Coccodrilli servilmente a rimorchio

Il 20 febbraio scorso, il macabro numero di militari italiani morti nella guerra di invasione e occupazione in Afghanistan è salito a 47. Il cameriere del nuovo ordine mondiale, Giorgio Napolitano, appresa “con profonda commozione” la notizia, ha espresso in una nota “i suoi sentimenti di solidale partecipazione al dolore dei famigliari dei caduti, rendendosi interprete del profondo cordoglio del Paese”. Al messaggio di Napolitano si aggiunse quello di “profondo dolore” del presidente del Senato, Renato Schifani, e l’”intenso cordoglio” del presidente della Camera, e servo dei giudei, Gianfranco Fini. Di “dolore e commozione” parlò anche una nota del capo del governo, Mario Monti. “Sentimenti di grande vicinanza alle famiglie dei caduti” e un “augurio di pronta guarigione” al militare ferito giunsero invece dal ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola. Al di là delle solite, ipocrite e insignificanti frasi di circostanza delle ore immediatamente successive all’evento, avrebbero però fatto meglio a stare zitti. Al rientro delle salme a Ciampino, i tre militari morti nell’incidente in Afghanistan, furono accolti nel silenzio più generale. Nessun rappresentante del governo, a testimonianza che lo Stato non abbandona i suoi caduti, era invece presente. Vergogna. Dopo la Camera, la colonia Italia genuflessa ai padroni di Washington, con 223 favorevoli, 35 contrari e 2 astenuti in Senato ha dato il via libera definitivo al decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 215 (scaricabile in basso), convertito in legge e di cui si attendeva la pubblicazione del testo, di proroga al rifinanziamento delle missioni internazionali delle Forze Armate e le iniziative di cooperazione, tra cui quella in Afghanistan. Hanno votato a favore Pdl, Pd, Udc, Svp e autonomie, per il Terzo polo Api-Fli. Contrari Lega nord e Idv. Il provvedimento, a differenza dei precedenti che avevano un valore semestrale, copre tutto il 2012 con uno stanziamento di 1,4 miliardi di euro. Nel dettaglio, l’impegno in Afghanistan con la partecipazione di personale militare nelle missioni Isaf ed Eupol è finanziato con 747.649,929 euro mentre il contingente italiano in Libano della missione Unifil comporterà una spesa di 157.012,056 euro. Le principali missioni rifinanziate: nei Balcani la spesa sarà di 98.548,822 euro; Bosnia Erzegovina: 298.461 euro; Mediterraneo: 20.967,090 euro; Hebron: 1.212,168 euro; Rafah: 122.024 euro; Sudan: 256.320 euro; Cipro: 266.997 euro; Albania: 309.242 euro; Georgia: 338.947 euro; E.A.U, Qatar, Bahrain, Tampa: 21.977,519 euro; Corno d’Africa: 2.293,954 euro; Sud Sudan: 143.259 euro; Palestina: 128.160 euro; Per la Libia il decreto ha ridotto da 10.081.868 a 9.742.928 euro le risorse per i militari italiani impegnati in attività di assistenza, supporto e formazione. Per la stipulazione dei contratti di assicurazione e di trasporto di durata annuale e per la realizzazione di infrastrutture, relativi alle missioni di cui al presente decreto, la spesa e di 139.885,137 euro. Stanziati anche fondi per “interventi di cooperazione e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali” per il “consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione” in Afghanistan, Pakistan, Iraq, Libano, Myammar, Somalia, Sudan, Sud Sudan, Libia e paesi limitrofi. E dulcis in fundo, il Ministero della difesa è autorizzato a cedere, a titolo gratuito, mezzi di trasporto e logistici alle Forze Armate della Repubblica di Gibuti. Per la finalità di cui ai “Rambo del Gibuti” è autorizzata la spesa di euro 430.000. Gli italiani che tirano la cinghia, invece, ringraziano.

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Gli stipendi degli altri

L’Italia, secondo una rilevazione di Eurostat, che fa riferimento a dati del 2009, in Europa risulta tra i paesi con le retribuzioni lorde annue più basse, piazzandosi in dodicesima posizione nell’area euro. Guadagnano meno degli italiani solo portoghesi (17.129 euro), sloveni (16.282), maltesi (16.158) e slovacchi (10.387 euro). Dal 2005 al 2009 la crescita delle retribuzioni è stata del 3,3% in Italia, molto distante dal +29,4% della Spagna e dal +22% del Portogallo. E anche i paesi che partivano da livelli già alti hanno messo a segno rialzi rilevanti: Lussemburgo (+16,1%), Olanda (+14,7%), Belgio (+11,0%) e Francia (+10,0%) e Germania (+6,2%). Il valore dello stipendio annuo per un lavoratore di un’azienda dell’industria o dei servizi (con 10 dipendenti) è pari a 23.406 euro, ovvero la metà di quanto si guadagna in Lussemburgo (48.914), Olanda (44.412), Germania (41.100). Eurostat riporta l’elenco delle paghe lorde medie annue dei Paesi dell’Ue, nell’ultimo rapporto diffuso “Labour market Statistics”, anche per gli anni precedenti all’ultimo aggiornamento (2009), così da poter anche osservare la crescita delle retribuzioni. L’avanzamento per l’Italia risulta tra i più ridotti: in quattro anni, dal 2005, il rialzo è stato del 3,3%, molto distante dal +29,4% della Spagna, dal +22% del Portogallo. Anche i Paesi che partivano da livelli già alti hanno avuto rialzi rilevanti: Lussemburgo (+16,1%), Olanda (+14,7%), Belgio (+11,0%), Francia (+10,0%), Germania (+6,2%). In Italia abbiamo «salari bassi e un costo del lavoro comparativamente elevato. Bisogna scardinare questa situazione, soprattutto aumentando la produttività». Così il ministro del benessere Elsa Fornero, commentando la notizia. Al contrario, il ministro della lacrima, invece di prendere atto di questi dati, subito cerca di veicolarli al suo delirante progetto di riforma del mercato del lavoro, tutto incentrato sulla riduzione delle tutele, degli ammortizzatori sociali, sull’aumento dell’orario di lavoro e allungamento dell’età lavorativa. In definitva un modello fondato sulla compressione di tutte le voci del salario, diretto e indiretto. La teoria liberista prevede che abbassando il livello delle tutele e dei salari gli investimenti aumentino, perché più imprenditori vedono l’occasione per fare business. Dopo la commovente chiosa, i dati sulla disoccupazione giovanile diffusi nei giorni scorsi non inducono certamente alla gioia. In Italia il dato tocca il 31%. Il governatore dell’usuraia Banca Centrale Europea, Mario Draghi, che interviene dal G20 in chiave liberista: «In alcuni paesi dell’Unione Europea il modello sociale va rivisto perché protegge il posto di lavoro e non i lavoratori e questo ha provocato una massa di disoccupati». Confrontando le retribuzioni e il costo del lavoro all’interno dell’UE si evince che il ”posizionamento dell’Italia risulta in linea con la media europea” e comunque migliore di Spagna e Grecia. Che bella soddisfazione! Ne dà notizia – senza vergognaPalazzo Chigi, precisando alcune informazioni sui dati Eurostat diffusi domenica. Mala tempora currunt…

