Operazione “Ghiande di Stato 2″, la fattoria dei super-manager

Dopo gli stipendi dei ministri e dei sottosegretari, è il turno del trattamento economico dei super manager pubblici. In questa prima fase sono stati pubblicati i dati relativi ai dirigenti di prima fascia e dirigenti di seconda fascia, con l’indicazione delle retribuzioni annue lorde percepite in relazione alle rispettive posizioni giuridiche ed alle diverse tipologie degli  incarichi dirigenziali. Il ministro della P.A. Filippo Patroni Griffi ha consegnato alla Camera un primo elenco dei manager della P.A. che guadagnano più di 294 mila euro: lo stipendio più alto è quello del capo della polizia Antonio Manganelli, con 621.253,75 euro. A seguire, il capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Franco Ionta prende 543.954,42 euro, e il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Leonardo Gallitelli con 462.642,56 euro. Più distanziati, tirano la cinghia il comandante generale del Corpo forestale dello Stato Cesare Patrone con 362.442,13 euro e il comandante generale della Guardia di Finanza, Nino Di Paolo con 302.939,25. Tra i super-manager alle dipendenze dei ministeri che percepiscono uno stipendio superiore a quello del I presidente della Corte di Cassazione, il più “ricco” è il ragioniere generale dello Stato Mario Canzio con 562.331,86 euro, seguito dal capo di Gabinetto del ministero dell’Economia, Vincenzo Fortunato con 536.908,98 euro. Ma la lista consegnata alle commissioni Affari costituzionali e Lavoro della Camera dal ministro Griffi è incompleta, poichè mancano gli eventuali stipendi cumulati dai manager pubblici che ricoprono diversi incarichi. Ad ogni modo, tutti i nomi nella lista, andranno incontro a riduzioni di stipendio previste dal decreto attualmente all’esame delle Camere, che fissa un tetto retributivo a 294 mila euro. Restano esclusi i dirigenti degli organi costituzionali. È di 364.196 euro lo stipendio del capo Dipartimento della Protezione civile Franco Gabrielli.

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Però, quanto è bella la democrazia!

Perchè il settimanale americano Time è convinto che gli italiani siano così stupidi? La prima certezza è che gli italiani non conoscono bene Mario Monti. La seconda è che Mario Monti conosce bene gli italiani. Mario Monti, qualche giorno fa in copertina sul prestigioso magazine venne descritto come l’uomo europeo più importante. In Italia partì la corsa alla celebrazione di questo prestigioso riconoscimento internazionale, il servigio reso è stato quasi unanime, senza fare attenzione a una piccola curiosità: il Time con Monti in copertina era l’edizione europea e asiatica. Al premier italiano, in visita negli Stati Uniti, il Time non ha concesso la copertina della più prestigiosa edizione americana. Per quella hanno preferito un cane. «La vita politica quotidiana ha diseducato gli italiani. Dobbiamo dare un senso di meritocrazia e concorrenza», disse il professore bocconiano. Gli italiani devono avere quante più informazioni possibili su chi li amministra. Sin dall’inizio del suo mandato Mario Monti aveva sottolineato che alla base dell’operato del suo governo doveva esserci la trasparenza. Gliene diamo atto. Nell’Italia dell’austerity e dei sacrifici imposti dalla crisi, chiunque può scoprire come è articolato il patrimonio mobiliare e immobiliare del premier tecnico leggendo il documento Trasparenza (leggi in basso) della posizione patrimoniale e reddituale dei titolari di cariche di governo, reso pubblico martedì sera.

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L’usura internazionale si è divorata la Grecia, e loro ridono

Nel 1992, a Maastricht, venne firmato l’infame Trattato dell’Unione Europea, un’azienda fittizia che banksters di avventura e predoni della finanza hanno inventato per coprire i loro traffici, che diede poi forma a quella che oggi rimane la scatola vuota per eccellenza, il Parlamento Europeo, succube di tecnocrazie e professionisti della speculazione. Rimaneva che dare vita al serpente, l’Euro, una moneta artificiale il cui valore non è garantito da nessuno Stato. La moneta unica in sostituzione di tutte le altre monete nazionali ancora esistenti che entrò definitivamente in circolazione all’inizio del 2002. A 10 anni dalla sua introduzione, ha causato un’inflazione media del +2,2%. Con l’istituzione della moneta unica, i singoli Stati nazionali hanno rinunciato a quella che nel corso dei secoli è sempre stata una delle principali prerogative della sovranità, e cioè il diritto di battere moneta. La rinuncia è dunque avvenuta in favore del vuoto, e il vuoto è rimasto a circolare nelle Tesorerie, nelle Banche, ma anche nelle tasche dei cittadini europei sempre più usurati dal debito sovrano. In Grecia, gli interessi sul debito hanno raggiunto cifre da capogiro. Il 20 marzo Atene dovrà rimborsare 14 miliardi di euro. Senza un centesimo in cassa non è in grado di rimborsarli. Gli vengono, incontro, i becchini della troika UE, BCE e FMI ed i vampiri delle Finanze dell’Eurogruppo che stanziano un’altra tranche di aiuti pari a 130 miliardi. In totale, i prestiti usurai dall’Europa ammontano a 240 miliardi di euro. Alla Grecia sono stati prestati dei soldi che devono essere a loro volta rimborsati (gravati da interessi) e, così, si crea debito su debito. Così la direttrice generale del Fmi, Christine Lagarde: “Non appena le misure già concordate con le autorità greche verranno realizzate e sarà garantito un adeguato contributo finanziario dai privati, intendo raccomandare al nostro board il finanziamento di sostegno al programma”. La Grecia però sarà commissariata. In cambio viene imposto: 150.000 licenziamenti nel settore pubblico e 15000 nelle aziende a partecipazione statale più un numero imprecisato di insegnanti; Riduzione dei salari di oltre il 20% e tagli alla 13ª e 14ª mensilità per i dipendenti pubblici; Tagli al budget della sanità per 1 milione di euro; Tagli alle pensioni, alla disoccupazione e ai sussidi sociali; Il quasi annullamento del contratto nazionale di lavoro. Sarà la 5ª manovra che la Grecia dovrà subire, e la situazione non è migliorata, anzi, nel 2012 si prevede una caduta del PIL del 12%. Il grasso banchiere della Bce Mario Draghi commenta l’accordo giudicandolo “molto buono”, mentre il fantoccio Monti dice: “Bel risultato per Grecia ed Eurozona. E per i mercati speriamo”. Ben sapendo però che la Grecia è già fallita e tutte le misure serviranno solo a peggiorare la situazione del popolo ellenico già strangolato al cappio dell’usura.

