
All’indomani della catastrofe che ha investito il Giappone, la propaganda nuclarista italiota cerca di rifilare al popolino bue l’idea che l’avvio di un nuovo percorso nucleare nel BelPaese sia necessario, e che in ogni caso il costo in bolletta per i consumatori italiani è aggravato del 30% in più rispetto agli “altri”, perchè non abbiamo centrali nucleari per una scelta “sciagurata” compiuta con il referendum del 1987, sull’onda emotiva della tragedia di Chernobyl. Mentre il rischio nucleare in Giappone, dopo il grave terremoto che ha colpito l’isola asiatica (il Paese si trova a dover risolvere diversi incidenti in numerosi reattori nucleari, danneggiati a causa del sisma), è considerato estremamente elevato, Germania e Svizzera – e ripetiamo Svizzera -, bloccano il loro programma nucleare. Solo l’Italia continua a mentire spudoratamente utilizzando lo strumento della propaganda filogovernativa e telecratica cercando, con estremo imbarazzo e senza alcun rimorso o vergogna, di ribaltare a suo favore l’intera drammatica vicenda manipolando mediaticamente l’opinione pubblica nazionale. I nostri reattori? Saranno i migliori è la retorica del governo sulla crisi nucleare giapponese. A tal proposito, la fata inebetita, Stefania Prestigiacomo, da Bruxelles fa sapere che dopo l’incidente di Fukushima la «linea del governo non cambia». Ed è la ministra dell’Ambiente, figuriamoci poi quello dello Sviluppo Economico, Paolo Romani: «Tutti i paesi eccetto Austria e Italia hanno le centrali nucleari: quelle di nuova generazione non verranno sicuramente spente. Un ripensamento potrebbe esserci per impianti di “vecchissima generazione” come Fukushima». Affermazione falsa del ministro, poichè l’impianto nucleare giapponese, in fiamme, non è di “vecchissima generazione”, ma di III^ Generazione (quella tanto caro ai nuclearisti italioti) cioè un modello variato di reattore ad acqua leggera di II generazione. Dal canto suo la silente opposizione, rispolvera l’arma referendaria voluta dall’IDV. Da un mare di stupidità a una montagna di bugie, l’incidente della centrale nucleare di Fukushima ha riacceso il dibattito in Italia sull’eventuale ritorno, o meno, all’energia atomica.




























































