
Domenica 12 giugno si è tenuto, a Roma, l’ormai abituale appuntamento con il Gay Pride, la giornata mondiale del cosiddetto orgoglio omosessuale. E mentre barbuti giovanotti si scambiavano ostentatamente i loro baci sulla bocca, politici e amministratori intervenivano, approvavano, benedicevano: tutti insieme appassionatamente, uniti e solidali nel deprecare il razzismo e l’omofobia di ieri e nell’inneggiare alle presenti e future meraviglie della sedicente liberazione sessuale. Il mattino del giorno dopo, alle otto (e cioè in una fascia oraria in cui si può stare ben certi che nessuno, e specialmente gli studenti, l’avrebbe seguita), andava puntualmente in onda, su Rai 3, una delle eccellenti trasmissioni di Rai Educational dirette da Giovanni Minoli, nella fattispecie dedicata al dramma della marina italiana nella seconda guerra mondiale. Più che sotto il profilo tecnico della storia militare, nel quale venivano dette cose risapute e anche alcune delle solite versioni di comodo, il programma era eccezionalmente interessante per la presenza di alcune interviste a personaggi che fecero la guerra sul mare o a studiosi di quella generazione, che l’hanno accostata anche dal punto di vista culturale e ideale. Sembra quasi incredibile che vi fosse una intera generazione di Italiani che, dal comandante all’ultimo marinaio, nutriva sentimenti di così profonda abnegazione, di un tale senso del dovere, di una così limpida dirittura morale: persone che preferivano andare a fondo con la propria nave, piuttosto che subire l’onta del disonore (eccezion fatta per l’umiliante pagina dell’8 settembre, quando gran parte della Regia marina si consegnò al nemico, ma in quel caso per obbedire a uno scellerato ordine del sovrano, cui aveva giurato fedeltà assoluta).




























































