LE ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA IN ISRAELE

L’ipocrisia implicita nella condanna della Repubblica Islamica dell’Iran per le sue ipotetiche “armi di distruzione di massa nucleari” e l’attenzione ossessiva verso “stati canaglia” come la Corea del Nord, unite al fatto che si ignori il provocatorio arsenale sionista, è davvero sbalorditiva. L’esistenza del programma nucleare sionista è un serio impedimento alla non-proliferazione e al disarmo. Il summit sulla sicurezza nucleare voluto dal premio Nobel 2009 per la pace orwelliana, Barack Obama, chi si è occupato di ovvietà per concentrare l’attenzione dell’opinione pubblica contro l’Iran e la Corea del Nord (non invitate al Nuclear Security Summit a Washington), per la pace giusta in medio Oriente e del disarmo nucleare, non ha affrontato direttamente il problema delle armi di distruzione di massa detenute da Israele.

Dalla guerra del Golfo nel 1991, molta attenzione è stata dedicata sulla presunta minaccia da parte delle armi di distruzione di massa irachene (inesistenti e mai trovate) mentre il maggior imputato nella regione, l’entità sionista d’Israele, è stato ampiamente trascurato. Con un arsenale di circa 200-500 armi termonucleari e un sofisticato sistema di lancio, l’entità sionista, ha preso il posto della Gran Bretagna come quinta potenza nucleare mondiale. Può ora rivaleggiare con Francia e Cina per la consistenza e il livello tecnologico del suo arsenale nucleare. Possedendo armi chimiche e biologiche, un arsenale atomico molto sofisticato e una strategia aggressiva per il loro uso effettivo, l’entità sionista fornisce il maggior impeto regionale per lo sviluppo di armi di distruzione di massa e rappresenta una grande minaccia alla pace e alla stabilità in Medio Oriente. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu per non rischiare di dover rispondere a domande scomode riguardo all’arsenale segreto di Tel Aviv non era presente al Festival del nucleare di Washington. 

Il programma nucleare israeliano iniziò negli ultimi anni ’40. Fu stabilito dal Dipartimento di Ricerca sugli Isotopi al Weissman Institute of Science, sotto la direzione di Bergmann, il “padre della bomba israeliana”, che nel 1952 fondò la Commissione israeliana per l’Energia Atomica. Sin dall’inizio, gli USA sono stati pesantemente coinvolti nello sviluppo della capacità nucleare sionista, addestrando scienziati e fornendo tecnologia nucleare incluso un piccolo reattore per la “ricerca” nel 1995 nell’ambito del programma “Atomi per la pace”. Il grosso dell’assistenza nucleare all’entità sionista è stato fornito dai francesi, culminata con la costruzione di Dimona, un pesante reattore ad uranio naturale a riprocessamento di plutonio, situato vicino Bersheeba, nel deserto del Negev. Dimona diventò operativa nel 1964 e il riprocessamento del plutonio cominciò subito dopo. Nonostante le affermazioni che Dimona fosse una “fabbrica di manganese o un’industria tessile”, le misure di sicurezza estreme che furono impiegate, smascherarono queste falsità. Nel 1976 l’entità sionista abbattè uno dei suoi aerei Mirage e nel 1973 un aereo civile libico che si era avvicinato troppo a Dimona, uccidendo 104 persone.

Di tutto questo, al Festival sul nucleare di Washington, neanche una parola. “Come sapete il mio Paese non ha armi nucleari, ma è stato un italiano a scoprire la possibilità di ricavare energia dall’atomo” ha detto il premier dell’Italietta, Silvio Berlusconi, citando Enrico Fermi. E da profondo conoscitore della materia ha aggiunto: “Il problema della preservazione dei materiali radioattivi sarà sempre più grande perché sempre di più saranno i protagonisti che dispongono di fonti di energia nucleare e materiale atomico. Per questo motivo credo che convocare questo vertice sulla sicurezza sia stato giustissimo“. Secondo la lectio magistralis del pifferaiomagico Berlusconi, la diffusione dell’uso civile di materiale atomico aumenta “il rischio della diversione di questi prodotti per finalità illegittime”. Recentemente lo smemorato Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy a Parigi hanno ribadito l’amicizia reciproca siglando i previsti accordi che varano la nuova stagione del nucleare in Italia con la collaborazione della Francia, la nazione che più ha puntato sull’atomico civile.

