RIDOTTA FINIOTA E QUINTA COLONNA SIONISTA

Nel suo intervento nell’Aula del Senato, Giuseppe Ciarrapico attacca duramente il presidente della Camera Gianfranco Fini e i deputati che lo hanno seguito: «Ieri, Ella nobilmente ha ignorato che c’erano 35 rinnegati alla Camera dei Deputati. Quando ho sentito parlare Bocchino, ho pensato che nella tomba si sarebbe rivoltato il mio amico Pinuccio Tatarella. E non poteva essere altrimenti.  Ella, signor presedente, pensava che fosse casuale il rinnegamento. No, era necessario. Gli avevano impartito un ordine, non farci raggiungere i 316 voti fatidici.  Quindi non era rinnegati casuali, erano rinnegati mandati. Erano rinnegati che avevano un compito da svolgere. Signor presidente, 35 parlamentari che non sarebbero mai stati eletti, se non li avesse fatti eleggere lei. Torneranno nell’ombra, come nell’ombra tornerà quella terza carica dello Stato che  Ella, molto generosamente, gli aveva affidato. Fonderà un partito, speriamo che abbia già ordinato le Kippah, con le quali si presenteranno. Perchè di questo si tratta: Chi ha tradito una volta tradisce sempre. L’on. Fini può darsi pure che svolga una missione, è una missione tutta sua personale, se la tenga. Quando andremo a votare, perchè andremo a votare, vedremo quanti voti prenderà il transfuga Fini. Grazie». Continua a leggere…

FREEDOM FLOTILLA: L’ONU CONDANNA ISRAELE

 

Il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione A/HRC/15/21 (scaricabile in basso) che condanna le forze israeliane per aver violato le leggi internazionali nel blitz condotto contro le navi del convoglio umanitario Freedom Flotilla, 65 chilometri al largo delle coste di Gaza, dove erano dirette a portare aiuti umanitari per la popolazione palestinese assediata. Durante il raid piratesco del 31 maggio scorso, nove attivisti turchi della Mavi Marmara vennero trucidati dai miltari israeliani, uccisioni che gli esperti ONU hanno paragonato a “esecuzioni sommarie”. La risoluzione, presentata a nome dell’Organizzazione della Conferenza islamica, è stata approvata con 30 voti a favore (Angola, Argentina, Bahrein, Bangladesh, Brasile, Burkina Faso, Cile, Cina, Cuba, Djibouti, Ecuador, Gabon, Guatemala, Giordania, Kyrgyzstan, Libia, Malaysia, Maldive, Mauritania, Mauritius, Messico, Nigeria, Pakistan, Qatar, Russia, Arabia Saudita, Senegal, Thailandia, Uganda, Uruguay); 1 voto contrario (Stati Uniti); 15 astenuti (Belgio, Camerun, Francia, Ungheria, Giappone, Norvegia, Polonia, Repubblica di Corea, Repubblica di Moldavia, Slovacchia, Spagna, Svizzera, Ucraina, Regno Unito, Zambia). E la serva Italia del ministro (inutile) e pappagallo di Gerusalemme, Franco Frattini…indovinate un pò!

Human Rights Council, Fifteenth session
Resolution A/HRC/15/21
«Report of the international fact-finding mission
to investigate violations of international law,
including international humanitarian and human rights law,
resulting from the Israeli attacks on the flotilla of ships carrying humanitarian assistance
»

