RIVENDICANO KOSOVO E LI CHIAMANO CRIMINALI

Bestie. Epiteto comodo, di pronto uso, che non accetta repliche. La stampa ha etichettato così gli ultras serbi, rinchiusi nel recinto del Marassi. Come bestie, appunto. In gabbia i serbi, le loro rivendicazioni, la bandiere del Kosovo, il senso d’appartenenza. Nessuno, durante e dopo la partita mai disputata a Genova, si è chiesto il perché di uno spettacolo - nonostante striscioni in italiano che dichiaravano il “Kosovo cuore di Serbia” e nonostante le bandiere albanesi date alle fiamme –  messo in atto dai tifosi balcanici. Non se lo pongono il problema, troppo affannati a indignarsi. La retorica era la solita: il gioco del calcio rovinato, niente che ha a che fare con lo sport, sono pazzi esaltati, fino alla speranza, nemmeno malcelata, che la polizia mettessse ordine coi manganelli, magari spaccando qualche testa (come puntualmente accaduto). Il vero triste spettacolo è stato infatti quello dei commentatori, durante e dopo la nottata genovese. In pochi hanno adombrato ragioni politiche alla radice della protesta inscenata dagli ultras, e quelli che lo hanno fatto ne hanno fornito una chiave di lettura tutta in negativo: ultranazionalisti è stato il termine abusato. Continua a leggere

L’INNO ALLA GUERRA NEL SALOTTO DEI NOMINATI

Mi chiamo Ignazio, colleziono soldatini e vivo in un blindato… L’altra sera nel salotto profumato di “Porta a Porta”, condotto da Bruno Vespa, servo per tutte le stagioni, è andato in onda – Afghanistan, perchè siamo lì? (12/10/2010)l’inno alla guerra dell’imbecillità. Alcune considerazioni: mancava il plastico mimetico di Arcore, ma a parte ciò, l’apertura solenne con tanto di lacrimevole minuto di silenzio che non unisce l’Italia, come invece vorrebbero far credere, la considerazione che Vespa non sia mai stato imparziale, anzi, facciamo finta che lo sia sempre stato. In ogni caso, l’assioma Vespa = servo, risulta matematicamente corretto. Sorvolando sull’incapacità dimostrata nel dibattito della senatrice Roberta Pinotti (PD), del pappagallo di Gerusalemme e ministro (inutile) Franco Frattini – sponsor ufficiale dei prossimi Giochi Olimpici afghani «è un dovere morale essere lì, questa barbarie medievale oggi non c’è più, oggi a Kabul si pubblicano 100 giornali quotidiani al giorno, ci sono 40 tra radio e televisioni che trasmettono ogni giorno a Kabul», di un ex rambo della NATO oggi editorialista, tale generale degli alpini Carlo Jean «non è che si va a bombardare si va a salvare i nostri soldati», già Consigliere Militare del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, ripescato in trasmissione per riempire lo spazio vuoto e altri geni bombaroli che neanche ricordiamo i nomi. L’unica voce fuori dal coro – senza infingimenti – è stata quella di Antonio Di Pietro (IDV). Chapeau. La proposta del ministro miope Ignazio La Russa, che continua a  contrabbandare per “missione di pace” la guerra d’invasione afghana combattuta servilmente per gli americani, di far decidere ai mandanti del Parlamento (o sentire le Commissioni parlamentari come piace a lui) se armare o no i caccia italiani con “strumenti di precisione scientifica” e bombe «a basso dosaggio» (testuali parole!), è un’altra prova dell’incapacità politica di analizzare, comprendere e risolvere i problemi che hanno provocato la morte di 34 soldati italiani. Continua a leggere