Operazione “Ghiande di Stato”, la fattoria degli animali

Nella favola di Orwell gli animali di una fattoria vivono in una miserabile e amara esistenza di sfruttamento, maltrattamento e umiliazione sotto il dominio di un padrone avido e crudele. Finalmente un giorno, gli animali, sotto la guida dei maiali, si ribellano e combattono affinché la fattoria si trasformi in una società giusta senza sfruttati né sfruttatori. In un’epica lotta cacciano il padrone e per un certo periodo riescono a condurre da sè la fattoria, rispettando gli antichi ideali. Ma ben presto emerge tra loro una nuova classe di burocrati sfruttatori, formata dai maiali, (gli stessi che avevano incitato il “popolo” a ribellarsi dall’oppressore) che con la loro astuzia, il loro egoismo e la loro cupidigia si impongono in modo prepotente e tirannico sugli altri animali più ingenui e semplici. I più potenti aspirano a concentrare tutto il potere nelle loro mani, conducendo al macello chi non è più utile ai suoi progetti. Gli ideali di uguaglianza e fraternità fastosamente proclamati al tempo della rivoluzione sono traditi da un unico comandamento che si sostituisce agli altri sette: “TUTTI GLI ANIMALI SONO UGUALI, MA ALCUNI SONO PIU’ UGUALI DEGLI ALTRI”. Da oggi i redditi dei ministri del governo della macelleria sociale del maiale orwelliano Mario Monti sono online, sui siti dei rispettivi dicasteri, ognuno in calce alla biografia del titolare. A sorpresa, è il ministro della Giustizia Paola Severino che, con un imponibilie di 7 miliondi di euro nel 2011, è sul primo gradino del podio, a gozzovigliare.

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Afghanistan, 47ª BARA TRICOLORE

Tre militari italiani morti, e un ferito in un incidente stradale nei pressi di Shindand, in Afghanistan. I fatti si sono verificati questa mattina a circa 20 Km a sud-ovest di Shindand, dove un VTML Lince, la bara mobile tanto esaltata e magnificata dal servo di Washington Ignazio La Russa, il gioiellino blindato Fiat/Iveco da 290.000 euro più iva, è rimasto coinvolto in un incidente. Il mezzo appartenente alla Task Force Center con base a Shindand, era impegnato in un’attività “tesa a recuperare una unità bloccata dalle condizioni meteo particolarmente avverse, quando nell’attraversare un corso d’acqua, si è ribaltato intrappolando, al suo interno, tre dei militari dell’equipaggio che sono successivamente deceduti”. Sulla dinamica dell’incidente, il generale Carlo Jean, ricoperto di galloni d’oro, “esperto” di strategia militare dice a SkyTG24: «Non è un problema di mezzi, gli incidenti sono nella norma statistica, il lince è un mezzo molto buono, sennò non sarebbe stato esportato in tanti paesi, si tratta di una fatalità». Ecco quindi che la guerra si trasforma in semplice evento di statistica, perchè – secondo il generale – rispetto ai chilometri percorsi e le attività svolte gli “incidenti” sono nelle “norme statistiche”. Chissà se le famiglie delle vittime sono dello stesso parere. I militari, il Caporal Maggiore Capo Francesco Currò, 33 anni, il 1° Caporal Maggiore Francesco Paolo Messineo, 28 anni, e il 1° Caporal Maggiore Luca Valente, 28 anni, appartengono al 66° Reggimento fanteria Trieste che ha sede a Forlì. Il cameriere del nuovo ordine mondiale, Giorgio Napolitano (oggi fischiato a Cagliari), appresa con profonda commozione (la solita) la notizia dell’incidente ha coccodrilmente espresso «i suoi sentimenti di solidale partecipazione al dolore dei famigliari dei caduti, rendendosi interprete del profondo cordoglio del Paese». Con l’incidente di oggi, salgono a 47 i militari italiani morti (50 nel macabro conteggio escludendone 2 per cause naturali e 1 per suicidio) dall’inizio della “missione umanitaria di pace” Isaf in Afghanistan, dal 2004. Di questi, la maggioranza è rimasta vittima di attentati e scontri a fuoco, altri invece sono morti in incidenti, alcuni per malore ed uno si è suicidato. Domani in Senato, all’OdG, è in discussione il ddl di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 215, recante “proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché disposizioni urgenti per l’amministrazione della difesa” (A.S. 3128) già approvato dalla Camera (A.C. 4864) l’1 febbraio scorso. The show must go on: prima di ogni manifestazione sportiva, pallone incluso, per ricordare i tre militari italiani morti in Afghanistan durante un incidente, sarà dedicato un minuto di silenzio. Per l’ipocrisia che ogni giorno si riversa nel BelPaese con le pezze al culo, quasi a sintetizzare il “sincero” dolore per l’evento funesto. Le lacrime a comando continuano, e la guerra d’invasione e occupazione atlantica pure…

Così parlò Herr Doktor

Tutto si può dire – e tutto è stato già detto – su Joseph Goebbels, anima del III Reich. Ma anche i suoi avversari o i suoi più acerrimi nemici non hanno mai potuto rimuovere un suo valore intrinseco: fu infatti il massimo teorico nonché massimo esecutore delle strategie di immagine e di contro-propaganda del XX secolo. Di famiglia proletaria, laureato in Filosofia e Letteratura nella prestigiosa Università di Heidelberg, Herr Doktor, fu esponente di quella che può definirsi la sinistra nazionalsocialista, in prima linea, ad esempio, nell’espropriazione dei latifondi e dei redditi finanziari delle classi parassite del vecchio regime. Ma non è questa sua missione socialista e nazionale che intendiamo sottolineare: quello che oggi importa è assumere la sua analisi sui comportamenti del regime liberal-democratico contro il quale Goebbels combattè la sua vittoriosa campagna di propaganda per la “conquista di Berlino”. Inviato dallo Nsdap nella capitale tedesca per rivitalizzare il suo partito che, pur calamitando il consenso popolare, non trovava sbocchi di pubblicità di massa, Herr Doktor delineò subito sia il quadro della congiura del silenzio che circondava i nazionalsocialisti e sia le azioni di controguerriglia politica da attuare. Pochi mesi e il quadro fu rovesciato. Ricordiamone in estrema sintesi le fasi.

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Adotta uno Stracquadanio

«Bisogna punire i dipendenti pubblici che usano internet
per motivi privati durante l’orario di lavoro»

(Giorgio Clelio Stracquadanio, 15 giugno 2011)

«Chi guadagna 500 euro è uno sfigato per varie ragioni e per fortuna sono pochissimi in Italia». Lo ha detto alla Zanzara su Radio 24 l’onorevole pappone di Stato, Giorgio Stracquadanio, del Pdl. «Se fosse vero avremmo i morti di fame per le strade. Si tratta di una piccola quota di popolazione che hanno pensioni sociali più basse. Sono sfigati si parla di situazioni limite. Sono stufo di una retorica piagnona. Non esiste guadagnare 500 euro al mese». Alle elezioni politiche del 2008, Stracquadanio era risultato tra i non eletti in quel buco odoroso di cesso che è la Camera dei Deputati, nella circoscrizione della Lombardia. Subentrò poi alla finiana Cristiana Muscardini, affezionata al proprio seggio di lungo corso a Strasburgo. Giorgio Clelio Stracquadanio, specie di rettile-pesce quasi estinto, nato nel cretaceo dalle mutazioni provocate nel Partito Radicale di Pannella, ex ultrà berlusconiano, è il consigliere politico di Maria Stella Gelmini, (nomen omen) l’ex ministro dell’Istruzione (sic) che esultò per il risultato dell’esperimento Cngs (Cern Neutrino to Gran Sasso) secondo cui i neutrini avrebbero superato la velocità della luce: «Alla costruzione del tunnel tra il Cern e i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento, l’Italia ha contribuito con uno stanziamento stimabile intorno ai 45 milioni di euro». L’esilarante comunicato dell’ignorantissima Gelmini venne persino pubblicato sul sito web del Ministero dell’Istruzione (leggi qui). E fece il giro del web. Tanto che code di neutrini vennero segnalate in ingresso del tunnel tra viale Trastevere e il Gran Sasso. In coda c’era anche il neutrino Stracquadanio che da quel tunnel di ignoranza non è più uscito. Premesso che i pensionati italiani (che hanno reso grande questa nazione) sono tra i più poveri d’Europa per colpa di leggi schifose volute da governi schifosi dello stato borghese (dati Istat, il 45,9% delle pensioni ha un importo medio inferiore a 500 euro al mese mentre il 26% non raggiunge 1000 euro), lo Stracquadanio, bipede irrimediabilmente indietro sulla stupidità, continua a gozzovigliare con 16.000 euro al mese di onorevoli privilegi rubati agli italiani onesti (pensionati inclusi). L’unica ricetta a tutto questo, lo ripetiamo, rimane prenderli a calci in culo e fuori dalle palle!

