SARKOZY SHOW IN TV: “HO SALVATO IL MONDO”

E così, allo schiaffo del “sorrisetto” alla giornalista che chiedeva se l’Italia era “affidabile”, l’inquilino dell’Eliseo (in fase di trasloco) ha aggiunto un altro amabile commento anti-italiano. Parlando alla tv francese, il presidente Nicolas Sarkozy ha infatti dichiarato che l’eurocrazia “ha salvato la Grecia per salvare l’Italia”. Da un tale micro-Mefistofele di turno – ma anche Frau Merkel non è mica una mammoletta, basti pensare al continuo dichiarare inaffidabile il governo di Roma e il continuo “preferire” il Quirinale (abitato dal suo alter ego già quadro del Pci atlantico: anche lei è un’ex funzionaria Ddr convertita atlantica) – non ci si poteva aspettare certo la verità. Se l’eurocrazia capitanata dal duo Merkozy ha lanciato ultimatum  e aut-aut ai “piigs” (gli Stati-maiale in difficoltà, così ci chiamano), non l’ha fatto minimamente per “salvarli”. Anzi. La verità è che le Mesdames Banques di Francia, di cui Sarkozy è il cameriere, possiedono nei loro forzieri 366 miliardi di dollari del nostro debito su 575,5 miliardi in totale. Crediti che rischiano di essere (grazie proprio ai raid speculativi a rischio delle banche stesse e ai tassi usurai applicati) svalutati. E che le Frauen Banken di Germania hanno lo stesso problema. Ed è evidente che l’investimento (sic) in titoli italiani non è stato affatto deciso, per “beneficienza”, ma per accaparrare parte della sovranità nazionale italiana, per mettere le mani su Alitalia o su Parmalat, per predare le fonti (Libia) e gli enti energetici (Eni, Enel) o la Finmeccanica.

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Licenziamenti facili, i senza vergogna del “Business Europa”

Correva l’anno 2008. Silvio Berlusconi propose la ricetta contro la precarietà, e suggerì a una ragazza come risolvere i problemi che comporta l’assenza di un lavoro stabile: sposare un milionario, magari suo figlio Piersilvio. Non perse occasione per fare lo spiritoso, Berlusconi, nemmeno di fronte a una delle urgenze più drammatiche del paese: «Credo che con il suo sorriso se lo possa certamente permettere» disse il Capobanda a una studentessa che nel corso della rubrica del Tg2 Punto di vista gli chiese come sarebbe stato possibile, per una giovane coppia, farsi una famiglia senza un lavoro stabile. Il siparietto suscitò inevitabilmente polemiche. Un’indignazione diffusa. Nel gennaio del 2011, con la tipica espressione gluteale di chi veramente, ma veramente, non conosce vergogna sposò completamente la linea schiavista della multinazionale Fiat dei pupari Agnelli/Elkann e della marionetta Sergio Marchionne, alla vigilia dell’esito del referendum sull’accordo di Mirafiori: «Se passasse il no al referendum le imprese e gli imprenditori avrebbero buone motivazioni per spostarsi in altri Paesi». Poco importava all’animatore di allegre compagnie l’enorme debito morale della Fiat con l’Italia, grande almeno quanto i finanziamenti diretti e indiretti ricevuti nel corso degli anni dallo Stato – cioè dai contribuenti italiani – per produrre (a basso costo) all’estero. Alla sua età bisogna andare in fondo al contachilometri, far schizzare la lancietta in cielo. Poi ci sarà tempo per andar piano. Per capire che oramai l’Italia è stata colonizzata dall’Alta finanza mondialista, ieri, il noto capitalista del ramo intrattenimenti, ha scritto una lettera al presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, e a quello della Commissione europea Josè Manuel Durao Barroso. Il cappio del regime borghese e capitalista, inizia a stringsi sull’Italia. Continua a leggere…

