
Bestie. Epiteto comodo, di pronto uso, che non accetta repliche. La stampa ha etichettato così gli ultras serbi, rinchiusi nel recinto del Marassi. Come bestie, appunto. In gabbia i serbi, le loro rivendicazioni, la bandiere del Kosovo, il senso d’appartenenza. Nessuno, durante e dopo la partita mai disputata a Genova, si è chiesto il perché di uno spettacolo - nonostante striscioni in italiano che dichiaravano il “Kosovo cuore di Serbia” e nonostante le bandiere albanesi date alle fiamme - messo in atto dai tifosi balcanici. Non se lo pongono il problema, troppo affannati a indignarsi. La retorica era la solita: il gioco del calcio rovinato, niente che ha a che fare con lo sport, sono pazzi esaltati, fino alla speranza, nemmeno malcelata, che la polizia mettessse ordine coi manganelli, magari spaccando qualche testa (come puntualmente accaduto). Il vero triste spettacolo è stato infatti quello dei commentatori, durante e dopo la nottata genovese. In pochi hanno adombrato ragioni politiche alla radice della protesta inscenata dagli ultras, e quelli che lo hanno fatto ne hanno fornito una chiave di lettura tutta in negativo: ultranazionalisti è stato il termine abusato. Continua a leggere…





























