La Grande Scalata all’Eliseo

Che le lobby ebraico-sioniste, disseminate nei quattro punti cardinali del pianeta, facciano e disfino l’ignobile mercimonio attuale definito “politica”, sembra chiaro anche a un idiota. L’Ebraismo internazionale, superata la fase rabbinico-sinagogale medievale (un’epoca durante la quale, almeno, ci si impegnava a render difficile la vita a codesta gente quel poco che bastava a garantire un certo funzionamento agli Stati), abbattuti progressivamente tutti i cordoni profilattico-sanitari definiti ghetti (eterna riconoscenza ai Savoia!), ha conseguito “vittorie sul campo”, una sull’altra, dalla dichiarazione d’indipendenza delle colonie americane – del 4 luglio 1776 – al genocidio dei Cattolici Vandeani protrattosi per tutto il 1793, dalle rivolte “quarantottesche” anticipatrici dei “risorgimenti” alle persecuzioni delle stirpi Cosacche di Ucraina e di Polonia all’indomani dell’avvento del giudeo-sovietismo, fino a giungere a Dresda, a Hiroshima e a Norimberga. Questa fase – prolungatasi dalla seconda metà del ‘700 al 1948 – viene ingannevolmente definita: paradigma assimilazionistico moderno (“ingannevole”, poiché non v’è mai stata alcuna volontà di assimilazione – da parte dell’Ebreo – nei confronti di chicchessia!). Dal 1948 in poi (cioè da quando l’incubo sionista, dai vagheggiamenti più o meno isterici di invasati visionari, è trascorso -ahinoi!- dalla potenza all’atto), l’Ebraismo internazionale ha rotto tutti gli argini della prudenza, ha gettato via la maschera della dimessa dissimulazione e s’è mostrato, finalmente, per quel che è. Senza la shoah non ci sarebbe stato mai israele; senza israele, oggi, non ci sarebbero, in Palestina, per usare un’immagine evocata da Adolf Hitler “animali che soffiano per liberarsi dai parassiti che li dissanguano”. Ovvio (non per noi) che taluni ambienti iraniani, pur di sanare questo ascesso propagatosi nel cuore del Medio Oriente, giungano – in verità, più che ingiustamente – ad accusare il Nazionalsocialismo di connivenza col sionismo (solo perché milioni di Tedeschi -dopo Versaglia- non volevano più saperne di farsi “vampirizzare”). Insomma, se l’Europa non avesse tentato di liberarsi dal Grande Parassita fin dai primi anni del secolo scorso (causa efficiente di due guerre mondiali), quel che oggi si va compiendo in Grecia e in Italia sarebbe inevitabilmente accaduto mezzo secolo prima: ma anche questa è colpa di Hitler!

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Contro gli imbecilli, anche l’ignoranza combatte invano

Nella categoria del ridicolo, Silvio Berlusconi, rappresenta i più grandi barzellettieri della storia dello spettacolo italiano. A Silvio Berlusconi ogni tanto qualcuno però ricordava che le barzellette non fanno ridere. Soprattutto quando c’era da amministrare un magro salario, già limato da balzelli fiscali che non permettevano più di arrivare più alla terza settimana del mese. Ma agli italiani, se gliela sai raccontare, ridono sempre. Come gli imbecilli. Berlusconi, che di imbecillità se ne intende, ben sapeva che agli italiani suscitava allegria, e che loro ridevano non perché fossero tutti suoi amici, bensì perchè lui era il padrone. Poi, con un colpo di stato finanziario, arrivò il cattivo maggiordomo della finanza anglosassone Mario Monti, per educare gli italiani. Lui, che di finanza se ne intende più delle risate, si mise a chiedere sacrifici agli italiani, a chi però non aveva più nulla da sacrificare. E fu subito «Full Monti», con tante nuove tasse, e con la lettera i al posto della y come nel film sui disoccupati inglesi ridotti in mutande. Le risate finirono e la terza settimana del mese rimase più un ricordo. Si disse perciò che il cattivo a volte si riposa, l’imbecille mai. A deviare l’attenzione dell’imbecille, manipolando le comunicazioni di massa, ci pensa l’informazione. Per gli stregoni elettronici è importante conoscere chi sono i fruitori e quanto tempo della loro vita passano davanti al video per potere meglio impostare le loro strategie. Per fare questo occorre puntare sulla demenzialità della quasi totalità della informazione che quest’ultima è chiamata a svolgere.

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Gabriele Sandri, giustizia è fatta!

Sono passati 1.525 giorni dall’uccisione del tifoso della Lazio Gabriele Sandri, assassinato dall’agente scelto della Polizia Luigi Spaccatorella. La I sezione penale della Cassazione di Firenze, ha confermato il verdetto di secondo grado in tre ore di camera di consiglio condannando a 9 anni e 4 mesi l’agente della polstrada Spaccatorella, dichiarato colpevole dell’omicidio volontario del tifoso laziale Gabriele Sandri, 26 anni, avvenuto l’11 novembre 2007 sull’A1 nei pressi di Arezzo. L’agente «andrà a costituirsi». Spaccarotella che non ha subito carcerazione preventiva durante le indagini preliminari, era stato condannato in primo grado a 6 anni di reclusione per omicidio colposo (il pm ne aveva chiesti 14), determinato da colpa cosciente. In secondo grado i fatti erano stati qualificati come omicidio volontario per dolo eventuale e la pena era stata elevata a nove anni e quattro mesi di reclusione. La «colpa cosciente», ricorre quando l’agente ha previsto l’evento senza però averlo voluto: in definitiva, l’agente Spaccatorella avrebbe sparato contro Sandri, secondo i giudici, senza intenzione di ucciderlo, ma accettando il rischio che quell’evento potesse verificarsi. Il ricorso dell’imputato in Cassazione è stato ora rigettato e la sentenza è così diventata irrevocabile. «Non è il discorso dell’anno in più o in meno di carcere, l’importante è che il principio di diritto sull’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge sia stato rispettato», ha detto Cristiano Sandri, il fratello. Giustizia è fatta! Ma la sentenza non cancella la vergogna di quei giorni e la follia di un gesto sconsiderato.