Londra 2012, fare business giocando con i diritti dei lavoratori

Il Merchandise olimpico e paraolimpico è un grande business. Gli organizzatori dei Giochi del 2012 stimano che le mascotte di Londra 2012, Wenlock e Mandeville, aumenteranno le vendite totali di portachiavi, peluche, adesivi, badge, zaini e carte da gioco in edizione limitata di 1 miliardo di sterline. Questa è una buona notizia per Londra e le Olimpiadi, ma c’è un costo nascosto che sarà pagato dai lavoratori cinesi impiegati per produrre questi beni. Mentre gli atleti dedicano lunghe ore all’allenamento per battere i record del mondo nei loro rispettivi sport, lavoratori di tutto il mondo sono costretti ad una corsa al ribasso sui salari e le condizioni di lavoro. Ma nessuna medaglia sarà assegnata loro per le ore e gli sforzi da record fatti per raggiungere gli obiettivi di produzione in tempo. ‘Giocando con i diritti dei lavoratori’ (Toying with Workers’ Rights) ha confermato ancora una volta che all’aumentare della domanda di merchandise da parte dei consumatori durante la preparazione delle Olimpiadi corrispondono orari di straordinari eccessivamente lunghi per i lavoratori, per una paga molto bassa, in ambienti di lavoro spesso pericolosi e faticosi, con i datori di lavoro che mostrano poco riguardo per gli standard lavorativi riconosciuti a livello internazionale o dalle leggi nazionali.

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Forze Armate Italiane SpA

La vicenda dei due militari del battaglione San Marco, unità d’élite delle FF.AA. italiane, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, imbarcati su un mercantile battente bandiera italiana, che incrociava al largo delle coste indiane, in acque internazionali, è finita in Procura a Roma, con l’accusa di omicidio volontario. I due fucilieri, in custodia alle Autorità indiane, erano in servizio sulla petroliera italiana Enrica Lexie e sono stati arrestati perché accusati di aver sparato sul peschereccio St. Antony, e di aver ucciso due pescatori disarmati, scambiandoli per pirati. Dalla Farnesina, incredibilmente hanno fatto sapere: “Il governo italiano ritiene sia competente la magistratura italiana essendo i fatti avvenuti in acque internazionali su una nave battente bandiera italiana”. Più inquietante invece è l’affermazione del governo: “I militari sono organi dello Stato italiano e godono dell’immunità dalla giurisdizione rispetto agli Stati stranieri”. Vicende simili “capitano” anche ai soldati americani, sparsi in ogni angolo del pianeta, cui è consentito loro ammazzare civili all’estero – o collateral murder – purchè scambiati per terroristi o presunti tali, coperti da quell’alone di ipocrisia mondiale per il quale si arrogano il diritto (tutto loro) di esportare la democrazia a cannonate, e farla franca. Proprio così. In tema di diritto internazionale tutti i militari possono essere giudicati dal Tribunale dell’Aja tranne che quelli americani. Infatti, la Corte penale internazionale si fonda su un Trattato e pertanto posso essere soggetti alla sua giurisdizione soltanto i cittadini membri di uno Stato parte (gli Usa hanno firmato ma non hanno ratificato il trattato) o coloro che hanno agito sul territorio di uno stato membro. I paesi che aderiscono sono 120. Altri 32 paesi hanno firmato ma non ratificato il trattato. Fra questi, Israele, Stati Uniti e Sudan hanno dichiarato di non avere intenzione di ratificarlo. Tra i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (Francia, Regno Unito, USA, Cina, Russia) Russia e Cina, oltre agli USA, non hanno aderito alla Corte Penale Internazionale. In sintesi, sarà forse questo il motivo per il quale sia George W. Bush che Colin Powell, che sono i due più titolati criminali di guerra, l’hanno fatta franca. Eppure andrebbero processati per crimini contro l’umanità essendo i mandanti della guerra in Iraq che ha casuato decine di migliaia di morti civili. Hanno inventato la scusa delle armi di distruzione di massa per mettere le mani sul petrolio iracheno a scapito dei civili massacrati nella guerra da loro iniziata con false prove. Nel contesto del consolidato rapporto strategico che lega la colonia Italia agli Stati Uniti, i due militari italiani saranno riportati a casa. Da eroi. Tant’è.