Hanno creato il crack? Lo devono pagare loro

Tutti loro. I “finanzieri” che hanno comprato il debito dello Stato per lucrare interessi su interessi. Gli “industriali” che hanno rapinato il lavoro agli italiani con le delocalizzazioni. I “politici” di destra e di pseudo-sinistra che hanno svenduto le imprese strategiche – dell’energia, delle telecomunicazioni, dei trasporti, dell’alimentare – nazionali. Gli eurocrati servi dei banchieri di Wall Street e della City che hanno sottratto al popolo italiano l’emissione e il controllo della propria moneta e dell’economia. I “sindacalisti” che hanno “concertato”  la crisi delle attività produttive inginocchiandosi – nel nome della produttività, della flessibilità e della mobilità – al Colaninno o al Marchionne di turno. I cosiddetti “economisti” che hanno distrutto il benessere italiano nel nome del “mercato”. I signori dei partiti che hanno attinto dalle casse dello Stato per moltiplicare i posti di sottogoverno, inventando migliaia di enti inutili, “Regioni” comprese. I “governanti” che hanno ridotto l’Italia ad una totale colonia, dirottando le risorse pubbliche al finanziamento delle vergognose guerre “umanitarie” atlantiche. Non vogliono pagare loro? Vogliono addossare ai sudditi il loro malgoverno? Mandiamoli a casa. Usciamo dalla infame “Unione europea”. Lasciamogli l’euro, moneta-puntello di un dollaro carta-straccia. Riprendiamoci la libertà e la giustizia sociale.

da Ugo Gaudenzi, direttore RINASCITA

Il Mondialismo

Il termine mondialismo si riferisce ad una concezione politico-culturale di cui si fanno portatori e diffusori potenti gruppi tecnocratico-plutocratici occulti o, quanto meno, defilati, non esposti alle luci dei riflettori – cioè dei mass-media sapientemente manovrati – che illuminano la grande ribalta politica internazionale. Costoro operano tramite istituzioni parimenti occulte o, se si preferisce, semi-pubbliche (Trilateral Commission, Bilderberg Group, Council on Foreign Relations, Pilgrims Society, sistema bancario internazionale, ecc.), con l’obiettivo di giungere alla realizzazione di un progetto che prevede l’instaurazione di un unico Governo Mondiale, depositario del potere economico, politico, culturale e religioso. Le articolazioni strutturali di un simile progetto – già in via di attuazione, si pensi solo all’Unione Europea – sono fondate sulla integrazione dei grandi insiemi (USA – in posizione preminente – Europa Occidentale, Giappone, Russia e relativi satelliti, Cina Popolare, Terzo Mondo), che saranno sottoposti al dominio dei tecnocrati-funzionari dell’apparato di potere plutocratico installato nei consigli di amministrazione delle banche e delle multinazionali. Sono le strutture operative del comando oligarchico dal quale l’Alta Finanza internazionale pianifica e concretizza l’asservimento dei popoli mediante i diabolici meccanismi della Grande Usura.

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THE DOLLAR AND THE VATICAN

L’Apocalisse, nella Bibbia, parla della caduta  di Babilonia (che molti identificano in Roma), “colei che si è prostituita con tutti i grandi e potenti della terra”. Molti sostengono che quando la Madonna dice che nei più grandi vertici della chiesa si è insidiato Satana essa si riferisca proprio al Vaticano, ciò fu inizialmente riportato nel messaggio che la Vergine diede alla Salette nel 1800: “i preti sono diventati cloache di impurità e stanno conducendo le anime verso la propria distruzione”. Anche Paolo VI fece dichiarazioni pubbliche in cui affermava che “il fumo di satana è entrato nel tempio di Dio”. Questo papa morì misteriosamente così come è avvenuto a Pio XII e Giovanni Paolo I. Le parole del pontefice romano Benedetto XVI, il 25 dicembre 2005 in piazza San Pietro a Roma: “…nell’edificazione di un Nuovo Ordine Mondiale, fondato su giusti rapporti etici ed economici…” (clicca e guarda il video). Tutti coloro che hanno ascoltato il discorso che il  Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano ha pronunciato il 04 novembre 2007, sicuramente non si sono accorti della frase che ha “nascosto” nel bel mezzo della sua filastrocca, condita di pace e di frasi fritte. Ma è esattamente quella la frase che egli, in sintonia con i dettami degli illuminati europei, ha pronunciato: «…per contribuire alla creazione di un Nuovo Ordine Mondiale…» (clicca e guarda il video). È importante che tutti aprano gli occhi e le orecchie.