Sprechi olimpici di denaro pubblico

Mario Monti non vuole le Olimpiadi 2020 a Roma.  Premesso che il nostro non è un attacco alle Olimpiadi ma a Roma 2020 e al modello di governance dei grandi eventi: la Commissione, presieduta da Marco Fortis, afferma infatti che le Olimpiadi porterebbero a una crescita del Pil italiano dell’1,4%. Quando poi il Comitato organizzatore di Roma 2020, afferma che i giochi olimpici saranno “un acceleratore del Piano per lo Sviluppo Strategico 2010-2020” c’è solo da preoccuparsi. Come non ricordare gli scheletri di Tor Vergata, i padiglioni da allestire alla Fiera di Roma più un velodromo inesistente, il porto di Ostia, il laghetto dell’EUR e Piazza di Siena per l’equitazione. Il “grande evento” però porterebbe all’Italia costi enormi, problemi organizzativi e infrastrutturali. E già che ci siamo, diciamo noi, sicure ricadute giudiziarie più che prevedibili visti i precedenti dei Mondiali di calcio del 1990 ed i campionati mondiali di nuoto del 2009, proprio nella Capitale. Dopo una “discussione approfondita e sofferta” il governo è giunto  alla “conclusione unanime” di non potere assumere un “impegno di  garanzia finanziaria”, il che “non  significa non porsi mete ambiziose”. Alla ministra Elsa Fornero è scappata un’altra lacrima. Al momento gli unici impegni olimpici per il governo del benessere sono il lancio delle liberalizzazioni e lo smantellamento dello Stato sociale. Due discipline a demolizione controllata che l’esecutivo dei banchieri si è assunto a volere raggiungere in tempi brevi. L’ipocrisia della politica è palese. I Giochi a Roma, nel 2020, costerebbero 10 miliardi di euro. Ma per le gare del 2006 (Torino, 1.736 milioni di  euro) e 2009 (Roma, 54.7 milioni di euro) furono dilapidati montagne di fondi pubblici mentre i signori della cricca facevano affari a peso d’oro. Abusi edilizi inclusi. Nel bilancio di previsione 2011 di Palazzo Chigi, una voce faceva riferimento ai mutui accesi con una legge del 1987 per costruire gli stadi del mondiale di calcio Italia 1990: 55 milioni di euro, 60 milioni l’anno prima. Il “Delle Alpi” di Torino (5 partite giocate), è costato 226 miliardi di lire, e dopo neanche 20 anni fu raso al suolo. Per lo stadio “Olimpico” di Roma vennero spesi invece 225 miliardi di lire. In totale per gli stadi lo Stato spese 1.248 miliardi di lire. Le Olimpiadi invernali di Torino del 2006 hanno lasciato la città sommersa da debiti, con un deficit di 28 milioni in capo al Comitato organizzatore. A Roma (che non ha neanche un Assessorato dedicato), solo opere incompiute. La storia delle Olimpiadi a costo zero – secondo il pessimo sindaco burocrate Alemanno in carica da maggio 2008 – quindi, non convince. Tantomeno, seppur con qualche riserva, quella della medaglia d’oro Mario Monti che non vuole le Olimpiadi 2020 a Roma ma che nel reality della guerra e delle spese militari investe 15 miliardi di euro per acquistare 135 caccia militari F-35 (124 milioni di euro cadauno). Poi, altri 5 miliardi di euro per l’acquisizione di 10 unità navali Fremm, 100 elicotteri militari NH-90 del costo complessivo di 4 miliardi di euro e poi, 8 aerei senza pilota (1,3 miliardi di euro) e, dulcis in fundo, anche 2 sommergibili (1 miliardo di euro). Mentre le Olimpiadi della Guerra continuano: 747 milioni di euro per mantenere in Afghanistan 844 mezzi militari e 4000 soldati nel teatro di guerra. Ops, missione di pace.

Mayali tutti uguali

Come se non fosse abbastanza cupo lo scenario economico globale che si sta aprendo, in Rete domina ormai da mesi la profezia sulla fine dei giorni che sarebbe fissata al 21 dicembre 2012, data ricavata dall’interpretazione dei calendari Maya, e che conciderebbe alla quinta Era cosmica: l’Età dell’Oro. Sulla base di scenari riferiti a questa fantomatica linea temporale, sono stati formulati diverse ipotesi, in cui si trova anche la data della fine dell’euro, secondo cui la moneta unica europea dovrebbe collassare il 30 giugno 2012 per colpa del pianeta Giove. Nel mese di giugno ci saranno importanti allineamenti planetari ma ciò che influenzerà veramente sarà una importante triangolazione Sole-Giove-Urano (la troika Ue, Bce, Fmi ad esempio) che in parole povere andrà a creare disarmonia e una forte instabilità che porterà a grandi separazioni e allontanamenti nell’economia europea. Tutto questo porterà al crollo della moneta vampira e al ritorno della sovranità monetaria. Sembrerebbe, dati alla mano, che tutto inizierà dalla Grecia che tornerà alla moneta nazionale, e a seguire ci sarà un effetto domino. L’assurdo è che tutto questo sarebbe naturale. Quello che non è naturale è credere che ciò sia impossibile. Non manca, però, chi ipotizza altri scenari. Detta semplicemente, si tratta di supposizioni sulle quali evitiamo di soffermarci più di tanto. E così fioccano le previsioni di analisti, economisti e politologi che contendono a maghi ed astrologi il primato della divinazione su come sarà l’anno economico 2012. Ma la crisi greca è ben altra cosa (debito pubblico pari a 374 miliardi di euro, il 128% del Pil, 1.029.000 disoccupati, tasso disoccupazione +20,9%, tasso disoccupazione giovanile +48%; produzione industriale -11,3%) e i clown dell’informazione italiana ne accennano poco e malvolentieri, dipingendo come “un’orda di scatenati estremisti” la rabbia (sacrosanta e legittima) di oltre 100.000 manifestanti scesi in piazza contro il cappio di salvataggio usuraio teso loro dalla criminalità mondialista, e oramai divenuti proprietà privata di infami plutocrati apolidi. Invece, all’ombra del vessillo ellenico marcia quell’Europa che sente come oggi non si decide solamente il destino della storia, ma anche l’avvenire di tutti i popoli europei a cui gli inganni della finanza globale ripugna. Il primo ministro Loukas Papademos, ex vice governatore della Banca Centrale Europea e dal 2005 consigliere internazionale di Goldman Sachs azienda leader nel settore della speculazione e dell’usura, autorizzata impunemente a sfornare una crisi finanziaria dietro l’altra (Goldman Sachs ha dotato Atene di tutti gli strumenti tecnici più sofisticati per truccare i suoi fallimentari bilanci e sviare i sospetti per l’ingresso in Ue), esperto in consulenze sugli “affari europei e sulle grandi questioni delle politiche pubbliche mondiali”, dopo essere riuscito a ottenere il via libera del governo al piano di tagli alla spesa imposto dagli usurai di Ue, Fmi e Bce, ha ottenuto dal suo Parlamento il voto a favore delle misure di austerità, pena il ricatto della catastrofe economica e sociale che si sarebbe abbattuta sulla Grecia, poco più di 130 miliardi di euro per scongiurare il default. Dopo il primo pacchetto di aiuti da 110 miliardi di euro erogati in sei tranche (ottenuti in tre anni di cui 80 miliardi dai paesi Ue e il resto dal Fmi), serviti a tenere artificialmente in vita uno Stato praticamente morto, e che hanno solo allungato l’agonia del Popolo ellenico divorato dagli interessi, il totale del prestito ammonta complessivamente a 240 miliardi di euro da restituire in comode manovre di austerità al modico tasso di usura del 5%. Il certificato di morte su Atene stipulato dai becchini mondialisti, al momento, è solo rimandato.

