Il San Raffaele ha fatto crack

Game Over. La procura di Milano ha depositato l’istanza per chiedere il fallimento dell’ospedale San Raffaele, gravato da circa 1,5 miliardi di debiti. È stata fissata al prossimo 12 ottobre l’udienza davanti al Tribunale fallimentare di Milano per discutere della richiesta di fallimento per il gruppo ospedaliero San Raffaele  (le banche creditrici sono esposte con il gruppo ospedaliero per un totale di circa 225 milioni più i leasing, per complessivi 400 milioni su un indebitamento complessivo di 1,5 miliardi) formulata dai pm Luigi Orsi e Laura Pedio. La richiesta di fallimento della Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor,  scrive il procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati «È innanzitutto finalizzata all’intento di arrestare ulteriori dissipazioni patrimoniali, ma è altresì orientata a perseguire l’interesse pubblico nella sfera del quale rientra la posizione dei soggetti a vario titolo coinvolti in questo grave default, quali i creditori, i dipendenti, i collaboratori e gli stessi utenti del servizio sanitario gestito dalla Fondazione». «Dagli atti acquisiti – prosegue – emerge lo stato di insolvenza della Fondazione, dato non controverso, tanto che il CdA ha pubblicamente dichiarato di voler presentare un ricorso per l’ammissione al concordato preventivo, proposito che finora non risulta essersi concretato». «A fronte di una situazione, preferibilmente suscettibile di ulteriore aggravamento, si è imposta una richiesta, quella che la legge fallimentare affida al pubblico ministero, orientata a perseguire l’interesse pubblico, sotto molteplici profili». Il manager di Dio, don Luigi Maria Verzè, l’eretico sacerdote che ha osato sfidare la dottrina ufficiale della Chiesa (e la Banca Vaticana) di fatto estromesso dalla gestione diretta del suo ospedale ha finito di fare miracoli. Sarà punito come traditore? Si narra che nel nono cerchio dell’inferno dantesco (Canto XXXIII) la pena dei traditori è perfettamente commisurata al loro peccato: essi sono condannati a restare per l’eternita immersi nel ghiaccio cosi come, in vita, ebbero un animo tanto gelido e duro da arrivare a tradire quelli che dovrebbero essere gli affetti ed i legami piu cari e piu sacri per ogni uomo. Tarcisio Bertone docet. La bocca sollevò dal fiero pasto…

9/11, IN G✡LD WE “TOWERS”

L’11 settembre è il 254° giorno del calendario gregoriano (il 255° negli anni bisestili). Osama bin Laden è stato ucciso. Lo ha confermato lui stesso in un video diffuso da Al Jazeraa. Nel decennale delle guerre colonialiste e imperialiste atlantiche mosse dai soliti interessi delle multinazionali americane, i due architetti giapponesi delle Torri Gemelle di New York, Hiroshima e Nagasaki, hanno osservato un minuto di silenzio. Mancano 111 giorni alla fine dell’anno…

Ite, “IVA” est

I senatori radicali Emma Bonino, Marco Perduca e Donatella Poretti hanno depositato, lunedì 29 agosto, alcuni emendamenti alla manovra correttiva del Governo, tra i quali l’abrogazione dell’esenzione Ici per locali pertinenti a edifici di culto ove si svolga attività anche commerciale e l’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti. Sabato scorso, in commissione Bilancio del Senato, gli emendamenti sono stati incredibilmente RESPINTI. Han votato contro l’emendamento per l’abrogazione dell’esenzione dell’imposta il Pdl, Lega, Udc e Fli, mentre si è astenuta Idv (in Senato ha valore di voto contrario). La maggioranza dei senatori PD non ha partecipato al voto ad eccezione di tre membri che hanno votato a favore. Stesso discorso per l’abrogazione totale del finanziamento pubblico ai partiti. Nessuno dei tagliaborse parlamentari ha dato spiegazione sul perchè abbiano votato contro questi due privilegi mentre si rapinava il popolo italiano di una seconda manovra finanziaria in poco più di sessanta giorni. In silenzio, come ben si addice a ladri e borsaioli…

