GHEDDAFI. È CACCIA ALL’UOMO

Da Malta, Abdul Karim Bazama, il capo della sicurezza del Consiglio transitorio nazionale libico, ha fatto sapere che i ribelli danno la caccia ad una carovana di una decina di blindati con i quali Muammar Gheddafi tenta la fuga. Poche ore prima, l’intelligence era sicura che il Colonnello stesse fuggendo in un convoglio di sei Mercedes blindate verso l’Algeria. Poi era arrivata la smentita dal governo algerino. Per il giornale inglese “Daily Mail”, Gheddafi si è rifugiato ad Harare, dov’è arrivato con un jet della Zimbabwe Air Force mandatogli dal presidente Robert Mugabe. Fino a questo momento, Gheddafi è riparato in Venezuela, in Sudafrica, in Algeria e nello Zimbabwe. È anche rifugiato in un bunker segreto di Tripoli o di Sirte e sta girando in tondo con un corteo di veicoli blindati. I cacciabombardieri Nato hanno preso di mira la base militare di Salah Dein (si credeva ospitasse Khamis Gheddafi, il figlio che comanda la 32esima brigata delle forze speciali), bombardano Sirte e Tripoli (per colpire il Colonnello) ed altre aree “strategiche” per impianti militari o petroliferi come Ras Lanuf, El Assah, Okba e Al Aziziyah. Per gli agenti francesi era sicuro che Gheddafi fosse a Sirte, scatenando un intenso bombardamento. Dopodichè il ministro britannico della Difesa, Liam Fox, aveva giustificato i missili sparati su edifici “sospetti” e le bombe lanciate in un’area dove non c’era nemmeno l’ombra del Raìs, dichiarando alla Bbc: “Non è questione di trovare Gheddafi, ma di assicurare che il regime non abbia la capacità di continuare la guerra contro il popolo libico”.

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IL “BACI✡ DI GIUDA” E L’EX SOCIO DI BERLUSCONI

Qui si narra il segreto della rivelazione che Gesù fece parlando con Giuda Iscariota…”. Inizia così la prima pagina di un fragile manoscritto in papiro che rilegge in modo radicalmente diverso la vicenda del “traditore” più odiato della storia e lo trasforma nel più fedele discepolo di Cristo. Dalla testimonianza del pentito Giuda Iscariota, il mandante è senza ombra di dubbio Berlusconi. Il Trattato Italia-Libia di amicizia, partenariato e cooperazione è stato firmato il 30 agosto 2008. Il Trattato stabilisce inoltre che il  30  agosto, anniversario della firma, sia proclamato “Giornata dell’Amicizia italo-libica”. Martedì 30 agosto 2011 si avvicina e non ci sarà niente da festeggiare perchè la Repubblica Italiana ha tradito la Grande Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista, ha sospeso unilateralmente il Trattato e ha preso parte all’aggressione militare e criminale NATO, che ha causato già centinaia di vittime libiche civili, tra cui donne, anziani e bambini, violando l’articolo 11 della Costituzione. Ma i nostri servi politici continuano a mentire spudoratamente e a parlare di “azione umanitaria a difesa dei civili”.

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IN PRINCIPIO È STATO IL SI✡NISM✡

Il peccato originale di Israele è il sionismo, l’ideologia razzista secondo cui uno stato ebraico avrebbe dovuto rimpiazzare la vecchia Palestina. Alla radice del problema sta la struttura esclusivista del sionismo nella quale solo gli ebrei sono trattati come cittadini di prima classe. Sembra incredibile quanto si diventa felicemente cretini nello sfogliare i quotidiani italioti, per di più quelli asserviti all’establishment ebraico, che grazie alla campagna molto efficace nel sopprimere le informazioni pregiudizievoli verso Israele, mirano a rimuovere dalla  memoria dei lettori i crimini del boia sionista in Medio Oriente. Una propaganda quotidiana, controllata dall’occhio vigile della censura. Se l’Italia non brilla nelle classifiche internazionali per libertà di stampa, è soprattutto dovuto alle assidue genuflessioni di incensatori ruffiani che non riescono a vedere oltre la punta del loro naso adunco. Infatti, per occultare i massacri dei Palestinesi, che con cadenza sistematica vengono compiuti da Israele, fanno ricorso all’accusa strumentale di antisemitismo giocando sulla confusione tra ebraismo e sionismo. Ecco che impulsivamente animati dalla loro irrefrenabile tendenza servile, fanno a gara per favorire al meglio il servigio, ergendosi inquisitori sulla base dell’antica dottrina della «superiorità morale» ebraica.

