moltiplicarlo. Mentre i loro amici papalini e banchieri continueranno a ingrassare con le brioches…

«Evadere le tasse è peccato. Per un soggetto religioso questo è addirittura motivo di scandalo. La Chiesa in Italia non chiede trattamenti particolari, ma semplicemente di aver applicate a sé, per gli immobili utilizzati per servizi, le norme che regolano il no profit. I Comuni vigilino, e noi per la nostra parte lo faremo: ci piacerebbe solo non si investissero tempo e risorse in polemiche che, se pur accettiamo in spirito di mortificazione, finiscono per far sorgere sospetti inutili e, in ultima istanza, infirmare il diritto dei poveri di potersi fidare di chi li aiuta».

[card. Angelo Bagnasco, presidente Cei]

La Chiesa in Italia non chiede trattamenti particolari, ma semplicemente li riceve a sua insaputa. Ite, supercazzola est…

È morto don Luigi. Con la benedizione della Banca di Dio

È morto nella notte nella sua casa all’interno della struttura ospedaliera San Raffaele, don Luigi Maria Verzè, fondatore dell’ospedale San Raffaele di Milano e presidente onorario della Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor, che ne detiene il controllo. Dopo il “suicidio” (un colpo di pistola in testa) del suo braccio destro Mario Cal, il vero regista delle finanze della Fondazione Monte Tabor, se ne va anche il prete manager (eccessivo stress, dicono). Lui aveva 91 anni, la rinomata struttura ospedaliera ormai in mano alla Banca Vaticana e alla famiglia Malacalza, oltre 1 miliardo di debiti. «Rivendico l’intera responsabilità morale e giuridica di quanto avvenuto per il San Raffaele» è questa in sintesi la “confessione” per lettera (scaricabile in basso) scritta da don Luigi, inviata ai pm milanesi che avevano avviato un’indagine sulla situazione economico finanziaria della casa di cura milanese oberata da 1,5 miliardi di debiti, ma anche al CdA dell’ospedale e ai giornalisti.

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MIRACOLATI IN UN PAESE DI PECORE

Trentacinquesimo giorno dopo Silvio Berlusconi. Nella riforma del sistema della previdenza pubblica e dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, tali e tanti sono i provvedimenti peggiorativi messi a punto dal ministro del welfare, Elsa Fornero, la madonna piangente, confezionata nella stangata da 30 miliardi di euro varata dal governo dei banchieri del boiardo Mario Monti che non c’è praticamente nulla che sia sfuggito alla mannaia governativa: elevamento dell’età pensionabile per uomini e donne; abolizione di fatto della pensione di anzianità; passaggio per tutti al calcolo della pensione con sistema contributivo; penalizzazioni per chi lascia il lavoro prima dei nuovi requisiti; blocco dell’indicizzazione per le pensioni sopra il doppio di quella minima. Ora si torna a discutere di articolo 18, la norma dello Statuto dei lavoratori del 1970 che disciplina il reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo. In sostanza, chi viene licenziato per ragioni che non rientrano nelle categorie della giusta causa o del giustificato motivo, non solo potrà ottenere regolarmente la paga per il periodo in cui è stato estromesso dal lavoro, ma deve anche essere reintegrato sul posto. Ma il governo della macelleria siciale non è dello stesso parere. Il motivo? Licenziare per assumere con più facilità. Una parabola tutta italiana in uno scenario da triste medioevo. In sintesi, non c’è alcun cambiamento rispetto alle politiche antipopolari del Governo Berlusconi che hanno messo in discussione salari, servizi e diritti senza favorire la crescita ma anzi determinando maggiore disoccupazione.