Ci sono ipotesi credibili sul fatto che l’entità sionista abbia fatto esplodere almeno uno e forse diversi ordigni nucleari a metà degli anni ’60 nel deserto del Negev, vicino alla frontiera egiziana, e che abbia partecipato attivamente ai test nucleari francesi in Algeria. Dal tempo della guerra dello Yom Kippur nel 1973, ha avuto un arsenale di diverse dozzine di atomiche pronte ed arrivò allo stato di pieno allarme nucleare. Possedendo un’avanzata tecnologia nucleare e il meglio degli scienziati, l’entità sionista ha dovuto presto affrontare un grosso problema: come ottenere l’uranio necessario. La fonte propria di uranio erano i depositi di fosfati nel Negev, totalmente inadeguati per il fabbisogno del programma in rapida crescita. La risposta a breve termine furono i raid in Francia e Gran Bretagna per appropriarsi delle spedizioni di uranio di contrabbando e nel 1968 con il “Plumbatt Affair” collaborò con la Germania occidentale per appropriarsi i 200 tonnellate di yellowcake (ossido di uranio). Queste acquisizioni clandestine di uranio per Dimona furono successivamente coperte dai paesi coinvolti. Ci fu anche l’ipotesi che una Società USA, Nuclear Material and Equipment Corporation (NUMEC), avesse deviato centinaia di libbre di uranio arricchito a Israele dalla metà degli anni ’50 alla metà dei ’60. Nonostante inchieste della CIA e dell’FBI e udienze del Congresso, nessuno è stato perseguito. Alla fine degli anni ’60 l’entità sionista risolse il problema dell’uranio sviluppando stretti legami con il Sud Africa con degli accordi per cui gli forniva la tecnologia e le competenze per la “Bomba dell’Apartheid” mentre il Sud Africa provvedeva all’uranio.

 

Nel 1977 l’Unione Sovietica avvertì gli USA che delle foto satellitari indicavano che il Sud Africa stava progettando un test nucleare nel deserto del Kalahari. Il regime di apartheid tornò indietro, sotto le pressioni dell’amministrazione Carter. Il 22 settembre 1979, un satellite USA captò un test in atmosfera di una piccola bomba termonucleare nell’oceano Indiano, al largo delle coste sudafricane, ma dato il coinvolgimento israeliano, il rapporto fu prontamente insabbiato. Più tardi si appre da fonti sioniste che erano effettivamente avvenuti tre test di ordigni nucleari di artiglieria miniaturizzati. La collaborazione israelo-sudafricana non si concluse con i test ma è continuò fino alla caduta dell’apartheid, specialmente con lo sviluppo e i test di missili a medio raggio e artiglieria avanzata. Oltre ad uranio e test il Sud Africa ha fornito ad Israele grossi capitali da investire, mentre Israele metteva a disposizione la sua capacità commerciale per permettergli di aggirare le sanzioni internazionali imposte al regime di apartheid. Nonostante la Francia e il Sud Africa sono stati i primi responsabili dello sviluppo del programma nucleare israeliano, gli USA conservano la maggior parte delle colpe.

Gli scienziati israeliani sono stati ampiamente addestrati nelle università USA e nei laboratori militari. Nei primi anni ’60, i controlli per il reattore di Dimona sono stati ottenuti clandestinamente da una società chiamata Tracer Lab, la pincipale fornitrice dei pannelli di controllo per i reattori militari USA, comprati attraverso una sussidiaria belga. Nel 1971 l’amministrazione Nixon approvò la vendita a Israele di centinaia di Kryton, un apparecchio necessario allo sviluppo di sofisticate bombe nucleari. E nel 1979 il presidente Carter fornì a Tel Aviv foto ad altissima risoluzione del satellite spia KH-11, che furono poi usate due anni dopo per bombardare il reattore iracheno Osirak. Con  l’amministrazione Nixon e Carter, accelerando poi drammaticamente sotto Reagan, i trasferimenti di tecnologia avanzata a Israele continuarono e continuano fino ad oggi

