
«Negare la Shoah è un fatto gravissimo e vergognoso, ma punire per legge chi sostiene questa tesi e quindi di fatto stabilire ciò che è storicamente vero attraverso una norma giuridica non è la strada giusta». E’ quanto sostenuto dal periodico ufficiale della Città del Vaticano “L’Osservatore Romano”, intervenendo nel dibattito aperto dal presidente della comunità ebraica romana, Riccardo Pacifici che, non riuscendo a vedere oltre la punta del suo naso adunco, aveva ordinato ai servili nominati del parlamentino di Gerusalemme, un intervento legislativo per sanzionare la negazione o il ridimensionamento della shoa:
«Potremmo prenderci tutti noi l’impegno fino al 27 gennaio prossimo di mettere nero su bianco un testo di legge sul negazionismo da far discutere e approvare dal nostro Parlamento. Una legge come “ultima chance” per fermare la deriva negazionista che trova spazio soprattutto su Internet, e in linea coi provvedimenti adottati in paesi come Germania, Austria e Francia».
Di fronte alle scuse che, oggi più di ieri, a dispetto del tempo trascorso, in una sorta di parossismo cronologicamente inversamente proporzionale, la comunità ebraica romana esige dai più svariati settori della società e che vengono porte con estrema riverenza da chiunque rivesta un incarico appena superiore a quello di un vigile urbano non si può non rimanere perplessi. Gli errori commessi in altre epoche non possono e non devono trasformarsi in un’arma di ricatto permanente. Il nostro, poi, è uno strano BelPaese che ha volutamente focalizzato la sua memoria storica esclusivamente su quell’episodio e che per tutto il resto, sia per quanto riguarda la gratitudine a chi per lei ha combattuto o il desiderio di fare giustizia nei confronti di chi l’ha tradita o ha mutilato i suoi confini, silenziosamente e servilmente riverisce.
Seguiranno le polemiche dei soliti lacrimevoli insolenti…





























