L’innamorato

Il Casini è talmente innamorato del governo di Mario Monti che non perde occasione per rendersi ridicolo. È arrivato a sostenere la necessità del segreto sui colloqui tra esecutivo e parti sociali. Già. I cittadini non devono avere il diritto di sapere cosa si negozia a Palazzo Chigi. Evidentemente Casini ha un concetto tutto suo della democrazia. Non a caso continua a predicare, ogni volta che apre la bocca, le parole d’ordine dei banksters: flessibilità e liberalizzazione del mercato del lavoro. La sua Udc si è dunque trasformata in “spalla” di un governo ladro del Lavoro e che pianifica la cancellazione dello Statuto dei lavoratori. Casini e la Udc si sono trasformati nei destinatari ed eredi diretti di quanto scritto nella lettera che la Bce del duo Trichet-Draghi indirizzò a Silvio Berlusconi nel passato mese di agosto. Una fitta lista di obiettivi in cui si chiedeva esplicitamente una modifica del diritto del lavoro. Ad operai e precari non rimane che consolarsi con le note diffuse da Italia dei valori e Lega Nord. Partiti all’opposizione che sembrano poco disposti a sostenere una riscrittura dello Statuto dei lavoratori del 1970. Intanto, per distogliere l’attenzione dall’articolo 18 qualcuno ha pensato bene di proporre una riforma del processo del lavoro. Non per rendere efficienti le sezioni lavoro dei tribunali ma per permettere il più ampio ricorso all’arbitrato e aggirare così la tutela. I lavoratori? E chi sono?

da Matteo Mascia, RINASCITA

Obama: «Mr. Monti, qua la zampa»

«Voglio cambiare il modo di vivere degli italiani», così il boss europeo della Commissione Trilaterale Mario Monti, in missione a Washington, in casa del maggiordomo di Wall Street, Barack Obama. C’era anche la televisione a fare un servizio, tanto che il professore dell’università è riuscito a mettersi davanti alla telecamera e a fare ciao alla nazione. Per l’occasione era presente un editore d’assalto del “Time”, dicendo che gli avrebbe fatto una copertina, e che quell’incontro era storia e mai sarebbe stato dimenticato. La politica italianaha detto il cameriere dell’alta finanza anglosassoneha diseducato gli italiani. Al governo dei banchieri, quindi, il compito di rimediare. Non solo, Monti si è spinto più in là. Ha detto che gli italiani hanno “compreso e accettato” le misure lacrime e sangue decise dal suo governo (la banda che sta portando l’Italia verso il baratro sociale) e che per questo li ringrazia. Insomma voleva vendere. Obama lo guardava come la mucca quando passa il treno. Sui giornali italiani l’eco della trasferta oltreoceano ha pochi precedenti, come farsi sfuggire un simile evento, e giù con le esagerazioni mediatiche. Su quelli americani un pò meno, perché sui quotidiani Usa (il New York Times ad esempio) l’incontro con Obama non è stato neppure menzionato nella pagina dedicata al gossip. Ma davvero gli italiani hanno davvero “compreso e accettato” le misure economiche del governo ombra imposto con un colpo di stato finanziario, e che, di conseguenza, siano disponibili a cambiare il loro stile di vita? Gli italiani hanno semplicemente subito le decisioni. Le hanno ingoiate. Che stile di vita dovrebbero cambiare questi italiani dove migliaia di giovani annoiati dalla monotonia del posto fisso e che rimbalzano da anni da un posto sottopagato all’altro, che non possono costruirsi un futuro, si sentono dire che sono dei mammoni? Mario Monti, il nemico della ricostruzione nazionale, il sicario della City che prosegue nell’incarico affidatogli dai suoi padroni, la distruzione completa di ogni sicurezza sociale e lavorativa in Italia, nel suo ultimo impeto di mignotteria, ci risparmi almeno le lezioni sugli stili di vita.

10 febbraio, l’olocausto degli Italiani

Tra il 1943 e il 1947 nelle italianissime terre orientali della Venezia-Giulia e Dalmazia, i partigiani comunisti slavi di Josip Broz, conosciuto come il maresciallo Tito, avviarono una pulizia etnica dei cittadini di nazionalità italiana. Secondo differenti stime, 20mila italiani furono uccisi dopo aver subito indicibili torture e violenze. Molti di loro furono infoibati, ossia inghiottiti in profonde voragini, quindi grandi fosse comuni per esecuzioni sommarie collettive, senza però prima aver ricevuto il colpo di grazia dal boia di turno. A quel punto, con metodologia di sterminio di massa, il crimine poteva avere inizio: le vittime venivano portate in fila sul luogo dell’esecuzione, con i polsi legati dietro la schiena con filo di ferro. Giunti sull’orlo dell’abisso, i carnefici davano inizio alla mattanza sparando un colpo di pistola o di fucile alla testa della prima vittima, facendola finire all’interno della voragine nella quale trascinava con sé ancora vivo il successivo a cui era legata. Altri vennero eliminati fisicamente nelle cave di bauxite, in fosse comuni o in fondo al mare. Altri ancora morirono nei campi di concentramento jugoslavi. I vari governi italiani succedutesi negli anni, con la complicità riconosciuta nel tempo, non consegnarono mai i responsabili dei crimini nei Balcani alla Giustizia, sia a causa dell’amnistia Togliatti intervenuta il 22 giugno 1946, sia perché il 18 settembre 1953 il governo Pella approvò l’indulto e l’amnistia proposta dal guardasigilli Antonio Azara per i tutti i reati politici commessi entro il 18 giugno 1948, a cui si aggiunse quella del 4 giugno 1966. Nel 1992, in Italia, è stato istituito un procedimento giudiziario contro alcuni dei responsabili dei massacri ancora in vita. L’inchiesta, istituita dal pubblico ministero Giuseppe Pittitto, partì per la denuncia della figlia di un infoibato, e vide come principali imputati i croati Oscar Piskulic e Ivan Motika. Il procedimento si è concluso con un nulla di fatto nel 2004, quando fu infatti negata la competenza territoriale dei magistrati italiani. Foibe: tombe senza nomi e senza fiori dove regna il silenzio dei vivi e il silenzio dei morti…

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Pd, ti presento i miei. Nel registro degli indagati