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Il prossimo Nobel per la pace

La morte violenta di Mu’ammar Gheddafi ha subito richiamato alla mente quella di Saddam Hussein, solo di pochi anni precedente. Malgrado certe differenze palesi (Hussein non fu assassinato da una manica di balordi armati di telefonini, ma giustiziato dopo un più o meno regolare processo), le analogie sono evidenti, tanto che il parallelo è stato subito fatto proprio dalla stampa. Un paio di similitudini si sono però perse nel discorso “mainstream”. Entrambi i “Rais” sono passati, se non proprio per una “luna di miele”, quanto meno per una fase di serena e pacifica convivenza col Patto Atlantico. Saddam Hussein negli anni ’80 conduceva una lunga e sanguinosissima guerra contro l’Iràn rivoluzionario, forte dell’appoggio esplicito della NATO. Certo non sapeva che, mentre i paesi della NATO lo rifornivano delle armi necessarie a combattere gl’Iraniani, gli USA – tramite insospettabili triangolazioni con Israele e il Nicaragua – garantivano un trattamento non dissimile, anche se celato nell’ombra, a Tehran. Ma in quel frangente Hussein accoglieva sorridente e fiducioso gli stravaganti doni (inclusi degli speroni d’oro) che gli portava dagli USA l’inviato speciale di Reagan in Medio Oriente. Costui si chiamava Donald Rumsfeld; vent’anni più tardi avrebbe guidato, come segretario alla Difesa, l’invasione dell’Iràq e la deposizione del presidente Hussein.

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Silenzio stampa sulla sporca guerra alla Libia

Della sporca guerra di Libia, i media omologati d’Occidente non parlano più. Esaurita l’ondata di propaganda anti-Gheddafi, raggiunto l’obiettivo di una minimizzazione dei truci risvolti di una guerra ottosettembrista dichiarata contro uno Stato “amico e alleato”, l’Italietta dei partiti si sente in tutt’altre faccende affaccendata. Ci sono la Berlusconi’story e il salvataggio delle banche, repressione degli scioperi inclusa, da seguire. Senza dimenticare il Grande Fratello e Sanremo che avanzano. La consegna ai media d’Occidente (al Arabiya e al Jazeera comprese) è evidente: occorre silenziare la resistenza dei libici in ogni modo. La Nato – la North Atlantic Terrorist Organisation – deve infatti  continuare a martoriare Sirte e i villaggi libici del sud, roccaforti del colonnello, in santa pace. Secondo l‘unica voce legittimista – www.mathaba.net - il continuo bombardamento genocida degli atlantici ha sterminato il 2 per cento degli abitanti di Sirte, tra i quali un migliaio di bambini. Già: si tratta dei noti bombardamenti umanitari  “per proteggere i civili”. Praticamente ogni sobborgo della città è in rovina. Anche l’opera dei soccorritori dei feriti è ritenuta “obiettivo di guerra”, di bombe aeree e di raffiche di mitragliatrici dagli elicotteri atlantici. “Proteggono i civili”… Inviando i militari-teste di cuoio del britannico Sas (per adesso 15 uccisi e 44 prigionieri) per “proteggere” la banda di tagliagole assoldati per rovesciare il governo del colonnello. Azioni di terra esplicitamente escluse dalle risoluzioni antilibiche nn. 1970 e 1973 dell’Onu. Anche su queste vergognose “missioni” occidentali il silenzio delle Nazioni Unite e dei governi atlantici è più che assordante.

da Lorenzo Moore, RINASCITA

NELLA GIOSTRA DEL DEBITO PUBBLICO NAZIONALE

Fumata bianca per il board di Palazzo Koch. Ignazio Visco (61 anni, napoletano) sarà il nuovo inquilino alla guida della Banca d’Italia, il decimo dal 1928, succedendo a Mario Draghi che nel giorno del commiato ha rivolto oggi un indirizzo di saluto a Jean-Claude Trichet in occasione del “event to mark the end of Mr. Jean-Claude Trichet’s term as President of the ECB” alla Alte Oper di Francoforte, passando alla guida della Banca Centrale Europea. Altro giro, altro banchiere. Il governo neoliberista, antipopolare e antinazionale di centrodestra, con l’avallo delle pseudo opposizioni di centrosinistra – Bersani (Pd): «Bene, risponde a requisiti di autorevolezza e autonomia» – ha portato a termine l’incarico voluto dall’Alta finanza che “illumina” le grandi ribalte economiche internazionali. I mercanti dell’Unione Europea sopravvissuti a Maastricht, l’oligarchia mondialista depositaria del potere economico, i tecnocrati-funzionari dell’apparato di potere plutocratico installato nei CdA delle banche, potranno spianare la strada alle definitive liberalizzazioni e privatizzazioni del sistema Italia, concretizzando l’asservimento del popolo italiota mediante i meccanismi capitalistico-finanziari della grande usuraShalom…