Dopo la guerra del 1973 Israele ha intensificato il suo programma nucleare, continuando la sua politica di oscuramento. Alla metà degli anni ’80 molte stime dell’arsenale nucleare sionista erano dell’ordine di due dozzine ma le esplosive rivelazioni di Mordechai Vanunu, un tecnico nucleare che lavorava nel complesso di riprocessamento di uranio di Dimona, cambiò tutto. Un sostenitore di sinistra dei diritti dei palestinesi, Vanunu credeva che fosse un dovere verso l’umanità divulgare il programma nucleare israeliano al mondo. Ha esportato clandestinamente dozzine di foto e dati scientifici fuori da Israele e nel 1986 la sua storia fu pubblicata dal londinese Sunday Times. Rigorose valutazioni scientifiche delle rivelazioni di Vanunu portarono alla scoperta che Israele possedeva la bellezza di 200 bombe termonucleari miniaturizzate e altamente sofisticate. Le sue informazioni rivelavano che la capacità dell reattore di Dimona si era ampliata e che Israele produceva 1.2 chili di plutonio a settimana, abbastanza per fabbricare 10-12 bombe all’anno e che stava producendo armi nucleari avanzate.

Appena prima della pubblicazione, Vanunu fu rapito a Roma da una agente segreto del Mossad, fu picchiato, drogato e portato in Israele. Dopo una campagna di disinformazione e diffamazione sulla stampa israeliana, Vanunu venne processato per tradimento da una corte di sicurezza segreta e condannato a 18 anni di prigione.

I prodotti principali dell’arsenale nucleare sionista sono bombe al neutrone, bombe termonucleari miniaturizzate destinate a massimizzare l’irradiazione di raggi gamma, minimizzando gli effetti esplosivi e le radiazioni a lungo termine (in pratica destinate ad uccidere le persone, lasciando intatte le cose). Le armi comprendono missili balistici e bombardieri capaci di raggiungere Mosca, missili da crociera, mine terrestri (negli anni ’80 Israele ha impiantato mine terrestri nucleari lungo le alture del Golan) e ordigni di artiglieria con una gittata di 45 miglia. Il Sunday Times (Londra) riportò nel Giugno 2000 che un sottomarino israeliano ha lanciato un missili cruise, colpendo un obiettivo a 950 miglia. L’arsenale sionista di armi di distruzione di massa fa impallidire il potenziale effettivo o virtuale di tutti gli stati mediorientali messi insieme ed è sproporzionato per ogni ragionevole bisogno di “deterrenza”.

Israele possiede anche un completo arsenale di armi chimiche e biologiche. Secondo il Sunday Times, Israele ha prodotto sia armi chimiche e batteriologiche con un sofisticato sistema di lancio. Un alto ufficiale dei servizi israeliani dichiarò: “C’è a malapena una singola arma biologica o chimica che non sia stata prodotta nell’Istituto Biologico di Nes Tziyona“. Nel 1998 il Sunday Times ha scritto che Israele, usando ricerche sudafricane, stava sviluppando una “bomba etnica“. Nello sviluppo di quest’arma, gli scienziati israeliani stavano sfruttando i progressi medici identificando un gene distintivo degli arabi, creando un batterio o virus geneticamente modificato. Gli scienziati stavano provando a costruire microorganismi mortali che potessero attaccare solo coloro con il gene distintivo nella loro mappa genetica. Dedi Zucker, membro di sinistra della Knesset, il parlamento dell’entità sionista, denunciò questa ricerca dicendo: “Moralmente, e sulla base della nostra storia, delle nostre esperienze e delle nostre tradizioni, tale arma è mostruosa e deve essere bloccata“.

Nell’immaginario collettivo, la bomba israeliana è l’arma come “ultima risorsa”, da essere usata all’ultimo momento per evitare la distruzione. Questa strategia, descritta dal giornalista USA Seymour Hersh come “l’opzione Samson” è sottoscritta da molti sostenitori di Israele. Per quanto questa formula possa essere stata vera nelle menti dei primi strateghi nucleari israeliani, oggi il suo arsenale è legato inestricabilmente ed integrato con la strategia militare e politica globale sionista. Israele ha fatto un numero infinito di velate minacce contro le nazioni arabe e contro l’Unione Sovietica prima e la Russia dopo. Ariel Sharon, ex primo ministro israeliano, dichiarò: Gli arabi possono avere il petrolio, ma noi abbiamo i fiammiferi. Israele usa il suo arsenale nucleare non solo nel contesto della deterrenza o della guerra diretta ma anche in modi più sottili ma non meno importanti. Per esempio, il possesso di armi di distruzione di massa può essere una potente leva per mantenere lo status quo o per influenzare gli eventi secondo il suo vantaggio, come proteggere i cosiddetti paesi arabi moderati da insurrezioni interne o per intervenire in guerre inter-arabe.