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Ici, cura delle anime, indennità e supercazzole all’italiana

Dopo l’ultima infornata di viceministri (3) e sottosegretari (25) nominati in famiglia secondo rito iniziatico della logica spartitoria dettata dalle varie cosche parlamentari che fanno capo alla destra ed alla sinistra della Repubblica del Malaffare, il governo delle banche, dell’usura e della macelleria sociale, guidato dal boiardo della Trilateral Mario Monti, è ora al gran completo. Il fascismo privilegiava i somari in divisa. La democrazia privilegia quelli in doppiopetto. In Italia i regimi politici passano. I somari restano. Trionfanti e carichi di grano. La plutocrazia mondialista italiota ha gettato la sua maschera di intollerabili ipocrisie! Con la recente nomina, ben 46 nuovi stipendi graveranno sulle carcasse degli italiani. Il preside Monti annunciò in conferenza stampa la rinuncia allo stipendio di Presidente del consiglio dei ministri, poco più di 12.000 euro. Per il popolo bue e per la disinformazione di massa è stato un gesto simbolico importante. In ogni caso gli restano 25.000 euro al mese di stipendio come Senatore a vita e 35.000 euro di pensione. Qualcuno poi, immacolato come la Beata, nella sua novena dirà: Ma come? Non lo sai? Con la manovra ferragostana si sono già ridotti le indennità al 10% sopra i 90 mila euro e il 20% dopo i 150 mila! Balle. Il taglio delle retribuzione e delle indennità di carica dei componenti degli organi costituzionali, si applicherà solo fino al 2013 invece che a tempo indeterminato, e comunque sono esclusi la Presidenze della Repubblica e la Corte Costituzionale. Infatti, il cameriere del nuovo ordine mondiale Giorgio Napolitano, quello che con in mano il sacchetto delle proclamazioni democratiche sfiora il ridicolo, a conti fatti rinunciò a 68 euro netti al mese fino al 2013, anno in cui terminerà il mandato. Fino ad allora, infatti, lo statista, quello che secondo lui, a gargarozzo vibrante l’Unione Sovietica sparando con i carri armati sulle folle di Budapest, avrebbe addirittura contribuito a rafforzare  la «pace nel mondo», continuerà a incassare 240.000 euro all’anno, oltre 12.000 euro al mese di stipendio, mentre il suo ufficio al Quirinale continuerà ad avere una dotazione di 228 milioni l’anno. Ora, mentre si cancellano i diritti, si colpiscono le pensioni, si reintroduce l’imposta sulla prima casa camuffandola maliziosamente in politichese col nome di IMU (Imposta municipale unica), e l’ICI per gli immobili commerciali di proprietà della Chiesa si andrà a far strabenedire, con un altro gran colpo tonante di culo la Casta dirigente ha annunciato di aver già sollecitato il presidente dell’Istat, a concludere nel più breve tempo possibile i lavori della commissione incaricata di studiare le indennità parlamentari in Europa, per poter subito procedere al taglio delle indennità in Italia. Come dire, chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo.

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THE DOLLAR AND THE VATICAN

L’Apocalisse, nella Bibbia, parla della caduta  di Babilonia (che molti identificano in Roma), “colei che si è prostituita con tutti i grandi e potenti della terra”. Molti sostengono che quando la Madonna dice che nei più grandi vertici della chiesa si è insidiato Satana essa si riferisca proprio al Vaticano, ciò fu inizialmente riportato nel messaggio che la Vergine diede alla Salette nel 1800: “i preti sono diventati cloache di impurità e stanno conducendo le anime verso la propria distruzione”. Anche Paolo VI fece dichiarazioni pubbliche in cui affermava che “il fumo di satana è entrato nel tempio di Dio”. Questo papa morì misteriosamente così come è avvenuto a Pio XII e Giovanni Paolo I. Le parole del pontefice romano Benedetto XVI, il 25 dicembre 2005 in piazza San Pietro a Roma: “…nell’edificazione di un Nuovo Ordine Mondiale, fondato su giusti rapporti etici ed economici…” (clicca e guarda il video). Tutti coloro che hanno ascoltato il discorso che il  Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano ha pronunciato il 04 novembre 2007, sicuramente non si sono accorti della frase che ha “nascosto” nel bel mezzo della sua filastrocca, condita di pace e di frasi fritte. Ma è esattamente quella la frase che egli, in sintonia con i dettami degli illuminati europei, ha pronunciato: «…per contribuire alla creazione di un Nuovo Ordine Mondiale…» (clicca e guarda il video). È importante che tutti aprano gli occhi e le orecchie.