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ITALIA, IN PIEDI!

Il mondo è cambiato e con esso il suo linguaggio. Cos’è la lingua? L’idea di lingua, tuttavia, è ovvia solo all’apparenza. È ovvia in quanto tutti sanno che cos’è una lingua: uno strumento che ci permette di comunicare. È un mezzo usato in modo naturale per raggiungere un determinato scopo. Tutti sanno che ogni lingua è diversa da un’altra. Ognuno di noi, quando parla, utilizza la lingua in modo diverso, ossia in modo del tutto personale e originale. Ma al di là di questa semplicità fittizia, dietro al concetto di lingua si nasconde una realtà ben più complessa. Strettamente legato a quest’ultima considerazione, sulle differenze a livello del singolo individuo, è il problema del rapporto fra lingua e linguaggio.

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Metodi di assassinio SI✡NISTI e “cordoglio” dei loro complici

Riguardo al post pubblicato ieri, per chiarire questa sintesi, è necessario richiamare un’altra forma di terrorismo, più dolce, quella che si può definire con precisione terrorismo intellettuale: il Presidente della Repubblica italiota Giorgio Napolitano si è precipitato ad esprimere al Presidente israeliano Shimon Peres il proprio cordoglio per l’attentato di Eilat, affermando di essere “profondamente costernato e sdegnato per gli esecrabili attentati terroristici di Eilat, che hanno mietuto vittime inermi e causato il ferimento di soldati e civili”. Venerdì scorso, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, aveva detto: «Noi abbiamo una politica di strappare un prezzo molto alto da chiunque ci provochi dei danni». Per commettere il loro crimine di furto delle Terre e di genocidio, i boia sionisti hanno bisogno di neutralizzare l’opinione pubblica internazionale, di paralizzarla, con iniezioni regolari di «memoria olocaustica» e di racconti mitologici sulla «sofferenza» supposta degli ebrei nella storia dell’Europa tanto da compiacersi lacrimevolmente del fatto che qualcunoil fascista riabilitato Fini – spinga il suo occhiuto servilismo fino a coniare la formula «dell’Europa delle cattedrali e delle sinagoghe», mirabile sintesi in chiave di fantastoria. Si tratta di creare un sentimento di colpevolezza che i sionisti utilizzano da leva per ottenere i vantaggi e le complicità di cui hanno bisogno per perpretare i loro sanguinari disegni.

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NUOVI STRUMENTI DI MORTE DEL BOIA SI✡NISTA

Si potrebbero riempire volumi e volumi se si volesse fare la cronaca completa delle violazioni dei diritti dell’uomo messe in atto giornalmente dai mezzi di repressione sionisti - esercito, aviazione, polizia, leggi razziste, tribunali di parte, torturatori nei campi e nelle prigioni, impiego di armi vietate comprese le bombe al fosforo. Aggiorniamo il bilancio degli ultimi giorni: un bambino palestinese di 10 anni sprangato da 13 coloni dell’avamposto ebraico di Ramat Migron; e l’uccisione di altri 3 palestinesi, nella notte tra sabato e domenica, in un raid aereo nella Striscia. Salgono a 15 le vittime, da giovedì scorso, tra cui un bambino di 2 anni (in foto), Islam Qreiqe’, fatto a pezzi da un missile lanciato da un drone in Ath-Thaltheen Street, insieme ad altri tre civili palestinesi, tutti orrendamente mutilati. La stampa italiota al soldo del boia sionista cita il fatto in due righe e continua a parlare di “rappresaglia” di Israele contro i “terroristi” palestinesi. L’articolo di fede più importante rimane che Israele sia vittima sfortunata del terrorismo, di attacchi militari, di odio implacabile e irrazionale. La cosa notevole in questo macabro bilancio di morte è che il terrorismo sionista, che continua a manifestare impunemente le sue tendenze sanguinarie, non è riuscito a piegare i palestinesi. Oggi, l’esercito sionista uccide tutti i giorni civili palestinesi, senza altra ragione se non quella di mantenere l’atmosfera del terrore. I loro metodi di assassinio si sono arricchiti di un nuovo strumento di morte: il servile silenzio dell’informazione. Come si vede, il progresso esiste