Nel gergo politico-militare sionista questo concetto è chiamato “coercizione non convenzionale” ed è semplificato da una citazione del 1962 di Shimon Peres: “Acquisire un sistema d’arma superiore (leggi nucleare) significa la possibilità di usarlo come mezzo di coercizione, in modo che costringa l’altra parte ad accettare le richieste politiche israeliane come quella del mantenimento dello status quo tradizionale e la firma di trattati di pace.” Un altro tra gli usi principali della bomba israeliana è di coercizione nei confronti degli USA per farla agire in favore di Israele, anche andando contro i propri stessi interessi strategici. Nel 1956 Francis Perrin, capo del progetto atomico francese scriveva : “Pensiamo che la bomba israeliana sia indirizzata agli americani, non per lanciargliela contro ma per dire ‘Se voi non ci aiutate in una situazione critica, vi obbligheremo a farlo, altrimenti useremo la bomba atomica“.

Durante la guerra del 1973 Israele ha usato il ricatto nucleare per costringere Henry Kissinger e il presidente Richard Nixon ad inviargli massicci aiuti militari. Come l’allora ambasciatore sionista Simcha Dinitz affermava: “Se non ci verranno inviati aiuti militari massicci immediatamente, allora sapremo che gli USA non rispettano le loro promesse e dovremo trarre conclusioni molto serie“. Un esempio di questo scenario venne illustrato nel 1987 da Amos Rubin, consigliere economico dell’allora primo ministro Yitzhak Shamir. “Se lasciato a se stesso Israele non avrà altra scelta se non cadere in un livello di difesa più rischioso che metterà in pericolo se stesso e il mondo in generale. Per impedire che Israele dipenda dall’uso di armi nucleari chiediamo 2-3 miliardi di dollari all’anno in aiuti USA“. Da allora l’arsenale nucleare sionista è stato enormemente incrementato, quantitativamente e qualitativamente. E’ chiaro che Israele non è interessato alla pace se non quella dettata dai suoi propri termini, e non ha alcuna intenzione di negoziare lealmente per tagliare il suo programma nucleare o discutere seriamente su un medioriente libero dal nucleare. Il fortait del premier israeliano Benjamin Netanyahu per non rischiare di dover rispondere a domande scomode riguardo all’arsenale segreto di Tel Aviv va letto in quel senso.

E Munya Mardoch, direttore dell’Istituto Israeliano per lo sviluppo dei sistemi d’arma nel 1994 disse: “Il significato morale e politico delle armi nucleari è che gli stati che rinunciano al loro uso si mettono nella situazione di vassalli. Tutti questi stati che si sentono soddisfatti dal possesso di armi convenzionali sono destinati al ruolo di vassalli“. In una futura (quantomai possibile) guerra mediorientale, il possibile uso di armi nucleari da parte sionista non può essere escluso. Molti pacifisti mediorientali hanno esitato a discutere sul monopolio nucleare sionista nella regione e questo ha portato ad analisi incomplete e non uniformi e a strategie d’azione sbagliate. Ma rimettere al centro dell’attenzione il problema delle armi di distruzione di massa di Israele: primo, metterà in luce la dinamica di destabilizzazione che porta gli eserciti mediorientali a costringere gli stati della regione a cercare ognuno il proprio “deterrente”; secondo, metterà in luce il doppio standard grottesco che vede gli USA e l’Europa da un lato condannare l’Iran, la Siria e la Corea del Nord per lo sviluppo di armi di distruzione di massa mentre contemporaneamente proteggono e legittimano il principale colpevole; terzo, scoprire la strategia nucleare sionista, aiuterà a focalizzare l’attenzione internazionale e ci saranno maggiori pressioni per farne smantellare l’arsenale e negoziare lealmente. Infine, un’entità sionista non nuclearizzata, darebbe luogo ad un Medioriente non nuclearizzato, rendendo molto più probabile un accordo di pace complessivo nella regione. Finchè la comunità internazionale non affronterà Israele rispetto al suo programma nucleare segreto, è improbabile che ci sarà alcuna soluzione del conflitto Israelo-Arabo-Palestinese.