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Il San Raffaele ha fatto crack

Game Over. La procura di Milano ha depositato l’istanza per chiedere il fallimento dell’ospedale San Raffaele, gravato da circa 1,5 miliardi di debiti. È stata fissata al prossimo 12 ottobre l’udienza davanti al Tribunale fallimentare di Milano per discutere della richiesta di fallimento per il gruppo ospedaliero San Raffaele  (le banche creditrici sono esposte con il gruppo ospedaliero per un totale di circa 225 milioni più i leasing, per complessivi 400 milioni su un indebitamento complessivo di 1,5 miliardi) formulata dai pm Luigi Orsi e Laura Pedio. La richiesta di fallimento della Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor,  scrive il procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati «È innanzitutto finalizzata all’intento di arrestare ulteriori dissipazioni patrimoniali, ma è altresì orientata a perseguire l’interesse pubblico nella sfera del quale rientra la posizione dei soggetti a vario titolo coinvolti in questo grave default, quali i creditori, i dipendenti, i collaboratori e gli stessi utenti del servizio sanitario gestito dalla Fondazione». «Dagli atti acquisiti – prosegue – emerge lo stato di insolvenza della Fondazione, dato non controverso, tanto che il CdA ha pubblicamente dichiarato di voler presentare un ricorso per l’ammissione al concordato preventivo, proposito che finora non risulta essersi concretato». «A fronte di una situazione, preferibilmente suscettibile di ulteriore aggravamento, si è imposta una richiesta, quella che la legge fallimentare affida al pubblico ministero, orientata a perseguire l’interesse pubblico, sotto molteplici profili». Il manager di Dio, don Luigi Maria Verzè, l’eretico sacerdote che ha osato sfidare la dottrina ufficiale della Chiesa (e la Banca Vaticana) di fatto estromesso dalla gestione diretta del suo ospedale ha finito di fare miracoli. Sarà punito come traditore? Si narra che nel nono cerchio dell’inferno dantesco (Canto XXXIII) la pena dei traditori è perfettamente commisurata al loro peccato: essi sono condannati a restare per l’eternita immersi nel ghiaccio cosi come, in vita, ebbero un animo tanto gelido e duro da arrivare a tradire quelli che dovrebbero essere gli affetti ed i legami piu cari e piu sacri per ogni uomo. Tarcisio Bertone docet. La bocca sollevò dal fiero pasto…

Ite, “IVA” est

I senatori radicali Emma Bonino, Marco Perduca e Donatella Poretti hanno depositato, lunedì 29 agosto, alcuni emendamenti alla manovra correttiva del Governo, tra i quali l’abrogazione dell’esenzione Ici per locali pertinenti a edifici di culto ove si svolga attività anche commerciale e l’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti. Sabato scorso, in commissione Bilancio del Senato, gli emendamenti sono stati incredibilmente RESPINTI. Han votato contro l’emendamento per l’abrogazione dell’esenzione dell’imposta il Pdl, Lega, Udc e Fli, mentre si è astenuta Idv (in Senato ha valore di voto contrario). La maggioranza dei senatori PD non ha partecipato al voto ad eccezione di tre membri che hanno votato a favore. Stesso discorso per l’abrogazione totale del finanziamento pubblico ai partiti. Nessuno dei tagliaborse parlamentari ha dato spiegazione sul perchè abbiano votato contro questi due privilegi mentre si rapinava il popolo italiano di una seconda manovra finanziaria in poco più di sessanta giorni. In silenzio, come ben si addice a ladri e borsaioli…

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San Raffaele, la “creatura” da 1,5 miliardi di debiti

Nelle settimane scorse ne avevamo già parlato, oggi, non possiamo non tornare sull’argomento, visto che i debiti accumulati dall’ospedale San Raffaele, nella formigoniana Lombardia, hanno raggiunto la cifra record di 1.476 miliardi di euro. Dall’esame dei conti effettuato dal CdA della Fondazione Monte Tabor «targato» Banca Vaticana, la holding che guida il Gruppo, è emerso che i debiti hanno sfiorato il miliardo e mezzo di euro (500 milioni in più dalle stime iniziali), di cui 431 milioni di euro legati a leasing, factoring e garanzie connesse, cioè passività relative a garanzie concesse dalla Fondazione per conto di società del Gruppo. Per la prima volta è stata certificata nei bilanci una voragine di 210 milioni di euro. E dato che il tempo stringe ai superconsulenti, Enrico Bondi e Renato Botti – assistiti dall’avvocato Franco Gianni – restano soltanto due settimane per scongiurare di dover portare in Tribunale i libri del gruppo ospedaliero fondato da don Luigi Maria Verzè (il “Maria” se lo è aggiunto lui).