Non vedeva, non sapeva, non sentiva

«Vorremmo avere un sindacato che lotta anche fortemente per tutelare i propri lavoratori, che non protegge gli assenteisti cronici, i ladri, quelli che non fanno il proprio mestiere». Lo ha detto la presidentessa della borghesia industriale, Emma Marcegaglia, nel corso di un convegno a Firenze. Mai come questa volta si è davvero toccato il fondo. L’infelice dichiarazione, che peraltro ha sollevato un vespaio di polemiche scatenando le reazioni dei sindacati, rientra in un quadro di vedute più ampio che riguarda la riforma del mercato del lavoro, dagli ammortizzatori sociali al contratto d’inserimento per i giovani, con particolare attenzione alla cosiddetta flessibilità in uscita (sic) vincolata all’Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che per motivi di opportunismo mercatista i burattinai sfruttatori del popolo vorrebbero che fosse smantellato, inaugurando una nuova stagione di licenziamenti considerati essenziali nell’ambito del programma di riforme che anche il governo della grande finanza e del massacro sociale sta attuando a senso unico e senza opposizione. L’art. 18, vera e propria ossessione di questo governo, che va cancellato, come gli richiede insistentemente la Confindustria, con o senza l’accordo dei sindacati, perché rappresenterebbe addirittura un freno agli investimenti in Italia e dunque alla ripresa e alla crescita economica. Insomma, un’altra dichiarazione indegna della Marcegaglia, peraltro non nuova a questo tipo di esternazioni, farcita da avvertimenti intimidatori in perfetto stile mafioso, unicamente (si badi bene) nei confronti dei lavoratori. Quelli che oggi sarebbero, a detta della fatina strabica, dei ladri. A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina, diceva Giulio Andreotti, l’anima gobba e grigia della prima Repvbblica dei Ladri.

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Operazione “Ghiande di Stato 2″, la fattoria dei super-manager

Dopo gli stipendi dei ministri e dei sottosegretari, è il turno del trattamento economico dei super manager pubblici. In questa prima fase sono stati pubblicati i dati relativi ai dirigenti di prima fascia e dirigenti di seconda fascia, con l’indicazione delle retribuzioni annue lorde percepite in relazione alle rispettive posizioni giuridiche ed alle diverse tipologie degli  incarichi dirigenziali. Il ministro della P.A. Filippo Patroni Griffi ha consegnato alla Camera un primo elenco dei manager della P.A. che guadagnano più di 294 mila euro: lo stipendio più alto è quello del capo della polizia Antonio Manganelli, con 621.253,75 euro. A seguire, il capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Franco Ionta prende 543.954,42 euro, e il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Leonardo Gallitelli con 462.642,56 euro. Più distanziati, tirano la cinghia il comandante generale del Corpo forestale dello Stato Cesare Patrone con 362.442,13 euro e il comandante generale della Guardia di Finanza, Nino Di Paolo con 302.939,25. Tra i super-manager alle dipendenze dei ministeri che percepiscono uno stipendio superiore a quello del I presidente della Corte di Cassazione, il più “ricco” è il ragioniere generale dello Stato Mario Canzio con 562.331,86 euro, seguito dal capo di Gabinetto del ministero dell’Economia, Vincenzo Fortunato con 536.908,98 euro. Ma la lista consegnata alle commissioni Affari costituzionali e Lavoro della Camera dal ministro Griffi è incompleta, poichè mancano gli eventuali stipendi cumulati dai manager pubblici che ricoprono diversi incarichi. Ad ogni modo, tutti i nomi nella lista, andranno incontro a riduzioni di stipendio previste dal decreto attualmente all’esame delle Camere, che fissa un tetto retributivo a 294 mila euro. Restano esclusi i dirigenti degli organi costituzionali. È di 364.196 euro lo stipendio del capo Dipartimento della Protezione civile Franco Gabrielli.

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Però, quanto è bella la democrazia!

Perchè il settimanale americano Time è convinto che gli italiani siano così stupidi? La prima certezza è che gli italiani non conoscono bene Mario Monti. La seconda è che Mario Monti conosce bene gli italiani. Mario Monti, qualche giorno fa in copertina sul prestigioso magazine venne descritto come l’uomo europeo più importante. In Italia partì la corsa alla celebrazione di questo prestigioso riconoscimento internazionale, il servigio reso è stato quasi unanime, senza fare attenzione a una piccola curiosità: il Time con Monti in copertina era l’edizione europea e asiatica. Al premier italiano, in visita negli Stati Uniti, il Time non ha concesso la copertina della più prestigiosa edizione americana. Per quella hanno preferito un cane. «La vita politica quotidiana ha diseducato gli italiani. Dobbiamo dare un senso di meritocrazia e concorrenza», disse il professore bocconiano. Gli italiani devono avere quante più informazioni possibili su chi li amministra. Sin dall’inizio del suo mandato Mario Monti aveva sottolineato che alla base dell’operato del suo governo doveva esserci la trasparenza. Gliene diamo atto. Nell’Italia dell’austerity e dei sacrifici imposti dalla crisi, chiunque può scoprire come è articolato il patrimonio mobiliare e immobiliare del premier tecnico leggendo il documento Trasparenza (leggi in basso) della posizione patrimoniale e reddituale dei titolari di cariche di governo, reso pubblico martedì sera.

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L’usura internazionale si è divorata la Grecia, e loro ridono