Warren Edward Buffett, la morale dello squalo

«While the poor and middle class fight for us in Afghanistan, and while most Americans struggle to make ends meet, we mega-rich continue to get our extraordinary tax breaks (Mentre i poveri e la classe media combattono per noi in Afghanistan, mentre la maggior parte degli americani stenta ad arrivare a fine mese, noi mega ricchi continuiamo a goderci nostri sgravi fiscali straordinari)». Lo ha dichiarato il plurimiliardario (patrimonio 2010 stimato in 524,946.00 $ e terzo uomo più ricco al mondo) Warren Buffett – ad del colosso assicurativo Berkshire Hathaway – sul The New York Times. Premesso che la guerra afghana, oltre a garantire il controllo delle mafie occidentali sul traffico d’oppio, dirige la politica degli interessi delle compagnie assicurative e petrolifere dei guerrafondai giudei-statunitensi, convoglia gran parte delle attenzioni dell’inebetito pubblico teledipendente verso quel potere demoniaco che utilizza la stampa ad esso asservita per allontanare da sè ogni sguardo indiscreto. Così le dichiarazioni di voraci squali dell’Alta finanza, diventano strumenti utilissimi per diffondere la pratica della morale. Quando un super-ricco come lui (nel 2006 ha donato 37 miliardi $ in azioni benefiche alle popolazioni del Terzo mondo) predica di tassare i ricchi, c’è da dubitare. Gran parte del suo reddito (imposte federali 2010: 6,938,744 $) proviene da plusvalenze, i profitti derivanti da investimenti, e sono tassati al 17,4% dell’imponibile. Leggendo l’articolo, guarda caso, non si può fare a meno di notare come in nessun modo Buffett, il re della speculazione internazionale, proponga che il suo tasso d’imposta sul reddito debba essere aumentato di un solo punto percentuale. Detta così quindi la cifra farebbe pensare a un mucchio di soldi (tant’è!), ma tale importo è notevolmente inferiore a quello versato da chi lavora nel suo ufficio, con un carico fiscale che varia da 33% al 41%. Una beffa per tutti gli americani che stavano lentamente riprendendo la fiducia nella capacità del Congresso di affrontare i problemi fiscali del paese. La linea di fondo, invece, è che il buco fiscale degli Stati Uniti è così grande che alla fine (miliardari esclusi), a pagare più dei ricavi, sarà solo la classe media lavoratrice americana. Con tanti saluti a quella giustizia sociale tanto predicata dal maggiordomo di Wall Street, Barack Obama.

90 ANNI, ONORE E GLORIA A RUTILIO SERMONTI

Lo staff del blog è onorato di augurare buon compleanno a Rutilio Sermonti (Roma, 18/08/1921), ex combattente RSI, un italiano che ha sempre amato la sua Patria. A 90 anni, esempio di coerenza e di umiltà per tutti coloro i quali hanno avuto il privilegio di conoscerlo. In alto i cuori!

Lettere al blog. Giriamo ai lettori del blog la mail di A.P. del Centro Studi Socialismo Nazionale, che scrive: Oggi è stata una giornata particolare, emozionante come ogni altro incontro con Rutilio, un’occasione per festeggiare i 90 anni di un uomo che considera il suo compleanno, come un semplice giorno in più della sua vita normale, come la definisce lui. Sappiamo bene che così non è, sappiamo che gli uomini di quella forgia non sono normali, quantomeno per lo standard di oggi, forse normali lo erano al tempo del “male assoluto”, oggi nella loro semplicità, nel piattume che avvolge noi, loro diventano eroi. Rappresentano la proiezione di un mondo a noi sconosciuto, che per quanto studiato e raccontatoci, noi non abbiamo vissuto; loro sì, e la differenza salta agli occhi. Il loro essere normali è per noi straordinarietà perché viviamo nella mediocrità.

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Il Parlamento degli “onesti” e dei “papponi” di Stato

La politica non è semplicemente un male necessario, è un bene realistico. La polis greca costituisce forse il primo esempio di società in cui la divisione del lavoro era accompagnata da una divisione di interessi (o alternative speculative) in misura sufficiente da rendere la politica una risposta plausibile al problema di governare una società. Strettamente connesse a questa relazione sono i pelosi elogi che tanti onorevoli del BelPaese fanno dell’etica politica o etica costituzionale, come definizione delle società libere. Essi affermano semplicemente che la gente deve accettare il fatto che i problemi vengano risolti mediante mezzi politici e legali. Vi fu un tempo, come in Tangentopoli, in cui il popolino ebbe una profonda sfiducia nei partiti e nei suoi disonesti rappresentanti, i quali perseguirono i loro fini «egoistici» con strumenti per mezzo dei quali si resero responsabili di bustarelle, mazzette e tangenti. Gli onorevoli, a quanto pare non hanno imparato nulla. Nella XVI Legislatura, dopo anni di saccheggi, alcuni di loro, occupano ancora abusivamente gli scranni parlamentari perchè la Legge dello Stato lo consente. Non esistono quindi garanzie in politicaPoichè il compito della politica è la conciliazione degli interessi contrastanti, non è sufficiente che sia fatta giustizia, ma deve essere ben chiaro che giustizia è stata fatta. L’impalcatura necessaria di questa politica autoreferenziale che si fa Casta, è il precetto clientelare tra le parti: do ut des. Nel nostro (si fa per dire) “Parlamento degli onesti”, siedono attualmente, 84 legislatori (53 deputati e 31 senatori) sotto inchiesta, già condannati, in attesa di processo o rinviati a giudizio per vari reati, tra i più gravi, associazione mafiosa e mala gestione dei fondi pubblici. Dal dopoguerra a tangentopoli, e oltre, nella storia dell’immoralità e della corruzione in Italia.