Qual è il delitto perfetto? Quello che neppure appare come delitto? Quello di cui non si scopre l’autore? Il senatore “nominato” del Partito Democratico Luigi Lusi, avvocato penalista, ha sottratto 13 milioni di euro – diconsi: 25 miliardi 171 milioni e 510 mila di vecchie lire, una montagna di denaro pubblico rubato al popolo e reciclato sotto forma di rimborso per le spese elettorali alla cosca di Rutelli – dal tesoretto della ex Margherita di cui è stato fidato tesoriere. Appropriazione indebita. Questo il reato per il quale il senatore, un fedelissimo dell’ex liquidatore margheritino Francesco Rutelli (Api), è stato iscritto nel registro degli indagati della Procura di Roma. L’inchiesta ha avuto inizio su segnalazione di Bankitalia. L’ex tesoriere della Margherita (dal 22 maggio 2002 al 25 gennaio 2012), interrogato, ha ammesso l’accusa che gli viene mossa, impegnandosi a restituire il maltolto. Genuino, puro e cristallino talento. Il Robin Hood del Pd decide quindi di patteggiare la pena “chiedendo” senza vergogna 1 anno di reclusione (già perchè in Italia chi ruba ha ancora il diritto di poter chiedere quanta pena scontare), richiesta però che viene rigettata dal Tribunale. Il 6 febbraio, il Pd espelle all’unanimità Lusi dal partito perchè incompatibile con i principi ispiratori dello stesso Pd. Dall’inchiesta emerge che TTT srl, destinataria dei 12 milioni 961 mila euro, è una società direttamente riconducibile a Luigi Lusi. Tra i beneficiari dei finanziamenti elargiti figurerebbe anche il sindaco rottame di Firenze Matteo Renzi (Pd, ex democristiano) che ammette di aver ricevuto solo un appoggio politico. In tre anni (dal 2008 al 2011), com’è possibile che nessuno, a cominciare da Rutelli e Bersani, abbia mai avuto sentore delle spericolate operazioni finanziarie che Lusi faceva sul conto del partito? Rutelli, che addirittura si dice “incazzato e addolorato” per quanto è successo, vorrebbe far credere che, pur essendo cointestario di un conto dove ci sono depositati la bellezza di 30 milioni di euro, non si è mai preoccupato di controllare perchè - dice - si fidava ciecamente. Bersani, candidamente, annunciava invece che se venivano accertate responsabilità individuali, il Pd avrebbe preso provvedimenti, ovvero la sospensione dal partito, che è stata decisa solo quando la posizione del ladrone, in seguito alla sua piena confessione, era diventata ormai indifendibile. Abbiamo quindi ragione di ritenere che Lusi abbia rubato ai ladri, come Robin Hood rubava ai ricchi. Con l’aggravante che Luigi Lusi, compagno di merende della cosca Rutelli e della cosca Bersani, non ha dato ai poveri ma allo studio di architettura di sua moglie Pina (in Canada), e soprattutto a sè stesso. Luigi Lusi – come sempre accade ai parlamentari che rubano – non si è dimesso. Dopo giorni di assenza, il senatore indagato per appropriazione indebita è tornato a Palazzo Madama. È stata la moglie a incoraggiarlo, a chiedergli di «rientrare a testa alta». Radiato dal Pd e fresco di ingresso nella terra di mezzo del gruppo Misto, è andato a sedersi in prima fila, davanti alla banda del Pdl. Una coincidenza.

Il 31 ottobre 2009, Francesco Rutelli, lasciando il Partito Democratico – “Il Pd non è mai nato” – in un’intervista al Corriere della Sera, disse: «Sì, in trent’anni mi onoro di aver aderito ai radicali, ai Verdi, alla Margherita. E allora?».

Quando tornerete a votare, ricordatevi di loro, e lasciateli a casa…

ACTA, quando i regimi agiscono in silenzio

Acta est fabula”: sono le parole pronunciate sul punto di morte da Ottaviano Augusto. Stanno a significare che lo spettacolo è finito, non c’è più nulla da aggiungere. A finire molto presto potrebbe essere ogni parvenza di libertà, dal momento che il prossimo 11 giugno il Parlamento Europeo dovrà esprimersi sulla ratifica dell’Acta, un accordo commerciale anti-contraffazione, già siglato, fra gli altri, da Australia, Canada e Stati Uniti. È drammaticamente ridicola la presenza di un articolo, nel testo dell’accordo, che si intitola “trasparenza”, visto che l’ACTA è stato dichiarato esecutivo dall’amministrazione Obama ancora prima che lui stesso lo firmasse, scippando al Congresso la competenza a decidere su questa materia. Ma c’è di più: il Presidente statunitense ha rifiutato di fornire dettagli e spiegazioni per evitare eventuali “danni alla sicurezza nazionale“. Entrando nel merito dei contenuti, l’accordo è definito “indispensabile per sostenere la crescita economica in tutti i settori industriali a livello globale” e si conclude con la possibilità di adesione per ogni membro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. L’ambito è dunque quello della globalizzazione e dei vincoli stringenti imposti dalla WTO, che opera spesso in sinergia con la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale e che vede una posizione di predomino da parte degli USA e del ruolo delle multinazionali a stelle e strisce. Cosa prevede in concreto l’ACTA? Questo accordo (clicca qui, ndr) fissa norme stringenti sul copyright, sulla proprietà intellettuale e sui brevetti. A questo proposito è doveroso segnalare come spesso vi siano stati e vi siano grandi aziende che si impadroniscono di brevetti al solo scopo di eliminarli dalla circolazione, per evitare che ad esempio progetti innovativi e utili possano minacciare la loro posizione di mercato o i loro prodotti. Ma tornando allo specifico, l’ACTA difende anche le multinazionali da possibili usurpazioni (di profitti, si intende).

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Il becco sollevò dal fiero pasto