TUTTE LE STRADE PORTANO A SIRTE

«Presidente l’Italia è in guerra», chiese il 20 marzo scorso un giornalista a Giorgio Napolitano nella tappa milanese per le celebrazioni dei 150 anni d’Italia. «Non siamo entrati in guerra. Siamo impegnati in un’operazione autorizzata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu. La carta delle Nazioni Unite ha un capitolo, il settimo, che prevede anche azioni con le forze armate volte a reprimere la violazione della pace», è stata l’ipocrita risposta del presidente Napolitano, trincerandosi dietro il paravento della Carta (igienica) dell’Onu. Poi si diede inizio alla caccia all’uomo. Muammar Gheddafi è morto. Il raìs, dato in un primo tempo per ferito dopo la sua cattura a Sirte, è deceduto dopo una corsa in ambulanza all’ospedale di Misurata dove è giunto cadavere. «Sic transit gloria mundi» è stato il commento che l’ex amico di tenda Silvio Berlusconi avrebbe fatto sulla cattura del leader libico, aggiungendo: «Ora la guerra è finita». Correva l’anno 2009, mese di marzo, e nel deserto della Sirte, dopo aver partecipato in Egitto alla Conferenza per la ricostruzione di Gaza, Berlusconi firmava solennemente la “pace” con la Libia di Gheddafi. Accolto a braccia aperte dal Colonnello sotto la tenda, il Cavaliere chiese scusa per le colpe dei colonizzatori, invitando formalmente Gheddafi al G8 della Maddalena con tanto di location assicurata per la tenda che accompagna sempre il leader libico. Il corteo con la macchina del presidente del consiglio attraversava una parte del deserto, dopo essere partito dall’aeroporto: ad accoglierlo fuori dalla tenda c’era Gheddafi, che appena visto Berlusconi gli andò incontro a braccia aperte. I due si salutarono calorosamente, abbracciandosi, ed entrarono sotto la tenda per il loro colloquio. Le prime parole di Berlusconi furono per invitare Gheddafi in Italia: «Siamo felici per il tuo arrivo in Italia. Con l’ambasciatore siamo andati a cercare il posto migliore dove posizionare la tenda…». 27 luglio 2010: e venne il giorno del vertice della Lega araba, a Sirte. E poi venne il baciamano. E poi, infine, venne il silenzio. To badogliate…

Un altro venditore di statue nel corridoio dei passi perduti

C’era una volta un tale che aveva scolpito una statua di legno, l’aveva portata in piazza e l’offriva in vendita; ma nessuno si faceva avanti. Allora, per attirare qualche compratore, egli prese a gridare a gran voce che vendeva un simulacro generoso, dispensatore di benefici e di guadagni: «Ehi, galantuomo», osservò uno dei presenti, «e perchè la vendi, allora, invece, di approfittare tu dei suoi favori?». «Il fatto è» rispose quello, che io avrei bisogno di un aiuto immediato e lui, i guadagni, è abituato a procurarli con tutto suo comodo». Ecco una parabola scritta per certi uomini avidi e sfacciati che non hanno rispetto nemmeno per gli dèi. Alessandro Profumo, ex ad Unicredit, buonuscita di circa 40 milioni di euro (due dei quali, come già annunciato dalla moglie, Sabrina Ratti, da donare alla Cada della Carità di don Vincenzo Colmegna) aveva spiazzato tutti annunciando che sarebbe potuto scendere in campo. Un altro banchiere in politica? Altro giro, altro manager. L’ennesimo dopo Carlo Azeglio Ciampi, Lamberto Dini, Romano Prodi, Mario Monti, Luca Cordero di Montezemolo, Mario Draghi e il defunto Tommaso Padoa-Schioppa ecc. Insomma, quasi tutta la banda del Britannia, capeggiata da boiardi italiani che il 2 giugno 1992 accettarono di salire a bordo del panfilo reale per svendere l’Italia allo straniero e sostituire il sistema di potere che allora stava per essere spazzato via, essendo quindi necessario individuare i nuovi referenti politici ed economici. Settembre 2011: «Sono pronto, se necessario, a dare il contributo per far funzionare le cose», disse Alessandro Profumo alla festa nazionale dell’Api, a Labro (Rieti), per confermare la disponibilità a entrare in politica.