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I proverbiali “otto” vizi capitali della Santa Sede

Superbia, Avarizia, Lussuria, Invidia, Gola, Ira, Accidia e Pedofilia. Vizi capitali e nuovi vizi. Nel Compendio del “Catechismo della Chiesa Cattolica” è scritto: “Il peccato trascina al peccato, e la sua ripetizione genera il vizio”. “I vizi, essendo il contrario delle virtù, sono abitudini perverse che ottenebrano la coscienza e inclinano al male”. San Paolo nella lettera agli Efesini descrive la vita cristiana: “Rivestitevi dell’Armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo”. Nella dottrina morale cattolica, i vizi capitali sono desideri non ordinati verso il Bene Sommo, cioè Dio, dai quali tutti i peccati traggono origine. Nei suoi duemila anni di vita la Chiesa cattolica si è prodigata nel combattere il vizio e nel punire con la scomunica (e la morte) chiunque fosse accusato di non attenersi alla morale cristiana. Ma coloro che imprecano contro i peccatori e continuano a emettere giudizi, sono uomini immacolati e irreprensibili? E’ un fatto senza precedenti la pubblicazione online, da parte del Vaticano, dei documenti su un prete pedofilo americano per contestare l’accusa di corresponsabilità formulata dagli avvocati della vittima al centro di un’azione legale (causa: John V. Doe v. Holy See; il nome John Doe è utilizzato convenzionalmente in questa azione legale poichè l’identità del minorenne è sconosciuta) in corso presso un Tribunale federale Usa nello Stato dell’Oregon. Dai documenti (pubblicati sul sito della Radio Vaticana) risulta che il Vaticano non era al corrente dei crimini sessuali del sacerdote. La causa si riferisce al caso del prete Andrew Ronan, dell’Arcidiocesi di Portland nell’Oregon, deceduto nel 1992, su un abuso compiuto nel 1965 su un diciassettenne. Mentre la gran parte delle accuse presentate dagli avvocati della vittima sono già state ricusate, ne sono rimaste ancora due: la Santa Sede sapeva che Ronan era un abusatore, e che – pur sapendo di questo fattola Santa Sede lo trasferì da un luogo a un altro. Un viaggio nel silenzio, come in villeggiatura, mentre la Santa Sede aggiorna l’elenco dei peccati…

L’EUROPA DELLE ANIME MORTE

La chiusura della seconda settimana di agosto è stata interamente dominata dalla decisione di Standard & Poor’s di togliere la tripla A al rating degli Stati Uniti, con una riduzione della valutazione del merito di credito da “AAA” ad “AA+”. L’impatto fortemente negativo del downgrade Usa ha fatto passare in secondo piano la novità che la centrale dell’usura europea, la Bce, la settimana scorsa ha acquistato titoli di Stato, italiani e spagnoli, per 22 miliardi di euro. Con gli acquisti comunicati dalla Banca Centrale Europea, il saccheggio sale così a 96 miliardi di euro di investimenti in titoli governativi europei sovrani del club dei Pigs (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna). Nello specifico, l’Italia ha accumulato un debito pubblico pari a 1.901,919 miliardi di euro (119,8%), come se per astrazione statistica ciascun italiano avesse ereditato, dai cialtroni che si spacciano per politici, una quota di debito pari 31.608 euro, ovvero: un lascito testamentario intestato a future generazioni. Mentre le tensioni speculative e il clima di sfiducia rischiano di portare nuovi colpi all’Unione Europea, la tecnocrazia finanziaria di Bruxelles si trova nella necessità di dimostrare al mondo la coesione dell’Europa. I primi segnali indicano che la risposta sarà in larga parte quella di sempre: un generico impegno contro l’evasione fiscale e l’inefficienza della spesa. Interventi che dovranno essere accompagnati da dolorosi tagli della spesa pubblica. Indovinate chi paga?