IL NEOLIBERISMO STA DISTRUGGENDO L’EUROPA

L’austerity e la repressione non basteranno a tirar fuori dall’abisso del debito l’Europa, abbiamo bisogno di lotta sociale contro la politica del libero mercato. La crisi europea del debito sovrano, che è stato causato dal debito pubblico degli Stati membri, ma è aumentata a causa delle azioni intraprese per salvare le banche dopo la crisi del 2008, dimostra almeno tre cose. La prima è che non esiste valuta senza uno stato. La seconda è che il capitalismo non può essere gestito dal solo mercato. E terzo, che le misure di austerity non faranno uscire l’Europa dalla crisi, ma in realtà continueranno a peggiorare la situazione - fino a quando l’euro non crollerà. Tuttavia, il punto più importante per uscire dalla crisi è che reinventare politicamente l’Europa non dipenderà esclusivamente dalla lotta sociale contro la politica neoliberale. Neoliberismo, l’assurda idea di governo economico basato esclusivamente sul mercato e la sua capacità di autoregolarsi, è alla base della grande illusione di un’Europa senza  leadership e unita dall’euro, che ha controllato le differenze interne economiche e sociali secondo la logica dei mercati finanziari. Eppure, il neoliberalismo è ancora l’unica lingua usata dai politici europei per affrontare la crisi e affrontare i conflitti sociali che rischiano di esplodere nei prossimi mesi. Non esiste un governo europeo, esiste solo la gestione di misure di austerità e di repressione. Continua a leggere…

CHE TEMPO CHE FARA’

L’Aula della Camera dei Nominati (presenti 620, votanti 617) ha confermato la trentasettesima fiducia al governo del pifferaiomagico Silvio Berlusconi con 342 SI contro i 275 NO e 3 astenuti.

Nel suo intervento, il pregiudicato illusionista Silvio Berlusconi è stato interrotto per tre volte dalle contestazioni dell’opposizione. Eppure un bel momento, con la scritta sotto - ricordatevi di me - partiva un rutto potente e virile che ruppe la noia: «Nei prossimi 3 anni, saranno investine nel Mezzogiorno risorse per circa 21 miliardi di euro pari al 40% degli investimenti complessivi in tutta Italia, raggiungendo nel 2013 alcuni risultati importanti. Ne cito qualcuno: il completamento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria…».

Il Ponte lo farà a Pasqua, in tre giorni, con escort e veline…  Continua a leggere…

UE, BASTARDI SENZA GLORIA

Lettere al blog. Giriamo ai lettori del blog la mail di Chiara da Firenze, che scrive: «Più conosco gli uomini, più amo le bestie. L’Europa che vieta i cibi Ogm e gli animali clonati è la stessa Europa che lascia clonare gli embrioni umani o permette che se ne facciano chimere con animali, o addirittura con piante. Quando si voleva dimostrare quanto fossero inutili le attività dell’Unione Europea, se ne ebbe una palese dimostrazione all’indomani dell’1 luglio 2009, giorno in cui divenne operativo il regolamento (CE) N.1221/2008 (scaricabile in basso), riguardante le norme di commercializzazione degli ortofrutticoli. Considerando alcuni fatti recenti: come gli allarmi mediatici per l’uso indiscriminato di antidepressivi e ansiolitici destinati ai cani, per i quali si chiedeva invece un approccio meno chimico e più “psicologico”; oppure la richiesta della Commissione svizzera di etica che teorizzava uno status morale per le piante; o ancora la mobilitazione politica in Spagna per una legge mirata a riconoscere i diritti civili ai macachi (mentre quelli degli uomini rimangono trascurati). Non deve quindi sorprendere che l’Unione europea usi sempre più attenzione per gli animali e sempre meno per l’uomo». Continua a leggere…