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L’ENNESIMA C✡SPIRAZI✡NE

L’imperialismo ebraico-statunitense, la più perversa forma dittatoriale mai apparsa nella storia del genere umano, attraversa una flessione di credibilità. Per mantenere in vita gl’incredibili sprechi di una società di parassiti, di una ristretta cerchia di plutocrati che muove i fili delle marionette politiche ed economiche di mezzo mondo, era stata escogitata la “Pearl Harbour” del XXI secolo: l’“XI settembre”! Tuttavia, sono sempre di più coloro i quali hanno compreso la natura strumentale di quegli spettacolari (auto)attentati. Oggi, a distanza di un decennio, dopo una sequela di criminali aggressioni messe in atto contro l’Afghanistan, l’Iraq, il Libano, la Palestina, la Libia le masse non sembrano essere più molto propense a “ingoiare” le fandonie dell’Impero del Male! Malgrado ciò, l’Asse Tel Aviv-Washington, testimoniando esemplarmente che l’Intelligenza non può albergare lontano dalla Luce divina, persevera diabolicamente nei suoi errori. Mercoledì 12 ottobre, i sì detti “mezzi d’informazione” della Cittadella Globale hanno dato voce all’ennesimo, maldestro tentativo ebraico-statunitense volto a scatenare un conflitto (magari di tipo termo-nucleare) contro l’odiatissima Repubblica Islamica dell’Iran.

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ISRA“HELL”, SALVAT✡ IL S✡LDAT✡ SHALIT

Dopo 5 anni di prigionia, il 25enne soldato israeliano Gilad Shalit è stato consegnato dalle forze palestinesi a funzionari egiziani in cambio di centinaia di detenuti palestinesi. Era stato rapito il 26 giugno del 2006. Da allora il soldato Shalit è rimasto prigioniero di Hamas per cinque anni, mentre Autorità palestinesi e il governo sionista cercavano un accordo tra le parti. «Hamas mi ha trattato bene. Sono stato informato del mio rilascio una settimana fa», sono state le prime parole pronunciate in un’intervista alla Tv egiziana. Le immagini di Shalit sono state già diffuse dalle principali emittenti televisive egiziane e israeliane e trasmesse da “Al-Jazeera“. Il portavoce dell’esercito israeliano ha comunicato che il caporale Shalit è già rientrato in Israele. Il primo ministro palestinese Ismail Haniya è arrivato al valico di Rafah per partecipare alla cerimonia di accoglienza dei detenuti palestinesi rilasciati dalle carceri di Israele in base a un accordo per il quale lo stato ebraico rilascerà i primi 477 palestinesi, 450 uomini e 27 donne (lista scaricabile in basso): alcuni saranno consegnati agli egiziani nel Sinai, per poi essere trasferiti nella Striscia di Gaza, governata da Hamas; altri saranno liberati in Cisgiordania. Una quarantina saranno esiliati in Turchia, Qatar e Siria, mentre altri 550 palestinesi saranno rilasciati in circa 2 mesi, in una seconda fase dell’accordo, mediato dagli egiziani. L’accordo ha ricevuto il via libera della Corte suprema israeliana dopo il respingimento di petizioni pubbliche per evitare un rilascio in massa di prigionieri.