In un mondo di bolle e di stupidi come pecore

Ha già fatto crollare lira e sterlina una volta, e potrebbe aver guadagnato una fortuna dallo storico declassamento degli Stati Uniti. Secondo il MailOnline, l’usuraio ottantenne George Soros, figlio di ebrei ungheresi, potrebbe avere a che fare con il misterioso investitore che ha guadagnato quasi 1 miliardo di dollari scommettendo sul downgrade Usa, dato 10/1, settimane prima della stangata di Standard & Poor’s. Soros, noto come l’uomo che ha messo in ginocchio la Banca d’Inghilterra, il 16 settembre 1992, giorno del “mercoledì nero”, balzò all’onore delle cronache per aver venduto allo scoperto oltre 10 miliardi di dollari in sterline, portandosi via un bottino pari a 1,1 miliardi di dollari, simile a quello del misterioso investitore che ha scommesso sul declassamento Usa. Tra le ragioni che vorrebbero Soros come la mente del colpaccio, sia la presunta vicinanza con alcuni uomini forti dell’amministrazione del maggiordomo di Wall Street, Barack Obama, che la decisione dello speculatore di chiudere i battenti del suo fondo di investimenti. Decisione che, nel caso, gli avrebbe permesso di eludere il controllo SEC, l’autorità di vigilanza Usa sulla Borsa. Un profilo, a becco di avvoltoio…

IL GOLPE È SERVITO

Italiani al mare, o in città, o comunque in vacanza: tempi ritenuti da sempre “ideali” per varare colpi di Stato o, come da reiterato vizietto, prelievi forzati dalle tasche dei cittadini, già tosati da gabelle infinite inventate da uno Stato che si è auto-ipotecato a favore di banche d’affari che scommettono sul suo stesso tracollo. Il momento ideale per colpire duro, e per evitare mobilitazioni generali di protesta. Tra il 16 e il 18 agosto, dunque, prelievo forzato dai redditi dei contribuenti, con tanto di decreto legge esecutivo (scaricabile in basso, ndr), così come richiesto dai due maggiordomi della Grande Finanza, Trichet e Draghi, il presente e il futuro governatore della Banca Centrale Europea, la Spectre che regna sovrana sulla nostra economia e sulle nostre finanze, materie ormai totalmente espropriate ai governi politici della sub-colonia Italia e della colonia Europa. E’ da vent’anni che questo quotidianogià l’Umanità, poi Rinascita – lancia l’allarme sui rischi insiti nell’aver aperto le porte della Nazione alla  grande speculazione fondata sulla “finanza derivata”, sul “libero mercato” e sulla globalizzazione. E’ da vent’anni che denuncia il monetarismo liberal-liberista e mette in guardia sui tanti golpe usurai imposti al nostro popolo. E’ da dieci anni che grida “No all’euro”, moneta della speculazione e dell’Europa delle banche. E’ da due anni che mette in guardia sul “programma” di strangolamento degli Stati – non a caso definiti “pigs” – maiali – dagli angloamericani. E ora il “programma golpista” è qui, proprio sul collo di una Nazione già depauperata delle sue migliori aziende strategiche, svendute al peggior offerente dal 1992 ad oggi. Una Nazione privata del controllo dell’emissione della moneta: che è un semplice mezzo di scambio tra beni prodotti dal suo popolo lavoratore e non uno strumento di oppressione e profitto di banche private, come invece Andreatta, Prodi, Ciampi, Draghi e Amato decisero già un ventennio or sono. Una Nazione che non offre più futuro alle sue giovani generazioni, stretta com’è nella tenaglia della “flessibilità”, del precariato, della disoccupazione. Una Nazione rapinata e seviziata.  Grazie, “Democrazia”.

Decreto Legislativo
14 marzo 2011 n°23
Disposizioni in materia di federalismo Fiscale Municipale

da Ugo Gaudenzi, direttore RINASCITA

DEBITO PUBBLICO, GIUGNO: 1.901,919 miliardi di euro

Il debito pubblico italiano, riferito al mese di Giugno 2011, tocca un nuovo record che, in valori assoluti, raggiunge quota 1.901,919 miliardi di euro contro i 1.890,472 miliardi di euro già registrati nel mese di Maggio, e segnando un rimbalzo di oltre 11,5 miliardi. È quanto risulta dal Supplemento al Bollettino Statistico n°42 del 12/08/2011 di Bankitalia dedicato alla Finanza pubblica. Ma il cielo è sempre più blu…