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UNA FARSA, IN UN PROLOGO E QUATTRO ATTI

Si può? Signore! Signori! Scusatemi se da sol me presento. Io sono il prologo: poichè in iscena ancor le antiche maschere mette l’autore, in parte ei vuol riprendere le vecchie usanze, e a voi di nuovo inviami. Ma non per dirvi come pria: «Le lagrime che noi versiam son false! Degli spasimi e de’ nostri martir non allarmatevi!». Nella seduta n°600 di ieri, i parrucconi imbellettati del Senato hanno approvato il maxiemendamento della manovra, con testo modificato per la quarta volta, interamente sostitutivo dell’articolo unico del ddl n°2887 di conversione in legge del decreto-legge 13 agosto 2011, n°138, recante “Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo”, uscito dalla commissione Bilancio e sul quale il Governo aveva posto la fiducia (49ª volta nella XVI Legislatura). I sì sono stati 165 (Pdl, Lega, Coesione Nazionale), i no 141 (Pd, Idv, Udc, Terzo Polo, Mpa) e 3 astenuti, su 309 votanti. L’entità complessiva della manovra sale a 54,265 miliardi di euro nel 2013, anno in cui dovrà essere raggiunto il pareggio di bilancio.

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Frattini, un ministro irrimediabilmente in ritardo sulla stupidità

«Gheddafi è ormai certamente finito ma costituisce ancora un pericolo per la sicurezza della Libia e dei cittadini. Ecco perchè la missione della Nato sta continuando». È quanto ha affermato oggi il ministro (inutile) Franco Frattini a margine di un incontro alla festa del Pdl Atreju. Sulla possibilità che il colonnello abbia delle armi chimiche, come sostenuto anche dallo stesso rais, Frattini ha osservato che si tratta «della solita propaganda, della propaganda della disperazione». In Iraq, invece, la “solita propaganda della disperazione” (made in Usa), ha solamente provocato 1,5 milioni di civili morti e un’epidemia di danni genetici causata dalle armi al fosforo bianco degli americani, che nel 2004 attaccarono due volte la città irachena di Falluja. Ci sono momenti nella vita che non ci si rende conto di essere ridicoli e goffi, non si possono cancellare dal curriculum, poi ti svegli, li ricordi con un pò di vergogna, ma la vergogna per questi cialtroni che si spacciano per politici è qualcosa che attacca dopo.

8 SETTEMBRE 1943, L’ONORE: IL PIÙ ALTO BENE

Ore 18:30 in Italia dell’8 settembre 1943: Radio Algeri trasmette il testo dell’armistizio del generale americano Dwight D. Eisenhower: «Il governo italiano si è arreso incondizionatamente a queste forze armate…». A Berlino apprendono la notizia e chiedono notizie a Roma. Mentre in tutto il mondo viene trasmesso il comunicato, l’arrivo della notizia a Roma ha del comico: nella sala delle riunioni, presenti il re Vittorio Emanuele III e il maresciallo Pietro Badoglio, un ufficiale del Regio Esercito (maggiore Marchesi) annuncia loro che “…da oltre un’ora il comunicato di Eisenhower è già stato letto alla radio”. Cioè che la resa incondizionata dell’Italia la conoscono in tutto il mondo. Non ci sono più dubbi sul comportamento dell’Italia con la Germania alleata: è tradimento! Le tragiche vicende che seguirono il tradimento ottosettembrino (per la vulgata patriottarda è armistizio) non a caso originarono un nuovo verbo nella lingua inglese: “to badogliate”, che indica «un’azione maldestra, ambigua, pasticciata, furbastra, venata di tradimento: qualcosa di molto italiano secondo i peggiori luoghi comuni sulla propensione agli intrighi e alla doppiezza».