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I proverbiali “otto” vizi capitali della Santa Sede

Superbia, Avarizia, Lussuria, Invidia, Gola, Ira, Accidia e Pedofilia. Vizi capitali e nuovi vizi. Nel Compendio del “Catechismo della Chiesa Cattolica” è scritto: “Il peccato trascina al peccato, e la sua ripetizione genera il vizio”. “I vizi, essendo il contrario delle virtù, sono abitudini perverse che ottenebrano la coscienza e inclinano al male”. San Paolo nella lettera agli Efesini descrive la vita cristiana: “Rivestitevi dell’Armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo”. Nella dottrina morale cattolica, i vizi capitali sono desideri non ordinati verso il Bene Sommo, cioè Dio, dai quali tutti i peccati traggono origine. Nei suoi duemila anni di vita la Chiesa cattolica si è prodigata nel combattere il vizio e nel punire con la scomunica (e la morte) chiunque fosse accusato di non attenersi alla morale cristiana. Ma coloro che imprecano contro i peccatori e continuano a emettere giudizi, sono uomini immacolati e irreprensibili? E’ un fatto senza precedenti la pubblicazione online, da parte del Vaticano, dei documenti su un prete pedofilo americano per contestare l’accusa di corresponsabilità formulata dagli avvocati della vittima al centro di un’azione legale (causa: John V. Doe v. Holy See; il nome John Doe è utilizzato convenzionalmente in questa azione legale poichè l’identità del minorenne è sconosciuta) in corso presso un Tribunale federale Usa nello Stato dell’Oregon. Dai documenti (pubblicati sul sito della Radio Vaticana) risulta che il Vaticano non era al corrente dei crimini sessuali del sacerdote. La causa si riferisce al caso del prete Andrew Ronan, dell’Arcidiocesi di Portland nell’Oregon, deceduto nel 1992, su un abuso compiuto nel 1965 su un diciassettenne. Mentre la gran parte delle accuse presentate dagli avvocati della vittima sono già state ricusate, ne sono rimaste ancora due: la Santa Sede sapeva che Ronan era un abusatore, e che – pur sapendo di questo fattola Santa Sede lo trasferì da un luogo a un altro. Un viaggio nel silenzio, come in villeggiatura, mentre la Santa Sede aggiorna l’elenco dei peccati…

Don Luigi Maria Verzè Connection

Lunedì 18 luglio scorso, si è ucciso Mario Cal, 72 anni, il vice, anzi l’alter ego di don Luigi Verzè, 91 anni, il fondatore del San Raffaele di Milano, dopo aver trascorso 34 anni all’interno dell’ospedale, di cui 20 anni da vicepresidente. Il braccio destro del prete manager si è sparato nel suo ufficio, uscendo di scena nel momento più critico della Fondazione, già oberata di debiti per quasi 1 miliardo di euro. Ne avevamo già scritto qualche rigo. Il 30 giugno era stato sentito dal pm Luigi Orsi a proposito della voragine di debiti accumulata dall’ospedale. Venerdì scorso, dopo l’ufficializzazione del nuovo CdA del San Raffaele voluto dal Vaticano, il suicida Cal e tutti i fedelissimi del sacerdote manager erano stati estromessi dalle cariche gestionali della struttura. Non c’è giallo, dicono. È fin troppo evidente il movente del suicidio: il tramonto della carriera di manager e il rischio fallimento della «sua» creatura che, preso dal panico, ne hanno firmato la condanna a morte. Il numero due dell’arzillo don Verzè, 17 anni fa fu arrestato per una storia di mazzette (novembre 1994) e trascorse 24 ore a San Vittore sospettato di essere coinvolto in un giro di tangenti (ex pm Antonio Di Pietro). Dodici giorni l’arresto, arrivò anche l’avviso di garanzia per il presidente del Consiglio di quel governo: forse iniziò così la sfida diretta della procura di Milano al capobanda Silvio Berlusconi. La vicenda giudiziaria che interessò Cal passò in secondo piano: cosa volete che fossero 30 milioni di vecchie lire. Una tangente minima, innocente, nulla più. Un gentile omaggio, versato nell’estate 1993, agli ispettori dell’Ufficio imposte di Milano. Il Fisco per intenderci. Tutte le imputazioni finirono in prescrizione. Però si era aperto uno spiraglio nella gestione dell’impero delle cliniche. La Procura della Repubblica di Milano che recentemente aveva sentito Cal come testimone, non aveva in corso alcun tipo di iniziativa giudiziaria nei suoi confronti, ma la situazione dei bilanci è diventata così grave da avere spinto – stando alle dichiarazioni del suo avvocato Rosario Minniti – Mario Cal al suicidio. Lasciando, ironicamente, un altro buco.