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Lezioni Romane

Come sa bene chi ci conosce, il nostro metodo di analisi degli eventi si regge sul buon senso, mai seguendo la fazione. Il buon senso, una quindicina di giorni fa, osservando il tono, l’ambiente e l’ammasso dei partecipanti-promotori della “giornata tricolore” (sic) del 15 ottobre, convenuti a Roma – nel teatro Ambra Jovinelli - ci aveva lasciati, come dire, sconfortati. Una battaglia di popolo giusta, giustissina, contro gli speculatori, le banche, l’usura mondialista, tristemente cavalcata da un nugolo di fazioni e vecchi arnesi giunti da tutta Italia ma esplicitamente menefreghisti degli obiettivi da conseguire e tutti presi da sacri impeti di riesumazione delle proprie fazioni sconfitte dalla storia. Lo stesso buonsenso ci permetteva però di discernere il loglio dal grano: di contro all’avventurismo fine a se stesso “romano”, da ogni dove uomini liberi si dichiaravano pronti a dar fuoco alla miccia di una protesta generale, di popolo, contro gli affamatori, contro gli odiatori plutocratici del genere umano. Le cento associazioni contro il signoraggio, contro i signori del denaro; la “sinistra popolare”,  del “bene comune”, del “campo antimperialista”; gli spot e le iniziative contro le leggi liberticide dell’economia capitalista fatte proprie dai Marra o dai Ferrante; le “società libertarie” e i movimenti che hanno lanciato la loro sfida sotterranea ma potente contro l’euro, il debito pubblico, la proprietà privata della moneta, la banda del Britannia; l’esperimento in fieri del “fronte comune”… confortavano il nostro “sentire” il vento che cambia. Poi l’evento di sabato scorso.

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Processo-farsa, le assicurazioni U$A fanno causa al terrorismo

Le compagnie assicurative che nel 2001 si trovarono a pagare i danni per l’attentato terroristico alle Torri gemelle potrebbero virtualmente incassare un risarcimento di 9,4 miliardi di dollari. Una cifra astronomica, e molto teorica, perchè il soggetto che dovrebbe aprire il portafoglio è nientemeno che al-Qaida, l’organizzazione terroristica che è diventata famosa proprio a seguito dell’attentato alle due Torri. La cifra è stata resa nota dal magistrato americano Frank Maas, secondo cui il maxi-risarcimento è gonfiato dalle garanzie della legge Anti-terrorismo americana, che può triplicare il valore dei danni richiesti dalle compagnie assicurative. Il verdetto, ha aggiunto Maas, dovrebbe arrivare tra una decina di giorni.

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La supercazzola degli “indignado$$$” con la pancia piena

Cortei e manifestazioni in tutto il mondo, sull’onda della crisi economica, stanno mobilitando centinaia di migliaia di persone per protestare contro lo strapotere dei mercati finanziari, contro gli stipendi d’oro elargiti dal sistema mafioso a vantaggio di usurai e bancarottieri, contro i gangsters dell’Alta finanza di Wall Street, per sensibilizzare l’opinione pubblica globale quantomai inebetita dai giochi a premi milionari e dalla Tv spazzatura, al fine di gridare al mondo il proprio disagio sociale in termini di qualità della vita e futuro. Nei giorni dell’indignazione mondiale, anche l’Italia sa che esistono gli indignati tricolore: il marchese Luca Cordero di Montezemolo, stipendio 2011 pari a 8,7 milioni di euro, (presidente Ferrari, Consigliere di Amministrazione quotidiano La Stampa, del Gruppo francese PPR-SA, Tod’s, Indesit Company, Campari, Unicredit Banca d’Impresa, TF1, amministratore delegato RCS Video, della Cinzano International e della Itedi, ex presidente Maserati SpA, FIAT e Confindustria) e il prossimo presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi, stipendio da governatore 450.000 euro più pensioncina Inpdap diretta (n.04528XXX) a decorrere dal 1 aprile 2005 (cioè da quando Draghi aveva 57 anni) e che ammonta a 14.843 euro lordi, cioè 8.614 euro netti e buonuscite varie (governatore Bankitalia SpA, presidente Financial Stability Board, ex vicepresidente e membro del management Committee Worldwide della Goldman Sachs, ex direttore esecutivo Banca Mondiale, ex Consigliere d’amministrazione di diverse banche ed aziende come Eni, IRI, Banca Nazionale del Lavoro e IMI, ex Direttore generale del Ministero del Tesoro, ex Presidente del Comitato Privatizzazioni per il quale è stato artefice delle più importanti svendite delle aziende statali italiane). Giacchè l’istinto del lucro ha sempre la meglio su ogni considerazione sociale, su qualsiasi forma di ritegno, in linea con l’ortodossia dei sistemi di salvataggio bancari e crescite economiche drogate da politiche di sostenibilità a vantaggio del sistema usuraio, i due attivisti “anti-banche” e “anti-finanza” del club degli ottimati hanno benedetto le proteste incastonando due perle con tanto di supercazzola: «La protesta dei giovani indignati è per molti aspetti comprensibile», ha detto il presidente della Ferrari SpA Luca Cordero di Montezemolo; «I giovani hanno ragione a essere indignati. Se la prendono con la finanza come capro espiatorio, li capisco, hanno aspettato tanto: noi all’età loro non l’abbiamo fatto», ha invece affermato il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi. Con tanti saluti ai giovani manifestanti della Repubblica italiana fondata sul lavoro! Benissimo, i consigli vanno sempre ascoltati e seguiti. Chissà come la penseranno quando gli “indignati” manifesteranno sotto le loro ville, come già a New York, Londra, Francoforte, Madrid, Atene…