Intanto, in attesa di conoscere l’esito di questa due giorni di incontri, il rappresentante iraniano all’Aiea, Ali Asghar Soltanieh, ha fatto sapere che Teheran non prenderà in considerazione nessuna delle decisioni che saranno prese durante la conferenza poiché “il risultato è scontato, e nessuna delle sue conclusioni può impegnare i Paesi che non vi sono rappresentati”. “Io – ha concluso Berlusconi davanti alla platea di 47 capi di Stato e di governo – probabilmente qui sono il più vecchio come età e come ruolo politico. E sono della generazione che ha vissuto per 50 anni sotto l’incubo della  Guerra Fredda e di due arsenali nucleari che potevano ciascuno distruggere dieci volte la popolazione del mondo“. Questa volta non era una barzelletta, ha 73 anni, un trapianto di capelli tutto nuovo, a tempo perso fa il Presidente del Consiglio bazzicando tra una puttana e l’altra, qualche leggina vergogna per non farsi processare ed ha solo rovinato la vita a 60 milioni di italiani…

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9 commenti

  1. ISRAELE CRIMINALE DI GUERRA

    FUORI DALL’ITALIA LA MAFIA RAZZISTA EBRAICA

    PALESTINA LIBERA DALL’OPPRESSORE SIONISTA

  2. l’entità sionista ebraica è la vergogna mondiale di questo pianeta. assassini e razzisti stanno sterminando la popolazione palestinese ed il mondo sta a guardare. che schifo altro che grandi del mondo!

  3. [...] neanche preoccuparsi di chiedere all’entità sionista d’Israele a rendere pubblici i dati e le statistiche del proprio arsenale nucleare che da solo basterebbe per cancellare l’intero pianeta, la politica del BelPaese è già al [...]

  4. [...] di parte. In Italia, definitivamente divenuta nei vertici una colonia degli Stati Uniti e di Israele, il quadro è davvero desolante (Finanziaria 2011: erogati 5 milioni di euro per tradurre in [...]

  5. [...] Berlusconi ha completato tutta la serie di servigi: NESSUNA parola sul Muro in Cisgordania, NESSUNA sulle bombe atomiche israeliane, NESSUNA sulle principali risoluzioni O.N.U che esprimono condanna all’operato dello stato [...]

  6. [...] Bersani che la soluzione “due popoli due stati” oggi non è una soluzione. Non lo è perchè non è praticabile, perchè non porta alla giustizia, e perchè non porta alla pace. Non è praticabile perchè, [...]

  7. [...] “Già durante la guerra dello Yom Kippur, nel 1973, Israele era in grado di produrre una quantità limitata di ordigni nucleari, per compensare il  vantaggio arabo in termini di armi convenzionali”. Questa volta non si tratta delle affermazioni di qualche fonte anonima ma delle rivelazioni contenute in alcuni file del Pentagono, recentemente desecretati, e riportati dallo stesso quotidiano israeliano Ha’aretz (leggi articolo in basso, ndr). Si tratta di 1300 pagine nelle quali vengono descritti accuratamente i timori del governo statunitense riguardo alla diffusione di una possibile minaccia nucleare israeliana per scoraggiare i vicini arabi forniti di maggiori armamenti. Cosa che avrebbe portato a una reazione ostile dell’intera comunità internazionale e, molto probabilmente, alla rivelazione degli accordi segreti fra i due Paesi sul programma nucleare di Tel Aviv raggiunti alcuni anni prima. Accordi riguardo ai quali molte voci si sono rincorse, soprattutto dopo le rivelazioni di Mordechai Vanunu, ex tecnico della centrale atomica di Dimona, che nel 1986 svelò al mondo l’esistenza di almeno 200 ordigni nucleari israeliani. [...]

  8. [...] all’Iran di cessare l’arricchimento di uranio per evitare “spiacevoli conseguenze”. Sul nucleare israeliano, invece, gli Usa non dicono neanche una parola. Una dimostrazione che le Nazioni Unite non sono [...]

  9. [...] con Israele rendono sempre più difficile per gli Stati Uniti trattare con questi paesi. L’arsenale nucleare israeliano è una delle ragioni per cui alcuni degli stati vicini pretendono l’atomica, e minacciare di [...]


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