Eccole sono arrivate le iene e gli avvoltoi dell’Alta finanza sulla carcassa della Grecia, a spolparla, come se la serpe della Grande Usura non avesse già fatto abbastanza. Fanno parte della stessa catena, sono fatti per incidere la carne fino a trasformarla in carcassa. Ma arrivano sempre dopo, quando si è ormai inermi, sanno che possono lavorare tranquilli perchè la serpe ha già fatto il grosso del lavoro. Non si sarebbero mai permessi di strapparne la carne se gli infedeli statisti al soldo di oligarchi mondialisti avessero vigilato come leoni. Sono dei codardi. Dopo due anni di macabra rappresentazione, la Tragedia ellenica sta per calare il sipario. Il corteo funebre è previsto entro il prossimo mese di marzo – fatto salvo il nuovo maxi piano di ristrutturazione del debito greco che coinvolge i creditori privati (il Private Sector Involvement, cioè la partecipazione dei creditori privati nella ristrutturazione del debito, circa 360 miliardi di euro), in cui nuove misure usuraie ingrassate da infiniti interessi manterrebbero la Grecia nell’Unione monetaria, quale condizione indispensabile imposta dai depositari del potere economico del Fmi-Ue-Bce per sbloccare il nuovo prestito da 130 miliardi di euro – il conto alla rovescia per il default di Atene è iniziato. In un’intervista in perfetto stile mafioso pubblicata dal settimanale tedesco Der Spiegel il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, ha dichiarato a sua volta che, se il governo di Atene non metterà presto in atto le riforme promesse (sic), la Grecia potrebbe fare fallimento nel giro di due mesi e non ci si potranno attendere «gesti di solidarietà da parte degli altri». Ma, nel caso si accettassero questi aiuti, i problemi verrebbero solo rimandati a data da destinarsi. Basta ricordare i 110 miliardi di euro già erogati in diverse tranche (sei), serviti a tenere artificialmente in vita uno Stato praticamente morto, e che hanno solo allungato l’agonia del Popolo ellenico divorato dagli interessi usurai sul debito. Non resta che qualche pezzetto di carne qua e là. Ciò che preoccupa di più i beccamorti mondialisti sono però gli effetti di un possibile default nei confronti delle principali banche creditrici: Royal Bank of Scotland, Deutsche Bank, Societè Generale e Unicredit. Nonostante tutto però il Popolo ellenico si rende conto di essere ancora vivo, ha sentito i morsi, la carne strappata. A loro, che lottano orgogliosamente nelle piazze contro l’arroganza dei funzionari dell’apparato di potere plutocratico, non importa più sentirsi ripetere che andranno in bancarotta. Sono già in bancarotta. Gli usurai del Fondo Monetario Internazionale, guidati dalla massogiacobina francese Christine Lagarde, dopo aver mantenuto segreto “Strictly Confidential” un documento occultato all’opinione pubblica con la complicità perversa della Banca Centrale Europea e della Commissione europea sulla revisione della finanza pubblica ellenica in cui è riportato che il debito della Grecia è insostenibile (clicca qui), rilasceranno il loro ultimo certificato di morte su Atene entro pochi giorni. E con esso poi, iene e avvoltoi se ne andranno, e li lasceranno in pace. A quel punto la Grecia comincerà a ricostruire il suo nuovo futuro.

People of Europe, rise up!

Si ringrazia la lettrice Katharine Doukas che ci ha scritto da Salonicco per il contributo al documento inviatoci.

La “pantera dritta” colpisce ancora

Attenzione, questo messaggio è rivolto a tutti gli italiani, diciamo così, che sono fermi come struttura mentale! La “pantera dritta“, l’animale che cammina sulle gambe posteriori per ingannare la sua quadrupedicità è fuggita dallo zoo perchè è la stagione degli amori e cerca un bipede con cui accoppiarsi. Si aggira nei dintorni del Ministero dell’Interno perchè come tutti i felini ha un gran senso dell’igiene. È alta un metro e mezzo e lunga tre, pesa ottantasette chili, carico sporgente ed ha una lunga coda. Dopo le sciagurate dichiarazioni del preside Mario Monti, sulla monotonia del posto fisso, è il turno di ritagliarsi un altro angolo di notorietà per il ministro dei braccialetti elettronici di sorveglianza per i detenuti fuori dal carcere (a metà gennaio ha firmato la convenzione con Telecom per la conferma dei servizi di comunicazione elettronica. Una convenzione che vale 110 milioni di euro, e che garantisce, tra le varie voci di spesa, i braccialetti elettronici, tanto che non ne sapevano nulla neppure al ministero della Giustizia) Anna Maria Cancellieri, che ha detto: «Gli italiani sono fermi, come struttura mentale, al posto fisso, nella stessa città e magari accanto a mamma e papà, ma occorre fare un salto culturale». Sono vietate le battute a tappeto e i falsi avvistamenti.

L’abominevole burattino delle nevi

Mentre ancora la Capitale cerca di riprendersi dagli effetti della nevicata di venerdì e si tenta lentamente di tornare alla normalità, ad imperversare è (come al solito) la polemica politica farcita dallo stucchevole rimbalzo di responsabilità, al di la di ogni decenza, su di un improbabile mal servizio della stazione meteo che non avrebbe funzionato adeguatamente. Alemanno è indifendibile. È chiaro che se avesse provveduto come è nei suoi compiti a svolgere un’adeguata e programmata manutenzione delle strade e delle fognature, invece di sperperare il denaro pubblico in interminabili cantieri dall’indubbia necessità, quanto accaduto a Roma e ai romani non sarebbe avvenuto. Ora i romani sono stati gentilmente invitati a spalare la neve e il ghiaccio che sta paralizzando la vita della Capitale, mentre il sindaco Gianni Alemanno e il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli si stanno rimbalzano una palla avvelenata, fra incapacità e incompetenza. Intanto il numero dei morti è arrivato a quattro. E nel teatrino della stupidocrazia, interviene un altro attore: lo sherpa Angelino Alfano, il segretario del partito di Alemanno, che narra di un’impressionante creatura dalle sembianze umane ricoperta di pelo che vivrebbe sui Sette Colli, e ha chiesto “una verifica sui comportamenti e sulle responsabilità nella gestione dell’emergenza maltempo”, annunciando che ”Il Pdl presenterà un atto parlamentare per verificare comportamenti e responsabilità della Protezione Civile nella gestione dell’emergenza maltempo, soprattutto nella città di Roma”. Per Alfano, quindi, e per il defunto PdL (in caduta libera nei sondaggi), le responsabilità sono tutte della Protezione Civile. E non di un sindaco incapace che ha confuso i millimetri con i centimetri. Roma sotto la neve è bellissima ma dal Colosseo pendono pugnali di ghiaccio. Allo Yeti con il caschetto, la pala e il sale da cucina mancava solo il cartello con la scritta “operaio” e la fiamma ossidrica…

  • > AFGHANISTAN: rientrano le salme dei tre militari italiani morti nell’incidente. Assente il governo. Neanche un sottosegretario a Ciampino

    Sono rientrate oggi, a Ciampino, le salme dei tre militari italiani morti nell'incidente in Afghanistan. Sono tornati a casa nel silenzio più generale, accolti da qualche autorità e da qualche bandiera. Nessun rappresentante del governo, a testimonianza che lo Stato non abbandona i suoi caduti, era invece presente. Invece, al di là delle solite, ipocrite e insignificanti frasi di circostanza delle ore immediatamente successive all’evento, Mario Monti ha trovato il tempo per fare un salto a Bruxelles a parlare di crescita e fisco, elogiando i vampiri dell'Alta finanza che hanno teso il cappio al collo alla defunta Grecia. Dopo la caduta di stile, nel tardo pomeriggio il Ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, imbarazzato, si è recato in tutta fretta a rendere omaggio alle salme dei militari [22.02.2012]
  • > Afghanistan: chiude ambasciata Usa

    L'ambasciata Usa a Kabul è stata chiusa e lo staff è rimasto bloccato al suo interno a causa delle violente manifestazioni di stamane per protestare contro le copie del corano bruciate ieri in una base Usa [22.02.2012]
  • > DEBITO PUBBLICO ITALIANO

    Il debito pubblico nazionale, riferito al mese di dicembre 2011, in valori assoluti, raggiunge quota 1.897,946 miliardi di euro contro i 1.905,012 miliardi di novembre. È quanto risulta dal Supplemento al Bollettino Statistico n°10 del 15/02/2012 di Bankitalia. L'incremento (+2,98%), rispetto a dicembre 2010 è stato di 55 miliardi di euro. Sulla base di queste indicazioni il rapporto tra il debito pubblico a dicembre 2011 e il PIL si attesterebbe al 120%.
  • > GABRIELE SANDRI: giustizia è fatta, 9 anni e 4 mesi con l’accusa di omicidio volontario al boia di Gabriele

    La Cassazione ha confermato la condanna a 9 anni e 4 mesi per l'agente della polstrada Luigi Spaccarotella, dichiarato colpevole dell'omicidio volontario del tifoso laziale Gabriele Sandri, avvenuto l'11 novembre 2007 sull'A1 nei pressi di Arezzo [14.02.2012]
  • > IRAQ: ucciso il 4.485° soldato Usa. Ma la guerra non era stata dichiarata conclusa?

