L’ABC della democrazia, fottere il popolo e tirare a campare

La storia dei re Magi è una leggenda che nasce molto lontano. I tre misteriosi personaggi, nella tradizione cristiana, sono menzionati solo nel Vangelo di Matteo (2,1-12), che parla dei Magi che dall’Oriente arrivarono a Gerusalemme durante il regno di Erode alla ricerca del neonato Re dei Giudei: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme. Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il neonato Re dei Giudei. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra, tre doni dal significato simbolico, ma anche tre rimedi medicamentosi. Si è conclusa, in perfetto stile gattopardo, la recita ipocrita di maggioranza che sostiene genuflessa la cosca dei banchieri, quelli che con la pancia piena e il loro culo ben piazzato su comode poltrone, hanno dato al governo della macelleria sociale la loro servile fiducia, tra i re Marci quello dei prescritti del Pdl, il prestanome dello stallone di Arcore, Angelino Alfano, quello degli indagati del Pd Pier Luigi Bersani e quello dei residuati bellici della mai defunta Prima Repvbblica mafiosa dell’Udc Pier Ferdinando Casini a Montecitorio. Durante l’incontro, che si è svolto come per magia nello studio di Silvio Berlusconi alla Camera, tra gli argomenti trattati in agenda, la prossima truffa da servire al popolo bue: la legge elettorale. Eccolo in sintesi l’inciucio di massima per le riforme: riduzione del numero dei parlamentari e potere di scelta dei parlamentari (fate bene attenzione, due cose in contraddizione tra loro), rafforzamento dei poteri al premier (un vecchio e tanto caro pallino del pregiudicato e collezionista di prescrizioni Silvio Berlusconi, ma in cosa consisterà, questo rafforzamento, non è dato saperlo), superamento del bicameralismo perfetto (ne siamo convinti, in un parlamento in cui vige la pratica dei franchi tiratori, dell’emendamento a sorpresa, del golpe, e di altre italiche porcherie) e, per quanto riguarda la nuova truffa elettorale, un sistema non più fondato sull’obbligo di coalizione (l’obbligo di coalizione c’è mai stato? o trattasi invece di smantellamento del premio di maggioranza?), l’indicazione del candidato premier (che novità è dopo la legge porcata voluta da Berlusconi, proposta da Calderoli e firmata da Napolitano?), una soglia di sbarramento (altissima, per condurre i nuovi regnanti verso un bipartitismo fai da te), e il diritto di tribuna (una contentino per trombati, ossia per i cespugli che nel Palazzo dell’inganno non entreranno mai). L’ipotesi delle preferenze è stata subito sotterrata da una nota dell’ufficio stampa del Pd: “L’informazione secondo la quale nei colloqui di oggi sulla legge elettorale si sarebbe convenuto sul ritorno alle preferenze è destituita di fondamento”. Ergo, sotterrato anche il premio di maggioranza, dopo le “democratiche elezioni” i partiti che hanno superato la percentuale “democratica” dello sbarramento cercheranno il “democratico” partito ombra con cui “democraticamente” inciuciare e spartirsi la torta del rimborso elettorale. Intanto l’Italia agonizza. Il lavoro non c’è. Le famiglie sono in povertà e le banche ingrassano. E questa la chiamano ancora democrazia?