Nel 1992, a Maastricht, venne firmato l’infame Trattato dell’Unione Europea, un’azienda fittizia che banksters di avventura e predoni della finanza hanno inventato per coprire i loro traffici, che diede poi forma a quella che oggi rimane la scatola vuota per eccellenza, il Parlamento Europeo, succube di tecnocrazie e professionisti della speculazione. Rimaneva che dare vita al serpente, l’Euro, una moneta artificiale il cui valore non è garantito da nessuno Stato. La moneta unica in sostituzione di tutte le altre monete nazionali ancora esistenti che entrò definitivamente in circolazione all’inizio del 2002. A 10 anni dalla sua introduzione, ha causato un’inflazione media del +2,2%. Con l’istituzione della moneta unica, i singoli Stati nazionali hanno rinunciato a quella che nel corso dei secoli è sempre stata una delle principali prerogative della sovranità, e cioè il diritto di battere moneta. La rinuncia è dunque avvenuta in favore del vuoto, e il vuoto è rimasto a circolare nelle Tesorerie, nelle Banche, ma anche nelle tasche dei cittadini europei sempre più usurati dal debito sovrano. In Grecia, gli interessi sul debito hanno raggiunto cifre da capogiro. Il 20 marzo Atene dovrà rimborsare 14 miliardi di euro. Senza un centesimo in cassa non è in grado di rimborsarli. Gli vengono, incontro, i becchini della troika UE, BCE e FMI ed i vampiri delle Finanze dell’Eurogruppo che stanziano un’altra tranche di aiuti pari a 130 miliardi. In totale, i prestiti usurai dall’Europa ammontano a 240 miliardi di euro. Alla Grecia sono stati prestati dei soldi che devono essere a loro volta rimborsati (gravati da interessi) e, così, si crea debito su debito. Così la direttrice generale del Fmi, Christine Lagarde: “Non appena le misure già concordate con le autorità greche verranno realizzate e sarà garantito un adeguato contributo finanziario dai privati, intendo raccomandare al nostro board il finanziamento di sostegno al programma”. La Grecia però sarà commissariata. In cambio viene imposto: 150.000 licenziamenti nel settore pubblico e 15000 nelle aziende a partecipazione statale più un numero imprecisato di insegnanti; Riduzione dei salari di oltre il 20% e tagli alla 13ª e 14ª mensilità per i dipendenti pubblici; Tagli al budget della sanità per 1 milione di euro; Tagli alle pensioni, alla disoccupazione e ai sussidi sociali; Il quasi annullamento del contratto nazionale di lavoro. Sarà la 5ª manovra che la Grecia dovrà subire, e la situazione non è migliorata, anzi, nel 2012 si prevede una caduta del PIL del 12%. Il grasso banchiere della Bce Mario Draghi commenta l’accordo giudicandolo “molto buono”, mentre il fantoccio Monti dice: “Bel risultato per Grecia ed Eurozona. E per i mercati speriamo”. Ben sapendo però che la Grecia è già fallita e tutte le misure serviranno solo a peggiorare la situazione del popolo ellenico già strangolato al cappio dell’usura.

Operazione “Ghiande di Stato”, la fattoria degli animali

Nella favola di Orwell gli animali di una fattoria vivono in una miserabile e amara esistenza di sfruttamento, maltrattamento e umiliazione sotto il dominio di un padrone avido e crudele. Finalmente un giorno, gli animali, sotto la guida dei maiali, si ribellano e combattono affinché la fattoria si trasformi in una società giusta senza sfruttati né sfruttatori. In un’epica lotta cacciano il padrone e per un certo periodo riescono a condurre da sè la fattoria, rispettando gli antichi ideali. Ma ben presto emerge tra loro una nuova classe di burocrati sfruttatori, formata dai maiali, (gli stessi che avevano incitato il “popolo” a ribellarsi dall’oppressore) che con la loro astuzia, il loro egoismo e la loro cupidigia si impongono in modo prepotente e tirannico sugli altri animali più ingenui e semplici. I più potenti aspirano a concentrare tutto il potere nelle loro mani, conducendo al macello chi non è più utile ai suoi progetti. Gli ideali di uguaglianza e fraternità fastosamente proclamati al tempo della rivoluzione sono traditi da un unico comandamento che si sostituisce agli altri sette: “TUTTI GLI ANIMALI SONO UGUALI, MA ALCUNI SONO PIU’ UGUALI DEGLI ALTRI”. Da oggi i redditi dei ministri del governo della macelleria sociale del maiale orwelliano Mario Monti sono online, sui siti dei rispettivi dicasteri, ognuno in calce alla biografia del titolare. A sorpresa, è il ministro della Giustizia Paola Severino che, con un imponibilie di 7 miliondi di euro nel 2011, è sul primo gradino del podio, a gozzovigliare.

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Afghanistan, 47ª BARA TRICOLORE

Tre militari italiani morti, e un ferito in un incidente stradale nei pressi di Shindand, in Afghanistan. I fatti si sono verificati questa mattina a circa 20 Km a sud-ovest di Shindand, dove un VTML Lince, la bara mobile tanto esaltata e magnificata dal servo di Washington Ignazio La Russa, il gioiellino blindato Fiat/Iveco da 290.000 euro più iva, è rimasto coinvolto in un incidente. Il mezzo appartenente alla Task Force Center con base a Shindand, era impegnato in un’attività “tesa a recuperare una unità bloccata dalle condizioni meteo particolarmente avverse, quando nell’attraversare un corso d’acqua, si è ribaltato intrappolando, al suo interno, tre dei militari dell’equipaggio che sono successivamente deceduti”. Sulla dinamica dell’incidente, il generale Carlo Jean, ricoperto di galloni d’oro, “esperto” di strategia militare dice a SkyTG24: «Non è un problema di mezzi, gli incidenti sono nella norma statistica, il lince è un mezzo molto buono, sennò non sarebbe stato esportato in tanti paesi, si tratta di una fatalità». Ecco quindi che la guerra si trasforma in semplice evento di statistica, perchè – secondo il generale – rispetto ai chilometri percorsi e le attività svolte gli “incidenti” sono nelle “norme statistiche”. Chissà se le famiglie delle vittime sono dello stesso parere. I militari, il Caporal Maggiore Capo Francesco Currò, 33 anni, il 1° Caporal Maggiore Francesco Paolo Messineo, 28 anni, e il 1° Caporal Maggiore Luca Valente, 28 anni, appartengono al 66° Reggimento fanteria Trieste che ha sede a Forlì. Il cameriere del nuovo ordine mondiale, Giorgio Napolitano (oggi fischiato a Cagliari), appresa con profonda commozione (la solita) la notizia dell’incidente ha coccodrilmente espresso «i suoi sentimenti di solidale partecipazione al dolore dei famigliari dei caduti, rendendosi interprete del profondo cordoglio del Paese». Con l’incidente di oggi, salgono a 47 i militari italiani morti (50 nel macabro conteggio escludendone 2 per cause naturali e 1 per suicidio) dall’inizio della “missione umanitaria di pace” Isaf in Afghanistan, dal 2004. Di questi, la maggioranza è rimasta vittima di attentati e scontri a fuoco, altri invece sono morti in incidenti, alcuni per malore ed uno si è suicidato. Domani in Senato, all’OdG, è in discussione il ddl di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 215, recante “proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché disposizioni urgenti per l’amministrazione della difesa” (A.S. 3128) già approvato dalla Camera (A.C. 4864) l’1 febbraio scorso. The show must go on: prima di ogni manifestazione sportiva, pallone incluso, per ricordare i tre militari italiani morti in Afghanistan durante un incidente, sarà dedicato un minuto di silenzio. Per l’ipocrisia che ogni giorno si riversa nel BelPaese con le pezze al culo, quasi a sintetizzare il “sincero” dolore per l’evento funesto. Le lacrime a comando continuano, e la guerra d’invasione e occupazione atlantica pure…