WELCOME TO KANDAHAR

Digiamolo subito. Conclusa la farsa elettorale delle narcoelezioni afghane per il rinnovo della Camera bassa del parlamento di Kabul, sponsorizzata dalle potenze imperialiste occupanti per riaccreditare il fantoccio Karzai e il suo governo corrotto, le forze d’occupazione della Nato gentilmente affiancate e precedute dagli ascari afghani, da qualche giorno hanno avviato la più grande offensiva militare (30.000 soldati) nel quadro dell’operazione Dragon Strike, seconda fase della “missione umanitaria di pace” lanciata in primavera. Obiettivo: conquistare in due mesi la città di Kandahar, ritenuta cruciale per il buon esito della strategia americana, in vista del graduale ritiro delle truppe che dovrebbe mettere fine a 9 anni di conflitto. Già annunciata e rimandata per mesi, nella regione meridionale di Kandahar l’aviazione dello zio Sam non ha perso tempo iniziando a massacrare vittime civili, tra cui numerose donne e bambini. Diversi soldati americani sono già stati uccisi, alcuni colpiti dal fuoco nemico, altri saltati in aria sulle trappole esplosive. Ma è solo l’inizio. Negli ultimi mesi e dopo 9 anni di guerra, le violenze hanno subito ancora un’impennata. L’Italietta colonia, nell’alleanza imperialista atlantica, serve il padrone amerikano in questa guerra da oltre 6 e piange i suoi 30 morti. Chissà se il collezionista di soldatini Ignazio Benito Maria Larussa è stato avvisato dai padroni di Washington che ora siamo, al di la del fatto etico, in guerra! Lo eravamo anche prima, e già dal primo giorno che abbiamo messo piede in Afghanistan, sperando da umili servitori di partecipare (come è nostra abitudine fare) alla spartizione finale del banchetto di guerra. L’Italia è in guerra. Per conto d’altri ma è in guerra. Dopo oltre 6 anni di guerra presentata come “missione umanitaria di pace”, il vero volto dell’occupazione militare dell’Afghanistan sta lentamente emergendo dietro la maschera della propaganda. Non resta quindi che rassegnarsi all’idea di contare i morti e non c’è da stupirsi che i ribelli afghani considerino i soldati italiani, americani o invasori un bersaglio della loro resistenza. Un target, come amano definirli analisti e commentatori vari. Una missione di pace che continuerà…

IL CAPITALISMO ETICO DI NANI E BALLERINE

L’equazione tra etica ed economia si potrebbe così enunciare: più è ricco il sistema dei valori morali di un paese più è ricca la sua economia. In una concezione più evoluta del capitalismo, al motore dell’economia fondato sull’egoismo e sul perseguimento del tornaconto personale, si è aggiunta la dimensione etica. «L’Italia ha attraversato la crisi economica meglio di molti altri Paesi, anche se non ha ancora risolto i suoi problemi strutturali». Lo ha dichiarato il ministro che da vicino sembra lontano, Renato Brunetta, giovedì scorso a Genova parlando con i giornalisti al convegno di Confindustria “Occupazione e competitività”. «Le banche – ha spiegato il ministro tascabile Brunetta – hanno fatto la loro parte, non sono state particolarmente stressate, il governo ha fatto la sua parte nel dare le garanzie ai risparmiatori, il risultato è stato che non abbiamo avuto nessuna crisi bancaria. Il sistema degli ammortizzatori sociali ha funzionato molto bene per i lavoratori e per le imprese. L’Italia non è mai stata sotto attacco, è rimasta fuori dalle criticità». E’ chiaro? I risultati sono stati all’altezza di ciò che era già stato previsto. Mentre l’Europa ci “invidia” per il nostro debito pubblico nazionale, per il più alto tasso di disoccupazione mai registrato nella storia di questa sciagurata Repvbblica, per gli infortuni e i morti dimenticati sul luogo di lavoro, per le buste paga e le liquidazioni di quadri e dirigenti aziendali, per i miseri salari da fame degli operai, l’atteggiamento ottimista del ministro Brunetta rimette in moto la macchina della propaganda, drogata dalle chiacchiere del salotto buono che però continua a fare la sua parte. Continua a leggere…

DEMOCRAZIA E CLIENTELISMO

In una società di massa come quella moderna, con i ritmi frenetici che quasi tutti sono costretti a seguire nella vita quotidiana, resta ben poco spazio per una riflessione attenta e critica. Fatale dunque che i livelli della coscienza tendano ad abbassarsi  a scapito di attenzione e spirito critico. In tale situazione sono i più furbi e quelli privi di scrupoli ad approfittarsene. Soprattutto poi nel rapporto dei politici con i propri elettori. I furbi, una volta ottenuta la delega, trattano i deleganti non come i propri mandanti, dei quali dovrebbero essere i rappresentanti e ai quali dovrebbero rendere costantemente conto del proprio operato ma, al massimo come membri della propria clientela cui concedere di tanto in tanto qualche favore, qualche raccomandazione o cose del genere. Democrazia e clientelismo vanno a braccetto. Continua a leggere…