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San Raffaele, Mario Cal lascia un altro buco

Mario Cal, 71 anni, da oltre trenta anni amico e braccio destro del presidente del San Raffaele, don Luigi Maria Verzè, si è sparato nel suo studio nello stesso ospedale ed è morto dopo il ricovero d’urgenza nel reparto di rianimazione. Era il vero e proprio regista delle finanze della Fondazione Monte Tabor, che oggi rischia di fallire a causa del maxi-debito da quasi 1 miliardo di euro del gruppo ospedaliero. Secondo alcuni osservatori, ciò che avrebbe portato il vicepresidente del San Raffaele a togliersi la vita sarebbe stato proprio lo spettro del crack: «Potrebbe non aver retto il peso delle responsabilità che stavano emergendo», hanno commentato. Chi lo ha frequentato lo descrive come «Un grande mediatore, anche a livello dei consigli di amministrazione; riusciva a portare a casa il massimo dalle situazioni complesse, a volte addirittura l’insperato». Nel 1994, Mario Cal venne travolto dagli scandali di Tangentopoli: fa un giorno e una notte di galera insieme all’allora direttore amministrativo del San Raffaele Vincenzo Mariscotti, «Ma poi di quella vicenda non si è più saputo niente», ha commentato chi lo conosceva. Perchè - aggiungiamo noi? Tutte le imputazioni finirono in prescrizione. Quando iniziò il calvario al San Raffaele, e le manovre per avviare un piano di salvataggio, Cal sentiva addosso «Una responsabilità che certamente aveva, ma che era anche certamente condivisa. Questo ha pesato non poco sul suo gesto estremo di oggi, così come l’idea che l’opera che lui ha costruito insieme a don Verzè sarebbe stata portata avanti da altri». Una persona che lo conosceva bene ha detto che «Il suo suicidio era forse l’ultimo modo per proteggere don Verzè, qualora dovesse succedere qualcosa dal punto di vista legale e amministrativo». Quello che rimane, comunque, è un altro buco: «Ti lasciava sempre con un sorriso, un ci vediamo. Ci mancherà terribilmente». Accasciati e commossi.

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San Raffaele, finiscono i “miracoli” di don Verzè

Si chiude l’era del prete manager don Luigi Maria Verzè al San Raffaele di Milano. Con quasi 1 miliardo di debiti. Il nuovo CdA della Fondazione Monte Tabor «targato» Banca Vaticana ha dato piene deleghe al vicepresidente Giuseppe Profiti, presidente dell’ospedale Bambin Gesù di Roma e uomo di fiducia del cardinale Tarcisio Bertone. Il board della Fondazione che controlla il polo ospedaliero, ha incaricato il chimico Enrico Bondi, 77 anni, in qualità di superconsulente per il risanamento. Nello stesso CdA siedono oggi oltre allo stresso Profiti, il preside della facoltà di Medicina e chirurgia dell’università Vita Salute San Raffaele Massimo Clementi, il giurista Giovanni Maria Flick, il presidente dello IOR (Banca Vaticana), Ettore Gotti Tedeschi, l’imprenditore Vittorio Malacalza, il professore di accounting della Bocconi Maurizio Pini.

