USUROCRAZIA E SOVRANITA’ MONETARIA

Per li occhi fora scoppiava lor duolo;/di qua, di là soccorrien con le mani/quando a’ vapori, e quando al caldo suolo:/non altrimenti fan di state i cani/or col ceffo or col piè, quando son morsi/ o da pulci o da mosche o da tafani. Con questi versi di terrificante realismo e forte impatto emotivo Dante descrive la condizione degli usurai nel III girone del VII cerchio dell’Inferno. Sfruttatori del lavoro altrui, avidi di denaro e di potere, se ne stanno – moltitudine indistinta e belluina – muti, racchiusi nel loro dolore espresso attraverso le lacrime che sgorgano dagli occhi. Come i cani d’estate dimenano il muso e le zampe quando sono tormentati dalle pulci, dalle mosche e dai tafani, così anch’essi agitano convulsamente le mani per pararsi dalle fiamme e dalla sabbia ardente. Un’impietosa condanna dell’usura, dunque (la legislazione ecclesiastica del tempo paragonava l’usura all’eresia e condannava al rogo chi si macchiava di tale colpa), oggi più che mai d’attualità in un mondo globalizzato che vede il trionfo della finanza apolide usuraria e del grande capitale a scapito del lavoro dei popoli e della solidarietà sociale. Continua a leggere…