Italia: quinto esportatore di armi, contratti record col Sud del mondo

L’Italia si è attestata anche nel 2009 tra i cinque maggiori fornitori internazionali di armamenti convenzionali e le sue esportazioni sono state dirette principalmente ai Paesi in via di sviluppo. Lo si apprende dal rapporto “Conventional Arms Transfers to Developing Nations 2002-2009” (scaricabile in basso, ndr) redatto da Richard F. Grimmett che è stato consegnato venerdì scorso al Congresso degli Stati Uniti d’America. I contratti siglati da ditte italiane ammontano infatti nel 2009 – secondo il rapporto – a 2,7 miliardi di dollari (Tabelle 1 e 34), dei quali ben 2,4 miliardi (cioè quasi il 90%) sono stati stipulatii con nazioni in via di sviluppo: una cifra, quest’ultima, mai raggiunta negli ultimi otto anni che il rapporto prende in esame (Tabella 4) a dimostrazione del fatto che le esportazioni italiane di armamenti sono sempre più rivolte verso i paesi del Sud del mondo.

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ITALIANI! UN VIDEO VI SEPPELLIRA’…

«Rivolgo il mio pensiero a quanti sono caduti nel nome d’Italia e il mio saluto a tutti gli Italiani. Qualunque sorte attenda il nostro Paese, esso potrà sempre contare su di me come sul più devoto dei suoi figli». Terminava così l’ultimo messaggio di Umberto II che, ricevuti gli onori militari, partì per il Portogallo il 13 giugno 1946 dall’aereoporto romano di Ciampino, dopo aver indirizzato il messaggio d’addio al Popolo italiano. La Repubblica Italiana nacque il 18 giugno 1946 a seguito dei risultati del referendum istituzionale del 2 giugno precedente, indetto per determinare la forma dello Stato, eleggendo i componenti dell’Assemblea costituente che doveva redigere la nuova Carta costituzionale. E venne la Repubblica. Alla Repubblica si moltiplicarono i Partiti che cessarono di considerarsi uguali occupando, chi più chi meno, i gangli dell’amministrazione pubblica con l’inevitabile corollario di corruzione, nepotismo e inefficienza. Per anni il sistema ha funzionato a meraviglia: riservatezza assoluta e soldi a palate per tutti. Ai Partiti seguì la Costituzione e, infine, la democratica Costituzione farcita da 139 articoli divenne inserto satirico della Repubblica. La “porcata elettorale” vigente ha consegnato alla Repubblica il Parlamento dei nominati e dei condannati.

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IN MORTE DEL LAVORO

Una vecchia storiella dissidente sovietica racconta di un immaginario Napoleone in viaggio a Mosca: viene portato a visitare un ufficio del Kgb, e commenta: “con un servizio segreto così non avrei mai sottovalutato i rischi della battaglia di Waterloo!”; poi viene condotto in una caserma dell’Armata rossa, e meravigliato esclama: “con un esercito così non sarei mai stato sconfitto nella battaglia di Waterloo!”; infine al condottiero francese viene fatta visitare la redazione della Pravda, ed egli prorompe: “con un giornale così, nessuno avrebbe mai saputo che ho perso la battaglia di Waterloo!”. Ecco, se oggi invece questo Napoleone a-temporale visitasse una sede dell’Inps o dell’Inail della sgangherata Repubblica italiana, direbbe che nella battaglia di Waterloo i feriti e gli infortunati avrebbero invidiato i morti. Continua a leggere…