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La “Banca di Dio” pronta a salvare il San Raffaele

Quattro uomini del Vaticano nel consiglio di ammministrazione della Fondazione San Raffaele Monte Tabor, che governa il gruppo ospedaliero fondato dal prete manager don Luigi Maria Verzè. Sono il presidente dell’ospedale Bambino Gesù di Roma Giuseppe Profiti (49 anni), il presidente dello Ior (la Banca Vaticana) Ettore Gotti Tedeschi (66 anni), l’imprendiore Vittorio Malacalza (74 anni) e il giurista e politico Giovanni Maria Flick (71 anni). La loro nomina è avvenuta venerdì nel corso di un CdA straordinario dell’Associazione Monte Tabor, il soggetto giuridico che fu creato per promuovere la costruzione dell’ospedale, che ora fa i conti con quasi 1 miliardo di debiti. E’ il primo passo concreto verso l’entrata della Santa Sede nel San Raffaele.

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EMANUELA ORLANDI, QUALI VERITA’ NASCOSTE?

Nuova rivelazione su Emanuela Orlandi, figlia di un commesso della Prefettura alla Casa Pontificia, scomparsa nel 1983 all’età di 15 anni. Il 16 giugno scorso con una telefonata al programma “Metropolis”, dedicato all’anniversario della sua scomparsa e alla presentazione del libro di Pietro Orlandi e Fabrizio Peronaci “Mia sorella Emanuela”, condotta da Valentina Renzopaoli, sull’emittente RomaUno: «Io so dov’è Emanuela. È viva e si trova in un manicomio in Inghilterra, nel centro di Londra ed è sempre stata sedata. Con lei ci sono due medici e quattro infermiere. Emanuela è passata per la Germania, la Francia e l’Inghilterra. A Bolzano invece non è mai passata». L’uomo che ha telefonato si è presentato come ex agente del Sismi citando una “struttura protetta italiana”, nella quale aveva il nome in codice “Lupo Solitario” ed avrebbe deciso di parlare a 28 anni dalla scomparsa della Orlandi perché «stuzzicato» e «tirato in ballo con delle falsità» come ha spiegato, e «a questo punto paga chi deve pagare» ha affermato l’uomo senza chiarire il senso delle sue parole. Quando Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, gli ha chiesto quale fosse il movente del sequestro, l’uomo ha risposto: «Devi scavare in fondo a cosa faceva tuo papà, mi dispiace Pietro, scoprirai cose che non ti piaceranno». Mitomane o testimone, il mistero si infittisce.

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LA BANCA VATICANA, UNA LOBBY DI DIO

L’1 giugno 2011 la Procura di Roma ha disposto il dissequestro dei 23 milioni di euro dello Ior (Istituto per le Opere di Religione), l’istituto di credito della Santa Sede, depositati nella sede romana del Credito Artigianato Spa (gruppo Credito Valtellinese). Due le movimentazioni di denaro fatte sul conto che finirono nel mirino dei procuratori romani: una prevedeva la destinazione di 20 milioni di euro alla banca tedesca J.P. Morgan Frankfurt, l’altra un bonifico di 3 milioni di euro alla Banca del Fucino e ritenuti oggetto di «movimentazione sospetta». I 23 milioni di euro furono «congelati» lo scorso settembre dal gip Maria Teresa Covatta e l’emissione del provvedimento eseguito dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta che vede indagati il presidente, Ettore Gotti Tedeschi, e il direttore generale, Paolo Cipriani, per violazione di normativa antiriciclaggio (commi 2 e 3 dell’articolo 55 del decreto legislativo 231 del 2007) con riferimento a operazioni finanziarie di dubbia liceità. Le verifiche erano la conseguenza delle nuove disposizioni di Bankitalia (l’ultima del 9 settembre scorso) in materia di rapporti con lo Ior: questo è equiparato, secondo la Banca d’Italia, a un istituto di credito extracomunitario e per questa fattispecie gli obblighi di verifiche non sono semplificati, ma rafforzati. Quelle oggetto di sequestro preventivo non furono le uniche operazioni dello Ior a essere finite sotto la lente di ingrandimento della Procura: al vaglio dei magistrati ci sono, infatti, anche alcune movimentazioni di denaro su un conto da milioni di euro aperto presso la filiale romana di Unicredit di via della Conciliazione, i cui veri titolari sono sconosciuti. Per la prima volta la magistratura italiana bloccava operazioni finanziarie dello Ior, la banca che fa capo al Vaticano. Ora, invece, tra i motivi dell’iniziativa del procuratore aggiunto Nello Rossi e del pm Stefano Rocco Fava c’è anche l’emanazione, da parte dell’autorità Vaticana di una legge concernente «la prevenzione ed il contrasto del riciclaggio dei proventi di attività criminose». Amen.