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YES, WE CRACK

Mentre continuano i rimbalzi sui listini internazionali ed i governi europei delle banche cercano un’intesa per allontanare dal lucro lo sciame di voraci cavallette capitaliste che stanno attraversando il Vecchio Continente, il cappio dell’Euro, quale strumento di speculazione che distrugge la vita dei popoli nel nome del profitto e dell’usura (piaccia o non piaccia ai signori del denaro che invocano rapide approvazioni di prestiti usurai), si prepara a un nuovo terrificante attacco ai diritti sociali e alle libertà dei lavoratori e dei popoli europei, prossimi a diventare merce sulla quale speculare e dalla quale trarre profitti che finiranno nelle solite tasche di usurai, mercanti e multinazionali. Questo boccone avvelenato, farcito di finanza derivata e mercatismo, non è stato servito solo in Europa ma anche oltreoceano: da una parte, le banche europee accordavano prestiti a rischio, acquistando dall’altra i debiti delle banche americane, già impantanate in questi crediti. Con la supervisione (molto) silenziosa di Autorità amministrative indipendenti (Sec, Esma, Fed, Consob, ecc.) predisposte alla tutela degli investitori e sotto l’occhio (poco) vigile delle Agenzie di rating, strutture operative del comando oligarchico e maggiori azionisti dell’Alta finanza mondiale. Queste agenzie (spesso) fanno gli interessi degli speculatori, e non rischiano nulla se sbagliano le previsioni come successe nel 2008, quando affermarono la stabilità di alcune società finanziarie, come Lehman Brothers, generando la tremenda crisi economica di cui paghiamo ancora le conseguenze. Un rating è un indice che misura la capacità di restituire crediti ricevuti in base ad una scala standardizzata e suddivisa tra debiti contratti a medio termine e a lungo termine. Tra oligopolio e sistemi insondabili da bankster, sostanzialmente le sorelle della speculazione globale sono tre: la prima, Moody’s Corporation, società con quartier generale a New York che esegue ricerche finanziarie su attività commerciali e statali realizzando rating per attività che analizza. Essa ha una struttura complessa, in cui la maggioranza del capitale societario è nelle mani di grandi azionisti gestori di fondi di investimento. Inoltre è quotata in borsa, per cui risente delle oscillazioni di mercato determinate dai suoi stessi giudizi. La sua quota di mercato, riferita al 2006, è 40%. La seconda, Standard&Poor’s Corporation, è parte del gruppo McGraw-Hill Companies (sita nel Rockefeller Center in New York City), compagnia pubblica in campo editoriale e finanziario, anch’essa quotata in borsa. La sua quota di mercato (2006) è 39%. La terza è la Fitch Ratings, con due quartier generali, a New York City e a Londra. È proprietà di una holding francese, Fimalac S.A, con base a Parigi, si ritrova a fare da ago della bilancia qualora le altre due agenzie di rating siano in disaccordo. La sua quota di mercato (2006) è 16%. L’amministrazione Usa presieduta dal maggiordomo di Wall Street Barack Obama, passata negativamente alla storia per il downgrade mai avvenuto in 70 anni di rating, costringerà le governance europee a strangolare ulteriormente le sue economie prive di sovranità. In un contesto come questo la cambiale la pagheranno lavoratori e giovani condannati al precariato. Con buona pace di tutte le condizioni sociali a profitto della mercificazione del lavoro, dello schiavismo e della dittatura delle banche.

Giacinto Auriti, quando le Idee non muoiono mai

«Non sono fascista, perchè è troppo poco»
[Giacinto Auriti, Guardiagrele 10/10/1923 – Roma 11/08/2006) 

Oggi, 11 agosto 2011, ricorre il V anniversario dalla scomparsa del prof. Giacinto Auriti, docente di quattro cattedre di Giurisprudenza, Cofondatore della facoltà di giurisprudenza dell’Università di Teramo, diverse pubblicazioni in materia giuridica. Uomo di grande coraggio che ha rivelato al mondo la grande truffa dei signori della moneta, gli usurai dai colletti bianchi, che si sono appropriati del diritto di stampare moneta a costo zero lucrando del corrispettivo valore creato dai cittadini che l’accettano come mezzo convenzionale di pagamento. Ideatore del SIMEC (Simbolo Econometrico di valore indotto), sperimentato nel luglio del 2000 a Guardiagrele (Chieti) per verificare le teorie sul cosiddetto “valore indotto” della moneta in base alle quali il SIMEC avrebbe finito con l’acquisire un valore intrinseco e una spendibilità fiduciaria. Questo rivoluzionario progetto, se reso operativo, smantellerebbe tutte le strutture operative del comando oligarchico dell’Alta finanza, mettendo in discussione l’intero sistema economico mondiale che mediante meccanismi capitalistico finanziari imposti dalla grande usura, concretizzano l’asservimento dei popoli del pianeta.