Così parlò Herr Doktor

Tutto si può dire – e tutto è stato già detto – su Joseph Goebbels, anima del III Reich. Ma anche i suoi avversari o i suoi più acerrimi nemici non hanno mai potuto rimuovere un suo valore intrinseco: fu infatti il massimo teorico nonché massimo esecutore delle strategie di immagine e di contro-propaganda del XX secolo. Di famiglia proletaria, laureato in Filosofia e Letteratura nella prestigiosa Università di Heidelberg, Herr Doktor, fu esponente di quella che può definirsi la sinistra nazionalsocialista, in prima linea, ad esempio, nell’espropriazione dei latifondi e dei redditi finanziari delle classi parassite del vecchio regime. Ma non è questa sua missione socialista e nazionale che intendiamo sottolineare: quello che oggi importa è assumere la sua analisi sui comportamenti del regime liberal-democratico contro il quale Goebbels combattè la sua vittoriosa campagna di propaganda per la “conquista di Berlino”. Inviato dallo Nsdap nella capitale tedesca per rivitalizzare il suo partito che, pur calamitando il consenso popolare, non trovava sbocchi di pubblicità di massa, Herr Doktor delineò subito sia il quadro della congiura del silenzio che circondava i nazionalsocialisti e sia le azioni di controguerriglia politica da attuare. Pochi mesi e il quadro fu rovesciato. Ricordiamone in estrema sintesi le fasi.

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Adotta uno Stracquadanio

«Bisogna punire i dipendenti pubblici che usano internet
per motivi privati durante l’orario di lavoro»

(Giorgio Clelio Stracquadanio, 15 giugno 2011)

«Chi guadagna 500 euro è uno sfigato per varie ragioni e per fortuna sono pochissimi in Italia». Lo ha detto alla Zanzara su Radio 24 l’onorevole pappone di Stato, Giorgio Stracquadanio, del Pdl. «Se fosse vero avremmo i morti di fame per le strade. Si tratta di una piccola quota di popolazione che hanno pensioni sociali più basse. Sono sfigati si parla di situazioni limite. Sono stufo di una retorica piagnona. Non esiste guadagnare 500 euro al mese». Alle elezioni politiche del 2008, Stracquadanio era risultato tra i non eletti in quel buco odoroso di cesso che è la Camera dei Deputati, nella circoscrizione della Lombardia. Subentrò poi alla finiana Cristiana Muscardini, affezionata al proprio seggio di lungo corso a Strasburgo. Giorgio Clelio Stracquadanio, specie di rettile-pesce quasi estinto, nato nel cretaceo dalle mutazioni provocate nel Partito Radicale di Pannella, ex ultrà berlusconiano, è il consigliere politico di Maria Stella Gelmini, (nomen omen) l’ex ministro dell’Istruzione (sic) che esultò per il risultato dell’esperimento Cngs (Cern Neutrino to Gran Sasso) secondo cui i neutrini avrebbero superato la velocità della luce: «Alla costruzione del tunnel tra il Cern e i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento, l’Italia ha contribuito con uno stanziamento stimabile intorno ai 45 milioni di euro». L’esilarante comunicato dell’ignorantissima Gelmini venne persino pubblicato sul sito web del Ministero dell’Istruzione (leggi qui). E fece il giro del web. Tanto che code di neutrini vennero segnalate in ingresso del tunnel tra viale Trastevere e il Gran Sasso. In coda c’era anche il neutrino Stracquadanio che da quel tunnel di ignoranza non è più uscito. Premesso che i pensionati italiani (che hanno reso grande questa nazione) sono tra i più poveri d’Europa per colpa di leggi schifose volute da governi schifosi dello stato borghese (dati Istat, il 45,9% delle pensioni ha un importo medio inferiore a 500 euro al mese mentre il 26% non raggiunge 1000 euro), lo Stracquadanio, bipede irrimediabilmente indietro sulla stupidità, continua a gozzovigliare con 16.000 euro al mese di onorevoli privilegi rubati agli italiani onesti (pensionati inclusi). L’unica ricetta a tutto questo, lo ripetiamo, rimane prenderli a calci in culo e fuori dalle palle!

La Grande Scalata all’Eliseo

Che le lobby ebraico-sioniste, disseminate nei quattro punti cardinali del pianeta, facciano e disfino l’ignobile mercimonio attuale definito “politica”, sembra chiaro anche a un idiota. L’Ebraismo internazionale, superata la fase rabbinico-sinagogale medievale (un’epoca durante la quale, almeno, ci si impegnava a render difficile la vita a codesta gente quel poco che bastava a garantire un certo funzionamento agli Stati), abbattuti progressivamente tutti i cordoni profilattico-sanitari definiti ghetti (eterna riconoscenza ai Savoia!), ha conseguito “vittorie sul campo”, una sull’altra, dalla dichiarazione d’indipendenza delle colonie americane – del 4 luglio 1776 – al genocidio dei Cattolici Vandeani protrattosi per tutto il 1793, dalle rivolte “quarantottesche” anticipatrici dei “risorgimenti” alle persecuzioni delle stirpi Cosacche di Ucraina e di Polonia all’indomani dell’avvento del giudeo-sovietismo, fino a giungere a Dresda, a Hiroshima e a Norimberga. Questa fase – prolungatasi dalla seconda metà del ‘700 al 1948 – viene ingannevolmente definita: paradigma assimilazionistico moderno (“ingannevole”, poiché non v’è mai stata alcuna volontà di assimilazione – da parte dell’Ebreo – nei confronti di chicchessia!). Dal 1948 in poi (cioè da quando l’incubo sionista, dai vagheggiamenti più o meno isterici di invasati visionari, è trascorso -ahinoi!- dalla potenza all’atto), l’Ebraismo internazionale ha rotto tutti gli argini della prudenza, ha gettato via la maschera della dimessa dissimulazione e s’è mostrato, finalmente, per quel che è. Senza la shoah non ci sarebbe stato mai israele; senza israele, oggi, non ci sarebbero, in Palestina, per usare un’immagine evocata da Adolf Hitler “animali che soffiano per liberarsi dai parassiti che li dissanguano”. Ovvio (non per noi) che taluni ambienti iraniani, pur di sanare questo ascesso propagatosi nel cuore del Medio Oriente, giungano – in verità, più che ingiustamente – ad accusare il Nazionalsocialismo di connivenza col sionismo (solo perché milioni di Tedeschi -dopo Versaglia- non volevano più saperne di farsi “vampirizzare”). Insomma, se l’Europa non avesse tentato di liberarsi dal Grande Parassita fin dai primi anni del secolo scorso (causa efficiente di due guerre mondiali), quel che oggi si va compiendo in Grecia e in Italia sarebbe inevitabilmente accaduto mezzo secolo prima: ma anche questa è colpa di Hitler!