LIBRO E MOSCHETTO, ITALIANO PERFETTO

Disciplina, spirito di corpo, sana competizione: valori sportivi e militari. Sembra un filmino dell’Istituto Luce, direttamente dal ventennio, invece è il programmaAllenati per la vita”, realtà dal 2007, materia di studio nella scuola superiore lombarda. Sono tre anni che il Pirellone e il Comando militare regionale siglano un protocollo d’intesa con l’Ufficio scolastico regionale che “si articola in due progetti”, spiega a PeaceReporter il colonnello Affini, Capo Ufficio Comunicazione del Comando regionale Lombardia dell’esercito Italiano. Il progetto porta le firme del generale Camillo De Milato, Comandante militare Esercito della Lombardia, nonché precedente Comandante Reclutamento e forze di completamento della stessa regione, e del dott. Giuseppe Colosio, Direttore Scolastico per la Lombardia. Tuttavia l’interesse dei due ministeri competenti è palese, dal momento che la circolare diramata dal comando militare per la Lombardia parla di “connubio tra i due Dicasteri (Difesa e Istruzione) per la formazione ed educazione dei giovani”. Continua a leggere…

FREEDOM FLOTILLA: «OMICIDIO VOLONTARIO»

Un rapporto diffuso dalle Nazioni Unite ha condannato Israele per “omicidio volontario” e “tortura” a seguito dell’aggressione compiuta il 31 maggio scorso  alle navi del convoglio umanitario Freedom Flotilla, in acque internazionali, 65 chilometri al largo delle coste di Gaza, dove erano dirette a portare aiuti umanitari per la popolazione palestinese assediata. Secondo il rapporto di 56 pagine (scaricabile in basso) redatto da tre esperti su incarico di un’indagine ordinata dal Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu, Israele ha fatto uso di violenza senza che ce ne fosse il bisogno.

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IL MIGLIO VERDE DEGLI UTILI IDIOTI BIPARTISAN

«Lei è chiaramente la testa di questo serpente», così il giudice disse di Teresa Lewis nel 2003, quando la condannò a morte per iniezione letale, descrivendola come la mente degli omicidi a sangue freddo di suo marito e suo figlio mentre dormivano, per poi incassare i soldi dell’assicurazione. Teresa Lewis non c’è più. Dopo che il governatore della Virginia e la Corte Federale degli Stati Uniti hanno respinto la richiesta di clemenza per la donna, mentalmente disabile di 41 anni, il boia ha messo fine alla sua esistenza iniettandole in vena una soluzione letale (la prima donna giustiziata negli Usa dal 2005 e la prima in Virginia dal 1912) nonostante il suo handicap dimostrava che non sarebbe stata in grado di programmare l’omicidio, accusa per cui è stata riconosciuta colpevole. Una brutta storia che si è conclusa negli Stati Uniti, in un clima di sostanziale indifferenza. Il suo caso però era stato rilanciato ieri dalle parole del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, che ha voluto paragonare la sua vicenda a quella di Sakineh: «Non entro in questa polemica. Dico solo che lapidare è una forma orribile per dare la morte, ma è sempre una pena capitale, come l’iniezione di stasera. Gli Stati Uniti continuano a violare i diritti umani. Poi non possono attaccare più di tanto la Cina, la Corea e altri paesi. Insomma, chi è senza peccato, scagli la prima pietra». Tuttavia, il dibattito s’è spento immediatamente. Solo su internet si è lottato fino all’ultimo per salvarla. Le sue ultime parole: «I just want Kathy to know I love her and I’m very sorry». Continua a leggere…

NON AVRAI ALTRO BANCOMAT ALL’INFUORI DI ME

CONTRO OGNI PRECARIZZAZIONE DELLA VITA, PER IL DIRITTO AL FUTURO: ASSISTENZA SANITARIA E DIRITTO ALLO STUDIO GARANTITI! CASA PER TUTTI! LAVORO PER TUTTI! DIGNITA’ SALARIALE PER TUTTI!