DEBITO PUBBLICO, AGOSTO: 1.899,553 miliardi di euro

Il debito pubblico italiano, riferito al mese di Agosto 2011, in valori assoluti, raggiunge quota 1.899,553 miliardi di euro contro i 1.911,807 miliardi di euro già registrati nel mese di Luglio. Prosegue la crescita delle entrate dell’erario nel periodo gennaio-agosto 2011 in cui  il gettito si è attestato a 258,241 miliardi di euro, +4,2 miliardi di euro confrontandolo allo stesso periodo del 2010. A trainare le entrate, cresciute dell’1,7% rispetto al periodo precedente, sono le imposte dirette che ammontano a 138,27 miliardi di euro (+257 milioni, +0,2%), e quelle indirette che risultano pari a 119,97 miliardi di euro (+3,9 miliardi di euro, +3,4%). È quanto risulta dal Supplemento al Bollettino Statistico n°51 del 14/10/2011 di Bankitalia dedicato alla Finanza pubblica. Ma il cielo è sempre più blu…

Un governo che morirà di fiducia

La Camera di Sodoma ha confermato la 51ª fiducia al governo Berlusconi (già battuto 91 volte dall’inizio della XVI legislatura) con 316 voti favorevoli e 301 contrari. La maggioranza richiesta era di 309 voti. «Avrò la fiducia dopo aver sventato la figuraccia dell’opposizione che ha sbagliato i suoi calcoli» aveva detto il Capobanda, prima del voto. Proteste e lanci di uova da parte dei giovani “indignati” in piazza Montecitorio. Le prime novità nel “governo del fare” dopo il voto di fiducia sono arrivate dal Cdm nel pomeriggio, che ha nominato i basisti Katia Polidori e Aurelio Misiti come viceministri, mentre Giuseppe Galati dei Cristiano Popolari è diventato sottosegretario all’Istruzione. Il senatore Pdl, Guido Viceconte, sarà invece sottosegretaro all’Interno. Il mercato delle vacche continua…

La “zuppa inglese” di Ignazio e l’ignoranza italica fatta persona

Laureati d’Italia, ecco in che mani è caduta la vostra Patria… 

L’inglese secondo il ministro della Difesa (governo Berlusconi IV), Ignazio La Russa:

[Video YouTube da Alessandrofiorani1]

L’inglese secondo l’ex ministro dei Beni Culturali (governo Prodi II), Francesco Rutelli:

Digiamolo. Capaci di destreggiarsi nei più complessi problemi e stagnazioni politiche, anche quando la posizione dei propri seggi sembrano vacillare, Ignazio e Cicciobello si trasformano in funamboli, ballerini, equilibristi, cavallerizzi, spesso impegnati nei propri numeri insieme ad altri politicanti, intenti talvolta a sorreggerne le sorti, altre a condividerne le pene, altre ancora a bersagliare il loro già precario equilibrio. Ma è il clown, profeta e annunciatore del circo fra il popolo, il personaggio più bistrattato nelle vesti di Ignazio e Cicciobello, null’altro che un pagliaccio alla faccia degli elettori: allo stesso tempo appartenente al gran circo della politica e contemporaneamente del carnevale, maschera e camuffamento della persona, improbabile protagonista dalla ridotta credibilità, e come sempre più semplice espediente per bistrattare un nemico: pagliacci!

