Costi della Casta: la banda dei 945 onorevoli ladroni

C’è una piacevole leggenda parlamentare che gira nei meandri del Corridoio dei passi perduti, a cui sono in molti a non credere, ma che riportiamo nel contesto del nostro discorso. Dunque, a tarda legislatura, un politico di primo piano, si dirige verso la buvette dei senatori. Al bar del primo piano di fronte l’Aula, accessibile solo a senatori, funzionari e giornalisti, c’erano pochi intimi. Al ristorante, strapieno come il bar della stazione di Roma Termini nell’ora di punta, gli inquilini di Palazzo Madama stavano divorando la meritata merenda. “La pasta al ragù di oggi – dicevano – è ben condita e cotta al punto giusto”. “E pagarla 1,50 centesimi anziché 1,80 l’ha resa ancora più buona”. Il politico ordina e paga. Pasto completo 5,06 euro. Dopo aver terminato il generoso pasto torna in Aula a leggere il quotidiano. Parlando con il collega vicino gli dice: “Pensa che alla cassa della buvette il cassiere mi ha dato in resto 5 euro falsi!” e l’altro incredulo “Come è potuto accadere, è uno scandalo, e ora dove sono?”. Col sorriso stampato in faccia gli ribatte “Oh, per fortuna me ne sono liberato, le ho date a un deputato”. Il miracolo alla buvette è compiuto. Torniamo all’argomento del nostro discorso. Avevano promesso di tagliare con «iniziative immediate» le indennità dei parlamentari – Fini e Schifani (come il gatto e la volpe): «In ogni caso entro la fine di gennaio modificheremo le indennità», ribadivano a gargarozzo vibrante che il taglio sarebbe entrato immediatamente in vigore – ma finora l’unica certezza è che delle sbandierate misure di austerity è stato cancellato il taglio degli stipendi dei parlamentari per decreto dall’agenda dei lavori governativa. Stiamo parlando di ben 14.000 euro netti che gli onorevoli percepiscono fra indennità e privilegi vari. L’Ufficio di presidenza della Camera e del Senato, per accelerare i tempi, decisero quindi una riduzione di 1.300 euro lordi (poco più di 700 euro netti). Con il trucco. All’italiana. Infatti gli onorevoli ladroni ben sapevano che dal 1 gennaio 2012, per loro, sarebbe entrato in vigore il sistema contributivo, e quindi nello stesso giorno della riforma ecco spuntare una novità in materia di vitalizio: il principio secondo cui la pensione non potrà venire percepita prima dei 60 anni di età, per chi sia stato parlamentare per più di una legislatura, e al compimento dei 65 anni di età per chi invece abbia versato i contributi per una sola legislatura. Questo passaggio dal sistema retributivo al contributivo – come spiegò futuristicamente, cercando di indorare la pillola agli italiani incazzati, il servo parlante Gianfranco Fini: «Come tutti i cittadini anche i parlamentari passano dal sistema retributivo a quello contributivo» – roba forte, permise ai magnifici onorevoli imbroglioni di risparmiare un bel gruzzolo di contributi, cessando di versare obbligatoriamente una quota di stipendio alle casse dell’Inps. Una volta avevamo politici che facevano affari. Oggi abbiamo affaristi che fanno politica. Quanto hanno risparmiato? Guarda caso proprio 700 euro, la stessa cifra del tanto celebrato “taglio”. E così lo stipendio è salvo.

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