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Contro gli imbecilli, anche l’ignoranza combatte invano

Nella categoria del ridicolo, Silvio Berlusconi, rappresenta i più grandi barzellettieri della storia dello spettacolo italiano. A Silvio Berlusconi ogni tanto qualcuno però ricordava che le barzellette non fanno ridere. Soprattutto quando c’era da amministrare un magro salario, già limato da balzelli fiscali che non permettevano più di arrivare più alla terza settimana del mese. Ma agli italiani, se gliela sai raccontare, ridono sempre. Come gli imbecilli. Berlusconi, che di imbecillità se ne intende, ben sapeva che agli italiani suscitava allegria, e che loro ridevano non perché fossero tutti suoi amici, bensì perchè lui era il padrone. Poi, con un colpo di stato finanziario, arrivò il cattivo maggiordomo della finanza anglosassone Mario Monti, per educare gli italiani. Lui, che di finanza se ne intende più delle risate, si mise a chiedere sacrifici agli italiani, a chi però non aveva più nulla da sacrificare. E fu subito «Full Monti», con tante nuove tasse, e con la lettera i al posto della y come nel film sui disoccupati inglesi ridotti in mutande. Le risate finirono e la terza settimana del mese rimase più un ricordo. Si disse perciò che il cattivo a volte si riposa, l’imbecille mai. A deviare l’attenzione dell’imbecille, manipolando le comunicazioni di massa, ci pensa l’informazione. Per gli stregoni elettronici è importante conoscere chi sono i fruitori e quanto tempo della loro vita passano davanti al video per potere meglio impostare le loro strategie. Per fare questo occorre puntare sulla demenzialità della quasi totalità della informazione che quest’ultima è chiamata a svolgere.

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Gabriele Sandri, giustizia è fatta!

Sono passati 1.525 giorni dall’uccisione del tifoso della Lazio Gabriele Sandri, assassinato dall’agente scelto della Polizia Luigi Spaccatorella. La I sezione penale della Cassazione di Firenze, ha confermato il verdetto di secondo grado in tre ore di camera di consiglio condannando a 9 anni e 4 mesi l’agente della polstrada Spaccatorella, dichiarato colpevole dell’omicidio volontario del tifoso laziale Gabriele Sandri, 26 anni, avvenuto l’11 novembre 2007 sull’A1 nei pressi di Arezzo. L’agente «andrà a costituirsi». Spaccarotella che non ha subito carcerazione preventiva durante le indagini preliminari, era stato condannato in primo grado a 6 anni di reclusione per omicidio colposo (il pm ne aveva chiesti 14), determinato da colpa cosciente. In secondo grado i fatti erano stati qualificati come omicidio volontario per dolo eventuale e la pena era stata elevata a nove anni e quattro mesi di reclusione. La «colpa cosciente», ricorre quando l’agente ha previsto l’evento senza però averlo voluto: in definitiva, l’agente Spaccatorella avrebbe sparato contro Sandri, secondo i giudici, senza intenzione di ucciderlo, ma accettando il rischio che quell’evento potesse verificarsi. Il ricorso dell’imputato in Cassazione è stato ora rigettato e la sentenza è così diventata irrevocabile. «Non è il discorso dell’anno in più o in meno di carcere, l’importante è che il principio di diritto sull’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge sia stato rispettato», ha detto Cristiano Sandri, il fratello. Giustizia è fatta! Ma la sentenza non cancella la vergogna di quei giorni e la follia di un gesto sconsiderato.