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IL MITO PREFABBRICAT✡ DELLA MINACCIA ARABA

«L’ho chiesto chiaramente all’Italia, lo chiedo all’Europa: bisogna riconoscere uno Stato palestinese, perché adesso fra Israele e Palestina bisogna costruire la pace, non continuare semplicemente a gestire in eterno un processo che non porta da nessuna parte». Queste sono state le prime parole di  Nabil el Arabi, ex ambasciatore Onu, ministro degli Esteri del nuovo governo egiziano, e nuovo segretario generale della Lega araba. Dalla recente riunione dei ministri esteri Ue a Sopot (Polonia) è emerso che l’Italia, assieme a Germania, Repubblica Ceca, Olanda e Danimarca, i “principali alleati di Israele in Europa”, s’è opposta all’iniziativa mentre altri Paesi hanno espresso posizioni più aperte. Ormai da tempo lo Stivale ha servilmente ceduto alle ingerenze politiche di quelle strutture lacrimevoli che rispondono al nome di Comunità ebraiche, divenendo totale vassallo dei sionisti, assecondando questo “tutt’uno” sia nelle decisioni di politica estera, sia nelle scelte interne. Il governo Berlusconi, non a caso in pellegrinaggio in Israele, si è, ancora una volta, prostituito al boia sionista, e per voce del ministro “gentile” Franco Frattini, si è schierato (ma non è una novità) contro la possibile proclamazione d’indipendenza dello Stato di Palestina, che l’Olp dovrebbe fare alle Nazioni Unite dal 20 settembre con un discorso del presidente Abu Mazen.

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I SINDACATI RIFORMISTI E IL “MITO DI PANDORA”

Premesso che gli scioperi contro il padronato, le richieste di aumenti salariali, il problema della povertà in Italia o nel mondo, le richieste di investimenti per la sanità o per le famiglie sono tutti problemi a valle del grande problema: il signoraggio della moneta. Le astronomiche cifre sottratte sono rapinate dal potere bancario, esercitato da personaggi che nessuno elegge o controlla. La Costituzione della Repubblica Italiana [Il corporativismo/1, Ritilio Sermonti, introduzione di Nicola Cospito] recita al primo articolo “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”. Parole sempre meno convincenti in tempo di delocalizzazioni selvagge e traguardi epocali in fatto di disoccupazione. Nella italietta berlusconiana, ormai in disfacimento, a fronte di un aumento vertiginoso della disoccupazione, quella giovanile ha conquistato la vetta e i giovani che si vedono rubare il futuro, a meno che non abbiano santi in Paradiso come qualche leghista d’acqua dolce, quando possono, preferiscono, fuggire all’Estero, in cerca di un avvenire dignitoso. A pochi, anche a causa di un massiccio bombardamento massmediatico, viene in mente che se crisi c’è, è imputabile a precise responsabilità attribuibili senza ombra di dubbio a classi dirigenti sempre più indegne di questo nome. Come si comporta l’ordinamento per tutelare i diritti dei Lavoratori che vengono definiti, con un pietoso eufemismo, “atipici”? Con le consuete modalità che la democrazia capitalista impone: equità nell’enunciazione dei principi e rapina nella sostanza. Le ammucchiate bastarde con il governo neoliberista, antipopolare e antinazionale del tycoon televisivo Silvio Berlusconi, tra carovane di padroni, inquilini di Palazzo e sindacati collaborazionisti (“parti sociali”), disponibili al compromesso riformista della contrattazione, porteranno i Lavoratori a un massacro sociale inevitabile e di tali dimensioni che affosserà definitivamente l’attuale finta opposizione di centrosinistra (“governo ombra”), necessaria per tenere a freno lo scontro sociale, che altrimenti si scatenerebbe in forme imprevedibili. D’altronde Berlusconi non è l’unico parassita a voltare gabbana col girare del vento. In parlamento siedono vagonate di sindacalisti che cursus honorum hanno scoperto una nuova giovinezza. Il segreto sta nella capacità di sapersi svendere. Il problema si pone, dal momento che i licenziamenti più facili, cioè partoriti dalla peggiore specie di statisti e giuristi asserviti al liberalismo economico, diventano incondizionatamente anticamera allo smantellamento dello stato sociale. La concezione del Lavoro, piaccia o non piaccia ai parrucconi imbellettati, deve essere intesa non solo come mezzo per procurarsi da vivere, ma come dovere sociale di contribuire alla prosperità e potenza della Nazione. Rimane solo la speranza. Tant’è!

