
“Unexpected Israel” è l’evento che si tiene a Milano dal 13 al 23 giugno per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia. La manifestazione prevede eventi culturali, un’installazione multimediale in Piazza del Duomo e il Business Summit Italia-Israele. Questo è quanto si trova davanti agli occhi chiunque apra il sito web Unexpected Israel. In quanto Italiana, mi sorge subito una domanda: ma cosa c’entra l’unità nazionale con Israele? Nel periodo delle guerre d’indipendenza e della proclamazione del Regno, nell’area oggi occupata da Israele vi era una zona, quella palestinese, con circa 500.000 abitanti, di cui 400 mila arabi musulmani, 60 mila arabi cristiani e appena 20 mila arabi ebrei. I capisaldi del sionismo in nuce apparvero nel pamphlet Roma e Gerusalemme: l’ultima questione nazionale scritto nel 1862 dal tedesco Moses Hess, massone ebreo come il suo ex-collega Karl Marx. Hess pretendeva l’instaurazione in Medio Oriente di uno stato ebraico, che sarebbe stato utile alle potenze europee, garantendone gli interessi e favorendo la civiltà occidentale nel mezzo del barbaro Oriente. Ecco dunque il primo punto di contatto fra l’Italia e Israele: la formula di Massimo D’Azeglio secondo cui fatta l’Italia, bisognava fare gli Italiani, venne fatta propria da Hess, che riteneva si dovesse prima creare uno stato ebraico e poi plasmarne il popolo trasformandolo in una nazione.

















Le amministrazioni locali cinesi hanno ammassato debiti per un totale di 10.700 miliardi di yuan (pari ad oltre un quarto del prodotto interno lordo della Cina), ovvero 1.650 miliardi di dollari. La cifra è stata resa nota da un dirigente della Corte dei Conti, 










Domenica 12 giugno si è tenuto, a Roma, l’ormai abituale appuntamento con il Gay Pride, la giornata mondiale del cosiddetto orgoglio omosessuale. E mentre barbuti giovanotti si scambiavano ostentatamente i loro baci sulla bocca, politici e amministratori intervenivano, approvavano, benedicevano: tutti insieme appassionatamente, uniti e solidali nel deprecare il razzismo e l’omofobia di ieri e nell’inneggiare alle presenti e future meraviglie della sedicente liberazione sessuale. Il mattino del giorno dopo, alle otto (e cioè in una fascia oraria in cui si può stare ben certi che nessuno, e specialmente gli studenti, l’avrebbe seguita), andava puntualmente in onda, su Rai 3, una delle eccellenti trasmissioni di Rai Educational dirette da Giovanni Minoli, nella fattispecie dedicata al dramma della marina italiana nella seconda guerra mondiale. Più che sotto il profilo tecnico della storia militare, nel quale venivano dette cose risapute e anche alcune delle solite versioni di comodo, il programma era eccezionalmente interessante per la presenza di alcune interviste a personaggi che fecero la guerra sul mare o a studiosi di quella generazione, che l’hanno accostata anche dal punto di vista culturale e ideale. Sembra quasi incredibile che vi fosse una intera generazione di Italiani che, dal comandante all’ultimo marinaio, nutriva sentimenti di così profonda abnegazione, di un tale senso del dovere, di una così limpida dirittura morale: persone che preferivano andare a fondo con la propria nave, piuttosto che subire 


È stata vittoria schiacciante del SI, con percentuali bulgare. Chiamati a votare per l’abrogazione di norme sui servizi pubblici locali, sulla gestione dell’acqua, sull’energia nucleare e sul legittimo impedimento del presidente del Consiglio e dei Ministri, gli italiani hanno risposto in oltre 27.622.000 (Italia+Estero), pari a circa il 57%, 















