Tre notizie: la prima, dopo la sfiducia del board di Unicredit, l’era di Alessandro Profumo è ufficialmente finita. La cacciata del banchiere, ingrassato con buonuscita da 40 milioni di euro, aprirà nuovi scenari negli equilibri degli assetti bancari italiani; la seconda, l’ex first lady Veronica Lario, ha giudicato insufficiente l’offerta economica di 1 milione e 800 mila euro (oltre ai 300.000 euro mensili) annui, presentatale da Silvio Berlusconi nel corso della causa di separazione, lasciando indignata villa Belvedere per trasferirsi nell’albergo di lusso dell’Hotel de la Ville; la terza, per aprire un deposito bisogna contare sull’appoggio delle alte sfere ecclesiastiche da sempre molto attenti nel selezionare i propri clienti. Dopo la bufera sulla Banca Vaticana, il presidente dello IOR, Ettore Gotti Tedeschi, e il direttore generale Paolo Cipriani sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Roma. Sono accusati di omissioni legate alla violazione della normativa antiriciclaggio. I magistrati hanno attuato un sequestro preventivo di 23 milioni di euro depositati su un conto corrente della sede romana del Credito Artigiano. Perplessità da parte della Santa Sede che difende i suoi vertici ribadendo «la piena trasparenza delle operazioni finanziarie».

Dall’ultima Transazione di Cristo: Egli, soleva raccontare la parabola della pecorella smarrita, sotto un ponte di Londra, che alla fine giunge nel paradiso. Fiscale.

IL PROFUMO DEI SOLDI E LE CONSORTERIE LOCALI

Lettere al blog. Giriamo ai lettori del blog la mail di S.D. da Milano, che scrive: «Dal mezzanino con vista su un rudere (Colosseo), alle scalate libiche su una banca italiana (Unicredit). Dalle dimissioni comiche di Claudio Scajola a quelle drammatiche di Alessandro Profumo, entrambe anticipate e condite da aloni di palpabile sofferenza. Mogli “portavoce” incluse. All’insaputa di qualcun altro, s’intende. L’ex amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, dopo un duro braccio di ferro nel Cda è stato sfiduciato dalla maggioranza dei grandi azionisti e messo all’angolo, costretto a rassegnare le dimissioni. Formalmente tra le ragioni che hanno portato alla cacciata del banchiere c’è la scalata libica nella banca italiana – «i migliori soci che abbia avuto», ha detto recentemente al Meeting di Rimini -, poichè ai principali azionisti (a loro insaputa) non è piaciuto come l’ad Profumo (che ne era al corrente) abbia accolto nel Gruppo azionisti libici, presenti nelle quote dei partecipanti al 7,582% (Central Bank of Libia, 4,988%; Libyan Investment Authority, 2,594%). Ma non sarà un addio tutto lacrime per il banchiere genovese che già percepiva uno stipendio di oltre 4 milioni di euro l’anno, infatti, dopo aver firmato la risoluzione consensuale con l’istituto di credito, riceverà una buonuscita di circa 40 milioni di euro (due dei quali, come già annunciato dalla moglie, Sabrina Ratti, saranno donati alla Cada della Carità di don Vincenzo Colmegna). Non capita tutti giorni. Chapeau». Continua a leggere…

FIN CHE LA BARCA VA…

Lettere al blog. Giriamo ai lettori del blog la mail di M.A. da Livorno, che scrive: «Mentre onorevolissimi basisti di governo, condizionati dal desiderio immorale di una certa classe dirigente, sono indaffarati nel concepimento dell’ennesima leggina vergogna per preservare l’impunità del suo principale leader politico e l’onorabilità (si fa per dire) della dorata cricca di nominati, il pubblico è talmente ipnotizzato, ubriacato dai giochi, dalle veline e dalle bugie della Tv di Stato, tanto da rimanere indifferente alle proteste dei lavoratori dell’industria cantieristica siciliana, ligure e campana che oramai dilagano tra gli stabilimenti del gruppo Fincantieri con scioperi, occupazioni, blocchi ai cancelli e cortei. Il nuovo piano industriale 2010-2014 di Fincantieri prevede una ristrutturazione aziendale interna che causerebbe il licenziamento di 2.500 operai del gruppo». Continua a leggere…