VOGLIONO IL SANGUE DEI LAVORATORI

Via libera della Commissione Bilancio del Senato alla manovra. La Commissione ha votato il mandato al relatore e il decreto, modificato, approderà da martedì all’Aula del Senato. L’assemblea ha tempo fino a sabato per l’ok definitivo, poi il provvedimento passerà alla Camera. La porcata è contenuta nell’emendamento di maggioranza 8.16 all’articolo 8 proposto dal senatore Gilberto Pichetto Fratin (PDL): 2-bis. Fermo restando il rispetto della Costituzione, nonché i vincoli derivanti dalle normative comunitarie e dalle convenzioni internazionali sul lavoro, le specifiche intese di cui al comma 1 operano anche in deroga alle disposizioni di legge che disciplinano le materie richiamate dal comma 2 ed alle relative regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro. Le intese sottoscritte a livello aziendale o territoriale, è stato deciso dal Senato, possono derogare a leggi sul lavoro, comprese quelle sul licenziamento, e alle relative norme contenute nei contratti nazionali. Resta salvo il rispetto della Costituzione, dei vincoli derivanti dalle normative comunitarie e dalle convenzioni internazionli sul lavoro. Sarà possibile licenziare senza giusta causa se il sindacato aziendale è d’accordo.

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Bye Bye, Afghanistan!

«Luglio 2011 non è la data del ritiro dall’Afghanistan ma l’inizio di una riduzione molto graduale delle forze americane, provincia per provincia in base alle condizioni». Sono state le ultime parole di Richard Holbrooke, uomo di fiducia di Obama in Afghanistan, durante un’intervista alla trasmissione di Rai3 “In 1/2 ora”. Era il 17 ottobre 2010. Il diplomatico americano è morto per un infarto il 13 dicembre 2010 a Washington. A quasi 10 anni dall’inizio dell’invasione atlantica in Afghanistan (07 ottobre 2001), il premio Nobel per la pace orwelliana Barack Obama in un discorso alla nazione e al mondo aveva annunciato che 33.000 soldati Usa sarebbero tornati a casa entro settembre 2012: «Stiamo raggiungendo i nostri obiettivi. Come risultato, a partire dal prossimo mese, potremo rimuovere 10.000 soldati dall’Afghanistan entro la fine dell’anno, e porteremo a casa un totale di 33.000 soldati entro settela prossima estate». Era il 22 giugno 2011. Secondo un accordo, ancora mantenuto segreto tra Washington e Kabul, le truppe d’invasione atlantica non lasceranno l’Afghanistan prima del 2024. La prospettiva di un tale accordo è stata accolta negativamente tra i Paesi vicini dell’Afghanistan, l’Iran e il Pakistan. Un primo ritiro delle truppe americane però è già iniziato: 650 soldati, appartenenti al 113° e 134° unità di Cavalleria “Iowa National Guard” dispiegati nella provincia di Parwan a nord-est di kabul. Era il 13 luglio 2011. Da oggi, alla fine dell’anno mancano ancora 118 giorni, e rimane da imbarcare per il rientro solo 9.350 soldati. Che si aggiungeranno ai 1.756 già rientrati dentro una bara avvolta in una bandiera, all-inclusive (310 dall’inizio del 2011 e 69 nel solo mese di Agosto). War is Peace, Freedom is Slavery, Ignorance is Power…