AA+, E PER UN PUNTO BARACK PERSE LA CAPPA

«Porta patens esto. Nulli claudatur honesto». Mentre in Italia il dibattito economico tra cialtroni bipartisan di maggioranza e d’opposizione prosegue sul “Chi commissaria Chi”, senza riuscire a trovare una proposta valida per questo tsnunami finanziario che si sta abbattendo sul BelPaese e sui listini europei, l’agenzia di rating Standard&Poor’s, nella serata tra venerdì e sabato, ha declassato i titoli di Stato americani dalla valutazione «AAA» a quella di secondo livello, «AA+», cioè ha deciso di abbassare l’outlook sul rating Usa da stabile a negativo. Il downgrade Usa, mai avvenuto in 70 di storia del rating, si aggiunge alle difficoltà dei debiti sovrani europei, minacciando la tenuta di titoli alla riapertura delle Borse. Solo pochi giorni fa Washington era riuscita a evitare un’insolvenza sui pagamentidagli effetti potenzialmente ben più gravi di un declassamento - scongiurata con un accordo tra repubblicani e democratici su regole di bilancio e su un innalzamento dei limiti al debito pubblico. Il taglio del rating, in un clima ad alta tensione, evidenzia il rischio di una nuova recessione. La Cina, primo detentore di debito Usa, ha rivendicato il diritto a pretendere dal governo americano le necessarie garanzie. Gli intoccabili non ci sono più. L’amministrazione presieduta da Obama, passata negativamente alla storia poichè gli Stati Uniti non sono più il Paese più affidabile al mondo, ha accusato S&P di aver “sbagliato i conti” per 2.000 miliardi di dollari: «I nostri problemi sono risolvibili. Non importa quello che dice un’agenzia, noi siamo gli Stati Uniti d’America e saremo sempre da tripla A», ha detto il magggiordomo di Wall Street. Negli Stati Uniti il tasso dei senza-lavoro è pari al 9,1%, con circa 15 milioni di persone a spasso. C’è un solo precedente di ciò che accade quando l’economia Usa con il 9% di disoccupati torna in recessione, risale al 1937: poi scoppiò la Seconda guerra mondiale. Per il resto rimane quella tripla A che non c’è più e che mette gli Usa un gradino indietro a una dozzina di Paesi del mondo; e sullo stesso piano di Nuova Zelanda e Belgio. Porta patens esto nulli. Claudatur honesto…

Riflessioni sulla razza Europoide e gli utili Idioti

È possibile definire “missione di pace” una dottrina di dominio come la guerra, propria delle oligarchie plutocratiche? Vediamo, in sintesi, che le principali guerre con cui si è aperto il Terzo millennio - irachena (armi di distruzione di massa), afghana (sradicare il terrorismo) e libica (missione umanitaria per la Nato) – sono state giustificate dagli Usa e dai loro servili alleati con argomentazioni miste. L’imperialismo d’esportazione e le agenzie di distrazione di massa al suo servizio, quelle che fabbricano mostri e trame alla bisogna, si sono ben esercitati nell’affiancare aggettivi per indorare l’amara pillola alle opinioni pubbliche occidentali. Cominciamo col domandarci se sia accettabile la condizione di “liberare un popolose poi per festeggiare gli si scarica addosso tonnellate di confetti al tritolo (poco)intelligente. È naturale che i giudizi siano vari e contraddittori. Cerchiamo quindi di indicare tra coloro che, professionisti per solo lucro, si occupano di un bene esportabile come le banane, la democrazia: la razza europoide e gli utili idioti. Alla prima appartengono i guerrafondai, coloro che glorificano la guerra come una nuova religione, eccitando gli spiriti deboli e alimentando gli intelletti fiacchi; alla seconda appartengono i pacifondai, coloro che senza perdere l’obbiettività necessaria, la prendono sul serio considerandola quale fine ultimo per stabilizzare la politica ed imporre la pace sociale. Ad ogni malcontento della guerra o della pace ci si crede in diritto di far dispetto al borghese e allo Stato scioperando, disobbedendo, difendendo gli oppressi di tutte le latitudini senza minimamente curarsi del disordine in casa propria. In massima, entrambi, sono senza cultura e, quel ch’è peggio, sprovvisti in modo assoluto di qualunque onestà intellettuale. Le loro apologie infarcite di luoghi comuni, rappresentative nel mondo della sottocultura che sta conducendo intere nazioni alla decadenza attuale, sembrano essere scritte da una sottospecie di elogiatori per non farsi prendere in alcuna considerazione. Il loro programma, annunciano angelicamente, è un metodo ed è la democrazia. Ora, neanche a farlo apposta la guerra è antidemocratica. La guerra, che sia in Iraq, Afghanistan, Libia o in un altro angolo di mondo, è un’operazione neocoloniale finalizzata alla rapina delle risorse energetiche, finanziarie e naturali di quel paese. Ergo, come programma non solo non hanno nulla in comune, ma si trovano in stridente contraddizione: l’antitesi, il contrapposto assoluto.

