Nel suo intervento nell’Aula del Senato, Giuseppe Ciarrapico attacca duramente il presidente della Camera Gianfranco Fini e i deputati che lo hanno seguito: «Ieri, Ella nobilmente ha ignorato che c’erano 35 rinnegati alla Camera dei Deputati. Quando ho sentito parlare Bocchino, ho pensato che nella tomba si sarebbe rivoltato il mio amico Pinuccio Tatarella. E non poteva essere altrimenti. Ella, signor presedente, pensava che fosse casuale il rinnegamento. No, era necessario. Gli avevano impartito un ordine, non farci raggiungere i 316 voti fatidici. Quindi non era rinnegati casuali, erano rinnegati mandati. Erano rinnegati che avevano un compito da svolgere. Signor presidente, 35 parlamentari che non sarebbero mai stati eletti, se non li avesse fatti eleggere lei. Torneranno nell’ombra, come nell’ombra tornerà quella terza carica dello Stato che Ella, molto generosamente, gli aveva affidato. Fonderà un partito, speriamo che abbia già ordinato le Kippah, con le quali si presenteranno. Perchè di questo si tratta: Chi ha tradito una volta tradisce sempre. L’on. Fini può darsi pure che svolga una missione, è una missione tutta sua personale, se la tenga. Quando andremo a votare, perchè andremo a votare, vedremo quanti voti prenderà il transfuga Fini. Grazie». Continua a leggere…















Il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha approvato la 







«Rivolgo il mio pensiero a quanti sono caduti nel nome d’Italia e il mio saluto a tutti gli Italiani. Qualunque sorte attenda il nostro Paese, esso potrà sempre contare su di me come sul più devoto dei suoi figli». Terminava così l’ultimo messaggio di Umberto II che, ricevuti gli onori militari, partì per il Portogallo il 13 giugno 1946 dall’aereoporto romano di Ciampino, dopo aver indirizzato il messaggio d’addio al Popolo italiano. La Repubblica Italiana nacque il 18 giugno 1946 a seguito dei risultati del referendum istituzionale del 2 giugno precedente, indetto per determinare la forma dello Stato, eleggendo i componenti dell’Assemblea costituente che doveva redigere la nuova Carta costituzionale. E venne la Repubblica. Alla Repubblica si moltiplicarono i Partiti che cessarono di considerarsi uguali occupando, chi più chi meno, i gangli dell’amministrazione pubblica con l’inevitabile corollario di corruzione, 



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