San Raffaele, la “creatura” da 1,5 miliardi di debiti

Nelle settimane scorse ne avevamo già parlato, oggi, non possiamo non tornare sull’argomento, visto che i debiti accumulati dall’ospedale San Raffaele, nella formigoniana Lombardia, hanno raggiunto la cifra record di 1.476 miliardi di euro. Dall’esame dei conti effettuato dal CdA della Fondazione Monte Tabor «targato» Banca Vaticana, la holding che guida il Gruppo, è emerso che i debiti hanno sfiorato il miliardo e mezzo di euro (500 milioni in più dalle stime iniziali), di cui 431 milioni di euro legati a leasing, factoring e garanzie connesse, cioè passività relative a garanzie concesse dalla Fondazione per conto di società del Gruppo. Per la prima volta è stata certificata nei bilanci una voragine di 210 milioni di euro. E dato che il tempo stringe ai superconsulenti, Enrico Bondi e Renato Botti – assistiti dall’avvocato Franco Gianni – restano soltanto due settimane per scongiurare di dover portare in Tribunale i libri del gruppo ospedaliero fondato da don Luigi Maria Verzè (il “Maria” se lo è aggiunto lui).

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Mitologia e folklore dello “STATO SPAZZATURA” in saldo

Nella narrazione collodiana, Pinocchio, disturbatore dell’ordine, viene rilasciato e “a furore di folla” con un atto assolutamente arbitrario delle istituzioni viene incriminato l’innocente Geppetto. Quanto alle serate di Arcore, gli “onesti” continuano a ripete che si è sempre trattato di “cene normali” in cui il Capobanda assieme ai suoi più fidati basisti cantava e raccontava le solite barzellette. Mancavano le “Vergini che si offrono al Drago“, tipe smorfiose truccate da puttanazze, con dei tacchi che quando camminano fanno rumore come caprette. La sua casa (ne ha già venti) è in un quartiere di vialetti e casette che sembrano di zucchero, ognuna con veranda, giardino con cane accucciato e macchina parcheggiata. Sulla soglia, gendarmi sottopagati dallo Stato, a far da cornice all’evento. Il Gendarme, carabiniere burattino, si limita ad obbedire ad un ordine: ordine arbitrario dell’Autorità, fonte di Giustizia non Giusta. Il Carabiniere del racconto quindi si attiva in virtù di un dovere: il dovere di mantenere l’ordine in caso di circostanze eccezionali eventualmente dannose. Dovere che, almeno in questo caso, non introduce Giustizia. L’appuntamento per la festa annunciata al termine del vertice di Arcore tra Pdl e Lega è durato poche ore: la discussione sulle pensioni, dopo la sollevazione popolare seguita all’ipotesi di non conteggiare ai fini del ritiro dal lavoro gli anni della laurea e il servizio militare (obbligatorio), è stata una marcia indietro a tempo di record. Erano tutti a proprio agio, la loro rassicurazione per gli Italiani prendeva fiato in una casa per bene, coi quadri di Previti alle pareti e libri di Dell’Utri sui ripiani. Un’ora dopo la festa era al culmine: il Governo degli “onesti” aveva già massacrato le balle a metà degli italiani.

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BANCHE FALLITE NEGLI USA: Agosto 2011

Mentre dall’inizio dell’anno i posti di lavoro nel settore bancario del Vecchio Continente sono stati ridotti (leggasi licenziamenti) di ben 72.000 unità (ultima in ordine di tempo è la scandinava Nordea, istituto di credito svedese che ha annunciato la soppressione di 2.000 posti di lavoro, 6% del totale; Germania: Commerzbank 7.000 (11%), HSH Nordbank 900 (30%); Italia: Intesa Sanpaolo 4.000 (5%); Paesi Bassi: ABN Amro 2.350 (9%); Regno Unito: HSBC 30.000 (10%), Lloyds Banking Group 15.000 (14%), Barclays 3.000 (2%); Spagna: Bankia 2.900 (10%); Svizzera: UBS 3.000 (5,4%), Credit Suisse 2.000 (4%), segno che il sistema ancora non ha trovato la stabilità necessaria per fermare l’emorragia occupazionale che è in atto ormai da anni, nello scorso mese di Agosto altri 7 istituti di credito sono andati ad aggiungersi al lungo elenco dei fallimenti bancari negli Stati Uniti. A chiudere i battenti dall’inizio della crisi dei mutui subprime sono state 393 banche68 (2011); 157 (2010); 140 (2009); 25 (2008); (2007).

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