BLACK HAWK DOWN: 38 DEAD

War is Peace, Freedom is Slavery, Ignorance is Power. Trentuno soldati delle forze d’invasione americane, molti dei quali appartenenti alla stessa unità d’elite come il Navy Seals che avrebbero ucciso Osama bin Laden, e sette afghani sono morti in Afghanistan per l’abbattimento di un elicottero da trasporto Chinook. Insorti  talebani hanno annunciato di aver abbattuto il velivolo con razzi mentre stava prendendo parte ad un raid nella provincia occidentale di Wardak, alle porte di Kabul. Nella oramai decennale guerra in Afghanistan, questo numero di vittime rappresenta la più grande perdita di personale militare americano in un solo giorno. Il premio Nobel per la pace orwelliana, Barack Obama, ha rilasciato una dichiarazione per rendere omaggio alle vittime del disastro: «We will draw inspiration from their lives and continue the work of securing our country and standing up for the values they embodied» (Noi dobbiamo trarre ispirazione dalle loro vite e continuare a lavore per garantire il nostro paese e battersi per i valori che incarna). In un momento di crollo del sostegno pubblico negli Stati Uniti per la guerra in Afghanistan, dove la guerra è sempre più vista come troppo costosa e forse impossibile da vincere, la morte di tanti soldati è destinato ad aumentare la pressione su Obama per accelerare il ritiro delle forze Usa. Il macabro bilancio dei soldati invasori morti in Afghanistan sale così a 379 dall’inizio dell’anno (281 americani), 45 dall’1 agosto (40 americani). Quando le masse inebetite arriveranno a capire quanto la realtà afghana niente ha a che fare con le trame internazionali dell’export di democrazia?

La CAMERA, serva dei giudei, ha approvato la guerra

Dopo il via libera già ottenuto al Senato della Kippah, la Camera (avamposto della Knesset sionista) ha approvato definitivamente il decreto legge per il rifinanziamento delle missioni (di guerra) italiane all’estero sino al 31 dicembre 2011. La votazione, effettuata il 2 agosto scorso, ha registrato 493 sì, 22 no e 15 astenuti: a votare a favore sono stati Pdl, Lega, Popolo e territorio (ex Responsabili), Udc e Pd. Ha votato contro l’Italia dei valori. I radicali si sono astenuti. Come al Senato, quindi, i lacchè della Lega Nord hanno votato a favore, nonostante le lacrime di coccodrillo versate per l’intervento militare in Libia, dove il finanziamento alla partecipazione italiota ai raid aerei a servile guida Nato verrà assicurato fino a settembre. Il ministro (inutile) degli Esteri Franco Frattini ha detto che l’Italia assicurerà ai ribelli libici fino a 400 milioni di euro in contanti e aiuti in carburante utilizzando come garanzia gli asset libici congelati in Italia. Tutti gli emendamenti presentati dalle cosiddette opposizioni sono stati respinti. Entro il 30 settembre il ministero della Difesa rimpatrierà almeno 1.000 soldati e altri 1.070 entro il 31 dicembre: in tutto 2.070 che vanno sottratti alle 9.250 unità impegnate nel primo semestre di quest’anno per un risparmio di spesa complessiva di circa 120 milioni di euro, passando da 811 a 664. La riduzione maggiore del contingente italiano riguarderà la Libia: i soldati impiegati in meno saranno 884 e resteranno operativi in 1.086, a fronte dei 1.970 impiegati in questi primi 3 mesi di operazioni. Nello specifico, invece, non sarà toccata la guerra in Afghanistan, dove la rimarranno circa 4.200 soldati. Il ridimensionamento, ha promesso il boy-scout Ignazio La Russa, inizierà dal 2012. La Guerra è pace, la Libertà è schiavitù, l’Ignoranza è forza, l’Italia è serva…

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