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Don Luigi Maria Verzè S.p.A

La Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor è un ente privato non profit, fondato nel 1971 dal Presidente Don Luigi Maria Verzé. Riconosciuto nel 1972 dal Ministero della Sanità e dal Ministero della Pubblica Istruzione quale Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, il San Raffaele è accreditato con il SSN. La sede principale è la struttura sanitaria di via Olgettina 60, zona Milano-Due, su una superficie di oltre 300.000 mq, a poco più due passi (civico 65), casualmente, il quartier generale del bunga bunga. La Fondazione conta un gran numero di attività nel campo medico e correlati, tuttavia i bilanci delle attività sanitarie non sono pubblici. Fanno parte dell’ospedale anche le sedi distaccate San Raffaele Turro e dei due poliambulatori Cardinal Schuster e San Donato Milanese. Fanno parte della Fondazione: HSR Resnati SpA, Editrice S.Raffaele, Ospedale S.Raffaele, i dipartimenti di biotecnologie (DiBit – DiBit2); Università Vita Salute S.Raffaele; Parco Scientifico Biomedico (Roma); Associazione Italiana per la Solidarietà tra i Popoli (AISPO); Science Park Raf (Milano); Laboraf, società di diagnostica; Telbios, telemedicina e formazione a distanza; MolMed, impresa specializzata in medicina molecolare; la rivista medica Kos, la rivista L’Ala. Il San Raffaele conta più di 700 medici e 1300 infermieri. Quel che si profila nel futuro a breve del San Raffaele, è un commissario che gestisca un piano di ristrutturazione finanziaria per l’indebitamento di oltre 800 milioni di euro e che oggi schiaccia il gruppo. Le indiscrezioni parlano di un’imminente richiesta di “concordato in prosecuzione”, che i creditori bancari avanzeranno al Tribunale civile in cambio della loro disponibilità ad erogare all’istituto un nuovo finanziamento da 120 milioni di euro. Una procedura complessa che si adotta nei casi in cui un’azienda di particolare rilevanza versi in condizioni di crisi finanziaria, quindi non ancora fallita, e che possa scongiurarne il crack solo a patto che la gestione sia sotto stretta osservazione. Andiamo con ordine.

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17 MARZO, UNA FESTA-TRUFFA PER DECRETO

Che vuol dire essere italiano per chi non conosce la propria Storia?

Lo aveva deciso il Consiglio dei ministri (legge n.5 del 22 febbraio 2011): il 17 marzo sarà festa nazionale per celebrare la ricorrenza dei 150 anni dall’Unità d’Italia. E ci saranno anche il Papa con i cardinali Bertone e Bagnasco per la partecipazione della Chiesa. Chapeau. Euforia nei circoli patriottardi, rabbia per gli industriali e per i leghisti.

Sul sito ufficiale dell’Anniversario:

(…) Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue: Articolo unico: Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi Successori il titolo di Re d’Italia. Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Da Torino addì 17 marzo 1861.

Sono le parole che si possono leggere nel documento della legge n. 4671 del Regno di Sardegna e valgono come proclamazione ufficiale del Regno d’Italia, che fa seguito alla seduta del 14 marzo 1861 della Camera dei Deputati, nella quale è stato votato il progetto di legge approvato dal Senato il 26 febbraio 1861. La legge n. 4671 fu promulgata il 17 marzo 1861 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 68 del 18 marzo 1861.

