
Il 25 luglio scorso, il sito internet WikiLeaks (fuga di notizie), ha diffuso oltre 90.000 documenti confidenziali sulla guerra in Afghanistan. Il suo fondatore, Julian Assange, è stato al centro dell’attenzione di alcuni alti esponenti dell’amministrazione di Washington che lo hanno accusato di avere le “mani macchiate di sangue“. Assange ha respinto al mittente tutte le accuse, ed ha accusato il Pentagono del tentativo di provare a distrarre l’attenzione dalle migliaia di vite umane perse durante il conflitto: «Bisognerebbe chiedersi perché il Pentagono si stia concentrando sul sangue ipotetico che potrebbe sporcare le nostre mani, piuttosto che sulle 20.000 vite umane perse in Afghanistan, già documentati e rese note dal materiale in nostro possesso». Continua a leggere…




























