Sprechi olimpici di denaro pubblico

Mario Monti non vuole le Olimpiadi 2020 a Roma.  Premesso che il nostro non è un attacco alle Olimpiadi ma a Roma 2020 e al modello di governance dei grandi eventi: la Commissione, presieduta da Marco Fortis, afferma infatti che le Olimpiadi porterebbero a una crescita del Pil italiano dell’1,4%. Quando poi il Comitato organizzatore di Roma 2020, afferma che i giochi olimpici saranno “un acceleratore del Piano per lo Sviluppo Strategico 2010-2020” c’è solo da preoccuparsi. Come non ricordare gli scheletri di Tor Vergata, i padiglioni da allestire alla Fiera di Roma più un velodromo inesistente, il porto di Ostia, il laghetto dell’EUR e Piazza di Siena per l’equitazione. Il “grande evento” però porterebbe all’Italia costi enormi, problemi organizzativi e infrastrutturali. E già che ci siamo, diciamo noi, sicure ricadute giudiziarie più che prevedibili visti i precedenti dei Mondiali di calcio del 1990 ed i campionati mondiali di nuoto del 2009, proprio nella Capitale. Dopo una “discussione approfondita e sofferta” il governo è giunto  alla “conclusione unanime” di non potere assumere un “impegno di  garanzia finanziaria”, il che “non  significa non porsi mete ambiziose”. Alla ministra Elsa Fornero è scappata un’altra lacrima. Al momento gli unici impegni olimpici per il governo del benessere sono il lancio delle liberalizzazioni e lo smantellamento dello Stato sociale. Due discipline a demolizione controllata che l’esecutivo dei banchieri si è assunto a volere raggiungere in tempi brevi. L’ipocrisia della politica è palese. I Giochi a Roma, nel 2020, costerebbero 10 miliardi di euro. Ma per le gare del 2006 (Torino, 1.736 milioni di  euro) e 2009 (Roma, 54.7 milioni di euro) furono dilapidati montagne di fondi pubblici mentre i signori della cricca facevano affari a peso d’oro. Abusi edilizi inclusi. Nel bilancio di previsione 2011 di Palazzo Chigi, una voce faceva riferimento ai mutui accesi con una legge del 1987 per costruire gli stadi del mondiale di calcio Italia 1990: 55 milioni di euro, 60 milioni l’anno prima. Il “Delle Alpi” di Torino (5 partite giocate), è costato 226 miliardi di lire, e dopo neanche 20 anni fu raso al suolo. Per lo stadio “Olimpico” di Roma vennero spesi invece 225 miliardi di lire. In totale per gli stadi lo Stato spese 1.248 miliardi di lire. Le Olimpiadi invernali di Torino del 2006 hanno lasciato la città sommersa da debiti, con un deficit di 28 milioni in capo al Comitato organizzatore. A Roma (che non ha neanche un Assessorato dedicato), solo opere incompiute. La storia delle Olimpiadi a costo zero – secondo il pessimo sindaco burocrate Alemanno in carica da maggio 2008 – quindi, non convince. Tantomeno, seppur con qualche riserva, quella della medaglia d’oro Mario Monti che non vuole le Olimpiadi 2020 a Roma ma che nel reality della guerra e delle spese militari investe 15 miliardi di euro per acquistare 135 caccia militari F-35 (124 milioni di euro cadauno). Poi, altri 5 miliardi di euro per l’acquisizione di 10 unità navali Fremm, 100 elicotteri militari NH-90 del costo complessivo di 4 miliardi di euro e poi, 8 aerei senza pilota (1,3 miliardi di euro) e, dulcis in fundo, anche 2 sommergibili (1 miliardo di euro). Mentre le Olimpiadi della Guerra continuano: 747 milioni di euro per mantenere in Afghanistan 844 mezzi militari e 4000 soldati nel teatro di guerra. Ops, missione di pace.

Mayali tutti uguali

Come se non fosse abbastanza cupo lo scenario economico globale che si sta aprendo, in Rete domina ormai da mesi la profezia sulla fine dei giorni che sarebbe fissata al 21 dicembre 2012, data ricavata dall’interpretazione dei calendari Maya, e che conciderebbe alla quinta Era cosmica: l’Età dell’Oro. Sulla base di scenari riferiti a questa fantomatica linea temporale, sono stati formulati diverse ipotesi, in cui si trova anche la data della fine dell’euro, secondo cui la moneta unica europea dovrebbe collassare il 30 giugno 2012 per colpa del pianeta Giove. Nel mese di giugno ci saranno importanti allineamenti planetari ma ciò che influenzerà veramente sarà una importante triangolazione Sole-Giove-Urano (la troika Ue, Bce, Fmi ad esempio) che in parole povere andrà a creare disarmonia e una forte instabilità che porterà a grandi separazioni e allontanamenti nell’economia europea. Tutto questo porterà al crollo della moneta vampira e al ritorno della sovranità monetaria. Sembrerebbe, dati alla mano, che tutto inizierà dalla Grecia che tornerà alla moneta nazionale, e a seguire ci sarà un effetto domino. L’assurdo è che tutto questo sarebbe naturale. Quello che non è naturale è credere che ciò sia impossibile. Non manca, però, chi ipotizza altri scenari. Detta semplicemente, si tratta di supposizioni sulle quali evitiamo di soffermarci più di tanto. E così fioccano le previsioni di analisti, economisti e politologi che contendono a maghi ed astrologi il primato della divinazione su come sarà l’anno economico 2012. Ma la crisi greca è ben altra cosa (debito pubblico pari a 374 miliardi di euro, il 128% del Pil, 1.029.000 disoccupati, tasso disoccupazione +20,9%, tasso disoccupazione giovanile +48%; produzione industriale -11,3%) e i clown dell’informazione italiana ne accennano poco e malvolentieri, dipingendo come “un’orda di scatenati estremisti” la rabbia (sacrosanta e legittima) di oltre 100.000 manifestanti scesi in piazza contro il cappio di salvataggio usuraio teso loro dalla criminalità mondialista, e oramai divenuti proprietà privata di infami plutocrati apolidi. Invece, all’ombra del vessillo ellenico marcia quell’Europa che sente come oggi non si decide solamente il destino della storia, ma anche l’avvenire di tutti i popoli europei a cui gli inganni della finanza globale ripugna. Il primo ministro Loukas Papademos, ex vice governatore della Banca Centrale Europea e dal 2005 consigliere internazionale di Goldman Sachs azienda leader nel settore della speculazione e dell’usura, autorizzata impunemente a sfornare una crisi finanziaria dietro l’altra (Goldman Sachs ha dotato Atene di tutti gli strumenti tecnici più sofisticati per truccare i suoi fallimentari bilanci e sviare i sospetti per l’ingresso in Ue), esperto in consulenze sugli “affari europei e sulle grandi questioni delle politiche pubbliche mondiali”, dopo essere riuscito a ottenere il via libera del governo al piano di tagli alla spesa imposto dagli usurai di Ue, Fmi e Bce, ha ottenuto dal suo Parlamento il voto a favore delle misure di austerità, pena il ricatto della catastrofe economica e sociale che si sarebbe abbattuta sulla Grecia, poco più di 130 miliardi di euro per scongiurare il default. Dopo il primo pacchetto di aiuti da 110 miliardi di euro erogati in sei tranche (ottenuti in tre anni di cui 80 miliardi dai paesi Ue e il resto dal Fmi), serviti a tenere artificialmente in vita uno Stato praticamente morto, e che hanno solo allungato l’agonia del Popolo ellenico divorato dagli interessi, il totale del prestito ammonta complessivamente a 240 miliardi di euro da restituire in comode manovre di austerità al modico tasso di usura del 5%. Il certificato di morte su Atene stipulato dai becchini mondialisti, al momento, è solo rimandato.