In circa due anni, dalla primavera del 1859 alla primavera del 1861, nacque, da un ‘Italia divisa in sette Stati, il nuovo regno: un percorso che parte dalla vittoria militare degli eserciti franco-piemontesi nel 1859 e dal contemporaneo progressivo sfaldarsi dei vari Stati italiani che avevano legato la loro sorte alla presenza dell’Austria nella penisola e si conclude con la proclamazione di Vittorio Emanuele II re d’Italia (…)

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FACCE DI GOMMA

Spiegazioni esilaranti di Berlusconi e dei suoi: le telefonate alla questura di Milano furono ispirate soltanto da una generica filantropia, che avrebbe potuto riguardare chiunque. Cabaret allo stato puro. O, se si preferisce, umorismo involontario. Nella puntata di ieri sera di Ballarò Maurizio Lupi (una delle più collaudate “facce di gomma” del Pdl, capace di sostenere qualsiasi cosa con imperturbabile convinzione e, perciò, infaticabile ospite dei salotti televisivi con la missione impossibile di difendere Berlusconi…da Berlusconi) ribadisce la tesi difensiva del presidente del Consiglio riguardo al caso Ruby. Se Egli ha telefonato personalmente alla questura di Milano, che aveva fermato la ragazza con l’accusa di furto, e se le ha trovato all’istante una persona disponibile a prenderla in affido, è stato solo per uno slancio di generosità. Avendo avuto la ventura di conoscere di persona la sventurata – che non ha esattamente le phisique du role della piccola fiammiferaia, ma tant’è: si sa che a volte le apparenze ingannano e, dietro le misure da maggiorata, e una spregiudicatezza da maggiorenne, può palpitare il tenero cuoricino di un’adolescente abbandonata a se stessa – quel galantuomo di Silvio non ha potuto esimersi dal fare ciò che poteva per soccorrerla, non appena è venuto a sapere dell’ennesima disavventura nella quale era incappata. Continua a leggere…

L’ELMETTO DI SCIPIO

Si vota negli Stati Uniti, l’Iraq occupato e “pacificato” viene devastato da una raffica di attentati, in Afghanistan la Nato e la gendarmeria Usa che le comanda sono ridotte sulla difensiva, le sedi diplomatiche rappresentate ad Atene sono diventate obiettivi sensibili di uno strano terrorismo a 360 gradi, la Francia e il Regno Unito studiano forme autonome di difesa militare… E il BelPaese si diletta invece su presunti o meno presunti amorazzi bunga bunga e/o trans, o meglio, come autorevolmente dichiarato dal “liberale” Guzzantiun ciclico voltagabbana – su un argomento chiave per gli italiani: se sia meglio essere “puttanieri” piuttosto che “froci”. Tutti presi da codesto tragico dilemma, i nostri politicastri rimuovono non soltanto quanto accade nel Sistema d’Occidente – del quale sono sudditi – ma anche quanto succede in Italia. Continua a leggere…

IL FONDO SOCIALE DELLA MORALE

«Il governo intende ripresentare al Parlamento una legge per regolamentare le intercettazioni», ha detto Silvio Berlusconi questa mattina alla Fiera di Milano, sottolineando che «questo tema è nel cuore degli italiani: abbiamo dei sondaggi che lo dicono». La legge, ha spiegato il paladino della legalità Berlusconi, conterrà tre punti: «L’ultilizzo di questo strumento dovrà essere limitato al terrorismo internazionale, alle organizzazioni criminali, alla pedofilia e agli omicidi; le intercettazioni non potranno essere prodotte come prove né dalla accusa né dalla difesa; chi pubblicherà il testo di intercettazioni dovrà subire un fermo del suo media da 3 a 30 giorni». A proposito delle recenti rivelazioni scandalo della minorenne marocchina Ruby che ha raccontato di incontri particolari nelle lussuriose residenze del premier Silvio Berlusconi, si ritorna a parlare di intercettazioni, e guarda caso, l’attenzione si concentra anche alla pedofilia. Sarà un caso? Continua a leggere…