
Il 20 febbraio scorso, il macabro numero di militari italiani morti nella guerra di invasione e occupazione in Afghanistan è salito a 47. Il cameriere del nuovo ordine mondiale, Giorgio Napolitano, appresa “con profonda commozione” la notizia, ha espresso in una nota “i suoi sentimenti di solidale partecipazione al dolore dei famigliari dei caduti, rendendosi interprete del profondo cordoglio del Paese”. Al messaggio di Napolitano si aggiunse quello di “profondo dolore” del presidente del Senato, Renato Schifani, e l’”intenso cordoglio” del presidente della Camera, e servo dei giudei, Gianfranco Fini. Di “dolore e commozione” parlò anche una nota del capo del governo, Mario Monti. “Sentimenti di grande vicinanza alle famiglie dei caduti” e un “augurio di pronta guarigione” al militare ferito giunsero invece dal ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola. Al di là delle solite, ipocrite e insignificanti frasi di circostanza delle ore immediatamente successive all’evento, avrebbero però fatto meglio a stare zitti. Al rientro delle salme a Ciampino, i tre militari morti nell’incidente in Afghanistan, furono accolti nel silenzio più generale. Nessun rappresentante del governo, a testimonianza che lo Stato non abbandona i suoi caduti, era invece presente. Vergogna. Dopo la Camera, la colonia Italia genuflessa ai padroni di Washington, con 223 favorevoli, 35 contrari e 2 astenuti in Senato ha dato il via libera definitivo al decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 215 (scaricabile in basso), convertito in legge e di cui si attendeva la pubblicazione del testo, di proroga al rifinanziamento delle missioni internazionali delle Forze Armate e le iniziative di cooperazione, tra cui quella in Afghanistan. Hanno votato a favore Pdl, Pd, Udc, Svp e autonomie, per il Terzo polo Api-Fli. Contrari Lega nord e Idv. Il provvedimento, a differenza dei precedenti che avevano un valore semestrale, copre tutto il 2012 con uno stanziamento di 1,4 miliardi di euro. Nel dettaglio, l’impegno in Afghanistan con la partecipazione di personale militare nelle missioni Isaf ed Eupol è finanziato con 747.649,929 euro mentre il contingente italiano in Libano della missione Unifil comporterà una spesa di 157.012,056 euro. Le principali missioni rifinanziate: nei Balcani la spesa sarà di 98.548,822 euro; Bosnia Erzegovina: 298.461 euro; Mediterraneo: 20.967,090 euro; Hebron: 1.212,168 euro; Rafah: 122.024 euro; Sudan: 256.320 euro; Cipro: 266.997 euro; Albania: 309.242 euro; Georgia: 338.947 euro; E.A.U, Qatar, Bahrain, Tampa: 21.977,519 euro; Corno d’Africa: 2.293,954 euro; Sud Sudan: 143.259 euro; Palestina: 128.160 euro; Per la Libia il decreto ha ridotto da 10.081.868 a 9.742.928 euro le risorse per i militari italiani impegnati in attività di assistenza, supporto e formazione. Per la stipulazione dei contratti di assicurazione e di trasporto di durata annuale e per la realizzazione di infrastrutture, relativi alle missioni di cui al presente decreto, la spesa e di 139.885,137 euro. Stanziati anche fondi per “interventi di cooperazione e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali” per il “consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione” in Afghanistan, Pakistan, Iraq, Libano, Myammar, Somalia, Sudan, Sud Sudan, Libia e paesi limitrofi. E dulcis in fundo, il Ministero della difesa è autorizzato a cedere, a titolo gratuito, mezzi di trasporto e logistici alle Forze Armate della Repubblica di Gibuti. Per la finalità di cui ai “Rambo del Gibuti” è autorizzata la spesa di euro 430.000. Gli italiani che tirano la cinghia, invece, ringraziano.





























La «colpa cosciente», ricorre quando l’agente ha previsto l’evento senza però averlo voluto: in definitiva, l’agente Spaccatorella avrebbe sparato contro Sandri, secondo i giudici, senza intenzione di ucciderlo, ma accettando il rischio che quell’evento potesse verificarsi. Il ricorso dell’imputato in Cassazione è stato ora rigettato e la sentenza è così diventata irrevocabile. «Non è il discorso dell’anno in più o in meno di carcere, l’importante è che il principio di diritto sull’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge sia stato rispettato», ha detto Cristiano Sandri, il fratello. Giustizia è fatta! Ma la sentenza non cancella la vergogna di quei giorni e la follia di un gesto sconsiderato.

















