L’innamorato

Il Casini è talmente innamorato del governo di Mario Monti che non perde occasione per rendersi ridicolo. È arrivato a sostenere la necessità del segreto sui colloqui tra esecutivo e parti sociali. Già. I cittadini non devono avere il diritto di sapere cosa si negozia a Palazzo Chigi. Evidentemente Casini ha un concetto tutto suo della democrazia. Non a caso continua a predicare, ogni volta che apre la bocca, le parole d’ordine dei banksters: flessibilità e liberalizzazione del mercato del lavoro. La sua Udc si è dunque trasformata in “spalla” di un governo ladro del Lavoro e che pianifica la cancellazione dello Statuto dei lavoratori. Casini e la Udc si sono trasformati nei destinatari ed eredi diretti di quanto scritto nella lettera che la Bce del duo Trichet-Draghi indirizzò a Silvio Berlusconi nel passato mese di agosto. Una fitta lista di obiettivi in cui si chiedeva esplicitamente una modifica del diritto del lavoro. Ad operai e precari non rimane che consolarsi con le note diffuse da Italia dei valori e Lega Nord. Partiti all’opposizione che sembrano poco disposti a sostenere una riscrittura dello Statuto dei lavoratori del 1970. Intanto, per distogliere l’attenzione dall’articolo 18 qualcuno ha pensato bene di proporre una riforma del processo del lavoro. Non per rendere efficienti le sezioni lavoro dei tribunali ma per permettere il più ampio ricorso all’arbitrato e aggirare così la tutela. I lavoratori? E chi sono?

da Matteo Mascia, RINASCITA

Obama: «Mr. Monti, qua la zampa»

«Voglio cambiare il modo di vivere degli italiani», così il boss europeo della Commissione Trilaterale Mario Monti, in missione a Washington, in casa del maggiordomo di Wall Street, Barack Obama. C’era anche la televisione a fare un servizio, tanto che il professore dell’università è riuscito a mettersi davanti alla telecamera e a fare ciao alla nazione. Per l’occasione era presente un editore d’assalto del “Time”, dicendo che gli avrebbe fatto una copertina, e che quell’incontro era storia e mai sarebbe stato dimenticato. La politica italianaha detto il cameriere dell’alta finanza anglosassoneha diseducato gli italiani. Al governo dei banchieri, quindi, il compito di rimediare. Non solo, Monti si è spinto più in là. Ha detto che gli italiani hanno “compreso e accettato” le misure lacrime e sangue decise dal suo governo (la banda che sta portando l’Italia verso il baratro sociale) e che per questo li ringrazia. Insomma voleva vendere. Obama lo guardava come la mucca quando passa il treno. Sui giornali italiani l’eco della trasferta oltreoceano ha pochi precedenti, come farsi sfuggire un simile evento, e giù con le esagerazioni mediatiche. Su quelli americani un pò meno, perché sui quotidiani Usa (il New York Times ad esempio) l’incontro con Obama non è stato neppure menzionato nella pagina dedicata al gossip. Ma davvero gli italiani hanno davvero “compreso e accettato” le misure economiche del governo ombra imposto con un colpo di stato finanziario, e che, di conseguenza, siano disponibili a cambiare il loro stile di vita? Gli italiani hanno semplicemente subito le decisioni. Le hanno ingoiate. Che stile di vita dovrebbero cambiare questi italiani dove migliaia di giovani annoiati dalla monotonia del posto fisso e che rimbalzano da anni da un posto sottopagato all’altro, che non possono costruirsi un futuro, si sentono dire che sono dei mammoni? Mario Monti, il nemico della ricostruzione nazionale, il sicario della City che prosegue nell’incarico affidatogli dai suoi padroni, la distruzione completa di ogni sicurezza sociale e lavorativa in Italia, nel suo ultimo impeto di mignotteria, ci risparmi almeno le lezioni sugli stili di vita.

10 febbraio, l’olocausto degli Italiani

Tra il 1943 e il 1947 nelle italianissime terre orientali della Venezia-Giulia e Dalmazia, i partigiani comunisti slavi di Josip Broz, conosciuto come il maresciallo Tito, avviarono una pulizia etnica dei cittadini di nazionalità italiana. Secondo differenti stime, 20mila italiani furono uccisi dopo aver subito indicibili torture e violenze. Molti di loro furono infoibati, ossia inghiottiti in profonde voragini, quindi grandi fosse comuni per esecuzioni sommarie collettive, senza però prima aver ricevuto il colpo di grazia dal boia di turno. A quel punto, con metodologia di sterminio di massa, il crimine poteva avere inizio: le vittime venivano portate in fila sul luogo dell’esecuzione, con i polsi legati dietro la schiena con filo di ferro. Giunti sull’orlo dell’abisso, i carnefici davano inizio alla mattanza sparando un colpo di pistola o di fucile alla testa della prima vittima, facendola finire all’interno della voragine nella quale trascinava con sé ancora vivo il successivo a cui era legata. Altri vennero eliminati fisicamente nelle cave di bauxite, in fosse comuni o in fondo al mare. Altri ancora morirono nei campi di concentramento jugoslavi. I vari governi italiani succedutesi negli anni, con la complicità riconosciuta nel tempo, non consegnarono mai i responsabili dei crimini nei Balcani alla Giustizia, sia a causa dell’amnistia Togliatti intervenuta il 22 giugno 1946, sia perché il 18 settembre 1953 il governo Pella approvò l’indulto e l’amnistia proposta dal guardasigilli Antonio Azara per i tutti i reati politici commessi entro il 18 giugno 1948, a cui si aggiunse quella del 4 giugno 1966. Nel 1992, in Italia, è stato istituito un procedimento giudiziario contro alcuni dei responsabili dei massacri ancora in vita. L’inchiesta, istituita dal pubblico ministero Giuseppe Pittitto, partì per la denuncia della figlia di un infoibato, e vide come principali imputati i croati Oscar Piskulic e Ivan Motika. Il procedimento si è concluso con un nulla di fatto nel 2004, quando fu infatti negata la competenza territoriale dei magistrati italiani. Foibe: tombe senza nomi e senza fiori dove regna il silenzio dei vivi e il silenzio dei morti…

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