CAVALIERI «INDEGNI» D’ITALIA

Calisto Tanzi, non è più Cavaliere del Lavoro. Amen. Il Presidente della Repubblica coloniale italiota, Giorgio Napolitano, ha firmato venerdì scorso il decreto di revoca «per indegnità» della decorazione di Cavaliere al Merito del Lavoro, che era gli stata conferita il 2 giugno 1984 con la seguente motivazione: «Diplomato in ragioneria, ha interrotto gli studi alla morte del padre per sostituirlo nella direzione di una piccola azienda familiare di salumi e conserve. Ma la sua vocazione era un’altra e nel 1962 fonda la Parmalat SpA di cui è Amministratore Unico e principale azionista. La Società è diventata una multinazionale del latte in brick e in ogni altro tipo di confezione. lavora mediamente 20.000 q.li di latte al giorno distribuiti in 140.000 punti di vendita. Molte consociate e molte diversificazioni nel settore alimentare. Il marchio della Società si è diffuso grazie anche alla sponsorizzazione sportiva nel campo della Formula Uno, dello sci, del calcio e di altre discipline agonistiche».  Continua a leggere…

UÒLTER, IL FURBACCHIONE DELLE FRATTOCCHIE

Accadde domani. Professionisti della politica si nasce… Uòlter Veltroni cominciò a fare politica come segretario della Fgci, l’organizzazione giovanile del Pci, ai tempi della scuola e nel 1976 è stato eletto consigliere comunale di Roma nelle liste del Partito Comunista Italiano fino al 1981. Nel 1987 è deputato. L’anno successivo entrò a far parte del comitato centrale del Pci, dichiarandosi favorevole alla svolta della Bolognina e alla nascita del Partito Democratico della Sinistra. Nel 1992 venne nominato direttore de “L’Unità”. Nel 1994 una consultazione degli iscritti del PDS su chi fosse il candidato preferito per la carica di segretario nazionale indicò proprio lui. Tuttavia a termini di statuto del partito la nomina era di competenza del consiglio nazionale, che a Veltroni preferì Massimo D’Alema per 249 voti a 173. Nel 1995 gli chiesero per la prima volta: è mai stato comunista? Uòlter rispose incastonando la sua prima perla nel Pantheon delle espiazioni spiegando che no, non lo era stato: «Non ho mai partecipato a un corso alle Frattocchie, non sono mai stato in una scuola di partito, non sono neanche andato all’estero nei Paesi socialisti. La prima volta che sono andato a Mosca è stato nel 1990, ma era su invito di Gorbaciov, per parlare di democrazia. Si poteva stare nel Pci senza essere comunisti. Era possibile, è stato così».

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ARGENTINA: CRITICARE ISRAELE E’ REATO

A tutte le organizzazioni e personalità che sottoscrivono questo appello, per reclamare la libertà di Roberto Martino, José Villalba, Karina Germano, Claudio Olivera e Daniel Rodríguez, incarcerati per il solo fatto di lottare per i diritti umani più elementari come quello al lavoro, all’alimentazione, alla libertà e alla solidarietà. Intendiamo esprimere inoltre la nostra solidarietà con Abdallah Abu Rahmah, di cui esigiamo l’immediata liberazione. Il caso Martino è il più emblematico. Accusato di antisemitismo, discriminazione, prepotenza ideologica, possesso di arma da guerra e appartenenza ad una organizzazione illegale incorsa nell’articolo 213 bis del Codice Penale, per aver denunciato i crimini e la politica di pulizia etnica dello Stato di Israele in Palestina, Martino continua ad essere tenuto prigioniero nonostante la Camera Federale di Appello abbia smentito le accuse del giudice Bonadío e confermato l’illegalità della detenzione. Continua a leggere…