    Il Dipartimento della Difesa statunitense ha annunciato oggi la morte di un soldato in missione in Iraq, ucciso mentre prestava servizio in Bahrain. Si tratta del P1c Cesar Cortez, 24 anni, assegnato al 5° Btg, 52° Air Defense Artillery Regiment, 11° Air Defense Artillery Brigade, 32°Army Air and Missile Defense Command presso il Comando della Difesa Aerea Usa a Fort Bliss, in Texas. Dall'inizio della guerra di invasione e occupazione in Iraq, sono stati uccisi 4.485 militari Usa [14.02.2012]
  • > SENTENZA ETERNIT

    Il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, 65 anni, e il barone belga Louis De Cartier De Marchienne, 91 anni, sono stati condannati dal tribunale di Torino, a 16 anni di reclusione per disastro doloso e omissione dolosa di misure infortunistiche. La condanna vale per i reati commessi negli stabilimenti piemontesi di Casale e Cavagnolo, dal 13 agosto 1999 in avanti. Quelli precedenti risultano invece prescritti, come i reati contestati negli stabilimenti di Bagnoli (Napoli) e Rubiera (Reggio Emilia) [13.02.2012]
  • > GRECIA: default rimandato

    Il Parlamento ellenico, con 199 voti favorevoli e 74 contrari, ha approvato la legge che introduce le nuove misure usuraie imposte da Ue, Fmi e Bce, per un nuovo prestito da 130 miliardi di euro senza il quale la Grecia non avrebbe potuto pagare entro il 20 marzo gli interessi sul debito, che ammontano a 14,5 miliardi. Ma anche alla possibilità di usufruire di 35 miliardi di prestiti dal fondo temporaneo salva-Stati (Efsf), che andranno ad aggiungersi ai 4,5 miliardi dei ricavi dalle privatizzazioni e ai risparmi [13.02.2012]
  • > Tribunale di Roma nomina i commissari liquidatori per il partito dei giudei AN

    Il patrimonio del partito dei giudei, Alleanza Nazionale, viene "commissariato" per liquidazione. Il presidente del Tribunale di Roma, su istanza degli avvocati Antonio Buonfiglio e Enzo Raisi, ha nominato i commissari liquidatori dell'ex partito di via della Scrofa. In ballo ci sono ingenti proprietà immobiliari e rimborsi elettorali al 2011 spettanti alle liste FI e AN che si presentarono alle elezioni del 2006. L'entità del "tesoretto" secondo il rendiconto pubblicato sulla G.U. dell'ottobre scorso, al 31 dicembre del 2010, il partito di via della Scrofa ha in cassa tra depositi bancari e postali qualcosa come 74,6mln di euro mentre alla voce rimborsi elettorali 12,7mln ricevuti. In particolare, il patrimonio immobiliare ha un valore stimato in circa 300-400 milioni di euro: 70 appartamenti e sedi delle federazioni ex Msi. Tra questi, i locali che ospitano la sede nazionale e il "Il Secolo d'Italia", ora diretto da Marcello De Angelis (deputato Pdl). Alleanza Nazionale possiede, in quanto socio controllante, una quota di partecipazione al quotidiano pari a 87mila 300 euro (97% del capitale sociale) [07.02.2012]
  • > A.A.A. GAY CERCA$I

    Il numero uno dei gangsters di Goldman Sachs, lo sciacallo Lloyd Blankfein (compenso elargito nel 2010: 19 milioni di dollari), si schiera a favore dei matrimoni gay. In un video ha dichiarato: «Sono il presidente e ad di Goldman Sachs e sostengo da tempo l'uguaglianza nel matrimonio. Le imprese Usa hanno imparato da tempo che l'uguaglianza è una buona cosa per gli affari e che questa è la buona cosa da fare. Unitevi a me così come la maggioranza degli americani che sono a favore dei matrimoni gay» [07.01.2012]
  • > UNIPOL: Silvio Berlusconi rinviato a giudizio

    Quarto processo a Milano a carico di Silvio Berlusconi, rinviato a giudizio dal gup Maria Grazia Domanico per la vicenda dell'intercettazione Fassino-Consorte legata alla tentata scalata a BNL da parte di UNIPOL. Il processo si aprirà davanti ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Milano il prossimo 15 marzo. Gli altri tre processi in cui il Capobanda è imputato sono quelli sul caso Mills, sulle presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv Mediaset e quello sulla vicenda della minorenne Ruby [07.02.2012]
  • > PERVERSIONI MADE IN USA

    Via libera ai matrimoni gay nello Stato di Washington, sulla costa nord occidentale degli Stati Uniti. Ad approvare la legge è stato il Senato, con 28 voti a favore contro 21, spianando così la strada al via libera della Camera. Se così fosse, quello di Washington diventerebbe il settimo Stato degli Usa a legalizzare le unioni tra omosessuali, dopo New York, Connecticut, Iowa, Massachusetts, New Hampshire, Vermont e District of Columbia [02.02.2012]
  • > GUERRA IN AFGHANISTAN

    Dall'inizio della guerra di invasione e di occupazione in Afghanistan (07 ottobre 2001) sono morti 2881 militari Isaaf (1889 soldati Usa, 397 Uk, 44 italiani e 551 altri). Nel mese di gennaio 2012 sono morti 34 militari del contingente, dei quali 26 Usa, 3 Uk e 5 di altre nazionalità. La provincia afghana che dall'inizio della guerra ha registrato il maggior numero di morti (822) è stata quella dell'Helmand, a sud dell'Aghanistan, un territorio con la maggiore produzione di oppio al mondo, oltre il 40% della produzione totale mondiale [01.02.2012]
  • > CAMERA: Approvato ddl sulla proroga della guerra

    La Camera dei giudei ha approvato il ddl di conversione del DL 29 dicembre 2011, n°215, recante "proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia..." (C. 4864-A). La maggioranza necessaria era 244: Presenti 498, Votanti 487, Astenuti 11. FAVOREVOLI 415, CONTRARI 72 (IdV e Lega). Il provvedimento passa ora all'esame del Senato [01.02.2012]
  • > ELEZIONI IN ISRAELE

    Il boia sionista Benyamin Netanyahu, alle elezioni primarie israeliane, è stato confermato alla guida del Likud, principale formazione della destra nazionalista ebraica. Sono stati 120 mila i membri del Likud chiamati ad esprimersi sulla guida del partito. Solo la metà si sono presentati alle urne. "Bibi" ha ottenuto il 74% dei voti validi, mentre i rimanenti sono andati allo sfidante Moshe Feiglin, un esponente della destra radicale religiosa, sostenuto dai coloni [01.02.2012]
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