UN GOVERNO DI CIALTRONI ALLA CANNA DEL GAS

Per la Corte dei Conti, i conti non tornano. Lo ha detto lo “special one” della magistratura contabile, il presidente Luigi Giampaolino, nel corso dell’audizione sul provvedimento alla Commissione finanze della Camera, rivelando il Quarto segreto di Fatima, e facendo notare che una parte delle coperture quali l’aumento dell’Iva al 21% e delle aliquote sulle rendite finanziarie, sono già state utilizzate dal decreto di agosto. Le incertezze riguardano la “molteplicità e rilevanza” degli “obiettivi perseguiti” che rischiano di generare “un conflitto nella destinazione delle risorse acquisibili”. Gli obiettivi sono sostanzialmente due: la riforma tributaria e la messa in sicurezza dei conti pubblici. In pratica, la Prima parte del segreto, parlava della visione dell’inferno, raccontando appunto di un grande mare di fuoco, con demoni e anime. Anime in pena. Quanto all’eliminazione dell’Irap, invece, è di “ardua realizzazione” ed è in contrasto con il federalismo fiscale, che “attribuisce alle regioni, nell’ambito della loro autonomia impositiva, la potestà di ridurre l’aliquota. L’aspetto del “confine e il raccordo” rispetto all’impianto federalista è, ha detto il presidente Giampaolino, “poco chiaro”, così come la previsione normativa che prefigura l’introduzione dell’imposta sui servizi “si limita a dettare il principio della concentrazione e della razionalizzazione in un’unica obbligazione fiscale e in un’unica modalità di prelievo di una sommatoria di tributi ma senza indicare il presupposto di imposta”. La Seconda parte del segreto è una specie di continuazione del precedente. Il Terzo segreto parla invece della Penitenza e del sacrificio dei martiri: un testo però, avvisa la Corte, va approvato e anche “in tempi stringenti”, per impedire che “risulti inevitabile l’attivazione della clausola di salvaguardia”. Se non diventano operative le nuove misure, infatti, dovrà essere applicata la clausola inserita nella misura di agosto, che prevede un taglio del 10% a tutte le agevolazioni. L’altra grande imperfezione della riforma fiscale, il Quarto segreto di Fatima, è il taglio della spesa sociale, che, così come è prefigurato, è “difficile da percorrere”, perché finirebbe per colpire i ceti più deboli e in più avrebbe gli stessi effetti negativi per l’economia del Paese “di quelli derivanti da un prelievo fiscale eccessivo e distorto”. Incredibile scoperta. Ma il peggio doveva ancora arrivare…

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U$A, i licenziamenti “d’oro” di Bank of America

Nonostante la crisi, le polemiche e i tentativi di imporre discipline più stringenti, la principale banca degli Stati Uniti non rinuncia a politiche sulle remunerazione che stridono con le condizioni di grande difficoltà in cui versa ancora oggi l’economia reale. Bank of America, istituto che sta cercando di limitare i costi di esercizio lasciando senza lavoro circa 30 mila persone, ha deciso infatti di pagare alla sua ex responsabile della divisione di wealth-management la cifra di 6 milioni di dollari. Si tratta di Sallie Krawcheck, che è stata licenziata il mese scorso, e che intascherà 850 mila dollari come salario base, e altri 5,15 milioni a titolo di bonus una tantum: il maxi-pagamento le sarà conferito nel corso del 2012. Allo stesso modo, un altro top manager costretto alle dimissioni, Joseph Price, riceverà complessivamente 5 milioni di dollari. Si tratta di cifre che non possono essere accettate di buon grado dall’opinione pubblica, vista l’attuale condizione del mercato internazionale e locale. Ma che anche all’interno della stessa BofA faranno storcere il naso, dal momento che lo stesso board del gruppo ha spiegato di voler operare una riduzione dei costi draconiana, tagliando le spese legate al consumer banking del 56% (per un risparmio calcolato in 5 miliardi di dollari). La rinuncia alle due figure professionali era stata annunciata dall’istituto di credito lo scorso 6 settembre.

da VALORI